Capitolo Trentadue
Newt era innamorato di me.
Non riuscivo ancora a credere alle sue parole.
Avevo aspettato per tanto tempo quel momento con lui e adesso mi stupivo di sentire rabbia dentro di me piuttosto che felicità.
La sua dichiarazione mi aveva lasciata senza parole, ma d'altro canto mi aveva mandata su tutte le furie.
Davvero aveva avuto il coraggio di confessarsi e baciarmi dopo tutto il casino che aveva combinato con me?
Il bosco era esattamente ciò di cui avevo bisogno in quel momento. Silenzioso e solitario.
Ottimo per pensare.
Il ricordo della sua bocca sulla mia era ancora vivido dentro di me, nonostante fossero passati più di trenta minuti da quel momento e indispettita mi sfregai le labbra col braccio nel tentativo di scacciare via il suo sapore ed il suo calore. Era una sensazione che faticava a passare.
Avevo solo voglia di sbattere la testa contro il tronco dell'albero più vicino per fermare quell'inarrestabile fiume di pensieri.
Per quanto desiderassi restare impassibile non potevo impedire al mio cuore di galoppare come un cavallo in corsa, non potevo impedire al sangue di defluire verso le mie guance facendomi arrossire e nemmeno potevo fermare la mia mente da quel replay senza fine del suo volto sempre più vicino al mio.
"Stupido Newt" biascicai, scalciando via un mucchio di foglie secche ai piedi del tronco dove ero stata poggiata fino a quel momento.
Il mio amore per lui era indiscutibile, ma ogni volta che pensavo di lasciarmi andare rivedevo il suo volto deluso e disgustato di quando mi aveva beccata col coltello tra le mani e il suo silenzio durante quell'adunanza che mi aveva quasi condotta verso la morte. Riuscivo ancora a vedere me rannicchiata nella Gattabuia con le lacrime agli occhi e il desiderio di vedere il suo viso tra le sbarre pronto ad ascoltare la mia versione.
Solo che lui non era mai venuto.
Il pensiero bastò a scacciare quella piccola fiammella di desiderio che aveva iniziato ad accendersi dentro il mio petto e lasciai spazio sul mio volto a un enorme cipiglio.
Percorsi a grandi falcate la strada che mi separava dalla Radura e tornai a calpescare quell'erba di un verde quasi innaturale. Era arrivato il momento di mettermi a lavoro e recarmi verso gli Orti.
La prima testa che notai fu quella di Zart, già pronto a impartire ordini ai primi radurai arrivati. Mi avvicinai a lui con una maschera di indifferenza sul viso e lui sembrò raggelare leggermente di fronte alla mia espressione.
"Tutto okay?" mi domandò lui titubante.
Leggevo chiaramente la preoccupazione sul suo viso. Forse credeva che ce l'avessi ancora con lui per la storia dell'adunanza.
Io dal canto mio me ne ero già dimenticata e alzai leggermente un angolo della bocca in un mezzo sorriso ironico.
"Credevo di aver già chiarito in modo soddisfacente la mia posizione in merito. Non ce l'ho con te, Zart. Adesso dimmi... cosa posso fare oggi?"
Le mie parole bastarono per convincerlo e scosse leggermente la testa per recuperare del contegno, vista la sua faccia più che sorpresa, prima di indicarmi due ragazzi che piantavano dei bulbi qualche metro più a est.
"Ricevuto" commentai semplicemente.
Mi avvicinai ai due che dapprima mi guardarono un po' intimoriti, ma poi sorrisero.
Non ricordavo i loro nomi e non me ne curai.
Iniziai a lavorare al loro fianco, cercando di ignorare i loro sguardi insistenti sul mio viso. Alzai la testa quel poco che bastava per guardarli e loro tornarono con la testa china.
"Se avete qualcosa da chiedermi fate pure, basta che la smettete di fissarmi come un fenomeno da baraccone."
I due sussultarono leggermente e quello più grande raccolse un po' di coraggio.
"È vero che hai sconfitto un Dolente?" domandò lui. L'altro mi guardava con la bocca leggermente socchiusa e un volto speranzoso.
"Sconfitto, fatto precipitare, raggirato... bah, mettila come vuoi" risposi con voce atona.
Sentii gli urletti eccitati dei due e tornai a svolgere il mio lavoro.
Newt arrivò poco dopo e io finsi di non vederlo nemmeno. Non mi scomodai neppure di alzare la testa nella sua direzione.
Non seppi nemmeno io se per rabbia o per la consapevolezza di non avere la forza di reggere nuovamente il suo sguardo su di me. Il ricordo delle sue labbra sulle mie era ancora troppo vivido.
Restai con gli occhi incollati sulla terra fino all'ora di pranzo, rispondendo a monosillabi alle domande dei due curiosi ragazzi al mio fianco e piantando decine e decine di bulbi.
Quando Zart ci diede il permesso di staccare mi alzai faticosamente, percependo la mia schiena scrocchiare e mi allontanai velocemente dalla zona, insieme a Jason che mi trotterellava dietro più che eccitato di riavermi nuovamente con sè.
Arrivai davanti a Frypan e Teresa in breve tempo e chiesi il permesso di lavarmi le mani nel loro lavandino prima di prendere il mio piatto e occupare il solito posto a tavola.
Newt arrivò poco dopo e fu abbastanza intelligente da sedersi lontano da me, capendo che al momento non lo volessi tra i piedi.
Fu più forte di me e per qualche secondo lasciai ai miei occhi la libertà di scorrere lungo il suo corpo stanco e accaldato.
Aveva un'espressione abbattuta e pensierosa ed aveva l'aria di uno costretto a tenere tutto il peso del mondo sulle proprie spalle.
Le cose tra me e lui erano cambiate così tanto e in così poco tempo da farmi credere di essermi solo sognata tutti quei momenti pieni di intesa e di tenerezza del passato.
La mia unica colpa era quella di non essermi fatta avanti prima, la sua unica colpa era quella di non aver tenuto mai abbastanza a me.
Mi aveva confessato il suo amore, ma quelle sue parole erano solo una goccia in un mare di errori e di giorni di indifferenza.
Lui faceva parte del passato adesso. Lo stesso dove avevo lasciato tutti i miei sentimenti e parte del mio cuore.
Mangiai svogliatamente quello che c'era nel mio piatto e poi lo riconsegnai con la stessa noia impressa sul viso.
Non aspettai nessuno e mi allontanai, decisa a passare il tempo prima del prossimo lavoro sotto l'ombra di un albero.
Passai il tempo a giocherellare con il braccialetto di cuoio che riportava il nome Derek leggermente sbiadito. Avevo ricordato diverse cose del mio passato, ma non quel nome.
Quello restava un mistero.
Sentii una presenza davanti a me farmi ombra e per un secondo mi accarezzò l'idea che si trattasse di Newt. Alzando la sguardo però notai solo l'indisponente volto di Gally fissarmi divertito.
"Okay, sputa il rospo... a cosa devo quel sorriso?" domandai.
"Devo per forza volere qualcosa? Pensavo solo di stare un po' qui" rispose lui, mostrandomi una finta faccia ferita.
"Siediti allora" gli dissi amichevolmente.
Il ragazzo prese posto affianco a me e restammo in silenzio per diverso tempo, troppo presi a fissare le porte del Labirinto.
Nessuno dei due trovò il coraggio di confessarlo, ma la domanda che vorticava nelle nostre teste guardando quelle vecchie mura era la medesima: quanto tempo ci restava ancora?
TADAN
Buon pomeriggio!
Sono in ritardo ma sono qui. Spero di aver ripagato la vostra attesa adesso.
Sto valutando diverse idee sul finale ed ho intenzione di stravolgere un po' tutto, non voglio seguire un copione già stabilito. Voglio fare di testa mia.
Adesso devo solo decidere quali idee tenere e quali scartare. Chissà cosa partotirà la mia mente contorta...
P.s. Newt versione manga è troppo figo!
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro