Capitolo Ventitré
Prima di iniziare volevo solo dire che ho iniziato una nuova storia su Death note, se volete passate 😂
Vi lascio al capitolo!
Alzai la sguardo spaventata temendo di vedere un Dolente di nuovo, ma davanti a me c'era solo Minho a terra proprio come me. Dietro di lui c'erano le porte del Labirinto aperte e un mucchio di persone che mi fissavano sbalordite.
Il ragazzo mi guardò ed io guardai lui sempre più incredula e felice. Ci alzammo quasi in contemporanea.
"Ero venuto a cercarti. Per un secondo ho temuto che non ti avrei più rivista" sussurrò lui.
"E invece sono qui" dissi indicandomi.
Minho non disse più nulla, semplicemente si avvicinò a me di scatto abbracciandomi con quanta più intensità poteva e mi lasciai andare ricambiando la stretta ancora più forte. Thomas e Ben arrivarono subito dopo saltando addosso a me e al ragazzo urlando di gioia.
"Oh non sai la novità" disse Thomas strattonandomi verso la Radura.
"Quale novità?" Ancora non ci credevo. Ero tutta intera ed ero riuscita a tornare.
"Oh vedrai" mi sussurrò Ben con fare misterioso.
Appena messo piede nella Radura Teresa, Chuck, Jason e Frypan mi travolsero soffocandomi tra le loro braccia, finché Gally non arrivò spostando tutti con una manata.
Mi abbracciò per qualche secondo per poi staccarsi subito dopo come suo solito fare.
"Vieni con me. Qualcuno vuole parlarti." E senza permettermi di obiettare mi trascinò verso Alby, Newt e tutti gli intendenti al completo che mi aspettavano poco più avanti.
Sembravano tutti sbalorditi quanto me dal mio inaspettato ritorno.
"Stai bene?" domandò Alby scattando verso di me per poi guardarmi dalla testa ai piedi alla ricerca di ferite visibili.
"A quanto pare..." mormorai confusa. Non capivo cosa stesse succedendo. "Mi spiegate cosa volete?" domandai poi.
"A nome mio e di tutti gli intendenti vorrei porti le nostre scuse per averti mandata nel Labirinto nonostante la tua innocenza" disse il capo guardandomi serio ma con una punta di imbarazzo negli occhi.
"Aspetta... cosa?"
"È una lunga storia, ma se vuoi posso spiegarti tutto."
"Henry, quel piccolo sacco di sploff, è crollato non appena le porte del Labirinto si sono chiuse e piangendo ha raccontato tutta la verità" brontolò Gally, beccandosi delle proteste da parte di Alby.
"Che vuoi? Ci stavi mettendo troppo" si giustificò ricambiando l'occhiataccia.
"È vero quello che ha detto?" domandai spalancando la bocca.
"Sì. Ha confessato e ha detto che non l'ha fatto prima perché era terrorizzato dalle minacce di Kayla. Non ha voluto dire altro. Sono davvero dispiaciuto ed anche gli altri lo sono."
"E adesso dove sono? Loro due intendo."
"In Gattabuia. Stasera ci sarà un'adunanza per decidere cosa fare di loro. Siamo davvero dispiaciuti, spero che tu possa capire che le circostanze lasciavano a desiderare."
Passai lo sguardo su tutti i visi colpevoli degli intendenti che mi avevano accusata. Newt soprattutto mi guardava col dolore negli occhi. Se sperava che lo perdonassi come se nulla fosse si sbagliava di grosso.
"Vorresti dire qualcosa?" domandò Alby.
"No. Vorrei solo riposare un po' se non vi dispiace. Visto che ho passato due giorni in Gattabuia e uno nel Labirinto." Non mi importava di risultare infuriata o maleducata con le mie parole, non potevo fare finta di nulla. Dovevo mostrare il mio disappunto.
"Oh. È comprensibile. Vai con Clint, così potrà anche visitarti" disse indicandomi il ragazzo che mi aspettava pochi metri più avanti sbalordito.
Mi allontanai dal gruppo senza dire nulla e senza guardare in faccia nessuno. Mi sarei solo incazzata.
"Sono contento che tu sia tornata. Non dubitavo della tua innocenza" disse Clint una volta al mio fianco. Lo guardai col sopracciglio alzato.
"Dico davvero. Anche Jeff era molto combattuto, non sai quanto è dispiaciuto. Ieri non faceva che piagnucolare in un angolo sulla sua ingiustia verso di te."
"Ormai sono qui. Quel che è fatto è fatto" dissi. Ma non ci credevo nemmeno io.
"Sai ieri è successo un disastro" mi raccontò mentre camminavamo verso il Casolare "mai vista una cosa del genere in due anni che sono qui."
"Esattamente cosa è successo?"
"Mh, vediamo. Appena le porte si sono chiuse Henry ha iniziato a vomitare fuori un sacco di frasi finché non ci ha raccontato tutto, Kayla ha provato prima ad aggredirlo e poi a fuggire nei boschi ma l'hanno catturata e portata in Gattabuia. Alby era fuori di sé, non l'ho mai visto così incazzato. È stato terribile" raccontò grattandosi la testa "Newt poi..."
"Newt cosa?"
"Oh, forse non vuoi sentire parlare di lui. So cos'è successo durante l'adunanza, ne parlano tutti ormai." Non ne dubitavo, nella Radura c'era troppa gente pettegola.
"Invece voglio sapere" dissi spalancando la porta del Casolare diretta verso le scale.
"Ecco lui è rimasto tutta la notte seduto davanti alla porta occidentale da dove sei entrata senza alzarsi neanche per un secondo. Qualcuno ha provato a convincerlo a lasciar perdere ma non ha voluto sentire ragioni."
"Tutta la notte?"
"Tutta la notte."
Non cambiava le cose ma ne ero comunque felice. Sentii il cuore scaldarsi leggermente ma scacciai via i pensieri. Lui si era astenuto nel votare ed io mi sarei astenuta del tutto nei suoi confronti.
Arrivammo finalmente nella stanzetta dei medicali e Clint mi invitò a stendermi sul letto.
"Allora, hai incontrato qualche Dolente? Mi serve saperlo."
"Sì, ma non mi hanno neanche toccata per fortuna."
"Quindi ritieni di non far subito ferite gravi? Vuoi che controlli?"
"Mi bruciano solo un po' il ginocchio destro e il gomito sinistro, ma niente di che."
Il ragazzo posò prima lo sguardo sul ginocchio, dove i jeans erano squarciati lasciando intravedere una piccola ferita circondata da sangue secco e poi il gomito dove non c'era sangue ma solo della pelle viva in mostra.
"Qua ci vuole solo un po' di disinfettante e molto riposo, penso tu stia morendo di sonno."
"Oh, non me ne parlare" risposi chiudendo gli occhi. Lasciai che Clint disinfettasse a ponesse dei cerotti sulle mie lievi ferite senza neanche rendermene conto. Avevo tanti di quei pensieri nella testa che mi sembrava di scoppiare.
Continuavo a ripensare alle porte che si chiudevano, al Dolente che cadeva nella Scarpata, alla Scacertola che mi aiutava e a Newt che aveva passato tutta la notte ad aspettarmi. Non riuscivo a pensare ad altro. Fu tra tutti questi pensieri che finalmente mi addormentai.
Neanche dormendo godevo di un po' di pace. Perché anche lì ero tormentata.
Quella volta ero in una stanza senza finestre, come se il mondo fuori mi fosse tenuto nascosto, e aspettavo.
L'uomo che entrò nella stanza non era cattivo con me ma neanche gentile e indossava una tuta intera verde che gli conferiva un'aria ridicola.
"Seguimi."
"Cosa volete questa volta? Un'altra dannata tac o altre fiale del mio sangue? Cosa ci fate con tutto quel sangue? Lo bevete per caso?" La mia voce era matura, non ero sicuramente più una bambina in quel ricordo.
"Seguimi" ripetè l'uomo senza badare alla mie parole.
Decisi di obbedire e mi alzai dal letto con uno slancio affiancando l'uomo in verde per poi superarlo.
Guardai una porta proprio accanto alla mia.
"Newt dov'è?"
"Il soggetto di controllo è di là che ti aspetta."
"Non parlare di lui come se fosse un esperimento riuscito male."
"Mi avevano detto che eri dolce e pacata. Quante menzogne circolano in questa struttura" brontolò lui iniziando ad avviarsi a spasso svelto.
"Invece a me avevano detto che era per il bene comune tutto questo. Non sei l'unico a cui hanno detto delle menzogne." Mi stupiva il mio carattere cinico. Cosa avevo passato per ridurmi così?
Entrammo in una stanza che assomigliava a un salottino. C'era qualche poltrona qua e là e un televisore che proiettava un noioso video sul cervello umano.
Non lo degnai di uno sguardo, forse abituata a vederlo, ma concentrai tutte le mie attenzioni su Newt che sedeva su una delle poltroncine a disposizione e che mi sorrideva.
Sembrava un po' più piccolo. Forse di due anni.
"Come mai ci avete chiamati?" domandai all'uomo in verde prendendo posto accanto al ragazzo.
"La dottoressa Lincon verrà presto da voi per spiegarvi tutto." Detto questo l'uomo lasciò la stanza senza nemmeno salutare, simpatico insomma.
Mi girai verso il ragazzo che mi guardava ancora col sorriso.
"Che hai da ridere tanto soggetto di controllo A5?" domandai spintonandolo.
"Niente che ti interessi A6" rispose spintonandomi a sua volta. Soggetto di controllo? A5? A6? Probabilmente era un nostro modo per prenderci in giro a vicenda.
"Cosa pensi vogliano da noi questa volta? Mi hanno fatto saltare anche gli esercizi di logica oggi."
"Io avevo una lezione di matematica. Non sai che gioia averla saltata" sussurrò lui con uno sguardo furbo.
"Non è male la matematica."
"Forse per te, cervellona."
Stavo per ribattere ma una donna molto curata ed elegante entrò nella stanza accompagnata da due uomini con la tuta nera e una sigla impressa sulla parte superiore: Wicked. Quello in tuta verde che mi aveva accompagnata non era tra loro.
"Beh, ci spiegate cos'è tutto questo mistero?" domando Newt nervoso.
"Questa è arrivata stamattina dai piani alti" disse la donna sventolando una lettera "Newt devi venire con noi. Hanno anticipato l'entrata nel Labirinto domani."
"Lui non viene proprio da nessuna parte con voi. Ci avevate promesso un altro mese, non potete separarci così!" esclamai alzandomi in piedi "posso ben immaginare cosa succede a chi viene con voi. Non ve lo permetterò."
"Charlotte è per il bene comune" disse la donna fissandomi senza emozioni.
"Come potete? Io e Newt siamo cresciuti insieme e non potete portarlo via" urlai stringendo il ragazzo a me.
"Stai calma, stai calma" disse lui accarezzandomi il viso "andrà tutto bene vedrai."
"Non voglio che tu te ne vada..." sussurrai.
"Nessuno ci separerà mai, hai capito? Il nostro legame non si romperà mai. Te lo prometto."
"Dobbiamo andare adesso" disse la donna sempre più impaziente.
"Cosa? Ora? Fatemi passare qualche altra ora con lei per salutarla a dovere vi prego."
"Non c'è tempo Newt. Se non volete collaborare saremmo costretti a sedarvi entrambi."
I due uomini si avvicinarono e mi strapparono il ragazzo dalle braccia. Iniziai ad urlare e piangere isterica prendendo a calci e pugni i due uomini.
All'improvviso un ago mi perforò il collo e persi le forze.
"Ti avevamo avvertita. Goditi il sedativo" disse uno dei miei uomini trascinando via Newt.
Mi svegliai con le urla del ragazzo che chiamava il mio nome mentre lo portavano via da me ancora nelle orecchie. Mi toccai il viso scoprendolo bagnato dalle lacrime e mi tirai su lentamente respirando con l'affanno.
Nella stanza c'era poca luce e ne dedussi che stava per calare il sole. Mi portai le mani alla testa ripassandomi mentalmente ogni momento del sogno nella mia mente.
Ormai mi era chiaro fossero ricordi e cercavo sempre di aggrapparmi il più possibile a loro. Ogni dettaglio poteva essere essenziale.
Parlarne con Newt mi avrebbe aiutata ma il mio ultimo desiderio in quel momento era rivedere la sua faccia da traditore. Non aveva mantenuto nemmeno una delle promesse che mi aveva fatto. Neanche quella nel ricordo.
Mi aveva promesso che nessuno ci avrebbe mai separati e invece era successo. Non se lo ricordava ma era comunque una promessa infranta. E non era la sola.
Mi tirai su dal comodo letto a fatica sentendomi più stanca di prima e mi stiracchiai per venti secondi buoni cercando di risvegliare le mie membra ancora addormentate.
Adesso avevo solo bisogno di una doccia e di un pasto decente. La prima poteva aspettare mentre il secondo era là che mi aspettava su un tavolino.
Sul vassoio c'era della pasta, un pezzo di formaggio, una pera, acqua e un biglietto. Aprii immediatamente il piccolo foglietto leggendone il contenuto. 'Con la speranza che tu ti rimetta presto. Frypan e Teresa" recitava.
Sorrisi e me lo infilai in tasca pronta a godermi il cibo che avevo davanti. Avevo una fame da lupi e spazzolai tutto senza pensarci due volte e senza prendere nemmeno una pausa.
Sembravo una che non mangiava da un mese.
Clint entrò poco dopo nella stanza.
"Ah, vedo che ti sei svegliata."
"A quanto pare" sussurrai sistemando un po' il letto.
"Se ti senti pronta vado a chiamare Alby e Newt. Mi hanno detto di avvertirli non appena ti svegliavi, credo vogliano parlarti."
Non mi sentivo pronta per niente ma prima o poi dovevo affrontarli. "Non ci sono problemi."
Il medicale annuì ed uscì dalla stanza richiudendosi la porta alle spalle. Ne approfittai per avvicinarmi al piccolo lavello posto nella stanza per darmi una rinfrescata al viso e alla bocca, per poi lavare con cura le mani.
Avevo appena finito di asciugarmi con un panno trovato vicino al lavello quando Clint tornò con al seguito i due leader.
"Beh, vi lascio soli" disse infine il ragazzo lasciando di nuovo la stanza.
TADAN
Come promesso ho aggiornato oggi!
Il capitolo è leggermente più lungo, quindi per qualche giorno non pubblicherò. Anche perché in questi giorni ho importanti impegni e non posso correggere i capitoli che ho già scritto.
Charlie è sana e salva. Contente? Vi aspettavate altro? Fatevi sentire.
Detto questo vi lascio... ma non prima di avervi ringraziati tutti per le 3000 visualizzazioni superate. Per me è una gioia immensa. Grazie per ogni singola lettura!
Non manca molto alla fine di quest'avventura e farò del mio meglio fino all'ultimo, sperando nel vostro appoggio che fino ad ora si è fatto sentire alla grande. Quindi grazie ancora.
Saluti!
Vostra Beth.
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