Capitolo 8.
«Chiama quegli stronzi, ora» urlo contro la mia amica attirando diverse occhiate di disapprovazione.
«Non ho i loro numeri, calmati non è così grave» mi dice cercando di tranquillizzarmi ma, in fondo, nemmeno lei è convinta. Sappiamo quanto questa cosa possa portare a conseguenze disastrose e, in particolar modo, nella vita dei due artisti.
Mi alzo dal tavolo lasciando la mia ordinazione intatta e corro letteralmente fuori. Ho bisogno di prendere una bocca d'aria fresca e di calmare i bollenti spiriti. Sono furiosa, mi sento violata e presa in giro. Non avevo fatto nulla di male e non vedevo il motivo di andare a scrivere falsità su tutti gli articoli dei gossip esistenti. Non è illegale riportare fake news online, no?
«Sole?»
Mi volto in direzione della voce e mi ritrovo faccia a faccia con un Liam incappucciato.
Respiro e mi rilasso impercettibilmente. Mi guarda con un cipiglio nervoso ma scuote la testa come a voler scacciare via tutti i pensieri che gli frullano nella testa.
«Hai...hai visto?» mi domanda incerto.
«Persino nel Burundi lo hanno letto, ti rendi conto? Devi fare qualcosa, per favore non so chiama qualcuno e fai cancellare le foto» dico piagnucolando e gesticolando in maniera pronunciata. Sono abbastanza fuori di me e, anche se non vorrei prendermela con lui, so che comunque parte della colpa è la loro. Se non fossero stati famosi e con i paparazzi alle calcagne tutto questo non sarebbe mai accaduto.
«Non è così semplice, i giornali distorcono la realtà e la montano in base a ciò che potrebbe farli guadagnare. Sono spietati e non hanno rispetto per nessuno, mi dispiace ci sia capitata in mezzo ma non possiamo farci nulla» mi spiega con un velo di rammarico nella voce ma non sembra realmente preoccupato. Probabilmente ci è abituato, ma io no e non voglio assolutamente che la cosa degeneri. Era innaturale come tutto fosse esploso senza nemmeno rendercene conto.
Sospirai poggiandomi contro la parete alle mie spalle. Se loro non potevano far nulla figuriamoci io.
«Sai, per quanto mi riguarda non importa di quello che dicono e credimi, non dovrebbe nemmeno a te» sorride posandomi una mano sul braccio come a volermi convincere che, in realtà, non è così brutto come sembra.
«In proposito, vedi mi piacerebbe inviarti fuori se ti va, e emh si, potremmo andare a cenare e poi raggiungere gli altri, c'è una festa niente male stasera e...e...» tenta di trovare le parole giuste ma lo blocco. È così adorabile che mi dispiace vederlo crogiolare nel suo stesso imbarazzo. Lo abbraccio d'istinto e sorrido tra me e me. Dopotutto se dovevo essere citata per qualcosa che non avevo fatto, tanto valeva farla realmente. Non mi dispiaceva l'idea di passare un po' di tempo con Liam, mi avrebbe fatto bene. Era un bel ragazzo nonché intelligente e, a differenza di molti, non concentrava tutte le conversazioni su se stesso. Si interessava alla mia vita ed era disponibile ad ascoltarmi senza interrompermi. Mi piaceva questo lato “normale” del suo carattere.
«Ma certo che ci vengo» gli sorrido staccandomi dall'abbraccio.
Il suo, a sua volta, si allarga ulteriormente e non posso far altro che ricambiare. Mi sentivo bene in sua compagnia nonostante lo conoscessi appena. Ero consapevole che tra di noi le cose non sarebbero mai potute andare oltre la semplice amicizia ma, dopotutto, non c'era niente di male a passare del tempo insieme. Sarebbe stata una bella storia da raccontare ai nipoti, un giorno.
«A-allora passo a prenderti in hotel più tardi. Questo è il mio numero, chiamami» mi lascia un biglietto rilegato molto elegante sulla quale è presente il suo numero di cellulare e l'indirizzo e-mail.
Annuisco e dopo averlo salutato rientro dentro dove Giorgia, dopo essersi spazzolata anche il mio cibo, mi guarda con sguardo languido. Ha un sopracciglio alzato e non promette nulla di buono.
«Bene bene bene, tu e Liam Payne eh?» dice ironica sorseggiando il cappuccino.
«Sta zitta» la rimprovero. Solo ora mi rendo conto di essermi scavata praticamente la fossa da sola. Avevo accettato d'impulso e ancora una volta avevo messo a repentaglio la mia ma, sopratutto, la sua reputazione. Avrei dovuto pensarci meglio anziché comportarmi come una ragazzina con gli ormoni impazziti. Certo, non accadeva tutti i giorni che un tipo come Liam ti invitasse ad uscire e, ancora meno, che accadesse ad una come me. Ma questo non giustificava il fatto di essermi buttata letteralmente tra le sue braccia. Se i giornali si erano inventati storie assurde per cose mai accadute, non osavo immaginare cosa sarebbe accaduto dopo stasera.
Chissà cosa ne pensa Harry...
«Cazzo ma è tardissimo, dobbiamo agghindarti» mi risveglia ad un certo punto trascinandomi fuori.
*
«No questo no, è troppo» le dico contrariata mentre mi ammiro allo specchio. Sotto sue minacce mi aveva costretta a provare diversi abiti, naturalmente suoi, ma erano tutti troppo appariscenti.
«Ti sta benissimo, è adatto sia ad una cena con un figo spaziale sia ad un locale» mi dice guardandomi da dietro.
«Io ti aspetto direttamente lì e si, dovrai raccontarmi tutti i particolari a luci rosse» ammicca facendo ondeggiare il sopracciglio.
«Tu sei malata» l'accuso sedendomi sulla scrivania di fronte lo specchio.
«Forse» sorride prendendo la piastra ed iniziando ad arricciare le punte dei miei capelli.
Alle otto in punto sentiamo bussare alla porta e drizzo in piedi. Mi guardo un'ultima volta allo specchio e con uno sbuffo tiro fuori tutta l'aria accumulata dai polmoni.
Alla fine avevo indossato, sotto forzatura, una tuta intera bianca larga sulle gambe e che arrivava poco sotto metà polpaccio. La parte superiore, invece, era molto semplice con uno scollo a V non molto profondo e le maniche a tre quarti.
Il trucco, fortunatamente, ero riuscita a stenderlo in maniera semplice e per nulla appariscente. Era l'ultima cosa che volevo.
Apro la porta e rimango quasi a bocca aperta. Un mazzo di girasoli, i miei preferiti, sono adagiati tra le mani di Liam che, bello come il sole, mi stava squadrando dalla testa ai piedi.
Mi metteva quasi a disagio il fatto che avesse pensato persino a prendermi dei fiori. Non per il costo o per la quantità esagerata ma, per il gesto in sé. Adorabile.
Per l'occasione indossava un jeans nero semplice e una camicia bianca arrotolata fino ai gomiti. Il ciuffo era stato pettinato all'indietro e, nonostante qualche ciocca fuoriposto, stava benissimo. Casual ma raffinato allo stesso tempo.
«Spero ti piacciano» dice porgendomi il mazzo e stampandomi un leggero bacio sulla guancia.
Non mi aspettavo un gesto così esplicito, sopratutto dopo la conversazione di quella mattina e, infatti, non ricambiai. Riposi i fiori in un vaso ed insieme uscimmo.
Il tragitto in auto fu abbastanza tranquillo, chiacchierammo del più e del meno e l'ansia svanì nel nulla.
Il luogo della cena, proprio come mi aspettavo, era elegante e moderno. Gli arredi laccati lucidi e i grandi lampadari neri rendevano l'atmosfera soft e preziosa. Il nostro tavolo affacciava su una vetrata con vista sulla città e le luci scintillavano di fronte ai nostri occhi. Tutto era stato curato nei minimi dettagli e mi sentivo lusingata dalle premure che quest'uomo mi stava riservando. Mi aveva aperto lo sportello dell'auto, mi aveva aiutata a togliere il cappotto e mi aveva persino scostato la sedia.
Era stato cortese ed educato dall'inizio alla fine, tutto perfetto. Ma sentivo che mancava qualcosa, c'era un particolare che non mi permetteva di apprezzare tutto pienamente. Solo non sapevo cosa. Era stato meraviglioso e, ovviamente, aveva insistito per pagare il conto. Praticamente l'appuntamento perfetto che tutte sognano, tranne forse io.
Ero più un tipo da fast food, cinema e schifezze durante la visione di un film. Mi piaceva andare a correre per smaltire lo stress e leggere libri fino a tarda notte. Disegnare cose astratte e cantare a squarciagola in camera.
Tutto questo era bello, bellissimo persino ma, allo stesso tempo, mi metteva a disagio. Io non ero così.
Ma, non lo dissi, non era giusto.
«Tutto bene? Mi sembri pensierosa» mi domanda mentre con la coda dell'occhio mi rivolge un'occhiata indagatoria. Da quando eravamo saliti in macchina non avevo emesso un fiato, ero troppo presa dai miei pensieri per farlo.
«Emh, si tutto bene» lo rassicurai sorridendogli timidamente.
Non rispose e riprese a guidare rilassandosi. Il locale era poco distante ed infatti arrivammo in pochi minuti.
«Vado a parcheggiare, tu entra pure» mi dice sporgendosi su di me per aprimi la portiera.
Esco e mi guardo intorno.
Il locale è gremito di persone e senza indugiare entro. Cerco con lo sguardo la capigliatura stavagante di Giorgia ma non riesco a vederla. Ci sono decine e decine di persone e la luce è talmente fioca che a malapena riesco a vedere oltre il mio naso. Non è un posto aperto a tutti, era evidente.
Quindi trovare i miei compagni non sarebbe dovuto essere molto difficile.
Mi infilo nel fiume di persone che stanno danzando e bevendo e, prima di accedere al privè, vengo fermata per un braccio. Mi volto e quando intercetto lo sguardo infuocato di Harry, mi blocco sul posto. Lo sento trascinarmi dall'altra parte della sala e, senza protestare lo seguo.
Arriviamo di fronte una porta nera e dopo averla aperta mi incita ad entrare per prima. So che non dovrei fidarmi, so che dovrei stargli alla larga ed evitarlo perché, fin'ora, mi ha solo portato problemi. Ma quando mi scocca un'altra occhiata funesta, entro.
«Se può farlo Liam, io posso mille volte meglio» dice in tono graffiante prima di posare le labbra sulle mie.
SPAZIO AUTRICE
Harry e Liam.
Liam ed Harry.
Ci sarà davvero una competizione tra i due? Chi sceglierà alla fine Sole? Al prossimo aggiornamento babes, vi voglio bene ❤
Ig: redkhloewattpad/ _saradevincentiis
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