capitolo 19
Sarah sorrise, mentre versava l'acqua calda nelle tazze e ascoltava distrattamente le chiacchiere di Alex e Mikko; quasi le veniva da ridere, ricordando come la kwami non avesse visto di buon occhio il ragazzo, all'inizio della loro avventura: quando lei aveva ricevuto il Miraculous dell'Ape e la missione di combattere Coeur Noir, le era stato naturale mettere al corrente di tutto Alex.
Lui era il suo migliore e unico amico.
Lui c'era sempre stato, da che lei aveva memoria.
E tenerlo all'oscuro di una parte della sua vita...
Era stato impensabile per Sarah.
All'inizio, Alex non aveva creduto alle sue parole ma, quando poi si era trasformata di fronte ai suoi occhi, era andato completamente fuori di testa, decidendo di aiutarla: ogni supereroe che si rispetti ha una spalla che lo aiuta, le aveva detto con un sorriso; ideando poi un programma per il pc, in modo da aiutarla nel combattere Coeur Noir.
Le doti di hacker di Alex erano state ampiamente utilizzate, permettendo ai due ragazzi di fermare gli attacchi della nemica, finché quest'ultima non era corsa a Parigi.
«Come sta andando?» domandò il ragazzo, sorridendole quando lei gli posò davanti la tazza fumante: «Ah! Vero caffè istantaneo americano!»
«Per ora va.» dichiarò Sarah, sedendosi davanti a lui e sorridendogli: «Qua non sono sola.»
«Cosa?»
«A Parigi lavoravano già due eroi.» spiegò la ragazza, portandosi la tazza alle labbra e bevendo una generosa dose di caffé: «Ladybug e Chat Noir.»
«Ma dai!»
«E non sono i soli, al momento siamo in sette supereroi che proteggono Parigi.»
«C'è un ritrovo all'Avengers, per caso?» domandò Alex, sorridendole: «Io chi faccio? Nick Fury?»
«Scemo.» dichiarò Sarah, scuotendo il capo biondo: «Comunque, oltre ai due che ti ho detto ci sono anche Volpina, Tortoise, Peacock e Papillon.»
«Tutti animali, eh?»
«Tutti possessori di Miraculous.»
Alex annuì, massaggiandosi il mento e sorridendo alle notizie dell'amica: «Quindi vi siete coalizzati contro Coeur?»
«Sì.» dichiarò la ragazza, asserendo con la testa: «A parte Papillon, che si fa vedere ogni tanto, stiamo tutti combattendo le forze della nostra cara amica.»
«Ed io che sono corso qua perché pensavo che avevi bisogno di Mister Hacker.»
«Seriamente, continuo a dire che questo nome fa schifo.»
Alex fece una smorfia, bevendo un po' del suo caffè: «Allora? Li hai già conosciuti tutti? Intendo senza maschera.»
«Ehm. No.»
«E perché?»
«Penso sia il caso di tenere il lato da supereroe nascosto. Sai con Coeur Noir...»
«Sai, con Coeur Noir, forse sarebbe meglio sapere chi sono i tuoi alleati invece di brancolare nel buio.» dichiarò Alex, passandosi una mano fra i capelli scuri: «Ricordati che lei può essere ovunque.»
«Lo so.»
«Quindi facci un pensierino: non sarebbe male avere un gruppo all'Avengers. Questo mondo ha veramente bisogno di gente come voi.»
«Guarda che anche tu hai i poteri.»
«Già. Sono un mago quando si tratta di hackerare.» dichiarò il ragazzo, facendole l'occhiolino: «E tu, Mikko, qual è la tua opinione in merito?»
«Io rispetto le decisioni di Sarah.» dichiarò la kwami che, fino a quel momento, era rimasta in silenzio a mangiare il miele: «Ma non mi dispiacerebbe incontrare i miei vecchi amici.»
«Ecco! Fallo per Mikko! Povera, adesso che potrebbe trovarti altri folletti come lei...»
«Siamo kwami, Alex.»
«Ma non può incontrarli perché tu, egoista!, hai deciso di non dire niente.»
«Ok. Ci penserò!» sbuffò Sarah, alzando gli occhi al cielo: «Quando hai detto che torni a casa?»
«Non l'ho detto. Comunque penso che starò una settimana, forse due: giusto per vedere se le cose sono a posto e poi tornerò a fare la noiosa vita dello studente.»
«I tuoi come stanno?»
«Al solito: mio padre è il solito generale di sempre, mia madre è la solita sclerata di sempre...» dichiarò Alex, sorridendo: «Non ti dico come è andata fuori di testa quando ha saputo che sarei venuto in Europa. Da solo.»
«Posso immaginarlo.»
«Tua madre da quanto non la senti?»
«Ehm. Un po'.»
«Ecco, mi ha detto di dirti: chiama, figlia ingrata!»
«Devo ricordarmi di chiamarla.»
«Brava.»
Rafael osservò il posto dove Flaffy l'aveva portato: dietro la porta, sopra cui capeggiava l'insegna Centro Massaggi Cinese Da Fu con Ardore, c'era la persona che gli aveva consegnato il Miraculous del Pavone.
Finalmente avrebbe avuto delle risposte.
Finalmente avrebbe saputo il perché.
Si fermò, osservando la porta aprirsi e la figura di Gabriel Agreste uscire dal locale: perché era lì?, si chiese Rafael, nascondendosi per non essere visto dallo stilista e l'osservò mentre, con il suo solito portamento austero ed elegante, superava il suo nascondiglio e se ne andava tranquillamente per la sua strada.
«Flaffy.» mormorò Rafael, uscendo e notando l'uomo raggiungere la strada principale: «Perché l'uomo per cui sfilo era qui?»
«Ehi, sono un kwami! Mica un veggente!»
«Giusto.» Il ragazzo sospirò, voltandosi verso la porta e annuendo fra sé: «Andiamo.» dichiarò ad alta voce, facendo un passo verso la porta e notandola aprirsi un'altra volta.
Un vecchietto uscì e, dopo averlo visto, gli sorrise affabile: «Ti stavo aspettando, Peacock.»
Adrien sbadigliò, aprendo il frigo e cercando qualcosa da sgranocchiare: aveva cenato da solo, poiché suo padre era chissà dove e, quando era tornato dalla ronda, il genitore era ancora dato per disperso.
Pure Nathalie non sapeva dove fosse.
Ma su quella donna, ultimamente, non si poteva fare più di tanto affidamento.
«Ha bisogno veramente di una vacanza.» dichiarò il ragazzo, dando un'occhiata a ciò che il frigo conteneva: tacchino a fette – avanzo della cena -, la scorta di camembert di Plagg, yogurt vari...
Afferrò uno di quest'ultimi, andando poi alla ricerca di una tazza e dei cereali e, dopo aver trafficato un po', si mise comodo sul bancone della cucina a mangiare la pappa: «Il mio camembert?» domandò Plagg che, fino a quel momento, era rimasto in silenzio a finire una scatola di formaggio.
«Ne hai fatta fuori una ora!»
«Ehi, io ho fame!»
«In frigo.»
«Potresti prendermelo...»
«Puoi prendertelo da solo.» dichiarò il ragazzo, infilandosi una cucchiata di yogurt e cereali in bocca: «Non ho usato i miei poteri, stasera.»
«Non ci sono più i Portatori di una volta.»
Adrien lo scimmiottò, notando poi il genitore entrare nella cucina: «Alla buon'ora! Iniziavo a preoccuparmi, sai?» dichiarò, continuando a mangiare il suo spuntino e osservando Gabriel avvicinarsi al frigo e tirare fuori il tacchino: «Dov'eri?»
Il genitore lo ignorò, prendendo una baguette e preparandosi uno spuntino: «Ero da Fu.» dichiarò, mentre richiudeva il sacchetto del pane e lo riponeva; addentando poi il panino appena fatto: «Volevo chiedergli alcune cose.»
«Roba lunga, immagino.»
«Abbastanza.»
«Hai di nuovo provato a ridargli Nooroo?» domandò Adrien, indicando il kwami viola che, con una generosa manciata di caramelle fra le zampette, si era accomodato accanto a Plagg.
«No.»
«Mh. Siamo di poche parole stasera.»
«Diciamo che devo ancora assimilare il tutto.»
«Cosa ti ha detto Fu?»
Gabriel fissò il figlio, addentando il pane e masticandolo lentamente: «Non posso dirtelo.» dichiarò, buttando giù il boccone: «Non spetta a me dirlo.»
«Ma...»
«Non avrai una parola da me, Adrien.»
Rafael sorrise all'uomo, dando poi un'occhiata intorno a sé: «Le chiedo scusa per essere venuto qui a quest'ora, ma...» si fermò, massaggiandosi la nuca e osservando Flaffy che, comodamente seduto sul tavolino basso, restava in paziente attesa.
«Ma quando si ha bisogno di risposte ogni momento è buono.» concluse Fu, annuendo con la testa: «Perché ha scelto me? Perché ha dato a me il Miraculous del Pavone? Sono queste le domande che ti poni, vero?»
«Sì...»
«Perché io? Per cosa devo combattere? Perché sono diventato un eroe di Parigi?» continuò Fu, massaggiandosi il mento: «Tante domande, un'unica risposta.»
«Davvero?»
«Quando ti ho lasciato il Miraculous, io ho visto qualcosa in te: forse non te lo ricordi, ma quel giorno avevi aiutato una giovane mamma a ritrovare il proprio figlio, perso in un centro commerciale.» spiegò Fu, sorridendogli: «Ti ho osservato e ho notato il buon cuore, che nascondi sotto questa facciata di strafottenza: ho visto il vero te, Rafael. E so che non sei quello che vuoi far credere di essere.»
«Ma...»
«Sei un bravo ragazzo. Se vedi qualcuno che ha bisogno di aiuto, ti lanci in suo soccorso. Questo ho visto in te, quel giorno. E per questo ho deciso che meritavi il Miraculous.»
«Io non sono come gli altri.»
«Lo sei, invece.»
«Io...»
«Rafael, devi credere in te. Devi credere in Peacock.»
«Ma io...»
«Sì, lo so. Sei abbastanza sicuro di te, ma lo sei come Rafael, il modello. Rafael, il favorito dalle donne. Come eroe...» Fu si fermò, sorridendo: «Come eroe devi ancora trovare la fiducia dentro di te.»
«Cosa è lei? Un dispensatore di frasi fatte?»
«Un tempo ero come te.»
«Bello e meraviglioso?»
«No. Un Portatore. Poi sono stato scelto come Gran Guardiano e ho dovuto decidere a chi donare i Miraculous.» si fermò, allungandosi e battendogli una mano sulla spalla: «Penso di aver fatto un bel lavoro, stavolta.»
Adrien sospirò, osservando il gruppetto riunito al Trocadéro: gli sembrava di essere tornato indietro nel tempo, quando la stessa sfida era stata lanciata. Ricordava come si era sentito felice di poter partecipare e di come era arrivato lì in anticipo, ancor prima dei due sfidanti, e aveva atteso l'arrivo di tutti gli altri.
Rose e Juleka erano giunte assieme a Nathanel.
Poi Max e Kim, l'insperabile duo.
Dopo erano giunti Ivan, Myléne e Nino.
Alya era corsa giù per le scale, il telefono in mano mentre chiamava Marinette.
Chloé era arrivata, sbuffando, con Sabrina e poi si era attaccata al suo braccio e lui, facendo buon viso a cattivo gioco, aveva sopportato in silenzio.
Infine era arrivata lei, con lo striscione stretto sotto al braccio: aveva volato le scale ed era giunta fin da loro, mostrando poi orgogliosa il suo lavoro e arrossendo quando si era complimentato.
Per ultima era arrivata Alix, scivolando sui suoi roller.
Poi...
Poi beh, il resto era storia.
«Vi sposate?» domandò Kim, riportando alla realtà, mentre Adrien spostava lo sguardo dal gruppetto di ragazze, che aveva circondato Marinette, all'amico: «Accidenti! E pensare che non la consideravi nemmeno, quando eravamo in classe insieme!»
«Non è vero!»
«Andiamo, Adrien. Era già tanto se sapevi che stava dietro di te in classe.»
«Ma non è così.» sbottò il ragazzo: era sempre stato fin troppo consapevole di Marinette, fin dal primo giorno che l'aveva conosciuta. Non considerarla? Era stato impossibile per lui.
«Posso confermare.» dichiarò Nino, avvicinandosi e prendendoli entrambi per le spalle: «Adrien è sempre stato innamorato perso di Marinette. Solo non se ne rendeva conto.»
«Ma...»
«Kim, su.» esclamò Alix, scivolando sulle ruote fino a loro e assestando una manata fra le scapole del ragazzo: nonostante fosse piccolina, la ragazza aveva veramente forza: «Non sforzare l'unico neurone che hai: tutti ci siamo accorti che Marinette era stracotta di Adrien e Adrien perso per Marinette. Solo i diretti interessati, tu e Chloe.»
«Uao!»
«Di che parlate?» domandò Marinette, giungendo fino a loro e aggrappandosi al braccio di Adrien, facendo vagare lo sguardo sugli altri.
«Di quanto eravate tonti?» buttò lì Alix, ridacchiando: «Marinette poi era la tontaggine fatta persona: insomma, non si è accorta che Nath aveva una cotta per lei, non si è accorta che Adrien moriva per lei...» si fermò, scuotendo il capo: «Nemmeno di Nino ti sei accorta.»
«Puoi finirla?»
«Tutti pazzi per Marinette, nella nostra classe.» ridacchiò Nino, assestando una gomitata al biondo: «E questo qua è stato il vincitore.»
«Come se fossi un premio.»
«Ma lo sei, principessa.» dichiarò Adrien, facendole l'occhiolino e liberando il braccio dalla sua presa, passandoglielo attorno alle spalle e stringendola a sé: «Ovviamente ti ha vinta il migliore.»
«Quando il tuo ego si darà una calmata, mon minou?»
«Mai.» rispose prontamente Adrien, ridacchiando: «E poi devo compensare il tuo ego inesistente.»
«Ma non c'è bisogno. Davvero.»
«Invece c'è bisogno. Davvero.»
«La finite?» sbuffò Nino, scuotendo il capo di fronte ai due: «Ok, che vi sposerete in un futuro non troppo lontano, ma i vostri bisticci da coppietta di novelli sposi teneteveli per voi.»
«Tutta invidia, bro.»
Alix sospirò, osservando Nino spintonare l'amico: «Andiamo, gorillone.» dichiarò, tirando per la maglia Kim: «E' il momento della nostra sfida.»
«Sei pronta a mangiare la mia polvere, nanerottola?»
«Casomai il contrario.»
«Secondo voi stanno insieme?» domandò Nino, mettendo mano al cellulare e pronto a filmare tutta la gara: «No, perché...»
«Non lo so.» commentò Adrien, sistemandosi sul marciapiede dietro a Max che, come la volta precedente, era il giudice indiscusso della sfida: «Però starebbero bene insieme.»
«Attualmente sono usciti tre volte, altre cinque volte però Kim è stato rifiutato da Alix.» spiegò Max, captando la conversazione: «Non si può dire che loro siano una coppia, ma sono al 74% per diventarlo ufficialmente.»
«Grazie, Max!»
«Di niente, Adrien.» esclamò l'altro, sistemandosi gli occhiali: «Quando una sfida a Ultimate Strike?»
«Sfida a Ultimate Strike?» domandò Marinette, illuminandosi in volto: «Posso partecipare?»
«No.» fu la risposta unanime dei due ragazzi; la ragazza li guardò alternativamente, sgranando gli occhi e poi borbottando qualcosa senza senso che Adrien non si curò di capire.
Alix e Kim si misero in posizione, mentre Max ricordava a tutti i punti della sfida in questione: tre giri del Trocadéro – Max correndo, Alix sui suoi pattini – e chi sarebbe arrivato per ultimo sarebbe stato servo dell'altro per un mese.
Esattamente come la volta precedente.
Max diede il via e Kim partì subito in quarta con Alix alle costole: «Ma non doveva venire anche Sarah?» domandò Adrien, non notando l'amica fra il gruppetto e spostando poi lo sguardo sulla ragazza al suo fianco.
«Mi ha mandato un messaggio stamattina: a quanto pare è venuto a trovarla un suo amico.»
«Capito.»
Kim passò davanti a loro, decretando l'inizio del secondo giro, e poco dopo anche Alix sfrecciò davanti.
«Stavolta vincerà Kim.»
«Vuoi scommettere, mon minou?»
«E cosa? Chi scommette sul perdente fa da servo all'altro?»
«Ma tu sei già il mio cavalier servente, mon minou.» dichiarò Marinette, sorridendogli e iniziando a picchiettarsi un dito sulle labbra e alzando lo sguardo verso il cielo: «Ci sono: chi perde dovrà salutare l'altro con un bacio, ogni giorno, per un mese.»
«Non è quello che facciamo sempre?»
«No. Tu mi salti addosso quando hai voglia.»
«Non è che ti lamenti.»
«Ultimo giro!» esclamò Max, voltandosi indietro e fissando i due: «Facciamo che chi perde farà un regalo all'altro, ogni giorno, per un mese?»
«Ci sto!» dichiarò Adrien, facendo l'occhiolino a Marinette: «Kim.»
«Alix.»
Si voltarono, osservando il loro amico correre per l'ultimo rettilineo: Kim avanzava con il passo pesante, mentre dietro di lui, Alix scivolava veloce sulle sue ruote; la ragazza lo raggiunse, chinandosi e sfruttando la spinta dei suoi pattini, superandolo e portandosi in vantaggio: «Ho vinto!» esclamò Marinette, gettando le braccia per aria e saltellando sul posto, quando l'amica tagliò per prima il traguardo.
«Kim!» sbottò Adrien, scuotendo il capo con il sorriso sulle labbra, osservando l'amico giungere al traguardo e piegandosi in due sulle ginocchia: «Mi hai fatto perdere la scommessa! Avevo puntato su di te!»
«Questo perché non sai scegliere il cavallo vincente, Agreste!» dichiarò Alix, tornando indietro e poggiandosi sulle spalle del suo sfidante: «Kim non potrà mai battermi!»
«Lo vedremo, nanerottola!»
«Oh! Che paura!»
Sarah lesse velocemente il messaggio che Marinette le aveva mandato, informandola su come si era conclusa la sfida fra Alix e il fantomatico Kim, di cui lei aveva solo sentito parlare; sorrise, digitando velocemente una risposta e osservando il posto vuoto davanti a sé: Alex era corso in bagno, adducendo al fatto che, a quanto pareva, aveva preso un qualche virus intestinale e non era più tornato.
«Spero non sia morto.» borbottò la ragazza, girando il the che aveva ordinato e sospirando, prima che alcune urla dall'esterno l'attirassero: «Coeur Noir.» mormorò, osservando il guerriero nero che, in mezzo alla strada, tagliava qualsiasi cosa si parasse sul suo cammino.
Chat balzò su un tetto, notando la figura di Tortoise correre sull'edificio dall'altro lato della strada: lo salutò con un gesto della mano, mentre seguiva la sua lady e saltava sull'ennesimo tetto: «Volpina!» esclamò Ladybug, indicando il fascio arancio che, alla loro destra, solcava il cielo.
«Perfetto, manca solo il pennuto.» dichiarò l'eroe nero, mettendo mano al bastone e usandolo per raggiungere il tetto dalla parte opposta della strada.
«Mi hai chiamato?» dichiarò Peacock, balzando dietro di lui: «Uno spera di riposarsi e invece gli tocca correre a salvare la città. Bah.»
«E' quello che fanno gli eroi, pennuto.»
«Ho finito il tetto!» urlò dall'altro lato Tortoise, fermandosi e osservando la distanza che lo separava dall'altro lato: fece alcuni passi indietro e poi si lanciò dalla parte opposta, atterrando con tutto il suo peso sul tetto.
«Torty!» sbottò Chat, evitando una tegola che era stata scagliata via dall'atterraggio dell'eroe in verde: «Per te sono vietati i salti.»
«Scusate.»
«Ma non puoi usare il tuo scudo come Silver Surfer?» domandò Peacock, osservando Tortoise e scuotendo il capo: «Non è che dobbiamo fare più danni dei nostri nemici.»
«Sarebbe figo lo scudo-surf.» commentò Chat, mettendosi in posa e imitando quella di un surfista: «Può funzionare?»
«Non ho mai provato.» mormorò Tortoise, dando una pacca allo scudo che teneva appeso alla schiena: «Chissà se funziona. Per ora l'ho usato solo come scudo o come arma da lancio.»
«Cioè lo lanci come Captain America? Figo!»
«Voi tre!» esclamò Ladybug, portando l'attenzione dei tre eroi su di lei che, con le mani piantate sui fianchi, li osservava severa: «Potete chiacchierare dopo? Non so se ve lo ricordate, ma abbiamo un guerriero nero che sta distruggendo Parigi!»
«Hai ragione, Ladybug. Scusaci.»
«Agli ordini, boss.»
«Come la mia lady comanda.»
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