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40. Infezione

Durante il viaggio di ritorno la situazione peggiorò.
Nico aveva aperto gli occhi solo in quei pochi secondi, Will non avrebbe saputo dire se il ragazzo fosse stato comunque consapevole delle sue parole, o se stesse semplicemente divagando.
Dopo era ricaduto nel sonno, sembrava calmo e rilassato, fino a quando non iniziarono i piccoli mugolii che lasciarono le sue labbra.
Divennero sempre più frequenti, alcuni erano vere e proprie urla di dolore.
Il sudore iniziò a imperlare il suo volto e iniziò a muoversi scompostamente.
Quando Will portò una mano sulla fronte del moro, per scostargli i capelli umidi, non poté non notare come il ragazzo stesse scottando.
-Che ha?- Domandò Calypso inginocchiandosi all’altro suo fianco.
Will non ne aveva idea, mordendosi un labbro si limitò a scuotere la testa.
Calypso strinse i pugni e urlò al suo ragazzo –Leo, più veloce, dobbiamo fare in fretta.
-Siamo arrivati!- Urlò in risposta il ragazzo, neanche il tempo di posteggiare che era già volato fuori, pronto ad aprire a loro.
La villa non era nelle migliori condizioni, i ragazzi rimasti li avevano fatto un bel casino per fare in modo che loro potessero andare indisturbati.
Ma adesso non c’era più nessuno, né uno dei loro amici né qualcuno della CIA.
Non si preoccuparono subito di quel particolare, sapevano che non potevano essere in pericolo.
Leo portò Reyna in bagno per curarsi la ferita alla spalla, Will si sarebbe occupato anche di lei, ma in quel momento le sue priorità erano altre.
Il biondo e Percy portarono Nico in una delle prime camere da letto che gli capitarono. Calypso li seguì per controllare Chris, non potevano lasciarli soli.
Nico stava sempre più male.
Aveva le convulsioni, la febbre era salita, sudava e continuava a lamentarsi.
Non era del tutto cosciente.
-Portatemi delle pezze bagnate! Subito.
Calypso corse fuori dalla stanza per fare come Will aveva appena ordinato.
Il biondo cercava di capire quale potesse essere il problema, ma aveva troppi lividi e piccoli taglietti per trovare una soluzione a qualcosa di specifico.
La sua angoscia aumentava e con questa anche la rabbia.
Con gli occhi fiammeggianti si girò verso Chris, rimasto accanto alla porta, l’avrebbe anche aggredito sbattendolo contro un muro se Percy non l’avesse trattenuto, intuendo ancora prima cosa aveva intenzione di fare.
-Cosa gli avete fatto!?- Gli urlò contro.
Chris sembrò spaesato e veramente dispiaciuto per tutta quella situazione.
Scosse la testa un paio di volte, quando un lampo di lucidità gli balenò in volto, forse aveva capito quale fosse il problema.
-La gamba- disse piano, poi con più voce aggiunse –La ferita alla gamba si sarà di certo infettata. Deve essere per forza quella.
Will si maledisse mentalmente. Era ovvio che doveva controllare tutto Nico. E non solo quello che riusciva a vedere dai vestiti laceri e sporchi.
Fissò Percy per un solo secondo, poi iniziò a dettare ordini con una voce così autoritaria che nessuno ebbe il coraggio di contraddirlo.
-Aiutami a togliergli i pantaloni.
I due ragazzi fecero nel modo più delicato, ma allo stesso tempo veloce, strappandone buona parte.
Nonostante questo Nico lanciò un urlo, restando comunque incosciente.
Era tornata Calypso, si era messa dietro la testa del ragazzo, scostandogli lentamente i capelli dalla fronte e poggiandovi sopra le pezze bagnate.
Non appena la ragazza vide in che condizioni era la sua gamba sinistra trattenne il fiato portandosi le mani alla bocca, Percy invece fece una faccia disgustata distogliendo lo sguardo.
Will restò impassibile, doveva restare lucido, doveva aiutarlo e doveva farlo in fretta, era messo peggio di come si era immaginato.
Non riusciva neanche a capire quanto profondo fosse quel taglio per quanto era sporco, inoltre era terribilmente infettato, viola, verde e giallo e pieno di pus. Il sangue incrostato era un po’ ovunque.
-Okay- disse più per riprendere del tutto la lucidità che per convincere gli altri –Okay, posso non fargli perdere la gamba se intervengo subito, so come fare.
Staccò lo sguardo dal ragazzo e tornò a fissare i suoi amici riprendendo ad elencare ordini.
-Devo andare a prendere delle cose. Calypso, non farlo muovere, non farlo cadere, non fargli fare nulla e fa in modo che non si tocchi.
La ragazza annuì lucida e sveglia.
-Ti serve aiuto?- Chiese allora Percy.
-No- e il moro fu visibilmente sollevato da quella risposta, non avrebbe saputo neanche da dove iniziare.
Will continuò –Però porta quello via da qui, non gli si deve avvicinare.
L’ultima frase gli uscì più come un ringhio.
Dopo tre secondi Percy aveva già portato Chris via.
Il biondo corse a prendere tutto quello che gli serviva, quando tornò congedò anche Calypso.
Rimasto solo si permise un semplice secondo per rilassarsi, estraniarsi dal resto del mondo e staccarsi da qualsiasi sentimento.
C’erano solo le sue capacità mediche e quella gamba da curare.
 
Erano tutti in una grande stanza che faceva da soggiorno con il camino acceso.
Reyna e Chris erano seduti su un divano, non parlavano e non facevano nulla che potesse mettere in allerta gli altri ragazzi.
Calyso e Leo stavano abbracciati, seduti a terra proprio davanti al camino.
La ragazza era appoggiata al suo petto con gli occhi chiusi, terribilmente stanca dopo tutti gli avvenimenti di quella notte.
Percy continuava a percorrere il perimetro della stanza, il cellulare all’orecchio, anche la quinta chiamata al cellulare di Annabeth suonava a vuoto.
Passarono altri dieci minuti prima che Percy potesse rilasciare un sospiro di sollievo.
-Annie! Dio, dove siete?
Ma la voce dura e secca che rispose non era decisamente di Annabeth.
-Signor Jackson, mi avete estremamente deluso.
Era.
Percy strinse i pugni e fece un lungo sospiro per rispondere in modo calmo.
-Non potevamo lasciarlo li, lo sapevate benissimo.
-Quindi avete recuperato il signor Di Angelo?
-L’aveva messo in dubbio? E abbiamo recuperato anche qualcos’altro che potrebbe darci la vittoria.
-Ovvero?
-Non posso parlarne per telefono- Percy lanciò una breve occhiata ai due ragazzi sul divano –E non ne siamo certi, abbiamo prima bisogno di Hazel.
La donna sospirò, era decisamente frustata e combattuta dal volere più informazioni e il volerli eliminare li sue due piedi senza pensarci troppo.
Percy sperò vivamente che non scegliesse la seconda opzione.
-Va bene, signor Jackson. Spero per lei che sia qualcosa per cui ne valga veramente la pena.
-Non la deluderemo.
-Saremo li fra qualche ora.
Non gli diede neanche il tempo di rispondere che chiuse velocemente la chiamata.
Percy si accasciò stremato su una poltrona.
-Che ha detto?- Domando Calypso tenendo ancora gli occhi chiusi.
-Che fra qualche ora sono qui.
-E saremo in “punizione” a vita?
Quella domanda la face Will. Sembrava quello più stremato fra tutti quanti, li aveva appena raggiunti e se ne stava con una spalla poggiata allo stipite della porta.
-Come se potessero metterci davvero in punizione- rispose Leo abbozzando un sorriso, poi tornò serio –Come sta Nico?
Will si incupì ancora di più e alzò semplicemente le spalle, infine borbottò –Gli ho curato l’infezione e tutto ciò che sembrava grave, adesso è sotto sedativo, dovrebbe dormire per qualche ora.
Nessuno rispose, anche se tutti gli occhi erano puntati sulla sua figura.
Will mosse i piedi a disagio, poi fissò Reyna e le fece cenno di raggiungerlo –Andiamo, ti sistemo la spalla, ci manca solo che prendi un’infezione anche tu.
Lei si alzò e lo seguì in estremo silenzio.
Will la fece sedere su una sedia in mezzo al bagno, le ordinò di togliersi la maglietta e lei obbedì senza battere ciglio, rimanendo in reggiseno. Nessuno dei due si ritrovò in imbarazzo.
Will iniziò a lavorare con disinfettante, ago e filo.
La ragazza non fiatò per il dolore, si limitò a stringere i denti.
-Voglio che tu sappia- disse quando ormai il biondo aveva quasi finito –Che non sono mai stata d’accordo con tutto quello che ci facevano fare. Non meritava tutto quello che ha passato, ho davvero cercato di proteggere il tuo ragazzo.
Will non staccava gli occhi dalla fasciatura che stava legando, dopo un tempo che parve infinito si limitò a commentare –Non è il mio ragazzo.
Strinse il nodo e posò tutti gli attrezzi che aveva utilizzato, li avrebbe puliti in un altro momento.
Stava per andarsene quando Reyna parlò di nuovo.
-Quando era incosciente mormorava sempre il tuo nome.
Will strinse la maniglia tra le mani e abbassò lo sguardo stringendo anche gli occhi umidi.
Forse Reyna voleva farlo sentire meglio, fare qualcosa di buono, non aveva capito che in quel modo aveva solo peggiorato le cose, riaprendo le ferite del ragazzo, i suoi sensi di colpa per non averlo salvato prima, per aver permesso che lo prendessero.
Prima che qualcuno potesse vedere quell’unica lacrima che gli era scivolata lungo il viso, fuggì via. 

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