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capitolo 21 ringraziamento (parte due)

E strano come si passi dal nulla al tutto.
Da come ci si risvegli in una casa vuota, per poi ritrovarsi in una sala piena di gente.
Eppure per Oliver è così.
All'improvviso dal vuoto, si è ritrovato in mezzo a una famiglia numerosa.
Oltre ad Al, Diana, Emma e Caterina.
Ci sono anche Sofia e Lucas, con le loro famiglie.
Ed Oliver, durante la preparazione della festa, ha scoperto cosa lega Emma ai suoi amici.
Le loro famiglie legate alla divisa militare.
La madre di Sofia fa parte del corpo militare, presente grazie a un congedo provvisorio.
Mentre il padre è medico nella caserma in città.
Dei due sicuramente Sofia ha preso dal padre, poiché entrambi dimostrano una vivacità un po' stramba, ma davvero piacevole.
Tanto che il padre, un uomo di circa quarantacinque anni, non nasconde i numeri tatuaggi.
E un taglio di capelli, tutt'altro che ordinario.
Mentre Lucas è accompagnato dalla madre.
Una donna in carriera, dall'aspetto elegante e raffinato anche per la sua fisicità minuta e un po' bassina.
Purtroppo Oliver non può dire se Lucas assomigli al padre, non avendolo mai visto, poiché deceduto molti anni fa in un attentato.
Esattamente durante l'attacco alle torri gemelle.
Tutte informazioni avute di nascosto da Sofia, che gli ha tenuto compagnia.
Anche se, in realtà, crede che lei lo abbia fatto solo per non lavorare.
Usando la scusa di intrattenere lui e Camilla.
"Forza, non siate timidi, tutti a tavola."
Urla Diana, indicando la splendida tavolata a ferro di cavallo.
Scelta, come forma, per essere tutti più vicini.
Oliver si siede al fisco di Al, guardando con ammirazione e gioia la tavola.
I colori che la rendono più bella, più festiva.
Il tutto arricchito da cibi di tutti i generi, preparati dalle donne presenti.
Osserva, sorridente, la nonna sedersi davanti a lui che ricambia con la stessa felicità.
Poiché anche lei è da tanto che non vive emozioni così genuine.
Così famigliari.
Tutti prendono posto.
Ed è scontato dire che Emma si ritrova a fianco ad Oliver.
Iniziando a credere che la sua famiglia stia complottando contro di lei.
E non è del tutto falso dato che è stata l'ultima a sedersi.
E che l'unico posto libero sia proprio al fianco del ragazzo.
E in più, gli sguardi tra sua madre e Sofia, le danno la certezza.
Quelle due stanno confabulando contro di lei.
E anche Camilla non sembra innocente agli occhi del nipote.
Poiché non nasconde un sorriso soddisfatto nel vedere i due così vicini.
In tutto questo piano però, i due si ignorano, prendendo parola con i compagni vicino.
Oliver che parla della partita con Al, mentre Emma cerca di tenere buono Thomas che non vede l'ora di iniziare la cena.
Le tre donne sbuffano mentalmente, nel vedere le loro aspettative andare in fumo.
Si aspettavano sguardi innamorati tra i due, da fare invidia alla loro telenovela preferita.
E invece loro, testardi come due muli, si ignorano totalmente.
Ma c'è da dire che la serata è ancora molto lunga.
Diana arriva al tavolo, porgendoci sopra un favoloso tacchino.
Che sembra essere stato rubato da qualche pubblicità televisiva, per quanto è bello.
Al, come sempre quando si tratta di mangiare, si prepara all'assalto allungando la mano verso la prelibatezze.
Ricevendo uno schiaffo sulla mano da parte della moglie.
"Barbero e ingordo.
Dopo tanti anni di matrimonio ancora non hai imparato."
Lui sbuffa, come solo Thomas potrebbe fare, per poi prendere la mano della moglie, che prende quella di Camilla e così via tutti gli altri.
Fino ad arrivare alla mano di Emma, che stringe quella di Oliver.
Scoprendo che per quanto i due possano ignorarsi, basterà sempre un solo gesto o tocco a farli riavvicinare.
"Ti ringraziamo per questa splendida cena.
E per averci permesso di essere tutti insieme a godercene.
Preghiamo per le nostre famiglie, non presenti oggi.
E per le persone che non ci sono più su questa terra, ma che sono marchiati nei nostri cuori.
Ti ringraziamo per gli ospiti inaspettati, che hanno portato ancora più colore alla tua tavola.
Amen."
Conclude Diana, con lo sguardo un po' lucido, finendo subito tra le braccia del marito.
Ogni anno la preghiera è la stessa ma lo è anche l'emozione che essa rinchiude.
E che tocca persino una tedesca come lei.
E, ad Oliver, non resta che meravigliarsi sempre di più di quante cose non conosce.
E di quante volte a giudicato così superficialmente ciò che lo circondava.
"Be', finitela di guardarmi così.
E mangiate che si raffredda."
Torna la solita Diana, sentendosi un po' troppo osservata.
"Non ho cucinato tutto il giorno per servirlo freddo.
Perciò, forza Albert, servi questo splendido tacchino."
Il marito sorride, per nulla toccato dal tono duro della moglie.
Anche perché ormai sa che dietro questo scudo, c'è un cuore grande e di estrema dolcezza.
Gli ruba un bacio, facendola sbuffare perché odia le smancerie in pubblico, ma rubandogli anche un sorriso nascosto.
Il tutto sotto lo sguardo di Emma, che si chiede come sia fare parte di un amore così sincero.
Così grande nonostante i caratteri così forti e mascherati dal gelo.
E, inevitabilmente, lo sguardo gli cade su Oliver.
Che sorride cortese mentre Al gli porge il pezzo di tacchino.
Lo sguardo cade su di lui in modo inconscio, come se fosse proprio lui la risposta alla sua domanda.
E quando lui si volta verso di lei, per chiederle il piatto da riempire, si blocca tutto.
Gli sguardi si fondono, si uniscono, si prendono gioco di sé.
Ed è un pensiero che la sfiora dolcemente, la bellezza nell'illudersi che lui stia pensando lo stesso.
Ed è strano a come siano arrivati a questo.
A come sia iniziato tutto da un obbligo.
E litigare fino a farsi male.
E baciarsi e litigare ancora.
Non parlarsi, trattarsi con indifferenza.
Tutto questo per arrivare a dove?
A fingere di essere semplici conoscenti, persino perfetti sconosciuti.
Emma si sente tirare da dietro e si risveglia da qualsiasi cosa sia successa in quello sguardo, richiamata dalla mano di Thomas.
Che, giustamente, le chiede di sbrigarsi perché ha molta fame.
Emma è frastornata, risvegliata di colpo in un mondo dove loro non sono soli.
Ma sotto lo sguardo sorridente di tutto.
Cosa che fa arrossire Emma, spingendola ad abbassa lo sguardo passando il suo piatto e quello del fratello.
Continuando questa catena umana, senza avere il coraggio di alzare gli occhi dal tavolo.
Al contrario Oliver è più spudorato, e continua a guardarla nonostante il movimento dei piatti nelle mani.
Continuando a chiedersi quale potere abbia la Lopez per prendere la sua mente e confonderla così tanto.
Fino a farlo sentire perso, in chissà quale strano ma dolce pensiero.
Una volta che tutti si sono serviti, torna anche lui con lo sguardo sul piatto, con un sorriso amaro.
Queste emozioni così logorroiche e strane, non avranno mai una risposta.
Almeno fino a che entrambi non cadranno insieme, mano nella mano, sinceri di volersi aprire totalmente.
Ma per ora non resta che questo piacere nello stare vicini.
Si accontenta di entrare in un pezzo di lei, aprendo un pezzo di sé.
Perciò ringrazia questo strano destino che la portato qui, a questa cena.
Pensando di aver finalmente capito quanto può essere dolce il sapore di una famiglia.
Non volendo però pensare alla casa vuota e fredda che l'aspetterà dopo.
"Buon appetito e grazie di essere qui."
Sorride Al, guardando i suoi invitati uno a uno.
Sorridendo amareggiato quando incontra lo sguardo del ragazzo.
Triste e un po' malinconico, ma comunque felice di trovarsi a questa tavola.
E, infondo, le feste servono proprio a questo.
A stare insieme alle persone che fanno parte della propria vita...
Ringraziando di avere questa fortuna.

"Io non fingevo di saper volare.
Io credevo davvero di poterlo fare, ed è colpa tua."
Si innervosisce Sofia contro il padre, sotto le risate di tutti.
Mentre Diana, Caterina, Eleonora e Sabrina, madri di Lucas e Sofia, portano a tavola i dolci e le numerose torte e crostate.
Per tutta la cena l'unica melodia presente sono stati i racconti delle diverse famiglie.
Persino Camilla si è messa a suo pieno agio, aiutata anche dalla conoscenza con Caterina e Diana.
Cosa accomuni la nonna a Diana, Oliver lo capisce bene.
Poiché entrambe le donne hanno un carattere simile.
Ciò che lo incuriosisce è invece il legame che ha Caterina con Diana e le altre donne.
Guardandole da fuori Caterina sembra molto diversa dalle altre, più fragile e taciturna.
Eppure sembrano legate da una amicizia forte e completa, ormai viva da molti anni.
Ma Oliver si dice che non è poi così stramba come cosa.
La prova vivente, più vicina a lui diciamo, e proprio la ragazza seduta di fianco.
La stessa che sta ridendo alle continue battute di Sofia, mettendo in risalto quanto le due ragazze siano diverse quanto unite.
Infondo madre e figlia non sono così diverse, ed entrambe hanno una strana capacità.
Quella di incantarti e di farti  desiderare di entrare nel loro mondo misterioso, a tutti i costi.
"Quante storie, in fondo ti piaceva quando ti dicevo che in realtà eri una fata."
Risponde il padre a Sofia.
Che gli lancia una pallina di carta, beccandolo in pieno viso.
"Mi è piaciuto di meno quando mi sono lanciata dal divano, rischiando di rompermi tutti i denti."
Le risate che seguono, in realtà non si sono mai fermate dall'inizio della cena.
Dando uno strano sollievo nel cuore di Camilla.
Che guarda il nipote, perfettamente amalgamato al resto del gruppo.
Vedendolo finalmente parte di un qualcosa, di un qualcosa di bello.
Ha sempre vissuto nell'angoscia per la situazione del nipote.
Per la solitudine in cui lui vive da troppo tempo.
Ma ora, ora che lo vede ridere e conversare con gli altri, sente il cuore più leggero.
Conosce bene Owen e Rayan, considerandoli due bravissimi ragazzi, felice di saperli amici del nipote.
Ma non può negare la sorpresa, come la felicità, di vederlo aprirsi con altre persone.
Sapendo che non è più solo.
"Quante storie.
Mi sembri ancora tutta intera.
E comunque le altre mille marachelle e cadute che hai fatto, non sono sicuramente colpa di tuo padre."
Interviene Diana, ricordando bene le innumerevoli volte in cui la ragazza è finita in ospedale per qualche gioco troppo pericoloso.
"Esatto.
Come la volta in cui sei caduta dall'albero, perché troppo testarda per chiedere aiuto."
Inferisce Lucas, ricordandone una delle tante.
Seguito a ruota dall'amica, anche lei complice di molti di quei ricordi.
"Quale dici?
La volta in cui diceva che la mela in alto era più succosa?
Ho la volta che, per orgoglio, non ha voluto aiuto per recuperare l'aquilone?"
Sofia sbuffa, guardando i suoi due pseudo migliori amici.
Che se la ridono di lei, o meglio delle sue figuracce.
" O no.
Parlo di quella volta che ha litigato con Bobby, perché lui la chiamava codarda."
Oliver ride, nascondendo un po' di nervoso nel sentire nominare un nome maschile.
Ed è ormai una certezza.
Ultimamente sentire un nome maschile affiancato ad Emma, gli dà i nervi.
Gli crea quell'acido nello stomaco, che non ammetterà mai che si chiami gelosia.
Intanto, Lucas si prepara a dirne un'altra.
E Sofia sa che non si fermerà facilmente.
In realtà succede sempre così.
Quando iniziano a ricordare non si fermano più.
"Avevo sei anni.
E se Jek non mi avesse distratto, non sarei caduta."
Si difende Sofia, pentendosene subito quando il silenzio cala su tutti i presenti.
E’ del padre di Emma che si parla, l'uomo scomparso da qualche mese.
L'uomo che tutti conoscono e che amano, vivendo nella speranza di vederlo presto tornare a casa.
"Be'.
Voi due non eravate certo più innocenti."
Cerca di cambiare discorso Eleonora, facendo partire una nuova discussione.
Con l'unico intento di uscire dal tunnel oscuro in cui si stavano per addentrare.
Mentre Sofia si morde il labbro, guardando Emma, mortificata per ciò che ha riportato alla mente.
Maledicendosi per il suo vizio di parlare senza pensare.
Ma l'amica le sorride, nascondendo l'angoscia di questa mancanza.
Non volendo mostrare quanto parlarne gli porta tristezza, quando in realtà parlare di un padre dovrebbe portare gioia.
E lo nasconde, lo nasconde a tutti.
Ma non a una mano gentile che afferra la sua sotto il tavolo.
Una mano che l’ha stretta molte altre volte.
Una mano che l’ha retta più di quanto essa sappia.
La mano di Oliver, che ha preso quella di lei in modo istintivo.
Come quando vedi una bene per te prezioso cadere e ti affretti a salvarlo.
Emma si volta verso di lui, che però non la sta guardando.
Che però sta continuando a parlare con Al, come se le loro mani non si stessero stringendo.
Come se non la stesse tenendo salda mentre si sente cadere.
E li capisce che lui non la guarda, non le parla, non la calcola.
Ma è lì, sempre pronto a salvarla, nonostante lei non sappia più gridare aiuto.
"Avanti Caterina.
Facci sentire qualcosa."
Si fa avanti Rich, il padre di Sofia, tirando fuori una chitarra.
Classica e con qualche corda vicina alla rottura.
Ma piena di ricordi, piena di tradizioni che portano avanti da una vita.
Come quella di Caterina di cantare per le persone che ama.
E lei lo fa, prende la chitarra, salendo sul piccolo palco.
Con però molta nostalgia nel cuore.
Poiché nelle feste passate, c'era sempre l'amato marito a guidare il suo canto con la chitarra.
Mentre oggi è da sola con il compito di coprire anche il suo posto.
Guarda i figli, pensando che è un compito che ha dovuto eseguire con loro.
E non è giusto.
Non è giusto che lui non ci sia.
E gli manca, e vorrebbe averlo qui, e vorrebbe che ci fosse lui a tenere tra le mani questa dannata chitarra.
A tenere in piedi la sua famiglia.
E la disperazione che nasconde dietro un sorriso, si riversa nel canto.
Nella canzone che ha scelto, scusandosi mentalmente per la tristezza che emanerà il suo canto, che invece dovrebbe essere di festa.
Ma come Emma stringe la mano di Oliver, aggrappandosi con forza a lui.
Anche Caterina ha bisogno di attaccarsi a qualcosa, alla speranza che questo suo canto arrivi a lui.
A lui che dovrebbe essere qui con loro.
Nel canto racconta con nostalgia di quando lui c’era, proprio qui vicino a lei.
Mentre ora ha lasciato un vuoto che niente e nessuno potrà colmare.
Le trema la voce, mentre le dita pizzicano con fragilità le corde.
Poiché in realtà sono quelle del suo cuore a star suonando.
Al, capendo il tumulto nel cuore della donna, le prende dalle mani la chitarra suonando al suo posto.
Dandole piena libertà di sfogo attraverso questo canto, che sembra più un grido rivolto al cielo.
E se fosse di nuovo qui, lo stringerebbe forte a sé.
Chiedendogli perdono per tutte le volte che l’ha dato per scontato.
Per tutti i litigi per cose futili, quando invece avrebbe dovuto baciarlo.
Oliver, come gli altri, si perde nella voce della donna.
Nel suo tono caldo e dolce, facendo automaticamente paragone con il canto di Emma.
Mentre il canto della madre è melodioso e dolce, quello di Emma è combattivo e graffiante.
Una diversità forte tra le due.
Ma non è diversa la forza del sentimento che ci mettono dietro.
Che sia disperazione o amore.
Il canto continua, lasciando che si senta il pentimento di tutti quelli stupidi litigi, cazzate in confronto al loro amore.
In confronto alla mancanza che sente di lui.
E si sente quel vuoto che Caterina si porta dentro.
La rabbia che nasconde dietro a falsi sorrisi.
Si sentono le lacrime versate di nascosto, le urla di dolore soffocate contro un cuscino di notte.
Una lacrima sfiora il suo viso, come se fosse una carezza del suo amato.
Una illusione, che da più rabbia al suo canto.
Perché lui non c'è, e non resta che questa lacrima salata che scivola fino alla sua bocca...
La stessa bocca che baciava lui.
Che amava lui.
Che parlava con lui.
Che troppe poche volte gli ha detto quanto lo ama.
E, che se fosse qui, glielo direbbe ad ogni ora dei loro giorni.
La stessa identica lacrima scivola sul viso della figlia.
Una lacrima che però non raggiunge le sue labbra tremanti.
Perché salvata, portata via, da una carezza concreta di Oliver.
Impotente davanti a tutto questo dolore, a quanto si possa sentire in un semplice canto.
Si limita a sostenere lei, a lei che inevitabilmente crolla.
Colta in salvo dalle braccia di lui.
Che l'avvolgono, condividendo il dolore che porta dentro, donandogli però qualcosa a cui aggrapparsi.
Ma anche Caterina non è sola come pensa.
Anche lei ha qualcosa che la tiene a galla.
Che le dà vita ogni giorno, nell'attesa che il suo amato ritorni.
E, in questo momento, sono gli occhi dei suoi figli.
Le loro lacrime trattenute in un sorriso amaro.
I suoi figli la salvano ogni giorno perché sono frutto del loro amore, un frutto che è diventato un muro su cui sostenersi e aggrapparsi .
E lui le manca, le manca come l'aria.
Ma, intanto, gli ha donato due gemme preziose.
Due luci che sostengono il suo passo tremante, almeno finché lui non tornerà.
E li guarda, belli come il sole, pieni di questo amore che lei e il suo amato hanno creato.
E le dispiace davvero non aver passato ogni secondo della sua vita ad amarlo.
Perché se avesse saputo prima quanto fa male la sua assenza.
Avrebbe rinunciato al sonno, alla fame e alla sete per potersi dedicare a lui.
E insieme a lui, vivere la fortuna di avere una famiglia.
Insieme, vedere i loro figli, come li vede ora lei.
E guarda il cielo, ingoiando l'amaro che sente in gola.
Ringranziando il suo Dio, nella speranza che questo suo canto di disperazione sia arrivato al suo amato.
E che sappia che lei, insieme alla sua famiglia, lo stanno aspettando.
Per stringerlo a sé e chiedere scusa di aver dato per scontato tante, troppe, piccole cose di lui.

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