Capitolo Ventiquattro
Ci sono riuscita!
Alla fine mi sono mandata la parte per email e ho preparato la bozza da pc, ci ho messo una vita visto che mi usciva tutto staccato incollandolo dal computer, ma ce l'ho fatta. Spero vi piaccia! Adios
Guardai Alby ed evitai come la peste lo sguardo di Newt, sicuramente puntato su di me.
"Allora come stai?" domandò il capo avvicinandosi di qualche passo a me.
"Sono stata meglio" risposi senza guardare nessuno dei due.
"Lo so che sei arrabbiata ma..."
"Ah dici davvero? E cosa sai esattamente? Sono viva per miracolo Alby e tutto quello che hai da dire è che sai che sono arrabbiata. Certo che lo sono, tu non lo saresti al mio posto?"
Il ragazzo abbassò la testa imbarazzato.
"Ecco Alby ed io vorremmo solo..." tentò di dire Newt, ma lo guardai talmente male da distruggere ogni sua intenzione.
"Se siete venuti qui per porgermi della banali scuse vi fermo subito dicendo che non me ne frega un emerito niente."
"Mettiti nei nostri panni. La situazione lasciava a desiderare" tentò Alby "se può consolarti Henry e Kayla verranno puniti a dovere."
"Henry lasciatelo in pace. Era solo spaventato, ignoro da cosa ma lo era eccome. E se uno grande e grosso come lui ha paura di una ragazza che peserà almeno 20 kg meno di lui deve esserci davvero un buon motivo" constatai continuando a sistemare cose a caso nella stanza, come se spettasse a me farlo.
"Di questo ne parleremo nell'adunanza di questa sera dove tu ovviamente parteciperai."
"Come scusa?" domandai alzando di scatto la testa "non faccio parte del circolo autorizzato."
"Ci sarà un'eccezione. Ci serve la tua presenza, sono sicura che tutti vorranno la tua opinione per decidere la punizione da infliggere ai due ragazzi. Ti daremo anche il diritto di voto per questa volta."
"Che onore, Alby! Non sognavo altro che questo nella mia miserabile vita" risposi con la voce piena di sarcasmo. "Cosa vuoi che me ne freghi della vostra stupida adunanza e dei vostri stupidi voti. Tanto a quanto pare avete un talento innato per punire chi non ha fatto nulla e farla passare liscia a chi è colpevole. O sbaglio?"
Il capo mi guardava scioccato. "Ti vedo diversa Charlie. Sicura di stare bene?"
"Mi vedi diversa? Fammi pensare, ah sì sono cresciuta Alby. E ho smesso di vivere nel mondo delle favole perché ho capito che in questo mondo funziona che chi è buono ci rimette mentre chi è cattivo va avanti. Non è così?"
"Non devi dire così Charlotte" sussurrò Newt. Lo guardai con lo stesso sguardo che si rivolgeva al letame.
"Hai anche il coraggio di nominarmi tu? Mi hai voltato le spalle talmente tante volte che ho perso il conto. Perfino nel passato mentivi."
Sia Alby che Newt mi guardarono interrogativi.
"Hai ricordato altro?" domandò il biondo azzardando un passo verso di me. Il capo invece faceva scattare la testa prima su di me e poi su di Newt, come se stesse seguendo una partita a tennis.
"Sì. Ho ricordato un'altra promessa che non hai mantenuto. E adesso fuori di qui, le vostre presenze mi irritano."
I due mi guardarono scioccati e delusi e alla fine rassegnati abbandonarono la stanza rivolgendomi un saluto che non ricambiai.
Dentro di me sentivo montare una rabbia senza precedenti. Nelle mie vene sentivo scorrere il sangue sempre più veloce e desideravo solo distruggere tutto ciò che mi circordava.
Strinsi pugni e con un calcio buttai a terra un comodino lanciando un urlo liberatorio. Nessuno, nemmeno Clint, entrò nella stanza. Forse erano spaventati o forse volevano solo garantirmi un po' di privacy per sfogarmi un po'. Qualunque fosse la motivazione non mi importava purché continuassero a lasciarmi in pace.
Mi buttai di nuovo sul letto che avevo appena sistemato e passai le ore a fissare il soffitto cercando di distendere i nervi e di non pensare alle numerose persone che desideravo prendere a pugni fino a spaccarmi le nocche.
Non mi riconoscevo più. Avevo talmente tanto di quell'odio dentro quasi da scoppiare ed era malsana come cosa.
Restai lì sdraiata fino a che la rabbia non si tramutò in tristezza. E poi soffocai anche quella.
"Posso entrare o mi lanci qualcosa addosso?" domandò Gally attraverso la porta.
"Puoi entrare" dissi.
"Ti sei calmata un po' o vuoi ancora distruggere qualcosa?"
"Distruggerò la tua faccia se non mi dici immediatamente chi ti ha mandato e cosa vuoi" risposi lanciandogli un cuscino contro. Non ero seria, con lui scherzavo solo.
"Avevi detto che non mi avresti tirato nulla addosso" disse guardando il cuscino come se avesse la fauci.
"Ti ho solo detto che potevi entrare ma non ho accennato niente sul lanciare o meno oggetti."
Gally alzò le mani al petto. "Vengo in pace. Stiamo per iniziare di là e sono venuto a prenderti."
"Non me ne frega nulla della vostra stupida adunanza."
"Ma Charlie" iniziò Gally sedendosi ai piedi del mio letto "si tratta della persona che si è pugnalata per darti la colpa e del suo degno compare. Non puoi comportarti come se non te ne importasse nulla, la faccenda ti riguarda."
Alzai gli occhi al cielo esasperata. "Verrò, basta che la smetti di tormentarmi."
Il ragazzo sembrò soddisfatto e si alzò porgendomi la mano per aiutarmi ad alzare. Accettai l'offerta e in poco tempo fui in piedi, pronta per presidiare nell'ultimo posto in cui volevo andare.
Ci incamminammo di nuovo sotto lo sguardo di tutti i radurai che ciondolavano nel Casolare. Qualcuno provò a parlarmi ma Gally guardò male tutti fermando qualsiasi intenzione.
Salutai con una mano Teresa e gli altri ed entrai nella stanza indetta alle adunanze con un macigno sul petto. Guardando la stanza mi mancò di nuovo il fiato ripensando al mio processo. Anche quella volta c'erano due sedie, ma in quell'occasione non toccava a me occupare una delle due. Kayla guardava a terra, mentre Henry mi fissava con lo sguardo terrorizzato.
Gally mi scortò e presi posto tra lui e Minho. Mi sentivo importante a star seduta lassù.
Alby mi guardò imbarazzato prima di cominciare. "Bene, adesso che anche Gally e Charlotte sono qui direi che possiamo anche iniziare."
Passai il resto del tempo senza ascoltare veramente chi stava parlando. Nella mia testa rimbombava solo qualche suggerimento ogni tanto ma appresi comunque che tutti avevano nominato le parole 'Labirinto' ed 'esilio' con ferocia.
Di Kayla non mi importava assolutamente nulla, ma ero preoccupata per Henry. Aveva testimoniato il falso all'inizio ma poi si era pentito e aveva raccontato tutto. Meglio tardi che mai.
Ad ogni parola di condanna si faceva sempre più piccolo nella sua sedia, mentre Kayla sempre più pallida.
"Charlotte, tu cosa ne pensi?" domandò Alby. Girai la testa verso di lui con pigrizia.
"Prego?" domandai.
"Tocca a te."
"Oh" dissi guardando i due condannati davanti a me. Guardai con una punta di tenerezza Henry e poi lanciai uno sguardo che aveva del sadico a Kayla.
"Le cose stanno così. Due giorni fa su quella sedia c'ero io e la vostra acuzia vi ha portato alla decisione sbagliata, quindi vi chiedo di fare un passo indietro questa volta e lasciare in pace Henry. Non potete punire così un ragazzo solo perché era terrorizzato, ne ignoro i motivi ma non voglio che venga esiliato."
"Charlie sii ragionevole. Se non avesse mentito tu non saresti andata nel Labirinto" disse Gally puntando un dito contro il ragazzo.
"Ne sono consapevole. Infatti non ho detto che non merita una punizione per la sua falsa testimonianza, sto solo dicendo che il suo posto non è nel Labirinto."
Alby si grattò la testa combattuto. "Altro?"
"No. Per il resto fate quello che volete. Io me ne lavo le mani, quello che dovevo dire l'ho detto e spero di essere ascoltata" dissi tornando a sedere stanca.
"Non vuoi dire nulla su Kayla?" tentò Alby di nuovo.
"Cosa dovrei dire? Che si è pugnalata da sola additandomi come aspirante assassina solo per sbacciucchiarsi meglio il suo tesorino adorato e non avermi tra i piedi? Penso che tutta la faccenda parli da sola e non servano parole."
"Proponi qualcosa?"
"No. Io non sono nessuno per decidere della vita di una persona, non so come facciate voi a sopportare questa pressione ma io me ne tiro fuori. Ricordatevi però che avrete il mio più profondo disprezzo se permetterete ai Dolenti di uccidere quel poveretto" conclusi indicando Henry chino.
"Visto che gli imputati hanno parlato e tutti ci siamo espressi penso che possiamo passare ai voti."
"Chi vota per esiliare Kayla?". Tutti, perfino Newt, alzarono le mani. Io avevo deciso di astenermi dal votare.
"Newt" sussurrò la ragazza con le lacrime agli occhi. Forse ci teneva davvero al ragazzo e sapevo quanto faceva male essere traditi da chi si amava. Non che non lo meritasse ma faceva male comunque.
"Chi propone per esiliare Henry?" Nessuno fortunatamente votò per quella proposta.
"Cosa volete farne di lui, dunque?" domandò Alby.
"Io propongo due settimane di Gattabuia e se darà ancora problemi provvederemo in modo più severo" propose Winston. Gally brontolava in disaccordo ma votò anche lui vedendo che tutti gli altri avevano accolto con entusiasmo la proposta. Henry era talmente sollevato che non si sforzava nemmeno di nasconderlo.
I due ragazzi vennero portati via da alcuni insaccatori appena entrati. Kayla si oppose con tutte le sue forze urlando e scalciando, mentre Henry contento di essere scampato all'esilio si lasciò portare via sussurrandomi un: "Grazie".
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro