Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

15.


Aprii il rubinetto della doccia. Presi un grande telo di spugna, mentre aspettavo che si scaldasse l'acqua. Non ci mise molto ad intiepidirsi e poco dopo entrai richiudendo dietro di me le porte della cabina.

Restai sotto la doccia più del necessario, anche una volta finito di rimuovere completamente il cloro della piscina dalla pelle e della massa disordinata dei miei capelli.

La mia vita nelle ultime settimane aveva preso una piega inaspettata e a volte anche poco piacevole, la sera prima avevo addirittura rischiato di morire. Se solo me l'avessero detto, non c'avrei mai creduto. Dovevo cercare di correggere un po' la traiettoria che aveva preso la mia vita, di sicuro non sarebbe potuta tornare quella di prima in tutto e per tutto, perché volendolo ammettere o meno qualcosa in me era cambiato.

Uscii dalla doccia avvolgendomi nel grande asciugamano.

Mi preparai per andare a lezione indossando un bell'abito molto semplice, con delle sottili spalline e corto sopra al ginocchio, il color smeraldo intenso faceva risaltare il colore dei miei occhi. I sandali della sera prima ci sarebbero stati benissimo, ma dovevo ancora valutare le loro condizioni una volta asciutti, optai invece per un altro paio color crema con il laccetto alla caviglia.

Dopo aver asciugato i capelli nel solito modo abitudinario, applicai pochissimo trucco sul viso e uscii in fretta dal bagno ancora invasa dal tepore emanato dell'acqua.

Infilai un paio di libri nella borsa e scesi di sotto in cucina. Beth stranamente era già in piedi, di solito dormiva fino all'ultimo minuto utile mentre quella mattina stava armeggiando con la macchina per fare il caffè che pareva momentaneamente avere la meglio su di lei.

«Buongiorno Beth!» dissi dandole un frettoloso bacio sulla guancia, mentre mi versavo della spremuta d'arancia in un bicchiere, mi pareva che il suo umore non fosse proprio dei migliori.

«Giorno Elle!» salutò a mezza bocca. Cosa le prendeva? Già il fatto di vederla sveglia a quell'ora era abbastanza singolare, poi era praticamente incollata al cellulare e la mattina per lei era una cosa davvero off-limits. Diceva che il ticchettio dei tasti la innervosiva, rendendo il suo umore ancora più nero, mentre in quel preciso momento non staccava lo sguardo dallo schermo neanche per un secondo.

«Tutto bene?» chiesi allarmata, la mattina era irascibile ma mai a quei livelli. Chissà cosa le stava succedendo.

Bevvi il mio succo in fretta, non volevo rischiare di fare tardi alla prima ora di lezione, per giunta di lunedì. Riposi con cura il bicchiere nel lavabo, avrei pensato a sciacquarlo al mio ritorno. Uscii dalla cucina salutandola in maniera frettolosa, ma non ricevetti alcuna risposta. Di sicuro a pranzo ne avrei saputo di più su quella faccenda.

Entrai in aula per tempo, trovai Madison già seduta al solito posto e mi accomodai a fianco a lei, posai la borsa a terra e ci scambiammo un frettoloso saluto. Capivo bene dal suo volto che dovevano esserci grosse novità sul fronte "nuovo ragazzo" di cui doveva parlarmi, era decisamente radiosa come mai l'avevo vista prima di allora.

Controllai l'orologio che indossavo al polso, mancavano ancora una decina di minuti abbondanti all'inizio della lezione, quindi potevamo chiacchierare tranquillamente senza problemi.

«Allora?» la esortai a sputare il rospo e lei non si fece pregare due volte per iniziare.

«Sono uscita con il ragazzo che ti avevo detto...» disse tutta trepidante, il sorriso che aveva stampato sulle sue labbra andava da un orecchio all'altro, segno evidente che era andata meglio di come aveva immaginato.

«Racconta dai, non lasciarmi sulle spine...» ero davvero curiosa di sapere come erano andate le cose fra loro.

«Quindi ci siamo visti sabato sera, siamo andati al cinema a vedere uno stupido film, poi nessuno dei due voleva salutarsi così presto quindi abbiamo passeggiato per le vie del centro mano nella mano. È stato tutto talmente romantico, mi piace tantissimo...» se fossimo state all'interno di un fumetto, la mia amica avrebbe di sicuro avuto gli occhi a cuoricini.

«Sono così contenta per te Maddy, te la meriti davvero un po' di felicità...» la abbracciai forte ero troppo contenta per lei, l'avevo vista così avvilita e sconfortata nell'ultimo periodo per la storia del suo ex ragazzo.

«Ci siamo visti anche ieri sera, lui aveva un allenamento con la squadra di basket, lui è il playmaker e non poteva mancare ma appena ha finito è venuto da me. Abbiamo parlato un sacco e lui è stato un vero gentiluomo, non cercato di spingermi a fare nulla...» era sognante il suo sguardo.

«Sono felicissima tesoro! Dimmi com'è stato il bacio...» sapevo per certo che c'era stato e le sue guance rosse me lo confermarono parlando per lei, non c'era bisogno che dicesse altro.

«Te invece cos'è che hai fatto questo fine settimana?» mi domandò cercando di passato oltrepassare quel momento di imbarazzo, Maddy era una ragazza molto riservata e le piaceva poco parlare di quelle cose, ma in fondo eravamo tra amiche. Lasciai correre facendogliela passare liscia, almeno per quella volta.

«Hai una settimana libera per caso? Ci sono troppe cose da raccontare...» la buttai sul ridere anche se alcune cose che erano successe non mi divertivano affatto.

«Quindi?» mi esortò ad iniziare e le raccontai tutto senza nasconderle nulla. La notte trascorsa condividendo lo stesso letto con quel ragazzo che era quasi uno sconosciuto per me, la cena il giorno dopo quando mi era venuto a prendere al lavoro. Sorvolai, ovviamente, la parte in cui mi aveva vista quasi nuda, mentre invece le raccontai della partita, delle emozioni contrastanti che avevo provato ma non le dissi di quello che avevo sentito, perché non lo sapevo neanche io in realtà. O forse negavo anche a me stessa la risposta.

L'espressione del suo volto diceva troppo, solo osservarlo avrebbe significato vedere la risposta nei suoi occhi e non volevo farlo, non volevo ancora sapere, distolsi lo sguardo e continuai a parlare.

Le raccontai della festa in piscina dove avevo rischiato di restare annegata, per colpa dei giochini di una ragazzina viziata e capricciosa, non avrei mai potuto avere rapporti civile con lei, era praticamente impossibile anche solo da immaginare una cosa del genere.

«Brian?» fu l'unica cosa che riuscì a dire e io mi malgrado dovetti annuire con la testa, sapevo che il suo interrogatorio sarebbe durato un'infinità di tempo. Avrei dovuto aspettarmi quella reazione dopo averle raccontato che avevamo dormito insieme, forse avrei dovuto omettere anche quella parte. «Brian Anderson?» specificò, come se esistesse un altro ragazzo con lo stesso nome e cognome, annuii tristemente ancora incapace di proferire parola.

«State insieme?» scossi energicamente la testa. Ma cosa andava a pensare? La mente di quella ragazza era davvero fin troppo fervida.

«No...» mi affrettai a dire. «Siamo solo...» cos'eravamo di preciso? Non riuscivo a dare un nome a quello che eravamo, mi mancava la giusta definizione. Come potevo chiamare il nostro rapporto? Conoscenti? Forse era un po' troppo riduttivo. Amici? Neanche quello, ma ci avvicinavamo molto ad esserlo. «Siamo solo amici...» proposi alla fine.

«Impossibile...» sentenziò Madison senza darmi altra scelta, sembrava davvero determinata a sfatare quella convinzione che si andava creando in me. «Ti dirò una cosa e poi mi farò gli affari miei almeno per il momento, quel ragazzo ha dormito con te e non ti ha mai sfiorata e non è da lui puoi immaginarlo anche da sola...rifletti...» quelle stesse parole me le aveva dette perfino Beth, in realtà non proprio le stesse ma il risultato finale voleva essere lo stesso.

Constatai che di Tyler non c'era ancora traccia, mancavano soltanto un paio di minuti all'inizio della lezione, ma che fine aveva fatto? Quando l'avevo salutato la sera prima aveva un bell'aspetto, per cui restai abbastanza tranquilla.

Il professor Edwards era già entrato in aula senza che me ne fossi accorta, armeggiava con alcuni fogli distribuendoli ben bene sulla sua scrivania, ero quasi sicura che fosse il programma con gli argomenti che avremmo affrontato. Avrebbe dovuto distribuirlo all'inizio del semestre, ma era una persona talmente sbadata che se ne era sicuramente dimenticato.

Nel frattempo tirai fuori il mio cellulare dalla borsa per controllare se Tyler mi avesse cercata, non c'era niente neanche un messaggio, così decisi di inviargliene uno io per controllare che fosse tutto a posto.

"Ehy Tyler tutto bene? Io e Maddy siamo già in aula ad aspettarti, vieni o no? Volevo ringraziarti ancora per quello che hai fatto per me ieri...ti voglio bene,baci!"

Mentre stavo spingendo il tasto di invio contemporaneamente ricevetti un messaggio, lo aprii credendo che fosse semplicemente Ty, ma con mia sorpresa scoprii che era di Brian.

"Buongiorno Occhioni verdi! Sono quasi sicuro che avrai dormito malissimo senza avermi vicino ieri notte, te l'avevo detto di restare con me. Volevo venire da te prima delle lezioni sta mattina, ma il coach ci ha convocati per un allenamento extra. A pranzo non mi sfuggi, sei mia..."

Solo dette da lui quelle parole potevano risultare così dolci, non mi infastidivano affatto. Sentii le labbra incurvarsi in un sorriso, senza che potessi frenarle in alcun modo.

Risposi frettolosamente al suo messaggio, era davvero troppo sicuro di se quel ragazzo ma per qualche stranissimo e oscuro motivo risultava dolce anche con i suoi modi spavaldi.

"Buongiorno Brian! Ti assicuro che ho dormito molto bene, il mio letto è morbido e spazioso...ci vediamo a pranzo, però ricordati che non sono tua!"

"Lasciami sperare..."

La sua risposta arrivo nel giro di pochi secondi, come se stesse proprio aspettando il mio messaggio con il cellulare fra le mani. Era impossibile non leggere la sua dolcezza in quelle poche parole.

"Non puoi scrivere queste cose quando non posso guardarti negli occhi, come faccio a sapere se sono vere?"

"Non ti serve guardarmi negli occhi per saperlo..."

Maddy mi osservava con un sorriso sornione stampato in faccia, sembrava sapere cose di cui io non ero a conoscenza. Non le dissi con chi mi stavo scambiando messaggi, la avvertii solo che Tyler non sarebbe arrivato perché aveva degli allenamenti fuori programma.

Tirai fuori dalla borsa dei fogli e una penna, mi piaceva prendere appunti alla cara vecchia maniera.

Allontanai ogni pensiero non inerente alla lezione e mi concentrai sulle parole del professore, quando ad un certo punto nel bel mezzo della spiegazione sentii il cellulare vibrarmi sulle gambe, l'avevo lasciato lì nell'eventualità che Tyler avesse risposto. Ma di nuovo non era lui.

Cercai di leggerlo senza farmene accorgere, era ancora una volta Brian.

"Questi allenamenti sono così noiosi..."

"Ma come fai a scrivermi se ti stai allenando?"

"Me la fai passare tu la noia?"

Ma che razza di domande faceva? Sperai di non essere arrossita troppo a quell'allusione così esplicita.

"Che fai ignori le mie domande?"

Digitai in fretta.

"Te fai lo stesso con le mie, vorrei stare lì con te a fare ben altro che lanciare una stupida palla..."

"Cos'avresti fatto se fossi stato qui con me, oltre ad annoiarti con la spiegazione del professor Edwards?"

Stetti al suo gioco provocandolo in maniera spontanea, di certo non mi studiavo le frasi da usare ad effetto come faceva lui.

"Ti avrei portato in un bel posto, ce ne saremmo stati sdraiati su un prato solo io e te..."

Come si poteva il sangue freddo a queste parole? Anche se ero quasi sicura che la sua fosse solo una tattica che usava allo stesso modo con tutte, una specie di modus operandi.

Non gli risposi, cos'avrei potuto dirgli? Mi aveva fatta arrossire senza che mi stesse di fronte, non mi era mai capitato di imbarazzarmi con dei semplici messaggi.

Finita la lezione mi affrettai a raggiungere la successiva e così feci per il resto della mattina, passai da una lezione all'altra cercando di prendere più appunti possibili, solo in un secondo momento avrei cercato di capirci qualcosa, dato che controllavo costantemente il mio cellulare per vedere se ci fosse qualche messaggio. La mia mente era assorta da ben altro in quel preciso momento.

La lancetta dell'orologio appeso alla parete annunciò che anche quell'ultima ora era terminata.

Uscii dall'aula in fretta non vedendo l'ora di arrivare in mensa per mangiare, era già da un po' che era arrivata una certa fame e mi sforzavo di tenerla a bada.

Una volta in corridoio mi sentii afferrare per una spalla, mi voltai per vedere chi fosse stato a trattenermi e mi ritrovai davanti il bel viso di Brian che mi fissava sorridendomi. Togliendo la sua mano dalla mia spalla fece scivolare via anche la sottile bretellina dell'abito che indossavo, lasciando intravedere il pizzo del reggiseno sottostante. Prontamente la risistemò mettendola al suo posto, ma non riuscì a nascondere l'imbarazzo che provava per quel gesto involontario.

«Cosa volevi fare?» chiesi per sdrammatizzare sorridendogli a mio volta per renderlo meno nervoso.

«Scusa ti stavo solo aspettando per andare in mensa insieme...» disse scompigliandosi i capelli con quel suo solito gesto della mano, mi ero accorta che lo faceva spesso quando era nervoso.

Non ebbi il tempo di rispondergli perché tra noi si intromise una biondina tutta curve e iniziò a parlare con la sua vocetta stridula, agitando continuamente con una mano i suoi lunghi e setosi capelli. Indossava un top davvero troppo succinto e scollato, con una minigonna di jeans quasi inguinale, come avrebbe potuto non attirare la sua attenzione? Solo un cieco avrebbe potuto ignorare il suo bell'aspetto.

«Ehi Brian...» parlò con voce cantilenante, come se fosse convinta di poterlo sedurre in quel modo. «Ma dove sei finito ieri sera, non sono più riuscita a trovarti in giro...» si appoggiò al suo petto muscoloso, lo stesso a cui mi ero poggiata anche io la notte scorsa. Non volevo credere alla situazione che avevo davanti, come aveva potuto dirmi quelle cose mentre era stato prima con un'altra? Era evidente la confidenza che avessero quei due e riuscivo a immaginare anche di che tipo fosse, non ero ingenua fino al punto da passare per stupida.

Non era cambiato affatto e quella ne era la dimostrazione schiacciante, come avevo potuto illudermi? Ovviamente lui aveva giocato con me, se fosse stato diversamente non sarebbe andato con quella ragazza. Non potevo prendermela con nessun altro che con me stessa, come credevo di aver capito qualcosa in più su di lui puntualmente dovevo ricredermi, questo mi rendeva sempre più diffidente da una parte, ma dall'altra era come una calamita che ne attrae un'altra. Ero divisa in due, ma fortemente convinta di lasciarlo perdere una volta per tutte.

Tornai sui miei passi senza pensarci due volte e andai dritta in direzione della mensa senza guardarmi indietro, ero nauseata da quella situazione, quasi mi era passata la fame che avevo sentito fino a tre minuti prima. Riuscivo ancora a sentire la risata sgradevole e fastidiosa di quella ragazza alle mie spalle.

*

La mensa era traboccante di studenti che si accalcavano in lunghe file per prendere il pranzo.

Raggiunsi Beth e Josh al solito tavolo prima di mettermi in coda, di Tyler non si vedeva ancora neanche l'ombra iniziava a farmi preoccupare sul serio quel ragazzo. Non aveva ancora risposto al mio messaggio di quella mattina, se avevo visto i suoi amici di certo non poteva ancora essere agli allenamenti.

Con il mio umore nero avrei preferito mangiare da sola, ma sarebbe risultato abbastanza strano quindi ignorai quell'opportunità e mi sedetti nel posto accanto alla mia amica.

«Ti ho preso il pranzo per farmi perdonare di sta mattina, sono stata intrattabile...» si scusò Beth appena le fui accanto.

«Cosa ti era successo?» ero curiosa di capire quel suo atteggiamento così strano. Mentre aspettavo una sua risposta diedi un'occhiata al sacchetto che conteneva il mio pranzo, dentro c'erano dei bagel con salmone e formaggio, il mio stomaco gioii a quella visione.

«Avevo completamente dimenticato di svolgere un saggio di tre pagine per questa mattina, era su un caso molto importante che ci aveva assegnato il professor Foster. Non so proprio come ho fatto a trascurare una cosa del genere. Questa mattina quando sei entrata in cucina una mia compagna di corso mi stava inviando una bozza del suo su cui lavorare, avevo poco tempo per scrivere...» dopo questa spiegazione capivo meglio il suo malumore. Annuii con la testa, mentre affondavo i denti nel mio bagel, lo assaporai con gusto, pensai che fosse la cosa più buona che mi era capitata da quando mi ero svegliata quella mattina, finché per poco non mi ci strozzai.

Quando vidi Brian entrare in mensa, un boccone mi andò di traverso e iniziai a tossire, sputacchiando in modo orribile piccoli pezzettini di pane. Beth mi passò svelta l'acqua e ne bevvi un lungo sorso, cercando di essere il più discreta possibile, non volevo che qualcuno capisse il mio stato d'animo, ma alla mia amica non sfuggiva mai nulla e mi rivolse uno sguardo curioso. Rimase fortunatamente in silenzio senza fare battute o curiosare come al suo solito e la ringraziai per la sua discrezione.

Brian salutò prima Josh e quei due ragazzi che stavano parlando con lui, poi salutò Beth, lo vidi farsi spazio nel posto libero di fianco a me, cercai di ignorarlo per quanto mi fu possibile.

Mi rivolsi nuovamente verso la mia amica, volevo sapere se alla fine era riuscita a consegnare il saggio in tempo. Lui seduto vicino a me non desistette dall'attirare la mia attenzione, per quanto io provassi a far finta che non ci fosse, insisteva ad infastidirmi. Lo reputavo una persona abbastanza intelligente da capire quando non era desiderata la sua presenza, ma a volte risultava così dannatamente ottuso.

«Perché te ne sei andata senza aspettarmi?» domandò infine, anche se non gli prestavo l'attenzione che lui cercava. Interruppe sgarbatamente la mia conversazione, non certo intellettuale con Beth, senza curarsi di nulla. Quel ragazzo non sapeva nemmeno cosa fosse il rispetto, mi faceva salire il sangue al cervello la sua caparbietà ostinata.

«Scusa?» dissi infastidita scandendo bene ogni singola lettera, stavo rasentando l'esasperazione.

«Ti ho chiesto perché te ne sei andata senza aspettarmi...» ripeté con calma come se io non avessi capito.

«Ci sento benissimo, sai non sono sorda! E per tua informazione neanche cieca, perché non ti sei andato a farti un giro su quella biondina?» non lasciai nulla all'immaginazione, dovetti riconoscermi che non era stata proprio sottile nella mia espressione. Ma d'altronde non era quello che faceva con tutte le ragazze?

«Ce l'hai con me?» domandò con finta ingenuità nella voce, stava davvero cercando di fingersi ingenuo?

«E perché dovrei...» non avrei mai ammesso la delusione che sentivo dentro di me, la relegai in un piccolo angolino nei meandri della mia mente così da poterla dimenticare quasi del tutto.

«È per la ragazza che abbiamo incrociato poco fa?» chiese inutilmente perché non ricevette risposta.

Gli diedi le spalle senza curarmi minimamente di lui, tornando a chiacchierare tranquillamente del più e del meno con la mia amica. «È per quel motivo, vero?» domandò ancora senza ottenere alcun risultato, me ne rimasi in silenzio ascoltando quello che diceva Beth. «Non è assolutamente come credi tu, posso spiegarti. Ti giuro non me la sono portata a letto ieri sera...» mi sussurrò all'orecchio, per non farsi sentire da nessun altro tranne che da me.

«Pretendi un applauso per questo? Perché è proprio un grande evento, sarebbe la prima volta che te lo tieni nelle mutande...» dissi con tono acido nella voce, di sicuro non mi era riuscito di tenere sotto controllo la rabbia che sentivo salirmi dentro. Arrabbiarsi significava che lui per me contava qualcosa, perché se non mi importava di una cosa non la consideravo neanche, ma lui per me non significava assolutamente niente nonostante mi facesse infuriare in quel modo.

La mia caduta di stile era stata a dir poco epica, non mi era mai capitato prima di usare un linguaggio così colorito, ma ormai non potevo cancellare con un semplice gesto le parole che avevo pronunciato. Intravidi il sorriso di Beth che le stava spuntando in volto con la coda dell'occhio, ma opportunamente lo coprì.

«Dimmi qual è il tuo problema...» cercava di nascondere il fastidio che sentivo invece presente nella sua voce. «Sei per caso gelosa?» se ne uscì all'improvviso dicendo come se avesse avuto un'illuminazione inaspettata, ma non era come diceva lui: io non ero per nulla gelosa, tanto meno di lui.

«Ti sbagli!» affermai con forse un po' troppa convinzione nella voce.

«Allora spiegami cos'è che hai, che cosa ho fatto?» la sua domanda era tutto fuorché ingenua. «Non prendermi per uno stupido so cos'è che hai, ma voglio che sia tu a dirmelo...» confessò con fare provocatorio, quasi a volermi spingere a confessare qualcosa che era solo nella sua testa.

«Sai una cosa? Tu ti sopravvaluti troppo sei proprio il re degli stupidi!» dichiarai senza preoccuparmi che qualcun altro potesse ascoltare quello che stavo dicendo, poi mi alzai andandomene senza preoccuparmi di salutare o di ascoltare una sua risposta.

Con il sacchetto dei miei bagel ben stretto tra le mani, me ne andai amangiare al parco, nella calma del mio luogo segreto di sicuro sarei statamolto meglio e lontana quel ragazzo.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro