Capitolo 4
«Hai dei problemi con il tuo riflesso?» commentò Plagg, osservando il ragazzo che, da una buona manciata di minuti, si osservava allo specchio: «Altrimenti non capisco tutto questo tuo interesse per la tua figura.»
Adrien sorrise, continuando a fissare lo specchio: quando era uscito dalla doccia aveva dato un'occhiata al suo riflesso, iniziando a valutare con occhio critico i suoi lineamenti, i capelli biondi, gli occhi verdi e il fisico che, le lezioni di scherma e il lavoro da supereroe, avevano reso atletico e muscoloso.
Certo, non poteva competere con Kim, il suo vecchio compagno di scuola, che aveva fatto dello sport la sua vita, ma neanche sfigurava accanto a lui.
Il kwami nero si appoggiò al rubinetto, con un'espressione seria in volto: «Che problema c'è?» gli chiese, fissandolo attentamente e attendendo: nessuna battutina, nessuna frecciatina.
«Nulla.» mormorò Adrien, afferrando la maglietta bianca che aveva poggiato sul lavandino e infilandosela: lo avrebbe preso in giro a non finire, lo sapeva.
«Ti sei fissato per dieci minuti buoni. Per me c'è un problema.»
«Prometti di non ridere o fare battute.»
«E' come chiedermi di rimanere in astinenza dal camembert.»
Adrien sospirò, poggiando un fianco contro il mobile del lavabo e incrociando le braccia al petto: «Stavo cercando di capire come mi vede Marinette.» mormorò, chinando il capo e aspettandosi la risata del kwami; dopo un po', e notando il silenzio protratto, rialzò il capo e osservò l'esserino nero: «Plagg?»
«Sto cercando di capire se mi prendi in giro o fai sul serio.»
«Secondo te?»
Il kwami sbuffò, volando fino al viso del suo partner e studiando anche lui il riflesso: «Di sicuro centra quel tipo che viene a scuola, vero? Beh, secondo me ti vede come una meravigliosa forma di Camembert.» iniziò, incrociando le zampette e socchiudendo gli occhi verdi: «Una di quella marca costosa...»
«Quella che puzza di più. Ho capito quale. Grazie Plagg, è sempre bello essere paragonato a del formaggio.»
«Sei tu che me lo hai chiesto.» dichiarò il kwami, alzando le spalle e volando in camera, subito seguito da Adrien che si buttò sulla sedia, gettando indietro il capo e inspirando profondamente, ascoltando i rumori che Plagg faceva, mentre apriva la scatola di formaggio.
Il bussare alla porta lo fece issare su, pochi secondi prima che suo padre entrasse nella stanza: Gabriel guardò il figlio, poi il kwami nero che mangiava tranquillo il suo formaggio: «Com'è andata la giornata?» domandò l'uomo, chiudendo la porta dietro di sé e raggiungendo il letto.
Adrien lo seguì con lo sguardo, mentre il genitore si sedeva sul materasso e rimaneva pazientemente in attesa: «Al solito, più o meno.» mormoròil giovane, allungando le gambe davanti a sé: «Oggi siamo andati a incontrare il maestro Fu, per chiedergli qualcosa sul nemico di ieri sera e a quanto pare c'è tale Coeur Noir che vuole avere i Miraculous. Strano, vero? Questa mania di volere i Miraculous.»
«Il potere assoluto fa sempre gola.»
«Dovresti stare attento anche tu.» borbottò Adrien, passandosi una mano fra i capelli e portandosi indietro la frangia bionda: «Possiedi un Miraculous.»
«Non è un problema che ti riguarda.»
«Certo, che è un problema che mi riguarda.» sbottò Adrien, alzandosi in piedi e camminando stizzito verso la finestra: «Non sei intoccabile. Dovresti saperlo, ma ovviamente sia mai che ascolti qualcuno all'infuori di te.»
Gabriel abbozzò un sorriso, prendendo un fazzoletto dalla tasca della giacca: «Non ero venuto qui per litigare.» spiegò, togliendosi gli occhiali e iniziando a pulire le lenti: «Ma prometto che starò attento.»
«Ecco, bravo.» Adrien annuì, ritornando alla scrivania: «Se volevi sapere come ha preso Marinette l'invito...» si fermò, sorridendo al ricordo della ragazza: «Beh, direi che era felice. Felicissima.»
«Me lo ha detto Nathalie.»
«E allora perché sei qui?»
«Volevo parlare di te.» dichiarò Gabriel, rimettendosi gli occhiali: «Sei all'ultimo anno delle superiori, hai deciso cosa fare?»
Adrien fissò il genitore, poggiandosi contro la schiena della poltrona: «Ma come? Non hai già pianificato tutta la mia vita?»
«Dimostro di voler così tanto controllo?»
«Mi hai tenuto in casa finché non ho avuto i poteri di Plagg per fuggire...»
«Giusto. Bene. Hai ragione, ho avuto qualche problema con la gestione del controllo.»
«Solo quale? Vogliamo parlare anche della sicurezza di questa casa?»
«Parecchi problemi.»
«Adesso va bene.» sentenziò Adrien, sorridendo soddisfatto: «Riguardo alla tua domanda.» si fermò alzando le spalle: «Sono già Chat Noir, no?»
Suo padre rimase in silenzio per qualche secondo, poi si alzò: «Spero che sia uno dei tuoi scherzi.» dichiarò, voltandosi verso la porta e raggiungendola in pochi passi: «E che non sia l'unica carriera lavorativa che hai preso in considerazione.» concluse, girando la maniglia e uscendo dalla stanza.
«Sbaglio o qualcuno è appena stato rimproverato?» domandò Plagg, ingoiando l'ultimo pezzetto del formaggio.
Adrien sospirò, alzandosi e gettandosi sul letto: che cosa voleva adesso? Dopo aver pianificato la sua vita per così tanto tempo, adesso se ne usciva con quella domanda? Aveva pensato che suo padre avesse dei progetti per lui, che dovesse solo seguire la strada che gli indicava e tutto sarebbe andato bene.
Si girò sulla schiena, osservando il soffitto della camera, mentre allungava una mano verso il comodino e prendeva il cellulare: cercare il numero di Marinette e avviare la chiamata fu un gesto automatico.
«Adrien?» domandò la ragazza, non appena rispose: «E' successo qualcosa?»
«No.»
La sentì sospirare: «Ti prego, stasera non potrei davvero sopportare i tuoi giochi di parole.»
«Troppe emozioni nella stessa giornata, my lady?»
«Sì. Quello che ci ha detto il maestro Fu, l'invito di tuo padre...»
«Ti stai dimenticando di Alya che vorrebbe stuprarmi quando sono Chat Noir.»
«Giusto, come potevo dimenticarlo?» la sentì ridacchiare all'altro capo.
«Che stai facendo?» le domandò, mentre si accomodava meglio sul letto.
«Niente!»
«Mh. Voce acuta, risposta veloce. Qualcuno sta nascondendo qualcosa.»
«Assolutamente niente.»
«Mh.»
«Non stavo assolutamente guardando riviste con delle tue foto!»
Adrien scoppiò a ridere, scuotendo il capo: «Mi spieghi perché devi sbavare sulle riviste quando puoi avere l'originale?»
«Forza dell'abitudine?» borbottò la ragazza: «E non stavo sbavando!»
«Certo, certo.»
«E' successo qualcosa?» gli domandò nuovamente Marinette, dopo qualche secondo di silenzio: sicuramente la sua mente era al lavoro, pensando quali possibili cause avevano portato a quella chiamata.
«Volevo solo sentire la tua voce.»
«Ah. Perché?»
«Mh. Per ricaricarmi.» risposte tranquillo, socchiudendo gli occhi: «Anche se mi ricarico a modo solo quando ti abbraccio o ti bacio.» le spiegò velocemente, sentendola balbettare una risposta senza senso e rimase ad ascoltare quelle frasi senza senso, sorridendo divertito.
«Marinette?»
«S-sì?»
«Ti amo.»
Silenzio.
Troppo silenzio.
«Marinette?»
«Ehm, Adrien?» la voce di Tikki gli arrivò attraverso il telefono: «Marinette, ecco...come dire? E' rossa. Tanto rossa in volto e sta balbettando tantissimo.»
Il ragazzo rise, scuotendo il capo: «Te la lascio, Tikki.»
«Va bene, ci penso io! Buonanotte. Adrien. E salutami anche il formaggio-dipendente.»
Il biondo chiuse la chiamata, alzando lo sguardo verso Plagg che aveva finito di mangiare e lo guardava interessato: «A cosa ho appena assistito? Vero amore?»
«Ti saluta Tikki.»
«Oh.» mormorò il kwami, abbassando lo sguardo e grattandosi la testa, con fare imbarazzato, facendo sorridere il ragazzo: «Beh, buona notte Adrien.»
«Notte, Plagg.» Adrien l'osservò volare fino al suo giaciglio e acciambellarsi come un gatto, mentre lui si alzava e scostava le coperte: il suo cellulare vibrò e, mentre andava a premere l'interruttore della luce, dette un'occhiata ai messaggi appena arrivati.
Ti amo anch'io.
Scusa se non riesco mai a dirlo.
«Sono un'idiota.»
«Su, Marinette.» mormorò Tikki, cercando di intrufolarsi sotto al cuscino, che la ragazza teneva sulla testa: «Adrien sa come sai fatta.»
«Non fate altro che dirmelo tutti: "Adrien sa come fatta", "Adrien sa"...» borbottò Marinette, mettendosi seduta e osservando imbronciata la kwami: «Questo però non vuol dire che io non sia idiota.»
«Marinette!»
«Sì, lo so. Lo so. Dovrei essere più sicura di me.» sospirò la ragazza, prendendo un cuscino e stringendolo al petto: «Solo che non ci riesco, soprattutto quando parla di certe cose o mi dice...mi dice...» si bloccò, mentre il volto le diventò nuovamente rosso.
«Beh, pensa che è lo stesso ragazzo che hai rifiutato per parecchio tempo.» La ragazza gemette frustrata, nascondendo il volto contro il guanciale e attutendo così i gemiti: «Forse questo non devo dirlo.» mormorò la kwami, sospirando: «Marinette?»
«Uccidimi, Tikki.»
«Non posso.» ridacchiò la kwami, avvicinandosi alla ragazza e strusciandosi contro di lei: «E comunque non fai solo figure idiote con lui! Pensa a quanto sei cambiata, da quando non riuscivi neanche a parlargli: adesso state insieme, riesci a parlarci e scherzarci. Certo, alle volte la tua timidezza prende il sopravvento, ma è normale!»
Marinette si voltò, abbozzando un sorriso: «Grazie, Tikki.»
Chat sbadigliò, mentre camminava sul cornicione e osservava il golem, che si divertiva a lanciare vetture: «Dovrebbero creare la legge che i supercattivi non possono attaccare alle quattro di mattina.» bofonchiò, poggiandosi contro un comignolo e osservando il nemico: «Seriamente, ma non poteva rimanere a letto?»
Ladybug atterrò vicino a lui, allungando una mano e accarezzandogli la testa bionda: «Mai sentito dire che il male non dorme mai?» gli domandò, facendogli l'occhiolino: «Come mai così stanco, mon minou? Hai dormito male?»
«Beh, se qualcuno evitasse di mandare dichiarazioni d'amore, io mi riposerei tranquillamente.»
Ladybug rise, scuotendo il capo corvino: «Povero, gattino.»
«Mi sento preso in giro.» bofonchiò Chat, mettendo mano al bastone e ruotandolo: «Andiamo a sistemare quel cattivone? Sappi che dovrà morire fra atroci tormenti.»
La ragazza annuì, prendendo lo yo-yo e lanciandolo contro il comignolo della casa davanti a quella dove si erano fermati: «Vorrà dire che ti porterò un po' di croissant a scuola.»
«Ehi, è un promessa!» esclamò Chat, balzando in avanti e usando il bastone per arrivare sul tetto opposto.
«Allora, secondo te dov'è il cristallo nero?» domandò Ladybug, saltando su un altro tetto e raggiungendo il golem, che aveva iniziato a colpire un pullman.
«Bella domanda. Quel coso è fatto tutto di pietra, mi ricorda Ivan quando era Coeur de pierre.» bofonchiò Chat, accucciandosi e studiando l'avversario: «Provo a distruggerlo con il mio cataclisma? Magari è all'interno come con il bestione di ghiaccio.»
«Tentiamo.»
Chat annuì, balzando giù e attivando il proprio potere speciale, correndo poi verso il golem e, schivando una macchina che gli era stata lanciata contro, toccando il nemico, riducendolo in mille pezzi: «Ehi, ce l'ho fatta!» esclamò contento l'eroe, voltandosi verso l'alto e facendo il segno della vittoria.
Ladybug gioì ma il sorriso si spense, quando vide le pietre riunirsi nuovamente e creare due golem: «Chat, attento!»
«Cosa? Ehi, ma così non vale!» dichiarò, indicando i due bestioni di pietra e schivando l'attacco del primo: «My lady, che ne dici di vedere qual è l'oggetto fortunato della giornata?» domandò, ritornando al sicuro sul tetto e osservando i due golem che alzavano i pugni contro di lui.
La ragazza annuì, lanciando in aria lo yo-yo e osservando materializzarsi una corda elastica: «Oh. Bene.» borbottò Chat, incrociando le braccia: «Ora spiegami come sconfiggiamo due golem di pietra con questo, per favore. Sono curioso.»
«Fammi pensare...» mormorò Ladybug, iniziando a guardarsi intorno alla ricerca di qualcosa.
«Mai una volta che si materializzasse un carro armato o un bazooka.»
«Chat!»
«Sto zitto. Ho capito.»
La ragazza inspirò profondamente, finché non iniziò a formarsi un piano nella sua mente e, dopo averlo spiegato al compagno, saltò giù e legò un capo della corda a una vettura e poi, mentre Chat li distraeva, la fece girare attorno ai due golem, facendo sì che si scontrassero fra di loro e si distruggessero: «Il cristallo nero! Prima che si moltiplichino ancora.» esclamò il ragazzo, indicando la pietra nera, che la ragazza distrusse con il proprio yo-yo.
Infine, Ladybug lanciò il lucky charm e tutto tornò alla normalità: «Ora, come la seguirò la lezione di matematica oggi?» domandò Chat, sbadigliando e avvicinandosi alla ragazza: «Ripeto: dovrebbero fare una legge.»
«Beh, puoi dormire un altro po' appena tornato a casa.»
«Vorresti farmi compagnia, my lady?»
«Sarebbe un po' difficile spiegare ai miei perché non sono nel mio letto, non credi?»
Chat alzò le spalle, prendendole la mano e portandosela alle labbra: «Potrei venire io nel tuo letto, allora.» dichiarò, passandole un braccio attorno alla vita e tirandola verso di sé: «Che ne pensi, my lady?»
Ladybug sorrise, alzandosi sulla punta dei piedi e avvicinando il proprio viso a quello del giovane: «Penso...» momorò, facendogli l'occhiolino e sfuggendo alla sua presa: «...che tu dovresti andare a dormire. Non so se ricordi, ma abbiamo anche fisica oggi.»
Il ragazzo sbuffò, alzando gli occhi al cielo: «Sai sempre come ferirmi, my lady.»
«Povero piccolo micetto.» mormorò Ladybug, saltellando verso di lui e baciandolo velocemente: «Ci vediamo dopo, Chat.» esclamò, sfuggendo nuovamente quando cercò di abbracciarla e lanciando il suo yo-yo verso il comignolo, saltando per aria e sparendo dietro l'edificio.
Chat sorrise, leccandosi le labbra e balzando sul tetto, nella stessa direzione in cui era sparita la sua signora, seguendola fino a casa e balzando sul terrazzino, nello stesso momento in cui la trasformazione si scioglieva: «Devi dirmi qualcosa? Ti sei lamentato finora che avevi poco tempo per dormire.» domandò Ladybug, incrociando le braccia e osservandolo rialzarsi, mentre Plagg planava sulla sdraio esausto.
Già. Perché l'aveva seguita?
Doveva smetterla di farsi prendere dall'istinto...
Affondò le mani nelle tasche dei pantaloni della tuta, che usava come pigiama, e abbozzò un sorriso: «Ho parlato con mio padre stasera, cioè ieri sera.» dichiarò, mettendosi seduto per terra, poggiando i gomiti sulle ginocchia e osservandola dal basso: «Ha voluto sapere cosa avevo in mente di fare della mia vita.»
«Adrien...»
«Ed io non ho saputo rispondergli.» continuò, abbassando lo sguardo e guardandosi le mani: «Ho sempre pensato che avrei dovuto seguire la strada che mi era stata imposta da lui e adesso...» si fermò, osservando la ragazza inginocchiarsi davanti a lui e prendergli una mano fra le sue: il beep-beep degli orecchini lo avvertì che la trasformazione di Ladybug era agli sgoccioli.
Abbassò lo sguardo, osservando il riverbero della luce della trasformazione che si scioglieva: «Alle volte t'invidio, Marinette.» dichiarò, alzando lo sguardo e incontrando il volto senza maschera della ragazza: «Tu sai cosa fare della tua vita, hai già deciso da parecchio tempo. Io...»
Marinette strinse la sua mano, sorridendo lieve: «Troverai...» si bloccò, scuotendo il capo e facendo ondeggiare le ciocche scure: «Troveremo la tua strada. Io ricevo sempre così tanto da te, stavolta sarò io a dare. Lasciami aiutarti.» allungò la mano libera, carezzandogli la guancia: «Fidati di me.»
Adrien liberò la mano, facendo scivolare le braccia attorno alla vita della giovane e attirandola verso di sé, socchiudendo gli occhi e ascoltando il respiro leggermente affannato: «Mi sono sempre fidato di te.» mormorò, respirando profondamente e sentendo il tocco delicato delle dita di Marinette fra i capelli.
Plagg sospirò, osservando i due giovani abbracciati, e scosse il capo: «Vorrei dire qualcosa sul fatto che nessuno mi ha dato del formaggio, ma penso non sia il momento.» dichiarò, voltandosi verso la sua compagna e vedendola annuire soddisfatta.
«Ti vedo assonnato.» constatò Gabriel, alzando gli occhi dal tablet e fissando il figlio che girava il caffè e tratteneva l'ennesimo sbadiglio.
«Succede se un golem impazzito, decide di fare un po' di casino alle quattro di mattina.» borbottò Adrien, prendendosi il setto nasale tra l'indice e il pollice: fra lo scontro, il discorso con Marinette e il ritorno a casa, praticamente non aveva più toccato il letto: «Tu almeno avevi orari decenti.»
Il padre sbuffò, scuotendo il capo: «Stavo pensando...» iniziò, mettendo da parte l'apparecchio e congiungendo le mani davanti a sé: «Di riportare il Miraculous di Nooroo a Fu.»
«E perché?»
«In questo modo potrebbe trovare un proprietario migliore di me.» sentenziò l'uomo, accarezzandosi la spilla che teneva alla cravatta: «Ne ho parlato con Nooroo, ieri sera.»
«E che ne pensa?»
«Non è d'accordo.»
Adrien sorrise, portandosi la tazzina alle labbra e bevendo il caffè, sperando che l'aiutasse a svegliarsi: «E se finisse in mani peggiori delle tue?» domandò, guardando il padre: «Preferirei sapere il Miraculous con te, piuttosto che preoccuparmi di chi potrebbe usarlo.»
«Adrien.»
«Sì?»
«Vorrei fare qualcosa per aiutarvi, tu e Ladybug.»
Il ragazzo annuì, posando la tazza: «Tieni al sicuro Nooroo, allora. Se questo fantomatico Coeur Noir vuole i Miraculous, fa sì che non trovi il tuo.» dichiarò, alzandosi dal tavolo: «E ora, se vuoi scusarmi, una certa coccinellina mi ha promesso dei croissants!»
«Io non sono d'accordo e anche Adrien.»
«Lo so.»
«E allora perché siamo qui?»
L'uomo non rispose, facendo scivolare lo sguardo dal kwami alla porta che si apriva: «Fu.»
L'anziano sorrise, annuendo tranquillamente: «Aspettavo una vostra visita.» dichiarò, facendosi da parte e invitandoli a entrare: «Nooroo. Papillon.»
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