03 - Meeting Petunia
Premessa: Se non trovi Petunia da nessuna parte, non preoccuparti. Le piace nascondersi
Lessi la premessa ad alta voce nel salotto all'apparenza vuoto, alzando un sopracciglio. Beh, se le piaceva nascondersi probabilmente era un cane minuscolo, di quelli che Paris Hilton metteva nella sua borsa anni fa – forse un chihuahua o giù di lì. Quindi, come avrei trovato una sottospecie di topo in quella casa enorme?
Cominciavo già a pentirmi di aver accettato la proposta di Ashton senza prima verificare cosa avrei dovuto fare realmente e quanto il mio datore di lavoro fosse fuori di testa. Andiamo, quale razza di cane guarda i cartoni? Luke era completamente impazzito, probabilmente. Forse era la mancanza della sua ex fidanzata? Probabile. In ogni caso, Luke era pazzo. Considerare il proprio cane sua figlia...
A proposito di sua figlia, al momento avevo lasciato il foglio con le regole sul divano e stavo cercando Petunia per tutta la casa. Era una missione persa in partenza, ma dovevo provarci lo stesso – anche perché, beh, quello era il mio lavoro più o meno. Cominciavo a pensare che avrei dovuto continuare a fare la leccaculo di Ashton, di sicuro aveva meno vizi di Petunia o di Luke – almeno non avrei dovuto cercarlo perché gli piace nascondersi!
«Petunia! Dove sei?», urlai nella casa vuota, facendo praticamente eco nelle stanze stranamente pulite per appartenere ad un uomo single, «Dio, non ci credo che lo sto facendo sul serio. Petunia! Vieni qui, non ti faccio del male – ho i croccantini!», aggiunsi, sentendomi sul serio scema. Stavo praticamente parlando ad una casa vuota!
Decisi di scendere di sotto, constatando che al primo piano al massimo c'era soltanto una statua inquietante di uno Stormtrooper che mi ricordava troppo Barney Stinson di How I Met Your Mother; arrivata al piano terra mi accorsi di un pianoforte a coda nero che prima non avevo seriamente notato. E avrei dovuto farlo, visto che il colore scuro contrastava con le pareti bianche e il resto dell'arredamento. Ma avrei dovuto farlo soprattutto perché, nella cassa, stava seduto un cane che mi guardava perplesso, con le zampe che sporgevano di fuori.
Quella è Petunia? Ma è enorme! E io che mi aspettavo un bruttissimo cane topo! Mi rimangio tutto, sì.
Mi avvicinai al pianoforte, destando l'attenzione di Petunia che si alzò in piedi, per quanto lo spazio ridotto glielo consentisse. «Petunia, tesoro, esci da lì. Non vorrai rovinare mica il pianoforte di... papà?», chiesi al cane, sentendomi davvero stupida. Stavo parlando ad un cane. Stavo dicendo a suddetto cane che non doveva stare nascosto nel pianoforte del suo padrone – suo padre, a dire la verità... Questa situazione non poteva che peggiorare, insomma.
E peggiorò proprio perché Petunia aprì la bocca, sbavando sul pianoforte mentre inclinava la testa di lato senza ovviamente ascoltarmi. Mi sbattei una mano in fronte. «Pa- Luke lo sa che ti nascondi qui?», chiesi, ottenendo la stessa reazione di prima, «Dici che non si arrabbia se sbavi sul suo pianoforte? Del resto sei sua figlia».
Niente, Petunia continuava a guardarmi con la bocca aperta e la bava che cadeva sul pavimento – ew –, ed io non sapevo come farla scendere dal pianoforte. E se Luke si fosse arrabbiato sul serio? Non potevo far arrabbiare il mio "capo" al primo giorno di lavoro!
«Petunia ti prego, scendi da lì», mi ritrovai ad implorare presa dal panico, «Ti darò... i croccantini! Sì, tanti croccantini, li vuoi? Vieni a prenderli!», sbottai poi, aprendo il borsone ed estraendone una confezione di croccantini a forma di osso che avevo trovato dopo aver rovistato tra scatolette varie di carne fatta a pezzettini, tutta roba di qualità ovviamente – cosa potevo aspettarmi, del resto, da Luke Hemmings? Cibo per cani di marca scadente, di quello che compri da Walmart? Certo che no! Questo cibo era sicuramente stato confezionato da Gordon Ramsay in persona.
Petunia non sembrò convincersi neanche con la proposta allettante dei croccantini a forma di osso. Continuò a guardarmi, a sbavare e a tenere la testa inclinata di lato, e andammo così per minuti interminabili, almeno finché non mi squillò il cellulare. Sospirai di sollievo, affrettandomi a rispondere senza neanche controllare chi mi stava chiamando. «Pronto? Mi hai salvato, chiunque tu sia».
Una risata familiare risuonò dall'altro capo della linea. «Sta andando tanto male, bambinaia?», mi chiese William, continuando a ridere di me.
La parola bambinaia mi fece rizzare i peli sulle braccia. «Non so come fare per guadagnarmi l'attenzione di Petunia – il cane, dico», spiegai, guardando Petunia che tra l'altro era ancora intenta a guardarmi e a sbavare, «Come faccio? Dammi qualche consiglio!».
«Pensi che io sappia gestire un animale? Io, che a dieci anni ho messo sotto con la bicicletta il mio criceto Hamilton?», mi chiese William incredulo, trattenendo a stento le risate.
«Come dimenticare il povero Hamilton! Gli facemmo anche un funerale, ricordi? Ma questo non è importante. Ti prego, aiutami, sono disperata!», borbottai, distendendomi sul pavimento e fissando il soffitto. Non ne potevo più di fare a gara di sguardi con un cane, a dirla tutta. Petunia ancora non accennava a muoversi.
«Non posso aiutarti, sono negato con gli animali. E poi i cani non mi piacciono neanche».
Mi accigliai. «Ma sei cagna! Sei l'essere più simile a lei, di sicuro puoi darmi una mano», dissi, ridendo delle mie parole.
William tuttavia non mi trovò proprio divertente. «Vuoi che ti diseredi, stronzetta?», mi chiese, con il tono più serio che potesse mai produrre, «Comunque, se i cani bavosi di mia zia mi hanno insegnato qualcosa, quella è che devi usare molto contatto fisico. Accarezzala, dalle i baci sulla testa, falla mangiare dalla tua mano... cose così», mi disse poi, sembrando più un ginecologo che un amico che dava consigli.
Tornai a guardare Petunia, che fortunatamente aveva smesso di sbavare. Al momento stava a testa bassa, nascosta per gran parte dal pianoforte a coda. Sembrava triste. «Dici che devo toccarla?», chiesi a William, valutando i pro e i contro. Potevo farlo? Insomma, ero la dogsitter, ma avevo il permesso dal papà di toccare sua figlia? Era un'incognita, potevo farlo arrabbiare.
«Non dirmi che ti fanno schifo i cani», borbottò William, scettico.
Scossi la testa. «No, è che... è complicato ecco», borbottai, liquidando il discorso, «Quindi devo toccarla, va bene. Ti posso chiamare più tardi? Ho un cane di cui conquistarmi la fiducia», aggiunsi, aspettando che William mi salutasse prima di agganciare, infilarmi di nuovo il cellulare nella tasca dei jeans ed alzarmi da terra, dirigendomi con una manciata di croccantini in mano da Petunia che rizzò la testa nella mia direzione.
Sospirai quando fui davanti a lei. I suoi occhietti scuri mi fissavano timorosi, ma con curiosità viva. Sentivo che da un lato volesse conoscermi meglio, mentre dall'altro era diffidente. «Okay, Petunia. Se papà si arrabbia e mi denuncia per molestia di minori non mi vedrai più, quindi o la va o la spacca», sbottai, allungando la mia mano e posandola sulla testa di Petunia, accarezzandola lentamente.
Petunia mi sembrò irrigidirsi sulle prime, poi si sciolse e ciò mi permise di allungare l'altra mano, quella con i croccantini, verso di lei (lo ammetto, avevo paura che mi avrebbe staccato la mano a morsi per difendersi da me. Vederla più accondiscendente era un miracolo per me). Petunia si fiondò sulla manciata di ossicini con foga, leccandomi la mano mentre mangiava – il che faceva schifo, ma probabilmente mi sarei dovuta abituare.
«Quindi adesso ti sto simpatica? Scenderai dal pianoforte?», chiesi, allontanandomi. Petunia mi guardò per qualche secondo prima di alzarsi di nuovo e scendere con un balzo dal pianoforte, lanciandosi letteralmente su di me. Finii a terra con Petunia che mi scondinzolava addosso, guardandomi con la bocca aperta e la lingua che penzolava di fuori. Avere un pitbull addosso era decisamente inquietante, ma tutto sommato Petunia era innocua.
«Se avessi saputo che qualche moina e due croccantini ti avrebbero conquistata l'avrei fatto da tempo!», esclamai, accarezzando il cane mentre ridevo, «Okay, vediamo Luke quali altre regole mi ha dato», borbottai, riuscendo a divincolarmi da Petunia e dirigendomi verso il divano, dove avevo lasciato il foglio con le regole. La prima e la seconda regola descrivevano esattamente la situazione che avevo vissuto prima, ragione per cui fissai il foglio con aria afflitta mentre Petunia, davanti a me, continuava a scodinzolare felice. Tutto sommato era abbastanza tranquilla.
Regola n.3: proteggi gli occhi sensibili di Petunia da Calum Hood
Alzai un sopracciglio, stranita da quelle parole. Innanzitutto, la notizia che Calum Hood – ovvero l'attore giovane promessa del cinema, che aveva già un oscar all'attivo e che si vociferava avesse il ruolo di Spiderman in tasca – abitasse in quel quartiere era qualcosa da non dormirci la notte (e che avrei dovuto ovviamente dire a Karinna, visto che Calum rappresentava le sue fantasie sessuali più represse); e poi, per quale motivo avrei dovuto proteggere gli occhi di Petunia da Calum Hood? Almeno vedeva qualche meraviglia del mondo!
Le mie congetture sulla regola 3 vennero interrotte dal campanello della porta. Con Petunia al mio seguito – ormai l'avevo conquistata con il potere dei croccantini – andai ad aprire. E, nel momento in cui aprii la porta, capii perché avrei dovuto proteggere gli occhi di Petunia da Calum Hood. Perché Calum Hood, ovvero colui che aveva appena bussato, era completamente nudo sul ciglio della porta.
«Però, non pensavo che Luke si riprendesse da Avocado così presto!».
***
[A/N] forse è troppo tardi per postare, ma tanto ormai è metà giugno, la scuola è finita e quindi ci sarà sicuramente qualche anima in pena che come me è ancora sveglia ahahah
Quindi, hello! Non credevo ci avrei messo così tanto a scrivere, ma alla fine ce l'ho fatta lo stesso. Quindi, ricapitolando: è il primo giorno di lavoro di Cara e va tutto male (o bene?), Petunia dopo un'iniziale diffidenza è riuscita a fidarsi della nostra povera sventurata che si è ritrovata un Calum Hood come mamma l'ha fatto davanti alla porta. Insomma, non male come primo giorno di lavoro! AHAHAHA
Ovviamente c'è un motivo per cui Calum va in giro nudo, un motivo disagiato ma c'è, e ve lo spiegherà proprio lui settimana prossima, quindi stay tuned! ♥
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