21 - More than a Dogsitter
«Kendall Jenner dove la mettiamo?», chiesi, alzando la testa e cacciando un sonoro sbadiglio.
Karinna alzò gli occhi al cielo. «Per me potrebbe benissimo stare fuori, legata ad un palo con un guinzaglio e mangiare da una ciotola», borbottò, spuntando veleno puro nei confronti di chi credeva le avrebbe rubato il fidanzato, «Ma visto che Ashton ci tiene alla sua presenza inutile... la mettiamo seduta al tavolo d'onore? Non so dove altro metterla, a dirla tutta».
Scoppiai a ridere mentre guardavo la mia migliore amica; in effetti, Karinna aveva la faccia di una che doveva andare al patibolo, non di una persona prossima al matrimonio. Forse organizzarne uno non era così divertente come parteciparvi, ed io, come damigella d'onore, lo sapevo benissimo visto che stavo impazzendo con la mia migliore amica cercando di darle una mano. Ad ogni modo, il matrimonio si addiceva davvero a Karinna; da quando Ashton l'aveva sorpresa facendole la proposta, qualche mese fa, era raggiante come non l'avevo mai vista prima. E dire che Ashton era proprio l'ultima persona al mondo che avrei immaginato al suo fianco il giorno del suo matrimonio... ogni tanto il destino gioca in modo imprevedibile, riservandoci sorprese che mai ci aspetteremmo. Ed era stato così per Karinna, come in realtà lo era stato anche per me.
«Dall'essere legata ad un palo allo stare al tavolo d'onore insieme alla damigella e al testimone il passo è breve, a quanto pare», commentai dopo aver scritto il suo nome sotto a quello di Luke. Leggere il nome del mio ragazzo mi provocò uno strano senso di nostalgia nel petto; non lo vedevo da mesi, impegnato a girare il mondo per un tour che speravo sarebbe finito in tempo per il matrimonio. Non avrei retto quella giornata da sola, avevo bisogno di una spalla su cui piangere e William era pessimo in quel genere di cose - anche perché durante le feste consumava il suo peso corporeo in alcolici.
Karinna sospirò. «Deve soltanto ringraziare Ashton, perché fosse per me non l'avrei neanche invitata. Beh, fosse stato per me ci sareste stati soltanto tu, Luke e William! Io mica la volevo tutta questa gente».
Ridacchiai. «Dimentichi il fidanzato di William?», chiesi, alzando un sopracciglio. Beh, il fidanzato di William era ben difficile da dimenticare, ma a volte l'idea che William avesse un ragazzo - con cui aveva una relazione seria, stabile e sana, nonostante varie perversioni sessuali da far arricciare il naso in disgusto a chiunque - sembrava così surreale che non ci sembrava vero per niente. Proprio come in quel momento, mentre scrivevamo i nomi di tutti gli invitati e il suo non compariva; così prese dai nostri pettegolezzi c'era passato di testa il fatto che il ragazzo di William era uno degli invitati al matrimonio.
«Beh, se dobbiamo essere sinceri, con le figuracce che ho fatto davanti a lui vorrei dimenticarmelo sul serio», commentò Karinna, aggiungendo il suo nome, «Ma purtroppo ora è parte della famiglia... come il cane bavoso».
Mi imbronciai mentre Karinna scoppiava a ridere. «Hey! Non chiamare Petunia cane bavoso!», sbottai, facendo scuotere la testa alla mia migliore amica.
Con il tempo - e la persuasione di Luke, più che altro - avevamo finito per affezionarci tutti a Petunia, forse io un po' di più visto che passavo molto tempo da Luke anche quando lui non c'era, essendo tornata a fare da dogsitter al suo cane. Ovviamente non era più un lavoro e quindi non venivo pagata (sarebbe stato bizzarro, a dirla tutta), ma restavo con Petunia volentieri; con il tempo avevo instaurato un certo legame con lei che mi aveva portato ad adorarla. Certo, molti non la pensavano come me però, e una di queste persone l'avevo proprio davanti: Karinna non era una grande fan del cane di Luke e non perdeva occasione per ricordarcelo.
«Senti, da quando mi ha rovinato l'unico paio di jeans Levi's che possiedo sbavandoci sopra per me è impossibile voler bene a quella cosa», sbottò Karinna, ottenendo un'occhiataccia da parte mia.
«Guarda che ti sente, modera i toni! Potrebbe offendersi».
Karinna mi guardò scioccata. «Santo cielo, sembri proprio Luke! Stare con lui non ti fa bene, amica».
Scossi la testa. «Invece non sono mai stata meglio, soprattutto per quanto riguarda la mia amica dei piani bassi», mugugnai, scoccando un occhiolino ad una Karinna a dir poco disgustata proprio mentre il mio cellulare squillava. Lo guardai per un secondo prima di sorridere, notando il nome sul display.
«Parli del diavolo e spuntano le corna. Mi raccomando, non fate sesso telefonico mentre ci sono io a portata d'orecchio!», mi prese in giro Karinna, facendomi alzare gli occhi al cielo. La ignorai mentre rispondevo al cellulare, sentendo il cuore battere fortissimo nel mio petto - è una reazione patetica, me ne rendo conto, ma ormai neanche ci faccio più caso. Luke mi aveva alterata completamente.
«Stavamo giusto parlando di te».
Luke rise. «Spero abbiate detto soltanto cose positive», borbottò, «Come va con i preparativi per il grande giorno? Ashton è sull'orlo di una crisi esistenziale peggiore di quando Karinna gli ha detto che lo trovava un po' ingrassato».
Scoppiai a ridere. Ah, Ashton era così melodrammatico da risultare comico, alle volte. «Tutto okay, stiamo decidendo a quale palo attaccare il guinzaglio di Kendall Jenner», spiegai, ottenendo un'occhiata curiosa da parte di Karinna.
«Ancora ce l'ha con lei? Credevo che la questione fosse appianata», mi chiese Luke, suonando dispiaciuto, «Dille di non pensarci troppo, non voglio che stia male».
«Oh, non ti preoccupare, Karinna sta benissimo - e sì, la questione sarà pure appianata, ma certe cose non si dimenticano», borbottai, ottenendo un cenno affermativo della testa. Certo, da un punto di vista estraneo come quello di Luke ciò che era successo anni fa con Kendall - nonostante non fosse questa grande cosa, infatti s'era risolto tutto con estrema facilità - poteva sembrare una cosa superata, ma conoscendo Karinna e quanto si legasse le cose al dito era normale che un po' di risentimento ci fosse ancora.
«Non posso capire quindi mi asterrò dal commentare. Siete a casa mia?».
«Sì, non potevo lasciare Petunia da sola. Sente la tua mancanza, sai? Tutte e due sentiamo la tua mancanza», borbottai, ottenendo un sospiro rammaricato da parte di Luke che mi fece male al cuore. Era terribile non vederlo per mesi, e vorrei dire di esserne abituata, ma la distanza non era mai facile da sopportare. Io, Karinna e anche William avevamo questo in comune, tra le altre mille cose: i nostri fidanzati erano sempre via per lavoro e spesso ci ritrovavamo insieme a deprimerci - beh, io e William a deprimerci, Karinna passava un sacco di tempo ad augurare ogni sciagura possibile alle modelle che osavano incrociare il cammino di Ashton. Tra noi tre lei era sicuramente la più gelosa, visto che io tendevo a nascondere tutto e William aveva completa fiducia nel suo ragazzo - un grande salto di qualità, dai tempi di Charlie.
«Mancate tantissimo anche a me, non vedo l'ora di riabbracciarvi - ma purtroppo, ho brutte notizie».
Alzai un sopracciglio. Probabilmente avevo una faccia scioccata, perché Karinna mollò tutto ciò che stava facendo per preoccuparsi per me. «Che genere di brutte notizie?», chiesi con un filo di voce, «Ma tu stai bene, vero?».
Luke rise. «Caraphernelia, sto benissimo. Non preoccuparti per questo», cercò di rassicurarmi - non riuscendo, ovviamente, nel suo intento, «Ho soltanto perso l'aereo. Sono bloccato a Melbourne per altri due giorni».
Quasi mi crollò il mondo addosso. Certo, avrei dovuto aspettare soltanto altri tre giorni per riabbracciarlo, non erano niente comparati ai sei mesi che ci avevano divisi, ma il solo pensiero di dover aspettare ancora mi distruggeva. Ero così convinta che l'avrei rivisto subito che non avevo pensato a imprevisti vari - anche se Luke che perde l'aereo era proprio prevedibile.
«Cara? Hey, dimmi che sei ancora in linea. Ho bisogno di parlare con te», mi richiamò Luke, facendo in modo che la mia attenzione tornasse sul cellulare. Ero finita a fissare il muro incapace di parlare, quasi come se Luke mi avesse detto chissà quale catastrofe.
«Ci sono... più o meno. Ci sono rimasta male, mi manchi un sacco e non credo ce la faccia più ad aspettare», borbottai, mordicchiandomi il labbro inferiore per evitare di dire qualche cazzata delle mie. Oltre ad essere triste ero anche, più o meno, arrabbiata, e quando mi arrabbio non sono proprio uno spettacolo, specie perché parlo a vanvera combinando ulteriori guai.
«Altri tre giorni, piccola, tre giorni e finalmente sarò tra le tue braccia - ne approfitterò per girare per Melbourne. Che ne so, magari incrocio Daniel Ricciardo...», disse, facendomi ridacchiare leggermente.
«In quel caso sei fortunato che io non sia con te», lo rimbeccai, ottenendo non poche lamentele, «Non farti mordere da una tarantola gigante, okay?».
Luke rise. «Ci proverò, piccola. Ora devo andare», borbottò, salutandomi prima di staccare. Fissai il cellulare con aria sconsolata prima di posarlo sul tavolo.
«È successo qualcosa a Luke?», mi chiese Karinna, facendomi voltare verso di lei.
Scossi la testa. «Il deficiente ha perso l'aereo e resta altri due giorni a Melbourne», spiegai, appoggiando la testa sul palmo della mano, «Avrei tanto voluto rivederlo domani e invece mi tocca aspettare ancora».
Karinna mi guardò dispiaciuta. «Dio, mi dispiace tantissimo», borbottò, stringendomi una mano, «Vuoi che resti con te? Dovrei uscire con Ashton, ma posso benissimo rimandare».
Scossi la testa. Per niente al mondo avrei impedito a Karinna di godersi un po' di tempo con Ashton (specie in un momento delicato come quello prima di un matrimonio, lei aveva bisogno di uscire con Ashton), nonostante mi sentissi sola e avessi bisogno di compagnia. «No, sta tranquilla. Starò con Petunia».
Karinna alzò un sopracciglio. «Preferisci il cane bavoso a me?».
Mi passai una mano in faccia. «Io cerco di farti uscire con il tuo fidanzato e tu insisti per restare a deprimerti insieme a me? Certo che sei strana».
Karinna rise mentre si alzava dalla sedia che aveva occupato per l'ultima ora; mi rivolse un'occhiata preoccupata mentre raccoglieva le sue cose. «È che mi sembri distrutta, è mio dovere come amica restare con te e cercare di consolarti - Ashton posso benissimo vederlo domani».
«Lo so, e ti ringrazio per questo ma... hai bisogno di sbollire un po' di tensione insultando Ashton che ti parla della sua bellissima faccia, sei nervosa per questa storia di Kendall e si vede», borbottai io, facendo ridacchiare Karinna, «Puoi andare, non preoccuparti per me. Mi passerà».
Karinna, nonostante fosse ancora preoccupata per me, decise comunque di seguire il mio consiglio e presto mi lasciò da sola con i miei pensieri, a crogiolarmi nella nostalgia. Sentivo così tanto la mancanza di Luke che avrei persino cominciato ad annusare le sue camicie pur di sentire il suo odore contro di me ancora una volta - sì, ero triste fino al punto di mettermi a sniffare i suoi vestiti. L'amore ti fa fare pazzie, è risaputo.
Così presa dai miei pensieri quasi non mi accorsi che il cellulare aveva ripreso a squillare. Notai subito il nome di Luke sul display e risposi con il cuore in gola, adesso temendo sul serio che gli fosse successo qualcosa. Non era da lui richiamare dopo qualche minuto. «Luke?».
«Lo sai che ti amo, vero?», mi chiese lui, suonando leggermente colpevole.
Non sapevo cosa pensare, a dirla tutta. Cosa stava tramando?
«Certo che lo so, Luke. Hai chiamato solo per questo o c'è qualcos'altro che vuoi dirmi?», chiesi, sentendo le mie mani tremare.
«Beh, in effetti qualcosa c'è... ma devi promettermi che non ti arrabbierai».
Alzai un sopracciglio. «Che hai in mente?», chiesi, confusa, «Luke ti prego, mi stai spaventando. Va tutto bene?».
«Se magari aprissi la porta di casa così posso finalmente abbracciarti andrebbe tutto molto meglio, sai?».
Corsi così velocemente alla porta che Usain Bolt a vedermi sarebbe impallidito. Non appena mi ritrovai lì davanti la aprii di scatto, ritrovandomi senza neanche rendermene conto tra le braccia di Luke. La sensazione di riaverlo di nuovo accanto a me era così bella che avrei volentieri dimenticato che mi aveva fatto credere che fosse bloccato a Melbourne... purtroppo per Luke, però, non l'avrebbe passata liscia.
«Sono a casa, amore mio», borbottò lui, lasciandomi un bacio sulla fronte prima di staccarsi da me e sorridermi raggiante.
Io restituii l'occhiata, arcigna. «Sì, e sei anche un coglione. Mi hai fatto credere che fossi rimasto a Melbourne! Sei senza cuore!», sbottai, facendo morire il sorriso a Luke.
«Non sei contenta di vedermi? Mi sei mancata così tanto», sbottò, imbronciato.
Subito mi pentii di averlo sgridato, perché Luke quando ti fa gli occhi da cucciolo - e non so bene come ci riesca, con quella faccia da stronzo patentato che si ritrova - è irresistibile. Così ridacchiai mentre mi alzavo sulle punte per baciarlo, sentendo il mio cuore scoppiare nel petto mentre lui mi stringeva a sé come non faceva da tempo. Finalmente, ero a casa.
«Dio, quanto sei mancato anche a me», sussurrai quando ci staccammo, sorridendo sulle labbra di Luke, «Vieni dentro, ti preparo qualcosa da mangiare. Devi raccontarmi tutto!».
Luke rise mentre lo trascinavo in casa. «Va bene, va bene... ma dov'è Petunia, mammina?».
Mi voltai di scatto verso Luke, fissandolo completamente rossa in viso e con gli occhi sgranati. «Frena! Mammina? Al massimo posso essere la sua Dogsitter!», sbottai, facendo ridacchiare Luke.
«Caraphernelia, tu sei molto più di una Dogsitter. E per forza di cose, visto che io sono il papino di Petunia, tu sei la sua mammina».
Guardai Luke disgustata mentre lui rideva a voce alta. «Sei mesi che sei via e in un certo senso sei ancora più rincoglionito di prima, com'è possibile?».
Fine
***
[A/N] Ho praticamente il cuore in gola mentre scrivo l'ultimo author's note di questa storia. Penso sia perché mi ci sia affezionata al punto da considerarla parte di me, oppure perché, in un periodo difficile come questo, mi abbia fatto ritornare la voglia di scrivere e di mettercela tutta. O forse sono soltanto un filino troppo sensibile (ma questo lo sapete meglio di me😂).
Beh, ad ogni modo sappiate che vi sono grata per aver seguito questa storia e per avermi dato fiducia. Non è stato facile, per me, in questo periodo in cui le idee scarseggiano e l'autostima pure, e il modo in cui in un certo senso mi siete state accanto - che sia stato con un voto, un commento o anche soltanto leggendo i capitoli - è stato quasi terapeutico per me.
È stato bellissimo scrivere di Caraphernelia con il nome impronunciabile, di Luke e del suo rapporto padre-figlia con Petunia, di William e Karinna, di Ashton e persino di Jared Leto e del suo Guacamole vegano(😂). Mi sono divertita come non facevo da tempo scrivendo, e vi sono grata per avermi seguita e per non aver smadonnato vedendomi non aggiornare per giorni😂😂 sono felice che questa storia vi sia piaciuta nonostante il disagio dilagante e il nonsense di alcuni punti, e spero che Cara e Luke vi siano entrati nel cuore così come l'hanno fatto con me. Alla prossima! ❤
Ps: la "prossima" potrebbe arrivare prima del previsto... vi ricordo che ci sono due spin off ancora da postare😏
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