Capitolo 35 qualsiasi cosa
La macchina non ha mai fatto tanti giri.
E neanche la mente di Oliver.
Nei pochi kilometri di viaggio che lo separano dall'ospedale, la mente non fa altro che viaggiare.
Si chiede cosa proverà quando la rivedrà.
Se sarà rabbia per avergli nascosto una cosa del genere.
Per la paura di averla quasi persa.
Per essere entrata nella sua vita, con la consapevolezza di dover poi sparire.
Se sollievo nel rivederla sveglia.
Nel vedere il suo sorriso, e i suoi scuri e profondi occhi.
Nel vederla stare bene.
Se indifferenza, rimanendo impassibile davanti al suo risveglio.
Se non proverà nulla nel saperla salva.
Ma l'ultima ipotesi è solo una speranza invana.
È impossibile che ne rimanga indifferente, lui lo sa bene.
Eppure ci spera, poiché così sarebbe tutto più facile.
Saprebbe che non prova davvero queste emozioni che sente dentro.
Ma queste emozioni ci sono, e suonano con forza nel petto ad ogni metro che manca da lei.
Abbandona senza cura la macchina nel grande parcheggio dell'ospedale.
Camminando sordo, nonostante le chiacchiere e il rumore delle macchine che arrivano e se ne vanno, sentendo solo il proprio battito guidare ogni passo.
Con le mani in tasca, stringendo nel pugno la chiave della macchina, fino a farsi male.
Un dolore che rende reale ciò che sembra una incubo.
E pensa a lei, chiedendosi cosa dirle quando la rivedrà.
Poiché, cosa si dice a una ragazza risvegliata da un pseudo coma?
"Buon giorno bella addormentata'?
No, sembrerebbe ridicolo in confronto alla situazione.
E avrebbe tutti i buoni motivi per mandarlo a quel paese.
Potrebbe dirle di essere felice di vederla sana e salva.
Sentendosi patetico e senza spina dorsale.
E magari lei potrebbe pure prenderlo in giro
"Ti senti meglio?"
Che domanda stupida da fare dopo che è quasi morta.
E che è stata aggredita da qualcuno, di cui Oliver non sa ancora il nome.
Anche se qualche sospetto lo ha.
Si ferma, passandosi con nervoso le mani tra i capelli, davanti alla porta del suo reparto.
Con la mano che trema e non vuole abbassare quella maniglia.
E se non la trovasse in forma?
Se avesse ancora quel tubo in gola?
E se i suoi occhi fossero vuoti, sotto l'effetto di quei farmaci?
Poi c'è un ipotesi che lo terrorizza ancora di più.
E se non si ricordasse di lui?
Caterina gli ha spiegato che queste crisi possono lesionare altre capacità dettate dal cervello.
Come la parola, funzionamenti motori e, per la punto, la memoria.
La mano torna nella tasca e fa qualche passo indietro davanti a una porta ancora chiusa.
Potrebbe trovarla vuota di emozioni e di ricordi.
Potrebbe non sorridergli, non parlargli, potrebbe essersi dimenticata di ogni loro bacio e litigio.
Potrebbe essere in lacrime, aver perso un pezzo di sé e essere disperata.
E Oliver cosa potrebbe fare per consolarla?
Nulla, impotente davanti alle sue lacrime.
Sta per girarsi e andare via.
Sta per scappare via da lei, come il più miserabile tra i codardi.
Perché non si sente all'altezza, e non lo ci si sentirà mai.
Prima che possa fuggire via, la porta si apre.
E Oliver si ferma sul posto davanti al suo allenatore.
Davanti gli occhi tristi e preoccupati di Al.
Legge in quegli occhi stanchi, angoscia e troppa tristezza.
Legge una lacerazione nel cuore forte e possente dell'uomo.
Un mix di sentimenti che crea troppi brutti pensieri in Oliver.
Che diventano adrenalina in vena, all'idea che lei non ci sia più.
Ne meno lo saluta, semplicemente lo supera, correndo verso la camera di lei.
Con tutti quei pensieri che si sgretolano, per l'ipotesi che lei non ci sia più.
Fino ad arrivare davanti alla sua porta aperta, con il cuore a mille e il respiro in affanno.
Supera con lo sguardo il gruppo di donne vicino al letto.
Fino ad arrivare a lei, alla sua postura seduta, seppur ancora stanca.
Ai suoi occhi aperti, spalancati e luminosi.
Gli stessi che guardano i suoi grigi e confusi.
Un incontro di sguardi talmente forte, da attirare lo sguardo delle tre donne nella stanza.
Che all'improvviso si sentono di troppo.
"Vi lasciamo soli."
Sussura la madre, baciandole la fronte, per poi tirare fuori dalla stanza Sofia e Diana.
Entrambe contrariate, poiché stavano già preparando i pop-corn per vedere la scena.
Rimangono soli, Emma ferma sul letto e Oliver sulla soglia.
Occhi negli occhi.
Ed entrambi hanno mille cose da dire.
Mille ringraziamenti e troppe colpe per cui chiedere perdono.
Ma rimangono in silenzio, guardandosi come se fosse la prima volta.
Macchiando la propria vita con quella dell'altro.
Cosa si dice dopo aver provato un sentimento simile?
Cosa si può dire ha una persona che ti è mancata come l'aria?
"Ciao."
Sussurra lei abbastanza forte da farsi sentire.
Con un sorriso delicato che macchia anche le labbra di Oliver.
"Ciao."
Entrambi sorridono, imbambolati e frastornati dalle troppe parole che avrebbero potuto dire.
Per poi limitarsi a un ciao.
Ed Emma sospira, mentre Oliver si passa per l'ennesima volta le mani nei capelli.
Per poi avvicinarsi di qualche passo al letto.
"Cosa si dice in questi casi?
Perché io davvero non lo so."
Gli chiede lui, sedendosi con fatica vicino a lei.
Perche si, e faticosa questa avvicinanza.
Toglie il respiro ad entrambi e spinge le mani a cercarsi, a stringersi.
Ed è faticoso il contatto della mano ruvida e fredda di lui con quella calda e morbida si lei.
Un contatto stonato come una chitarra non accordata.
Eppure possono sentire la dolce melodia che crea nei loro cuori.
"Penso che non ci sia nulla da dire.
Almeno non ancora."
Non ancora, ecco cosa chiede Emma.
Di non parlarne ancora, di rimanere fermi in questa frazione di momento, dove il resto non esiste.
Non ancora, ripete mentalmente Oliver, d'accordo con lei.
Volendo solo godersi il suo viso luminoso e questo contatto delicato e fragile.
Mentre i mille pensieri avuti fino ad ora, sono diventati scritte sulla sabbia che un onda porta via.
"Possiamo aspettare.
Tutto può aspettare.
Ma una cosa te la devo dire."
Il cuore di lei è ormai un uragano nel petto.
E cio che la sconvolge è che invece di farla stare male, le fa bene.
Come anche il tocco delicato sul suo dorso.
"Non ti libererai mai di me Lopez.
E non ho intenzione di perdere la mia tutor."
Lo dice con un sorriso, quasi fosse una battuta.
Ma Emma sa quanto ci sia di vero e profondo in quelle parole.
E vorrebbe giurargli che non la perderà.
Ma purtroppo la flebo che gli pompa sedativi in vena, è la prova di quanto sarebbe bugiarda.
Perciò abbassa lo sguardo, potendo solo guardare le loro mani intrecciate.
Non avendo il coraggio di dirgli di non illudersi.
Perché lei ha smesso di sperare molto tempo fa.
Ma Oliver non gli permette quella fuga, glielo impedisce.
Gli sfiora la guancia per poi spingerla ad alzare lo sguardo su di sé.
Incatenando di nuovo i loro sguardi.
"Non te lo sto chiedendo.
Te lo sto giurando.'
E Dio gli è testimone.
Farà tutto ciò che è in tuo potere per non perderla.
Per non dirgli addio.
Qualsiasi cosa.
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"Gli facciamo il culo a quel ragazzino viziato.
Lo faccio finire in galera fino alla pensione."
Eleonora fa avanti indietro, sbattendo i tacchi sul pavimento del suo ufficio.
In genere Eleonora, madre di Luca, è sempre la più calma tra i loro amici.
Ma ora che Al e Diana gli hanno raccontato la storia di Emma, hanno acceso in lei un fuoco.
Eleonora ormai è segretaria di un ufficio legale.
Ma fino a qualche anno prima era avvocato nel consiglio militare.
Un indole che non ha mai perso in questi anni, ma a cui ha rinunciato per una vita più tranquilla.
Essere il procuratore che ha mandato in galera molti milatari accusati di tradimento, non dà vita facile.
Ma ora, ora che una sua nipote ha bisogno di lei, è pronta ha rindossare la tunica.
E pronta a qualsiasi cosa.
"Dici che possiamo davvero fare qualcosa?"
Chiede Al, sollevato dall'euforia della donna.
Ma che non gli risponde continuando a maledire il colpevole di tutto ciò, consumando il pavimento a furia di fare avanti e indietro.
"Vuoi fermarti Ele.
Mi stai facendo venire il mal di mare."
La grida Diana, ormai stufa del continuo movimento della amica.
Che finalmente si ferma, cercando di analizzare con più lucidità il caso.
Si mette alla scrivenia, cercando tutte le informazioni su Andreas Anderson
O meglio sul padre.
Soldi, politica e beneficenza.
Ecco chi è Anderson Charles.
Un uomo inespugnabile e con la reputazione immacolata.
Più cerca infondo, più Eleonora perde di tenacia.
Poiché sa che non basterà ciò che hanno per incriminare il figlio dell'uomo più amato della California.
Quel genere di uomo che sa come insabbiare ogni accusa.
"Non c'è speranza vero?
Quelli come lui non pagano mai per le loro colpe."
Eleonora si morde il labbro, appuntando tutto ciò che hanno, anche se è molto poco.
La parola di Andreas contro quella di Emma.
Hanno testimoni, ma sono tutti per sentito dire, perciò facilmente smontabile.
"Non lo so Al, devo essere sincera.
Sono persone che hanno come amici sindaci e polizia.
E sappiamo bene che i corrotti esistono."
Bisogna essere coscienti del mondo in cui esistono.
Un mondo dove non sempre la giustizia trionfa.
Chiude l'agenda, ticchettando con la penna sulla copertina.
Con lo sguardo fermo e severo nel vuoto.
Sguardo che fa sorridere i due amici.
"Quello sguardo però, dice che questo non ti fermerà."
E i suoi amici hanno ragione.
Emma è come una figlia per lei, e questo basta per andare contro la famiglia Anderson.
"Potete scometterci."
Dopo aver recuperato la sua agenda e la sua enorme borsa, invita i due a seguirla.
Senza dare spiegazioni, ne meno durante il viaggio in macchina.
"Puoi dirci dove stiamo andando.
E da un ora che stai guidando, inizio a sgonfiarmi il fondo schiena."
Si lamenta Diana, seduta al posto del passeggiero.
Sia perché è da un ora che sono nel traffico nell'ora di punta.
Sia perché odia non sapere cosa stia succedendo.
"Tra poco lo capirete."
Sorride l'avvocato, pronta a rischiare la sua carriera, a distruggere il suo futuro da avvocato.
Tutto pur di aiutare la famiglia.
Comunque Eleonora ha ragione, quando la macchina si ferma davanti a un palazzo di lusso, i due capiscono bene dove li ha portati.
E la grande scritta "Anderson Company", è abbastanza chiaro.
"Vuoi affrontarlo così?
Senza nessuna preparazione o prova?"
Persino Al, del tutto allo scuro dei metodi di legge, sa che è una follia.
Ma Eleonora non sembra avere nessun dubbio a riguardo.
"Esatto."
Sorride, afferrando la sua borsa, per poi scendere dalla macchina.
Lasciando i due coniugi senza parole.
"Abbiamo risvegliato un mostro."
Sorride Diana, osservando l'amica camminare dritta e fiera.
Come non la vedeva dai tempi in cui professava la sua professione.
"Sarà.
Ma io non mi perdo lo spettacolo per nulla al mondo."
Scendono dalla macchina, sorridendo quando sentono la chiusura.
L'amica sapeva che l'avrebbero seguita.
Con la sua diplomazia e minacciando molti di querele, riescono ad arrivare al ventitreesimo piano.
Quello dell'ufficio privato di Anderson Charles.
"Non potete entrare.
Il signor Anderson è in riunione."
Ma figurarsi se un segretaria può fermare Eleonora.
Ormai decisa a incontrare l'uomo d'affari, sperando vivamente che ci sia anche suo figlio.
Super la povera segretaria sottopagata, che vede il suo lincenziamento appena la donna spalanca la porta dell'ufficio.
Eleonora incrocia subito gli occhi di Andreas per poi spostarsi su quelli del padre.
Trattando con indifferenza il terzo uomo nella stanza, che rimane comodo a sorseggiare il suo drink.
"Come osate entrare così nel mio ufficio.
Sapete chi sono?"
Eleonora non si lascia intimidire minimamente dalla postura severa di Anderson Charles.
Mentre Diana è troppo presa a tenere fermo il marito, che punta Andreas come un leone farebbe con una bistecca.
"Sono qui per farle un favore signor Anderson.
E soprattutto a suo figlio."
Ma Anderson non si scompone.
Gli dà le spalle avvicinandosi al telefono aziendale.
"Chiamo la sicurezza."
E lo sta davvero per fare.
Se non fosse che le parole della donna gli gelano i muscoli della mano.
"Faccia pure.
Poi non si sorprenda se domani leggera su i giornali che il figlio del grande Anderson Charles è accusato di tentato omicidio."
Ciò che pochi sanno e che Eleonora è anche una grande giocatrice di poker.
La migliore ai tempi del liceo.
La migliore a bleffare.
Anderson incrocia i suoi occhi, fermi e spietati.
Per poi guardare il figlio, che muove la gamba nervoso.
Soprattutto ora che ha riconosciuto Al.
E sente la merda salirgli fino al collo.
"Calugna.
I miei avvocati le rovineranno la carriera in meno di un minuto."
Mantiene la presa Anderson.
Non potendo credere che una donna qualsiasi possa distruggere la sua vita.
Meno sicuro che le accuse contro il figlio siano false, poiché conosce bene la testa di cazzo che ha cresciuto.
Ma, arriverebbe all'omicidio?
In ogni caso, suo figlio è un Anderson.
E come tale va protetto, per il buon nome di famiglia.
"No se ho un testimone che la visto aggredire Emma Lopez."
Da brava giocatrice, per giunta avvocato, bleffa alla perfezione
Aspettando che il suo nemico giri le sue carte.
"È impossibile.
Non c'era nessuno con noi al lago."
Bingo.
Fottuto all grande e senza ne meno andare in tribunale.
Infondo un po' gli manca essere un avvocato, ma giusto un po'.
"È una dichiarazione di colpevolezza?"
Intanto Charles, capendo la gravità della situazione, si posiziona davanti al figlio.
"I miei avvocati sapranno come difenderlo.
Le accuse cadranno come coriandoli."
Eleonora questo lo sa bene.
Anche perché non c'è nessun testimone e Anderson è più duro di quanto pensava.
Ma rimane ferma e impassibile, giocando fino all'ultima mano.
Ma è l'uomo sconosciuto a intervenire.
Ad animarsi appena ha sentito il nome di Emma Lopez.
"È vero Charles.
Tuo figlio la scamperà tranquillamente.
Ma intanto i giornalisti ci andranno a nozze."
Tutti fissano lo sconosciuto, guardandolo per la prima volta.
Soprattutto Al, che deve averlo già visto.
Gli sembra di conoscere bene i lineamenti del viso e soprattutto gli occhi profondamente grigi.
"Immagina quante cose potranno scrivere.
La tua compagnia crollerebbe nei pettegolezzi.
Per non parlare della tua caricando mio consigliere municipale."
Anderson stringe i pugni, sentendosi stretto in un angolo.
Salvare suo figlio o il suo impero.
Salvare la carne della sua carne o i sudori fatti per tutta una vita.
"Cosa gli offre?"
Vince il denaro, vince sempre in questo sporco mondo fatto di vendita e acquisto.
Il figlio prova a intervenire ma il padre alza la mano e lo fulmina con lo sguardo.
Cosa che lo blocca all'istante, suo padre l'ha appena abbandonato.
"Voglio che suo figlio sia lontano miglia da mia nipote.
Lo voglio rinchiuso in una cella, finché non avrà pagato per il male che ha fatto."
Eleonora ha abbandonato la tunica per un ruolo più forte, la madre.
Un po' come è successo in passato.
E Anderson sa bene che piegare una avvocato è facile.
Ma una madre, è impossibile.
"Lo manderò in un istituto per problemi psichiatrici.
In Canada."
Anderson risponde senza pensarci.
Senza dare il tempo ai rimorso di divorargli il fegato e il cuore.
Sotto lo sguardo soddisfatto di Eleonora ma anche amareggiato.
Non è mai bello vedere un padre abbandonare in figlio.
Ne meno quando il figlio è in pezzo di merda.
Ma, personalmente, ha la giustizia che sperava di ottenere.
Quando ha deciso di entrare in questo ufficio, sapeva che l'unica cosa da poter fare era questa.
Non sarebbe arrivata ne meno in tribunale, no accusando una famiglia come quella di Anderson.
Non avendo nulla in mano, ne una prova ne precedenti del ragazzo.
Anche perché Emma non ha rischiato di morire per le botte ma perché il ragazzo le ha buttato via le pillole.
Anche questo difficile da provare.
Insomma sarebbe stata una causa già persa in partenza.
Ed ora, saperlo chiuso in una clinica di massima sicurezza, e già una grande vittoria in confronto al nulla.
"No, papà.
Ti prego non..."
Ma il padre ha già preso il telefono per condannarlo.
E Andreas sente dentro che ormai ha perso.
"Chiamatemi l'agente la White."
Tutti rimangono immobili, aspettando che giustizia sia fatta.
Aspettando l'agente che scortera di persona Andreas all'istituto.
Dove il padre manderà un finto documento medico per farlo ricoverare, mentre inventerà per la stampa che il figlio si è preso un anno sabbatico per vedere il mondo.
Trattiene la sua mente in un piano d'azione, per non pensare al gesto deplorevole che sta facendo.
Andreas mentre lo vede chiamare un suo amico medico, capisce che se vuole fuggire deve farlo ora.
In un gesto disperato corre verso l'uscita dell'ufficio.
Dimenticandosi del soldato che non si è spostato dalla soglia, proprio per questa evenienza.
E che gli tira un pugno, facendolo finire a terra, prima che possa superare la porta.
"Bel colpo.
Sicuramente dormirà fino in Canada."
Al si sofferma di nuovo sullo sconosciuto, che scavalca il ragazzo steso a terra.
Lo guarda, scavando nella testa dove l'ha già visto.
"Mi scusi, ma ci siamo già visti?"
Troppo curioso, non nota la moglie alzare gli occhi al cielo.
Poiche sia lei che Eleonora hanno riconosciuto l'uomo.
Mentre Al è sempre l'ultimo a capire le cose.
"Purtroppo no.
Ma so che è molto importante per mio figlio.
E di questo gliene sono grato."
Gli sorride Ivan Johnson, per poi camminare verso l'ascensore, fingendo di non sentire Diana sgridare il soldato per non aver riconosciuto il padre di Oliver.
Lo stesso che sorride di gusto una volta solo nell'ascensore.
Ammettendo che il figlio si è circondato di belle persone.
In pochi avcrebbero affrontato così il suo amico Anderson Charles, semplicemente perché è un uomo potente quasi quanto Ivan.
Eppure quella donna lo aveva in pugno, aveva solo bisogno di una piccola spinta, e Ivan è stato ben felice di dargliela.
Non conosce ancora di persona questa Emma Lopez.
Ma, a guardare le persone che la amano, deve essere una ragazza straordinaria.
I suoi pensieri vengono spezzati dal telefono che squilla.
E il nome di Parker sul display gli fa sperare che siano buone notizie.
"Sperò tu abbia buone notizie ."
Perché ora che ha conosciuto un'altro pezzo della ragazza
È ancora più convinto di doverla salvare.
"Direi di sì.
Il dottor ha letto la sua cartella medica.
E dice che ci sono buone possibilità di guarigione, grazie anche alla giovane età della ragazza."
La giornata non potrebbe andare meglio.
Ed è straordinario come Parker si sia mobilitato in una giornatata.
C'è anche da dire che è il migliore in campo medico e come amico.
"Quando ne parlerà con la famiglia?"
In realtà gli sta un po' lasciando la patata bollente.
Perché si ricorda bene che la famiglia Lopez non sa nulla della sua intrusione.
"Domani mattina sarà in ospedale.
E qualcosa mi dice che la famiglia non sa nulla di te."
Beccato, per quanto sia bravo a bleffare nel suo lavoro, nei rapporti interpersonali fa pena a nascondere le cose.
"Già e preferirei che il mio nome non uscisse fuori."
Non vuole che il figlio pensi che lo sta facendo per riconquistarlo.
Vuole recuperare la sua fiducia senza il peso di qualcosa in cambio.
Vuole fare le cose per bene questa volta.
"Vedrò cosa inventarmi.
Ti farò avere notizie."
Ormai Parker è abituato a non chiedere spiegazioni.
Anche perché la seduta di questa mattina gliene ha già date molte.
Ivan, dopo aver chiuso la telefonata, esce dalla Company facendo lunghi respiri verso il cielo.
Pronto a ricominciare da capo.
E a recuperare la sua famiglia, a qualsiasi costo.
Spinto a fare qualsiasi cosa per riessere padre.
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