45. Allenamento
Era passata una settimana e mezza da quando avevano trovato Ombra.
Ormai quel gatto era diventato una figura sempre presente, anche se spariva per diverse ore, nascondendosi nei posti più strani. Per poi ricomparire così silenziosamente da far spaventare tutti. Inoltre, non miagolava mai.
Sembrava in tutto e per tutto il suo padrone, che era ancora l’unico da cui si faceva toccare e accarezzare tranquillamente.
Con gli altri era più schivo e si faceva toccare solo dopo minuti interi di meditazione. Tutti eccetto Will, Ombra infatti lo odiava senza un motivo ben preciso.
Quando, dopo due giorni, il biondo cercò di curargli la zampa ferita, il gatto gli graffiò tutte le mani. Ma Will non demorse, più per Nico che per quello stupido animale.
Intanto Era era tornata alla base, portandosi dietro Reyna e Chris per capire cosa fare davvero di loro.
Decise di lasciare tutti gli altri li, non voleva mettere troppa carne sul fuoco e cercare di riprendere il potere e la missione nelle proprie mani lentamente.
Annunciò anche loro che nei sotterranei di quella villa c’era un vero e proprio laboratorio. Uno dei tanti che possedevano.
Leo trovò l’ingresso segreto solo qualche ora dopo.
Li sotto era tutto molto simile al centro principale della CIA, solo molto più piccolo. I corridoi bianchi e illuminati. Le stanze piene di armi, laboratori, computer e sale per addestrarsi.
Non avevano nulla da fare, se non aspettare nuovi aggiornamenti per portare finalmente a termine quella missione.
Quindi passarono tutta la settimana ad allenarsi, esattamente come i primi giorni che si conobbero, con la differenza che nessuno cercò di uccidere nessun’altro (più o meno).
Nico si tolse le scarpe e, prima di salire sul tappetino blu posto al centro della stanza, afferrò due lunghi bastoni dalla parete.
Will si tolse la giacca della felpa lanciandola in un angolo, rimanendo in canottiera arancione. Continuava a fare freddo certo, ma sapeva che nei prossimi minuti avrebbe trovato il modo di riscaldarsi.
-Devo vedere se la mia agilità è rimasta tale, dopo il problema alla gamba- annunciò Nico lanciandogli uno dei bastoni.
Will l’afferrò al volo senza nessun problema, fece un sorrisetto divertito e, mettendosi in posizione d’attacco, replicò –Spero di non farti troppo male.
Nico rispose con uno sbuffo mentre attaccava per primo.
Will alzò il suo bastone sopra la testa per bloccare quello dell’avversario, mossa che gli venne abbastanza semplice, se si esclude il dolore ai polsi per il contraccolpo.
Nico riprese ad attaccare.
Fu un combattimento alla pari, entrambi attaccavano e schivavano come da manuale, senza tentennamenti né nessun tipo di problemi.
Passò circa mezz’ora prima che le mosse di entrambi si fecero più lente, i respiri veloci, i muscoli affaticati.
La gamba di Nico aveva ripreso a pulsare, il ragazzo faticava soprattutto a tenere tutto il peso del corpo su quest’ultima.
Ma nessun lamento uscì dalle sue labbra, si limitava a stringere i denti.
Nonostante questo Will lo capì, come capì di avere la vittoria in pugno.
Racimolò le ultime sue forze e attaccò facendolo indietreggiare.
Nico riusciva a difendersi a stento e, dopo un ultimo incrocio di bastoni e dopo che il biondo fece roteare il proprio, quello di Nico volò lontano.
Nico schiuse le labbra, quasi incredulo.
Will lo rinchiuse tra il suo petto, le sue braccia e il bastone, proprio il pezzo di legno gli premeva la schiena e ne approfittò per avvicinarlo di più a se.
-Potrei iniziare ad odiarti per quello che hai appena fatto …
Sussurrò Nico avvicinandosi lentamente al suo volto.
-Come se già non lo facessi- controbatté il biondo ormai quasi sulle sue labbra.
Nico sorrise, fece scorrere una mano sul tessuto della canottiera arancione dell’altro e con le labbra gli sfiorò le sue.
Quello che però Will non vide fu l’altra mano del ragazzo, che lentamente si era spostata dietro la schiena e aveva afferrato il bastone.
Quando ormai tutte le difese di Will erano nulle, il moro attaccò.
La mano che aveva saldamente afferrato il bastone la portò verso l’alto, liberandosi da quella “prigione”. Contemporaneamente utilizzò la mano che aveva stretto intorno alla sua maglia per spingerlo e farlo cadere all’indietro.
Nico non perse tempo a sedersi sul suo stomaco, entrambe le mani adesso tenevano fermo il bastone sul pavimento sopra la testa del ragazzo, bastone che ancora il biondo stringeva saldamente.
-Mai farsi distrarre dall’avversario- commentò a quel punto un Nico divertito, le immagini della conversazione avvenuta con Calypso durante la loro prima missione gli invasero il cervello.
-Ah! Potrei odiarti per quello che hai appena fatto- lo rimbeccò Will con le sue stesse parole.
-Taci Solace- ringhiò il moro prima di chinarsi velocemente sulle sue labbra per baciarlo a bocca aperta.
Leo entrò nella grande stanza e Jason fu il primo a notare il bernoccolo rosso che gli stava crescendo sulla fronte.
-Che diavolo hai fatto?- Domandò il biondo iniziando a ridere.
Leo sbuffò infastidito.
-Vi stavo cercando, ma ho trovato per prima la stanza dove si stavano allenando Nico e Will. Quel piccolo stronzetto mi ha lasciato correre un bastone di legno. La cosa imbarazzante è che mi ha preso in pieno nonostante non stesse neanche guardando, visto che non aveva nessuna intenzione di staccare le sue labbra da quelle di Will.
Jason e Percy iniziarono a ridere ancora più rumorosamente, anche Calypso era visibilmente divertita. Ma per fare la parte della ragazza dolce e comprensiva, si avvicinò a Leo e gli accarezzò il braccio con tenerezza.
Aggiunse anche un “Oh, povero piccolo” che fece sbuffare ancora di più il ricciolino.
Poi Calypso non si trattenne più e scoppiò a ridere seguendo Percy e Jason che non avevano nessuna intenzione di smettere.
-Perché ridere?- commentò Frank con un principio di sorriso in volto entrando in stanza.
Leo lanciò loro uno sguardo di avvertimento.
Jason, per uscire da quella spiacevole situazione, annunciò che sarebbe andato a cercare Piper.
Mentre andava via si richiuse la porta alle spalle, isolando Percy che raccontava a Frank cosa era successo a Leo, mentre il diretto interessato cercava inutilmente di farlo tacere.
Jason sospirò divertito, poi camminò lungo il corridoio bianco e illuminato.
Arrivò in una stanza dove stavano Annabeth, Hazel e Reyna. Quest’ultima era tornata solo il giorno prima dal centro principale della CIA. A quanto sembrava, dopo lunghi interrogatori, avevano deciso di fidarsi sia di lei che di Chris.
-Avete visto Piper?- domandò schiarendosi la gola.
Nessuna sembrò sentirlo, troppo prese dai vari fogli sparsi sul tavolo che stavano controllando, mettendoli a confronto con qualcosa agli schermi del pc.
-In quella stanza- commentò infine Hazel, indicandogli con lo sguardo un’altra porta sempre dentro la stanza.
Jason annuì, ma lei aveva riportato tutta la sua attenzione alla tastiera del computer che aveva di fronte.
-Oh- aggiunse Annabeth con noncuranza continuando a studiare il foglio che aveva tra le mani –Non preoccupatevi di fare rumore, le stanze sono insonorizzate.
Jason si sentì la faccia in fiamme e cercò di balbettare qualcosa di incomprensibile, cosa del tutto inutile considerando che la bionda aveva appena indicato un punto sul foglio e, dopo aver attirato l’attenzione di Reyna, le aveva chiesto se per lei erano meglio tre o quattro macchine.
Jason allora si avviò verso la nuova stanza, entrando si richiuse velocemente la porta alle sue spalle.
Piper era li, sola, in mezzo alla stanza. Teneva una pistola nella mano e mirava a un manichino a qualche metro di distanza.
Sparò, la pallottola colpì di striscio la spalla dell’uomo di stoffa.
La ragazza sbuffò frustata.
-Prova a tenerla con entrambe le mani- consigliò Jason staccandosi dalla porta e avvicinandosi a lei.
La ragazza abbassò il braccio lungo il fianco –Sono un’incapace, volevo centrare il cuore.
-Abbiamo passato tutti questa fase- la rassicurò il biondo –E tu ti alleni solo da una settimana e mezza, non puoi pretendere di fare meglio di così. Ci vuole tempo.
-Già … Ma noi non abbiamo tempo, giusto?
Jason si irrigidì –Tu non verrai con noi.
Piper puntò gli occhi nei suoi, fissandolo con fermezza –E’ mio padre, Jas. Non posso non venire. Prima che voi lo uccidiate, se arriverete a tanto, devo essere certa di aver provato tutto. O non me lo perdonerei mai.
Jason non replicò.
Non disse nulla per secondi interminabili, secondi nei quali nessuno dei due staccò lo sguardo da quello dell’altro.
Poi si sporse in avanti e la baciò.
La baciò per farle capire quanto l’amasse, quanto fosse fiero di lei considerando come aveva reagito a tutti quei nuovi avvenimenti. La baciò per farle capire quanto fosse grande la paura di perderla, ma anche per dirle che non le avrebbe messo i bastoni tra le ruote se era davvero quello che lei voleva fare.
Piper lasciò cadere la pistola e si aggrappò al collo del ragazzo, stringendo tra le dita i corti capelli dietro la sua nuca.
-Però ti prego, promettimi che ti terrai fuori dal pericolo, per favore- si ritrovò a sussurrare il biondo con l’affanno, subito dopo che si furono staccati per riprendere fiato.
-Tutto quello che vuoi- sussurrò lei in risposta tornando a cercare le sue labbra.
Il capitolo continua su "Red Mission"
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