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Ottobre - prima parte

"Secerni autem blandus amicus a vero et internosci tam potest, adhibita diligentia, quam omnia fucata et simulata a sinceris atque a veris", Anna finì di leggere e alzò lo sguardo verso il professore "che tradotto significa: stando bene attenti, può essere distinto e riconosciuto l'amico adulatore da quello vero, così come si riconosce ciò che è contraffatto e falso da ciò che è autentico e genuino".
Sorrise. Era in piedi, vicino alla cattedra, il libro di Seneca in mano e aveva appena finito un'interrogazione brillante. Si sarebbe potuta aspettare un applauso, se solo il resto della classe non fosse stato così distratto. Il professore la guardò, annuendo soddisfatto.
"Puoi andare a posto, D'Angelo. È un nove", disse. Il voto lo aveva scarabocchiato accanto al suo nome almeno dieci minuti prima. Anna aumentò la presa sul libro e strinse i denti nel sorriso.
"Grazie", rispose, chinando leggermente la testa. Poi chiuse il libro e tornò al banco. Silvia la stava aspettando raggiante nel posto accanto al suo.
"Ma come fai a sapere sempre tutto?", le chiese sottovoce non appena la compagna prese posto "Io studio ore e poi non mi ricordo nulla".
Anna sorrise ancora, alzando le spalle e scostandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
"Non esagerare", rispose sommessa. Il professore finì di scrivere qualcosa sul registro, poi si alzò e si schiarì la gola. Il brusio degli studenti si affievolì nel silenzio.
"Non sto esagerando! Vorrei essere come te a volte, sei perfetta davvero, dalla punta dei capelli fino ai piedi. Spero che almeno ti puzzino i piedi o sarebbe troppo", sospirò Silvia. Anna ridacchiò piano.
"Vedi che esageri?"
Silvia fece per parlare, ma l'amica le fece segno di tacere: il professore aveva iniziato la lezione. Anna prese il quaderno degli appunti da sotto al banco, lo aprì e prese una penna. Scriveva rapida, in una calligrafia chiara e ordinata. Ogni tanto Silvia buttava un occhio sul suo quaderno per copiare qualche concetto che si era persa nel discorso, per poi tornare a scarabocchiare fra i suoi appunti.
Quando la campanella suonò, il professore finì la spiegazione, sistemò i libri nella cartella e uscì, salutando la classe. Gli studenti, che erano rimasti in piedi, aspettarono che si fosse allontanato per avvicinarsi al banco dove erano sedute Anna e Silvia.
"Anna, ci devi salvare!", disse uno di loro.
"Domani c'è l'interrogazione della Fornari e nessuno sa un cazzo", disse un'altra. Anna accennò un sorriso.
"Non lo so, sono un po' impegnata con l'assemblea di questo mese"
"Ti prego, ti prego, ti prego!", quello che aveva parlato si mise in ginocchio davanti a lei. Gli altri ragazzi dietro gli davano manforte. Anna rimase in silenzio per qualche istante, poi sospirò e sorrise.
"Va bene, va bene, andrò volontaria. Però alzati adesso"
"Grazie! Sei fantastica!", esclamarono i due ragazzi. Anna venne sepolta dagli abbracci della classe e poco dopo si districò con un sorriso.
"Dai, per così poco", si schernì la ragazza, ridendo. Portò la mano davanti al viso in un gesto elegante, con l'imbarazzo che le colorava di rosso le guance.
"Dovremmo farti una statua prima o poi", le disse Silvia e poi scoppiò a ridere anche lei.

Cazzo se gliela dovevano fare una statua. Quegli idioti scansafatiche si limitavano a giocare alla PlayStation come bambini o andarsi a ubriacare in qualche buco di merda. Tanto poi avrebbero chiesto aiuto a lei, lei avrebbe accettato e tutto si sarebbe risolto. Anna strinse la presa sul manico della borsa, mentre camminava verso casa. L'aria di inizio ottobre era frizzante e fresca. Aveva dei compagni di classe stupidi, ignoranti e senza cervello, cazzoni di prima categoria. Li avrebbe mandati a fanculo uno alla volta, se avesse potuto, quegli ingrati: tanto era facile per loro prendere, prendere e prendere. Avrebbe urlato tutti gli insulti che le fossero passati in mente, per quei cervelli bacati che si ritrovavano, incapaci di imparare delle cazzate da ripetere a pappagallo davanti ai professori. Senza parlare dei professori!
Anna si fermò davanti al portone della sua palazzina, frugò velocemente nella borsa, scostando libri e quaderni e tirò fuori le chiavi. I professori che erano delle teste di cazzo allucinanti! Ma come aveva osato metterle nove? Nove?!
Infilò la chiave nella toppa, girò e aprì il portone. Entrò e lasciò che si chiudesse dietro di lei, per dirigersi verso l'ascensore. Si meritava dieci. Ecco cosa si meritava. Aveva fatto un'interrogazione perfetta, senza una sbavatura, aveva anche riportato un approfondimento sulle Lettere morali a Lucilio di Seneca ma quel coglione ovviamente si era limitato ad annuire annoiato senza ascoltarla. Tanto le avrebbe sempre messo lo stesso voto del cazzo. Un cartello era appeso alle porte dell'ascensore. C'era scritto "guasto". Merda, se n'era dimenticata. Dovevano andare tutti a...
"Oh, cara, ti dispiacerebbe aiutarmi con le buste della spesa?", chiese una voce dietro di lei. Anna inspirò e si voltò con un sorriso dipinto sul volto. Riconobbe la signora che abitava al piano di sotto rispetto al suo appartamento.
"Ma certo, Maria", spostò la cinghia della borsa sulla spalla e prese le buste che l'anziana donna le porgeva, quindi iniziò a salire le scale, seguita dalla vicina.
"Grazie, cara. Sai, la vecchiaia com'è. L'ascensore è ancora rotto, altrimenti le avrei portate da sola", commentò Maria.
"Non si preoccupi, se le serve una mano per me è un piacere"
"Sei proprio una cara ragazza. Ma fatti guardare! Ti sei fatta proprio una bella signorina"
Anna sorrise, scuotendo la testa.
"Grazie, ma..."
"Non fare la modesta, sei diventata proprio bella. Ce l'hai il fidanzato?"
Anna annuì, timidamente.
"Si, stiamo insieme da quattro mesi ormai"
"Oh, che ragazzo fortunato! Farà proprio bene a tenerti stretta!", esclamò la donna. Anna sorrise ancora. Erano arrivate al piano della signora Maria. La donna si fermò davanti alla porta del suo appartamento e frugò nella borsetta in cerca delle chiavi. Le tirò fuori e aprì la porta. Poi, riprese le buste dalle mani di Anna.
"Grazie, cara. Vuoi qualcosa? Ho fatto dei biscotti ieri sera per i miei nipotini, ma sono avanzati"
"Grazie Maria, ma ancora devo pranzare"
"Povera cara, e io ti ho fatto fare tutta questa fatica a stomaco vuoto. Sicura che non vuoi nulla?"
"Grazie mille, ma adesso devo andare. Passerò sicuramente un'altra volta per assaggiare i biscotti"
La signora la salutò e la ringraziò ancora una volta prima di entrare in casa. Anna rimase qualche istante davanti alla porta, poi si voltò e salì un altro piano di scale. Stupida vecchia del cazzo.

Anna entrò in casa, posò la borsa e il cappotto all'ingresso e andò in cucina. Stava morendo di fame. Lesse velocemente il piano alimentare attaccato sul frigo. Quel giorno aveva pasta e zucchine, con verdure di contorno. Mentre aspettava che la pasta finisse di cuocere, prese il cellulare e inviò un messaggio a Michele. Era andato un paio di giorni fuori con la famiglia e sarebbe tornato a scuola il giorno dopo. La risposta arrivò rapida: "mi manchi anche tu, non vedo l'ora di vederti". Anna sbuffò. Michele era bello, ma un po' stupido. In effetti lui e Silvia avrebbero potuto fare una bella accoppiata. Mentre scolava la pasta, Anna pensò agli impegni per il giorno dopo. Doveva innanzitutto studiare per scienze. La Fornari era una professoressa rigida, molto pignola, probabilmente doveva farsi una sana scopata quella frigida rompicoglioni. Anna unì la pasta alle zucchine e versò un cucchiaino d'olio sugli spinaci, con poco sale. Si sedette al tavolo della cucina, masticando lentamente. Doveva recuperare due capitoli di biologia. Era rimasta indietro con il programma per prepararsi al meglio all'interrogazione di latino. E in cambio aveva ricevuto un misero nove.
Quindi avrebbe dovuto ripassare anche filosofia per il compito della settimana dopo. No, meglio concentrarsi su scienze. Doveva anche organizzare l'assemblea di ottobre, dove si sarebbero svolte le elezioni dei rappresentanti di istituto, che si incontravano con il corpo insegnanti, il preside e alcuni genitori per discutere questioni relative alla gestione della scuola, e i rappresentanti di assemblea, che invece si occupavano di stilare il programma delle riunioni mensili fra gli studenti e moderare i dibattiti in caso avessero invitato degli ospiti. Inoltre, quei coglioni dei suoi compagni le avevano chiesto di organizzare una riunione di classe, per riuscire a organizzarsi con i volontari. Dubitava che sarebbero riusciti a mettersi d'accordo, ma ormai aveva preso l'impegno. Quell'anno era stata riconfermata per la quinta volta consecutiva rappresentante di classe e si aspettava di essere rieletta per la terza volta anche all'assemblea. I suoi avversari quell'anno erano stupidi ragazzini del quarto liceo che avevano portato un programma senza capo né coda, più interessati a fumarsi le canne che ad altro, perciò non sarebbe stato difficile.
Anna finì di mangiare e mise i piatti a lavare. Recuperò la borsa e tirò fuori la piccola agenda dove annotava ogni cosa. Quella settimana sarebbe stata massacrante: era passato poco più di un mese dall'inizio della scuola ma le sembrava un'eternità. Sabato doveva anche organizzare un'uscita con Silvia e Michele, senza contare lo studio di gruppo con la classe domenica, perché ovviamente quei decerebrati non riuscivano a cavarsela da soli in filosofia e avevano chiesto aiuto a lei. Anna sospirò, chiuse l'agenda e prese la borsa, per andare in camera. Sistemò il quadro leggermente storto attaccato alla parete, poi posò la borsa sulla sedia vicino la scrivania. Tirò fuori i manuali e i quaderni della giornata e li infilò in ordine sulla mensola sopra il tavolo. Poi prese il libro di biologia e lo aprì di fronte a lei. Sospirò. Che vita del cazzo.

Note
Ho deciso di iniziare questo progetto, che chiamo segretamente "saga dei cliché" e che dovrebbe comprendere più volumi, dopo aver bazzicato nella sezione teen di Wattpad. Un progetto che vuole prendere tutti i cliché del genere e ribaltarli, iniziando con la classica Mary Sue. Contemporaneamente ho scelto di iniziarlo senza una stesura iniziale, una successiva revisione e poi la pubblicazione, ma scrivendo e pubblicando senza troppo impegno, a differenza di quanto sono abituata, dunque anche i capitoli credo saranno piuttosto brevi. Se ci sono errori sarei lieta delle segnalazioni, e molto probabilmente procederò a una revisione completa semmai finirò questa storia. Spero che vi abbia incuriositi questo assaggio, alla prossima!

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