Capitolo 6
Plagg guardò le due ragazze che camminavano tranquille, a pochi metri di distanza, e poi il ragazzo che le seguiva: «Mh. Se non erro le avevi detto...» iniziò, spostando di nuovo lo sguardo sulla ragazza più bassa.
Adrien sospirò, alzando gli occhi al cielo: «Lo so cosa le avevo detto.» borbottò, osservandole girare l'angolo della strada: «Ma non mi sento sicuro a lasciarla da sola con Lila.»
«Se ci scopre, ti ucciderà.» decretò Plagg, calcando le ultime due parole e poggiandosi sulla spalla del ragazzo, sbadigliando: «Sarà una seccatura dover trovare un nuovo partner.»
«Se mi scopre, sarà...» Adrien si bloccò, massaggiandosi la bocca: «...estasiata dal mio senso di protezione. Ecco.»
«L'importante è che tu ci creda.» sentenziò il kwami, mettendosi seduto: «Ho fame. Voglio del camembert!»
«Ma non hai fatto nulla!»
«Sto facendo la voce della tua ragione, è un lavoro faticoso!»
«Se tu sei la voce della mia ragione, sono messo veramente male.»
«Colgo un velato insulto nelle tue parole.»
«Non è tanto velato.»
Plagg sbadigliò nuovamente, voltando il musetto e osservando l'enorme edificio alla loro sinistra: «Cos'è quello?» domandò, attendendo paziente; quando si accorse di non ricevere nessuna risposta, si attaccò alle ciocche bionde, facendo voltare a forza il volto all'umano: «Cosa è quello?» chiese nuovamente, indicando la struttura.
Adrien osservò l'edificio che il kwami gli indicava: «Ah. E' il Panthéon-Sorbonne.»
«E sarebbe?»
«Un polo universitario: ci sono il rettorato e gli uffici, se non sbaglio.»
«Andiamoci.»
«Ma Plagg, Marinette...»
«Marinette sa cavarsela da sola.» sentenziò il kwami, tirandolo nuovamente per i capelli: «E se scopre che non hai fatto quello che dovevi per seguirla, ti ucciderà.»
«Marinette non lo farebbe.»
«Andiamo là!» sentenziò il kwami, salendogli sulla testa e afferrandogli alcune ciocche: «Mh. Strano, in quel film che ho visto con Tikki funzionava.»
«Da quando in qua tu e Tikki vedete film? Insieme poi!»
«Ti chiedo scusa.» sospirò Marinette, osservando Plagg che costringeva Adrien ad andare verso il polo universitario: «Non avrei mai pensato che ci seguisse.»
Lila scosse il capo, poggiando una mano su un fianco e osservando anche lei il ragazzo che si allontanava: «Nessun problema, è stato divertente.» dichiarò, continuando a fissare la figura maschile: «Da piccolo era carino ma adesso è diventato da reato.» sentenziò, leccandosi le labbra e poi scoccando un'occhiata alla mora: «Inizi a preoccuparti, Marinette? Vuol dire che fra voi le cose non vanno benissimo.»
«N-no. Ce-certo che no.»
Lila sorrise convinta, indicando con un cenno del capo la direzione opposta: «Il locale che ti dicevo è da questa parte. E' l'unico che fa un caffè abbastanza decente.»
Marinette annuì, seguendo la nemica fino al posto che diceva: lo stesso dove, di tanto in tanto, si fermava assieme ad Adrien, Alya e Nino dopo le lezioni: «Lo conosci?» le domandò Lila, voltandosi verso di lei: «Oppure preferisci andare lì?» indicò il McDonald nell'angolo: «Per me è indifferente.»
«No, va bene qui.» dichiarò Marinette, avvicinandosi ai tavoli esterni del locale: «Dentro o fuori?»
«Facciamo dentro?»
Marinette annuì e, raggiunta la porta, entrò nel locale: «Buongiorno!» li salutò la donna dietro al bancone, ritornando subito al lavoro; le due ragazze si sistemarono a un tavolo in angolo e rimasero in silenzio, finché la barista non venne da loro a prendere l'ordine.
«Immagino che il mio commento di poco fa ti abbiamo un po' shockata.» mormorò Lila, giocherellando con il portasalviette del tavolo: «Così come il mio invito qua.»
«Un po'.»
Lila annuì, inclinando leggermente il capo: «In verità, volevo parlare con te. Per questo ti ho chiesto di venire qui.»
«Parlare con me?»
«Sì.» Lila inspirò profondamente, stringendo poi le labbra: «Quando ci siamo conosciute, io mi sono comportata male con te. Certo, neanche tu sei stata un angioletto e quindi...»
«Sì. Lo so.»
«Però, nonostante tutto quello che ti ho fatto passare, sia come me stessa che come Volpina, hai sempre cercato di salvarmi da Papillon...» si fermò, chinando la testa e poi rialzandola, incontrando lo sguardo celeste dell'altra: «Io sono sempre stata con i miei genitori, fin da piccola, e...beh, diciamo che non ho avuto una famiglia amorosa. I miei sono diplomatici e non sono mai stati genitori modello: ho imparato fin da piccola a crearmi un mondo tutto mio, dove le cose andassero come volevo io e...» si fermò, abbozzando un sorriso: «Beh, lo sai anche tu. Super Bugiarda, mi chiamavi.»
«Già.» Marinette sorrise, ricordando il nomignolo che le aveva affibbiato: «Scusami, io...»
«Non ti scusare, me lo ero più che meritato.» sentenziò Lila, bloccandosi quando la barista portò loro il caffè e il latte aromatizzato: «Comunque dopo quello che successe qua, sono andata a stare da mia nonna in Italia e ho avuto modo di ripensare a tutto: a come mi ero comportata e a quello che avevo fatto.» Lila si portò la tazza alle labbra, sorseggiando la bevanda scura: «Io volevo scusarmi. Con te. Scusarmi per ciò che sono stata e quello che ti ho fatto passare.»
«Lila...»
Sembrava sincera.
Posso fidarmi di lei?
Quante volte mi ha mentito in passato?
Marinette scosse il capo e abbozzò il sorriso: «Anche io devo scusarmi. Se fossi stata meno orgogliosa e meno gelosa, forse avremmo potuto avere un rapporto diverso.»
Lila ridacchiò: «In Italia si dice "non piangere mai sul latte versato".» dichiarò, allungando la mano sul tavolo: «Amiche?»
La mora fissò mano che le veniva offerta e poi lo sguardo dell'altra: «Amiche.» sentenziò, stringendo la mano che gli era stata offerta.
Voleva fidarsi.
Forse sbagliava, ma qualcosa nello sguardo di Lila le dava la forza di fidarsi di lei.
Lila sorrise, sciogliendo la stretta e portandosi una mano al collo: «E se hai bisogno...» mormorò, mostrandole il ciondolo che teneva al collo: «Il mio kwami ed io saremo al tuo fianco.»
«Quella è...»
Lila sorrise, lasciando in bella mostra il Miraculous della Volpe: «Non è la collana che comprai quattro anni fa. Un giorno ho trovato una scatolina nera in camera mia e dentro...» si fermò, scostando un attimo il giacchetto e mostrandole il kwami arancio, che la salutò agitando una zampetta: «Beh, dentro c'era il Miraculous.»
Marinette sospirò, aprendo la porta di casa: «Va tutto bene?» le domandò Tikki, scivolando fuori dalla borsa e osservando l'umana: «Stai pensando a Lila?»
La ragazza annuì, togliendosi la giacca e appendendola al portasoprabiti: «Da una parte vorrei credere a quello che mi ha detto, ma dall'altra...» si fermò, scuotendo il capo: «...quante bugie ha detto in passato?»
«Se può aiutarti, il suo Miraculous è vero.»
«Ne sei sicura, Tikki?»
La kwami annuì con la testa, mentre Marinette prendeva il cellulare e chiamava Adrien: «Ma che...?»
«Che succede, Marinette?»
La ragazza chiuse la chiamata, scuotendo il capo: «E' irraggiungibile.» spiegò alla kwami, iniziando a salire le scale, che portavano alla sua stanza: «'Chiamami quando finisci'» scimmiottò la ragazza, aprendo la botola della sua stanza e issandosi su: «Certo, fosse raggiungibile lo far....»
Marinette urlò con tutto il fiato che aveva in corpo, scivolando all'indietro e andando a sbattere contro il muro: «Marinette? Tutto ok?» le domandò Chat Noir, alzandosi dalla sedia dove l'aveva attesa pazientemente.
«Che ci fai qui?» strillò la ragazza, calciando l'aria e rialzandosi, fissando il ragazzo.
«Beh, volevo sapere com'è andata con Lila.»
«E devi entrare in camera mia senza permesso per saperlo?»
«Lo faccio sempre!»
«E se i miei ti avessero scoperto?»
«Tranquilla.» Chat le sorrise, poggiandole le mani sulle spalle e avvicinando il viso mascherato a quello della ragazza: «Non mi farei scoprire per così poco. Insomma, se mi faccio scoprire ora, quando inizieremo a fare...»
Marinette gli tappò la bocca con entrambe le mani, avvicinandosi e tenendo lo sguardo in quello verde: «Dì solo un'altra parola e ti portò dal veterinario per una sterilizzazione.»
«My lady...» farfugliò Chat, facendole l'occhiolino: «Ci rimetteresti solo tu.»
Un gemito frustrato uscì dalle labbra della ragazza, mentre poggiava la borsa per terra e osservava il giovane mascherato sdraiarsi sulla sua scrivania: «Ehm. Cosa dovrei fare? Ritrarti?» gli domandò, scuotendo il capo divertita.
«Ritraimi come le tue ragazze francesi.» dichiarò Chat, facendole l'occhiolino e sistemandosi meglio, imitando la posa di Kate Winslet in Titanic.
Marinette scosse il capo: «Non è che puoi trasformarti? Così possiamo fare un discorso serio.» gli chiese, cercando di non ridere e sedendosi sulla sedia girevole: tirò su le gambe e poggiò il mento sulle ginocchia, tenendo lo sguardo in quello verde del ragazzo.
Chat sorrise, mettendosi a sedere e facendo penzolare le gambe fuori dalla scrivania: «Sentiamo. Che ti ha detto Lila?»
«Vediamo: mi ha raccontato un po' della sua infanzia e...» si fermò, inclinando il capo: «...potremmo dire che ci siamo chiarite.»
«Pensi che menta?»
«Ho la sensazione che sia sincera.»
Il ragazzo annuì, tirando su una gamba e poggiando il gomito contro il ginocchio: «Se ti fidi tu, mi fido anch'io.»
«Grazie.»
«Siamo una squadra, no?»
«Ah. C'è anche dell'altro...»
«Sentiamo.»
«Lila ha il Miraculous della Volpe.»
«Seriamente?»
Marinette annuì, raccontando del ciondolo che Lila le aveva fatto vedere e della conferma di Tikki sulla veridicità del Miraculous: «Quindi è veramente Volpina adesso.» concluse la ragazza, prendendo la mano destra fra le sue e iniziando a giocherellando con gli artigli: «Non ti ho mai chiesto se questi funzionano davvero?»
«Vuoi che ti graffi tutta, my lady?» le domandò, avvicinando il viso a quello di lei e sorridendo lascivo: «Ammettilo, stai immaginando le mie mani sulla schiena che ti graffiano, mentre ti lecco e mordo il seno, poi...» si fermò, sentendo il respiro di lei farsi leggermente affannoso: «Marinette.» bisbigliò, chinandosi maggiormente in avanti e sfiorando le labbra della ragazza.
«Marinette, sei in casa?»
Chat sospirò, scendendo dalla scrivania: «E' incredibile la sfortuna che ho.» sbottò, mettendo le mani sui fianchi: «Marinette?» si avvicinò alla ragazza, completamente immobile: «Ehm. Sei per caso stata toccata da Chronogirl? Marinette? Ehi, Marinette.» le si parò davanti, agitandole una mano davanti al viso ma senza suscitare nessuna reazione: «Cavolo! Stavolta è collassata veramente!»
Si chinò davanti alla ragazza, poggiando il viso contro le gambe e strusciandosi, sentendola ritornare alla vita.
«Marinette?»
La voce della madre si fece più insistente dal piano inferiore: «Sono a casa, mamma.» strillò la ragazza con una voce fin troppo acuta; scosse il capo, cercando di riprendersi: «Stavo studiando e...»
«Ho capito: musica alta.»
«Sì, la musica...» biascicò Marinette, mentre Chat continuava a strusciarsi contro le sue gambe, come un gatto in cerca di coccole: «Cosa fai?»
Il ragazzo alzò il viso, poggiando il mento contro le ginocchia della ragazza e abbozzando un sorriso: «Scusa. Quando sono Chat tendo ancora a essere esagerato.»
«L'ho notato.»
«Io non volevo...»
«Lo so.»
«Volevo...»
«Lo so.» ripeté Marinette, allungando una mano e carezzando le orecchie di boyfriend material – come le aveva detto una volta il ragazzo – con il polpastrello: «Scusami.»
Chat alzò la testa, sorridendole: «Non scusarti. Ho accelerato un po' troppo, tutto qua.» le spiegò, facendole l'occhiolino e alzandosi in piedi: «Vorrà dire che stasera, per compensare, farò una chiamata sdolcinata come solo io, Adrien Agreste, so fare.»
«Plagg ti prenderà in giro poi.»
«Ci sono abituato.» le spiegò il ragazzo, abbozzando un sorriso e avvicinandosi alle scale: «Ci sentiamo dopo, my lady?»
«Adrien...»
Il ragazzo si fermò, inclinando la testa e studiandola: non era da lei chiamarlo con il suo nome quando era trasformato e, le poche volte che lo aveva fatto, era stato per parlargli di cose serie; la vide ispirare profondamente e sentì un 'sii Ladybug' bisbigliato, che lo fece sorridere intenerito: «Mi piace quando. Uhm. Come hai detto tu acceleri un po' troppo.» iniziò Marinette, guardando in basso e sorridendo leggermente: «Ogni volta che sei così Chat è bello, perché mi fa rendere conto che sei finalmente libero.»
Adrien sorrise, intrecciando le mani con quelle di lei e tirandola verso di sé: «Mi sono innamorata da ragazzina dell'Adrien che era gentile e dolce, quello che mi ha offerto un ombrello in segno di pace; ho amato il giovane eroe che combatteva al mio fianco, sicuro di sé e sfrontato e adesso amo te, ti amo per ciò che sei ora.» Marinette allungò una mano, carezzandogli il viso: «Sono innamorata di te e, ogni volta che ci provi con me in quel modo, io mi sento desiderata ed ec-citata, solo...»
«Solo la tua timidezza cronica ti blocca. Lo so.» concluse per lei il ragazzo, prendendole le mani e portandosele alle labbra: «Anch'io ti amo per ciò che sei, Marinette.»
«Lo so, sono affascinante e bella, no?»
«Inizi a essere un po' troppo Ladybug ora.»
Marinette sorrise, allungandosi e baciandolo: «Ti amo, Adrien..»
«Ti amo anch'io.»
«E pretendo lo stesso la mia chiamata sdolcinata, stasera!»
«Come la signora comanda.»
Peacock sbadigliò, mentre aspettava che l'eroe nero finisse l'incontro con la sua bella.
Non sapeva di chi era la casa, finché non aveva visto la ragazza accompagnare fuori Chat Noir: Marinette Dupain-Cheng.
La fidanzatina di Adrien.
Mh. Interessante.
Le poche volte che aveva provato a interagirci, gli era sembrata un piccolo topolino tremante, e invece...
Beh, buono a sapersi.
«La signorina ha parecchio lavoro...» commentò fra sé e quasi gli veniva da ridere a pensare a quel perfettino di Adrien Agreste cornificato dall'eroe parigino.
Li osservò salutarsi con un bacio decisamente appassionato e poi il gatto balzò su un tetto, mentre la ragazza ritornava dentro l'abitazione.
Perfetto.
Peacock seguì l'eroe nero, finché questi non si fermò nei pressi della Tour Eiffel: «Vuoi qualcosa da me?» gli chiese, facendogli capire che si era accorto di essere stato pedinato.
Da modello qual era, si piazzò un sorriso sulla faccia e uscì allo scoperto, notando come lo sguardo verde dell'altro non lo perdesse di vista: «Lascia che mi presenti, sono Peacock.»
«Piacere. Immagino che il mio tu lo sappia già, in fondo sono molto famoso.»
«Ovviamente. Sei l'eroe di Parigi.»
«Cosa vuoi da me.»
Un tipo parecchio deciso.
Un po' gli piaceva: sarebbe stato un ottimo compagno di bevute.
«Solo presentarmi.»
«Dovrebbe interessarmi sapere chi sei?» gli domandò Chat, appoggiandosi a un comignolo e incrociando le braccia: «Sto aspettando.»
No. Ok. Lo odiava.
«Beh, siamo possessori di Miraculous entrambi, mi sembrava giusto presentarmi.»
Chat Noir lo fissò serio: «E quindi?»
«Pensavo di fare conoscenza.» buttò lì Peacock, sorridendo all'altro: «Scoprire chi sei nella vita...»
«Spiacente. Non rivelo certe informazioni al primo pennuto che passa.»
Come se gli interessasse...
«Ehi!»
«Senti, ho avuto una giornata stressante e sono stanco.» sentenziò Chat, ruotando il bastone e sorridendo freddamente: «Quindi se non ti dispiace, vorrei smetterla di sentire i tuoi starnazzi e andare a casa. Au revoir.»
«Chi cavolo era quello?» sbottò Adrien, atterrando in una delle stanze della casa e ordinando a Plagg di sciogliere la trasformazione.
«Non lo stai chiedendo a me, vero?» domandò la voce di suo padre e, solo allora, Adrien si accorse di aver scelto l'ufficio di suo padre come entrata: «Non lo sta chiedendo a me, Nooroo? Perché non ho la più pallida idea di cosa sta dicendo.»
Adrien annuì, avvicinandosi al divano e buttandocisi a peso morto: «Sembri stanco.» sentenziò Nooroo, fluttuandogli davanti la faccia: «E' successo qualcosa?»
«Ho solo incontrato uno strano tipo, si fa chiamare Peacock.» sbuffò il ragazzo, alzandosi in piedi e iniziando a camminare per la stanza, seguito dai due kwami: «Cosa cavolo sta succedendo a Parigi? Prima quegli strani attacchi, poi è tornata Lila e ha il Miraculous della Volpe, ora appare questo Peacock e dice di possedere un Miraculous anche lui...»
Gabriel si tolse gli occhiali, massaggiandosi il setto nasale: «Adrien, ricordi il libro sui supereroi?»
«Quello che io ho rubato dalla tua cassaforte, poi Marinette l'ha rubato a me e l'ha portato da Fu e dopo è stata due settimane buone incapace di dirmi qualcosa perché non sapeva da che parte iniziare?»
«Quello. Sinceramente non avrei saputo fare una spiegazione migliore.»
«Grazie. Comunque dicevi?»
«Un passaggio di quel libro, dice che i Miraculous appaiono dove c'è bisogno di loro.»
«E tradotto vuol dire che mister Miyagi se ne va a giro per il mondo, mollando i Miraculous a gente random.»
«Si potrebbe dire anche così. Sì. Comunque, quanti Miraculous ci sono a Parigi adesso?»
«Beh, contando i nostri, quello di Miyagi e gli altri due: siamo in sei.»
«Manca solo quello dell'Ape.»
«Papà, se...»
Gabriel si alzò, superando la scrivania e raggiungendo il figlio: «Sarò al tuo fianco, non m'importa cosa o chi dovremmo combattere.» dichiarò l'uomo, prendendo il figlio per le spalle: «Ho perso tua madre, non perderò anche te.»
«Che carino...» mormorò Marinette, parlando verso il telefono e tenendo il pizzo nero steso, mentre infilzava l'ago nella stoffa: «Tuo padre non sembra neanche più lui.»
«Stupisce anche me.» dichiarò la voce di Adrien, dall'altro capo: «E questo è quanto: quel pennuto vuole sapere chi sono e mio padre sembra sia a favore dell'apocalisse.»
«Pensi che dovremmo parlare con Fu?»
«Con il maestro Miyagi? Penso che quel vecchietto ne sappia più di noi.»
«Giusto.» sentenziò Marinette, infilando l'ago e prendendo, assieme alla stoffa, anche il suo dito: «Ahia!»
«Che stai facendo?»
La ragazza succhiò il dito punto, guardando poi malevola lo strumento di tortura: «Alya mi ha chiesto di sistemarle un vestito per domani. E' il grande giorno.»
«Giusto! E' domani. L'avevo dimenticato. Vuol dire che tutto questo casino è successo in una settimana?»
«Dura la vita degli eroi, eh?»
«Quando mi ha mollato l'anello, mister Miyagi poteva anche dirmelo che sarebbe stato così stancante, invece di entrare in casa d'altri...» Adrien si fermò e Marinette riprese il suo lavoro: «Secondo te com'è entrato in casa mia?»
«E da me?»
«Glielo devo chiedere la prossima volta.»
«Sai, vero, che non ti risponderà mai?»
«Tentar non nuoce.» sentenziò Adrien: «Noi che facciamo domani?»
«Andiamo a scuola come sempre.»
«Dicevo la sera. E' venerdì, siamo liberi. Che facciamo?»
«Hai qualche idea, mon minou?»
«Io ho tante idee.»
«Oltre a quelle.»
«Mh. Pensiamo: potremmo andare al cinema, è da un po' che non ci andiamo.»
«C'è qualcosa d'interessante?»
«Controllo subito.» Marinette ascoltò i rumori che provenivano dal cellulare: il rumore del materasso – Adrien doveva essere stato disteso –, la sedia spostata, i tasti che venivano premuti: «Allora, abbiamo un film sui supereroi...»
«L'ultima volta che ne abbiamo visto abbiamo iniziato a commentare su quanto tempo duravano i loro Miraculous.»
«Vero.»
«Questo sarà un horror? Un film con una casa maledetta è horror, secondo te?»
«Può essere. Oppure?»
«Abbiamo una storia drammatica, un film sullo spionaggio e uno sugli zombie.»
«Mh. Supereroi?»
«Supereroi sia.» dichiarò Adrien dall'altro capo del telefono: «Che spettacolo? Potremmo fare quello serale, così nel pomeriggio, non so, vuoi andare un po' per negozi?»
«Mh. Non ho niente da comprare...»
«Tu sei l'unica che quando il ragazzo bello e ricco – e sottolineo bello e ricco – le chiede se vuole andare per negozi, se ne esce con "non ho niente da comprare".»
«Sai che non...»
«Sì, lo so. Mi ami per il mio splendido carattere.»
«Puoi definire splendido carattere? C'è qualcosina del tuo carattere che non definirei splendida.» decretò Marinette, ridacchiando e abbandonando il lavoro, per prendere in mano l'album da disegno: «Comunque ho trovato qualcosa da comprare.»
«Fammi indovinare: stoffe?»
«Sì. Ho disegnato una nuova maglia e volevo vedere quale colore ti stava meglio. Non sei alzato o ingrassato, vero?»
«No, tranquilla.»
«Perfetto.»
«Nel caso potresti prendermi di nuovo le misure, per sicurezza. Mi piace quando mi prendi le misure, soprattutto per i pantaloni.»
«Lo immaginavo.»
«Quindi negozi e film per domani, ok?»
«Sai, vero, che succederà sicuramente qualcosa.»
«Non succederà assolutamente nulla.»
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