Capitolo 11.
«Ehi bella addormentata, siamo arrivati»
Un lamento strozzato abbandona le mie corde vocale e con poca eleganza mi volto dal lato opposto. Sento la testa scoppiarmi e la pesantezza degli ultimi giorni iniziare a consumarmi lentamente. Nonostante dormissi ogni notte come un orso in letargo, sembrava comunque che le ore notturne non fossero sufficienti per rimettermi in forze. Era tutto così assurdo e fuori dall'ordinario che persino pensare riusciva a logorarmi e a sfiancarmi.
«Mhh» strofino le mani sugli occhi consapevole di aver appena rovinato il trucco realizzato da Giò ma, non mi interessa. E' notte fonda e nonostante la stanchezza voglio accertarmi che Liam stia bene e che non c'è l'abbia con me. O con Harry. Rovinare la nostra amicizia nata da pochi giorni è una cosa, rovinare la loro che dura da tanti anni, beh è un'altra. Non voglio che il mio arrivo nelle loro vite porti ulteriore scompiglio. Non è giusto.
Lo guardo scendere dall'auto e con passo deciso fare il giro per poi aprirmi la portiera.
«A cosa devo tutta questa galanteria?» chiedo uscendo dall'abitacolo.
«Scherzi? Non posso correre il rischio che tu sbatta troppo forte la portiera della mia bimba» dice mentre accarezza con il dorso della mano il manto lucente dell'auto.
Alzo gli occhi al cielo ed evito di commentare. Lo supero guardandomi intorno e resto stupita nel constatare l'immenso grattacielo vetrato che si estende davanti i miei occhi. Un edificio imponente ma non curato come sarebbe dovuto essere. Si trova fuori città e tutto intorno sono presenti distese di erba non tagliata e poche case modeste. Anni luce lontana dalla sfavillante metropoli alla quale mi sono abituata.
«È la vecchia azienda dei Payne, è fallita dieci anni fa quando le continue alluvioni hanno costretto tutti ad abbandonare la zona» spiega rispondendo alle mie domande inespresse.
Faccio carico delle nuove informazioni accumulate e mi mordicchio il labbro con i denti. Non ero a conoscenza di questo particolare e penso così come anche il resto dei suoi fans. Probabilmente hanno voluto tenere segreta questa piccola parentesi per evitare che la reputazione di Liam venisse compromessa. E lo capisco. I paparazzi sono spietati così come gli editori e i giornalisti che non fanno altro che infangare e dirottare le notizie a loro piacimento. Non hanno conto della loro privacy né tanto meno dei sentimenti che i loro familiari possono provare nel leggere certe notizie sui loro cari. Sarà stato duro stare in silenzio mentre dei completi estranei affamati di gloria ti smontano sotto gli occhi di tutti.
«Ti accompagno su, spera che Liam sia venuto in auto o dovrete tornare entrambi a piedi» dice con la sua solita punta di acidità riportandomi alla realtà.
Scuoto la testa e lo seguo all'interno della struttura ormai quasi fatiscente. Le porte sono serrate ed infatti ci infiliamo attraverso un ingresso secondario lasciato semiaperto.
L'interno è polveroso e la puzza di umidità mista a chiuso mi fa quasi lacrimare gli occhi. La maggior parte dell'arredamento sembra essere rimasto intatto tranne per qualche graffito sparso e per i cocci rotti di bottiglie a terra. Tutto sembra essere rimasto come anni prima ma più trasandato ed usurato a causa del tempo e di qualche mascalzone.
«Dove credi che sia Liam?»
«Presumo sul terrazzo dell'ultimo piano» dice indicando sopra con un dito.
«E-e come, insomma dove sono le scale?» domando sentendomi ad un tratto meno sicura.
La sua figura si arresta per voltarsi a guardarmi, ha un sopracciglio contratto e lo sguardo curioso. Persino sotto la penombra di quel posto è impossibile non restare ammaliati dai tratti scolpiti del suo volto.
«Niente scale, questo posto ha ancora un ascensore funzionante e per di più la vista è mozzafiato. Si trova nella parte più esterna ed è interamente fatta di vetro, alle ragazze piace questo genere di cose, no?» sgrano gli occhi sentendo l'aria nei polmoni venir meno.
«Non che tu possa considerarti una ragazza, fin'ora mi hai mandato a fanculo circa quindici volte e ti ho vista grattarti il sedere più volte di quante tu abbia respirato» continua con un sorrisetto vispo sulle labbra.
«Io, i-io non posso... No, non p-posso...» balbetto facendo alcuni passi indietro. Indietreggio guardando il suo sguardo farsi sempre piu interrogativo e distante finché, tutto nero.
«Ma sei impazzita?»
Sento le sue braccia stringermi le spalle per aiutarmi a sollevare da terra. Sono inciampata su un vecchio pezzo di legno e capitolata a terra senza neanche rendermene conto.
«Stai bene? Si può sapere che cazzo ti è preso?» dice tenendomi ancora per le spalle scuotendomi lievemente.
Sento la testa pesante e scossa da capogiri che non mi permettono di stare in equilibrio. Se Harry non mi stesse tenendo probabilmente sarei già finita nuovamente al suolo.
«Si io...soffro di vertigini, n-non posso salire così in alto» continuo «non possiamo prendere le scale...?»
«Le scale? Sole sono venticinque piani» spiega cercando di farmi intuire la gravità della mia richiesta.
Sarebbero stati tanti da salire venticinque piani?
Sbuffo poggiandomi le mani sui fianchi e cercando di riacquistare un po' di autocontrollo. Sento il suo sguardo bruciarmi addosso ma non sono pronta ad incontrarlo, so l'effetto che i suoi occhi limpidi mi provocano e sono anche certa che mi distruggerebbe ancora di più.
«Chiama Liam, chiedigli di scendere e abbiamo risolto»
Per la prima volta senza controbattere lo vedo estrarre il cellulare ed immettere il numero dell'amico. Attendiamo diversi secondi finché non entra la segreteria telefonica.
Dopo aver provato un altro paio di volte ci arrendiamo.
«Che facciamo adesso?» chiedo guardandomi intorno. Più passa il tempo più avverto una tetra sensazione farmisi largo nel petto. L'edificio è buio tranne per la luce dei lampioni che filtra attraverso le finestre e le crepe nei muri. E gli unici rumori udibili sono i nostri respiri affannati e le tarme nei mobili di legno.
«Andiamocene, parlerai con Liam domani» dice con nonchalance indicandomi l'uscita poco distante.
La tentazione di raccogliere la sua offerta è tanta ma non posso aspettare che arrivi domattina. Non so, Liam solo in questo posto desolato e a quest'ora.
«Dobbiamo salire, magari posso fare le scale mentre tu puoi aspettarmi su con l'ascensore» tento.
«Senti non ho tempo da perdere, sono le tre del mattino e dovrei essere ad ubriacarmi piuttosto che qui e soprattutto con te. Quindi o prendi quel cazzo di ascensore oppure possiamo andarcene e affanculo Liam» sbraita accusandomi con un dito puntato contro. Nei suoi occhi non traspare più il senso di preoccupazione che gli ho letto poco prima e la cosa non mi sorprende. Nessuno è tanto importante quanto se stesso, è troppo egocentrico per concentrarsi anche solo due minuti su un altro essere umano.
Chiudo gli occhi incassando il colpo e respirando a pieni polmoni l'aria torbida del luogo.
«Va bene, saliamo»
SPAZIO AUTRICE
Hello guys!
Questa volta sono stata puntuale con l'aggiornamento settimanale e ne sono molto felice. Perdonate gli errori ma per postare non ho ancora avuto il tempo di dare una controllata, prometto che appena possibile lo farò.
Anyway, tra due giorni è ferragosto, che farete di bello? Siate già andati in vacanza? Fatemi sapere ❤
Ig: redkhloewattpad/ _saradevincentiis
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