Capitolo Quattro
Quando riaprii gli occhi ero in una stanza mai vista prima.
Provai ad aprire la bocca per dire qualcosa ma la trovai secca e impastata e non uscì niente ad esclusione di un suono strozzato e poco chiaro.
"Jeff è sveglia!" esclamò Clint avvicinandosi a me. "Come ti senti?".
Mi fu chiaro che mi trovavo dai medicali e subito i ricordi della notte precedente iniziarono a galoppare nella mia mente senza sosta.
"Dov'è Ben?" domandai dopo aver tossito un po'.
"Tranquilla, non devi più preoccuparti per lui."
"Cosa stai dicendo?" Avevo un bruttissimo presentimento.
"Alby e Newt erano fuori dalla rabbia quando sono arrivati e lo hanno trovato con le mani sporche del suo sangue dopo aver tentato di ucciderti. Oggi verrà esiliato nel Labirinto, anzi credo manchi poco."
Sentii una forza improvvisa montarmi dentro e dopo un secondo ero in piedi pronta a correre fuori dalla stanza. Clint e Jeff bloccarono i miei tentativi.
"Sei matta? Non puoi alzarti così. Hai preso una brutta botta alla testa."
"Lasciatemi! Voi non capite, è stato tutto un malinteso. Lui non voleva uccidermi intenzionalmente, mi aveva scambiata per un Dolente" urlai con tutto il fiato che avevo in gola.
I ragazzi sembrarono risvegliarsi di colpo e mi mollarono lasciandomi lo spazio per correre via. Andavo talmente spedita al punto da credere che avrei potuto spiccare il volo da un momento all'altro semplicemente aprendo le braccia. Dietro di me sentivo i passi affrettati dei due medicali che mi seguivano pronti ad intervenire nel caso fossi caduta o svenuta per lo sforzo. Non era il top correre dopo una botta del genere alla testa ma non potevo fermarmi. La vita di un innocente dipendeva da me.
Notai non molto lontano da me un folto gruppo di radurai davanti alla porta orientale con degli strani bastoni in mano molto lunghi dall'aria poco rassicurante e Minho trascinare Ben legato dentro il cerchio di persone. La sola vista bastò a spingermi ad accelerare ancora di più.
Sentivo il cuore battermi attraverso le orecchie e i polmoni bruciare ad ogni boccata d'aria che prendevo. Le gambe mi facevano male da morire e gli occhi iniziavano a lacrimare a causa di tutto il vento che stavo muovendo con la mia corsa.
A pochi metri dall'arrivo qualcuno sembrò notare le mia presenza proprio nell'esatto momento in cui le porte del Labirinto iniziavano a chiudersi.
Sentii Alby urlare un: "Puntate" e subito tutti iniziarono a spingere Ben verso le mura.
"Fermi!" esclamai rompendo il cerchio per poi pararmi davanti al ragazzo che piangeva dietro di me supplicando pietà "fermi vi prego, posso spiegarvi."
"Allontanati da lui, sei matta?" urlò Newt muovendo un passo verso di me.
"Per favore ascoltatemi."
Alby mi guardò indeciso alternando lo sguardo prima a me e poi alla porte che piano piano si chiudevano.
"Aveva un'allucinazione. Mi aveva scambiata per un Dolente ed era terrorizzato. Non si rendeva conto di cosa stesse facendo, sono caduta e ho battuto la testa. Poi si è subito accorto che ero semplicemente io ed ha cercato di aiutarmi, avete frainteso ve lo giuro" dissi tutto d'un fiato "se volete buttarlo nel Labirinto dovrete buttarci anche me."
"Deponete le lance" disse infine Alby. Le porte del Labirinto si chiusero e il ragazzo era salvo.
Mi buttai immediatamente tra le braccia di Ben che ormai sembrava tornato del tutto in sé offrendogli la mia spalla su cui piangere.
"Grazie, grazie, grazie" mi sussurrò tremando tra le mie braccia.
"Non avrei mai permesso che ti spedissero là dentro."
Qualcuno si avvicinò per chiedere scusa a Ben per la condanna senza fondamento e lui sembrò perdonare tutti dicendo che le circostanze in cui ci avevano trovati erano fraintendibili. Alla fine Newt ci offrì le sue mani invitandoci a rialzarci.
"Adesso va, hai bisogno di riposo" dissi a Ben esortandolo ad andare con i medicali. Lui mi ringraziò per un'ultima volta baciandomi entrambe le guance prima di seguire Jeff e Clint in direzione del Casolare.
"È bellissimo quello che hai fatto" mi disse Newt una volta rimasti soli io e lui. "Se non fosse stato per te adesso starebbe là dentro e probabilmente nessuno lo avrebbe più rivisto" aggiunse indicando il Labirinto.
"Ho fatto solo quello che dovevo."
"Sai, mi sono spaventato a morte sentendo il tuo urlo. Sono arrivato per primo e ti ho vista a terra con Ben chinato davanti a te pieno del tuo sangue."
"Allora eri tu che ho visto arrivare prima di svenire" gli dissi riprensando alla figura che avevo visto arrivare di corsa.
"Sì e non puoi immaginare la paura che ho avuto. Credevo di perderti." Newt si era avvicinato a me e mi guardava con una tenerezza negli occhi mai vista.
Desideravo solo essere baciata da lui in quel momento, nient'altro. Bramavo le sue labbra come l'acqua nel deserto. Ma non ero abbastanza coraggiosa per prendere l'iniziativa quindi mi limitai ad accoccolarmi sul suo petto sperando di nascondere il rossore sulle mie guance. Mi strinse forte a sé poggiando la sua testa sulla mia per poi cullarmi lentamente in modo rilassante.
"Mi dispiace interrompervi ma devo controllare la ferita alla testa, seguimi Charlotte" disse Clint arrivandoci da destra. Mi staccai da Newt imbarazzata per poi andare verso Clint che mi aspettava pazientemente a pochi passi.
Lanciai un ultimo sguardo al biondo che mi fece l'occhiolino. Lo salutai con la mano e mi incamminai.
Avevo un po' di nausea a causa dello sforzo e sentivo qualche giramento alla testa, l'adrenalina era passata e mi sentivo peggio di uno straccio.
Clint mi invitò a sedermi sul lettino dove ero stesa fino a poco tempo prima ed iniziò ad ispezionarmi la testa con attenzione.
"Allora dottore, qual è la diagnosi?" domandai ridacchiando.
"Un bel bernoccolo e un graffio, non hai perso molto sangue. Probabilmente sei svenuta più per lo spavento che per altro. Avrai un po' di mal di testa oggi ma niente di preoccupante."
Tirai un sospiro di sollievo. A quanto pare non avevo subito né un trauma cranico e né una commozione cerebrale.
"E Ben come sta?"
"È nella stanza qui affianco e sta bene, è solo scosso. Il Dolosiero ha fatto effetto con un piccolo margine di ritardo ma adesso sembra essere tornato in sé. Ieri notte è stato un caso isolato."
Ero molto felice per lui. Ben era davvero un bravo ragazzo e meritava di stare bene.
"Ti dispiace se mi stendo per un po' qui? Mi gira la testa."
"E ci credo, ti sei messa a correre come una matta appena ripresa. E che corsa poi... io e Jeff faticavamo a starti dietro. Sicura di non ambire al ruolo di velocista?"
"Magari in un'altra vita, il Labirinto mi terrorizza."
Clint annuì comprensivo prima di dire: "Ti lascio riposare, se hai bisogno chiama".
Poggiai la testa sul cuscino e dopo pochi minuti ero già crollata.
Col sonno arrivò un sogno strano. C'ero io, e lo capivo dal fatto che fosse tutto in prima persona, che cantavo una filastrocca seduta su un letto d'ospedale con delle persone in camice bianco che mi fissavano da dietro un vetro appuntando qualcosa su dei fogli. Probabilmente ero ancora una bambina visto che nella visuale riuscivo a vedere delle esili braccia e delle piccole mani, oltre che delle gambine che fininivano con delle scarpe rosa che dondolavano a ritmo della filastrocca. Al polso portavo i soliti due braccialetti.
Una donna dall'aria curata entrò nella stanza trascinandosi dietro un bambino biondo che si nascondeva timido dietro la sua schiena.
"Sono Ava Paige, ti ricordi di me?" domandò la donna.
Passò qualche secondo e poi mi sentii rispondere con un flebile: "Sì". Passò un po' e poi parlai di nuovo. "Quando potrò rivedere la mia mamma e il mio papà?"
La donna si avvicinò comprensiva poggiandomi una mano sulla testa. "Questo non posso dirtelo, piccola."
Il bambino si sporse un po' rivelando il suo viso.
"Vedi questo bambino?" disse Ava indicandolo "sarà tuo compagno durante tutta la vostra permanenza qui, crescerete insieme e farete tutto insieme."
Mi grattai la testa confusa ma non dissi niente.
"Coraggio Newt, non essere maleducato. Presentati."
A quel punto mi svegliai di scatto scoprendo che nella Radura era notte fonda. Cosa avevo appena visto? Ero io quella bambina? Era davvero solo un sogno?
Provai di nuovo a chiudere gli occhi e mi riaddormentai con una voce nella testa che continuava a ripetermi: "Wicked è buono, Wicked è buono, Wicked è buono".
Quando aprii di nuovo gli occhi nella Radura era quasi l'alba. Restai un po' sdraiata cercando di aggrapparmi il più possibile al sogno di quella notte per non dimenticarlo, ripassandomi mentalmente tutti i passaggi. E quando finalmente il senso di intontimento passò mi alzai lentamente stiracchiandomi pronta per affrontare un nuovo giorno di lavoro.
Uscii dal Casolare a passo felpato e con un cambio pulito mi incamminai verso le docce sicura di non trovare nessuno data l'ora.
Mi lavai con cura cercando di mandare via il sangue secco che mi aveva appiccicato i capelli in maniera disgustosa e l'acqua si colorò leggermente di rosso. Cercai di fare il prima possibile e in men che non si dica ero vestita con i capelli gocciolanti che mi bagnavano leggermente la maglietta appena indossata. Non me ne curai, col tempo che faceva nella Radura si sarebbe asciugata da sola in men che non si dica.
Notai in lontananza le porte del Labirinto aprirsi e i velocisti sgusciare al loro interno con eleganza. Pensai alla fatica di correre per tutti quei chilometri e il solo pensiero bastò a farmi brontolare lo stomaco. Mi ricordai solo in quel momento che non avevo mangiato il giorno prima e che quindi il mio corpo aveva un disperato bisogno di cibo.
Guardai speranzosa la cucina, forse sarei riuscita a convincere Frypan a passarmi qualcosa di nascosto. Non era facile convincerlo normalmente ma forse data la situazione avrebbe fatto un'eccezione.
Mi avvicinai furtiva cercando di assumere l'espressione più convincente.
"Buongiorno Frypan."
Frypan mi fissò per qualche secondo con circospezione. "So cosa vuoi."
Lo guardai rassegnata ma poi lui si aprì in un sorrisone. "E proprio per questo ti ho messo da parte qualcosa da ieri sera, tutti volevano mangiare la tua porzione ma io ne ho data via solo un po' " e detto questo mi allungò con fare furtivo una mela e un po' di pane.
"Non è molto ma ti terrà in piedi fino alla colazione."
"È più di quanto sperassi, grazie."
"Sì ma bada a non farti vedere o sono rovinato. Hai idea poi di quanti scrocconi mi ritroverò alle calcagna?"
"Sarò invisibile, promesso."
Nascosi la refurtiva sotto la maglia per poi incamminarmi verso la Torre. Là potevo mangiare lontana da occhi indiscreti. Salii lentamente e con fatica cercando di non far cadere tutto a terra durante la salita ed arrivata in cima per poco non mandai all'aria i miei buoni propositi notando una figura che dormiva rannicchiata sulla Torre.
Mi avvicinai lentamente scoprendo una familiare chioma bionda. Restai senza fiato nel vederlo dormire. Sembrava così indifeso al punto da farmi sciogliere il cuore. Cosa ci faceva lassù?
Cercai di avvicinarmi senza fare rumore ma la mela cadde dalla mia maglia rotolando fino al suo corpo. Newt aprì gli occhi.
Non c'era spettacolo più bello di guardarlo svegliarsi, ne ero sicura.
"Sei tu" commentò stropicciandosi gli occhi per poi sbadigliare. Immediatamente nella mia mente balenarono le immagini del sogno della notte precedente. Ero decisa a raccontargli tutto a tempo debito, prima era meglio farlo svegliare un po'.
"Cosa ci facevi quassù a dormire?"
Lui sbadigliò di nuovo prima di rispondere "Sono salito e mi sono addormentato aspettandoti."
Mi ritrovai ad arrossire vistosamente.
"Mi dispiace, ho dormito quasi tutta la notte."
"Non scusarti, avrei dovuto immaginarlo" disse stiracchiandosi "questa è tua?" domandò indicando la mela che lo aveva svegliato.
"Non ne so nulla."
"Non sei brava a mentire. Puoi stare tranquilla con me, non andrò a dare il tormento a Frypan per una mela e per il pezzo di pane che nascondi sotto la maglia."
A quel ragazzo non sfuggiva nulla. Raccolse la mela e la pulì con la maglietta prima di lanciarmela.
"Forza mangia, sei pallida come un lenzuolo."
"Ne vuoi un po'?"
"Ti ringrazio ma non ho fame, aspetterò la colazione."
Mi accomodai accanto a lui e consumai quello che avevo fissando la Radura che iniziava ad animarsi piano piano.
"Ho fatto un sogno stanotte" iniziai mandando giù l'ultimo pezzo di pane "un sogno strano."
"Se ne fanno qui di sogni strani."
"Non sono sicura fosse solo un sogno. Sembrava troppo vivido." Bastò per catturare la sua attenzione, anche senza parlare mi fece capire di raccontare.
"C'era una bambina in una stanza che sono sicura fossi io e poi è entrata una donna presentandosi come Ava Paige. Portava al suo seguito un bambino e quel bambino eri tu, Newt."
"Come fai ad esserne sicura?"
"Ti ha chiamato per nome."
"E poi cos'è successo?"
"Ha detto qualcosa a proposito di lavorare insieme. Come se io e te dovessimo formare una squadra e crescere insieme. Non so, mi sono svegliata prima di vedere cosa arrivasse dopo."
"Tu credi fosse un ricordo?" mi domandò guardandomi con intensità.
"Non ne sono sicura ma non è da escludere."
"Per ora non farne parola con nessun altro, almeno finchè non ne sapremo di più."
"Sono d'accordo." E detto questo mi avvicinai alla scala con l'intenzione di scendere. "Che fai? Non vieni?" Newt sorrise per poi affiancarmi.
Ora avevamo un segreto che ci univa e mi sentivo legata a lui come mai prima di quel momento. Con quel pensiero iniziai a scendere con lui al seguito. Quel giorno mi aspettava il lavoro nella cucina con Frypan e Teresa ed ero decisa a dare il meglio di me.
"Ecco qui la nostra aspirante chef" commentò il ragazzo mentre mi apprestavo ad entrare in cucina "ieri te la sei scampata per la botta in testa ma oggi si lavora. Teresa mostrale dove trovare il grembiule."
"Tutto bene?" mi domandò quest'ultima passandomi un grembiule marrone dall'aria logora che indossai mio malgrado. Le mostrai il pollice facendo l'okay.
"E mi raccomando capelli raccolti. Non ci tengo a trovare parrucche tra il cibo" commentò Frypan agitando un mestolo con finta aria minacciosa.
Teresa mi passò un nastrino nero preso da chissà dove e lo utilizzai per farmi una coda veloce veloce. La ragazza mi imitò in fretta.
"Adesso Teresa ti mostrerà come fare del formaggio fresco per la cena di stasera e mi raccomando lavatevi bene le mani prima." Frypan era davvero fissato con l'igiene nella sua cucina.
La ragazza mi accompagnò verso un lavello posto in un angolo per poi porgermi uno strofinaccio per asciugarmi le mani.
Fare il formaggio era divertente. Si doveva mettere del caglio nel latte per farlo solidificare un po' e poi lavorarlo con le mani per ottenere la forma migliore e lasciarlo riposare per qualche ora coperto.
Teresa mi mostrò come fare e poi mi lasciò lavorare da sola.
Era un lavoro abbastanza piacevole.
"Da dove arriva questo caglio?"
"Dallo stomaco dei maiali, ce lo procurano gli squartatori."
Avevo immerso per tutto quel tempo le mani in quella brodaglia? Di colpo non mi sembrò più tanto piacevole come prima.
"Ma che schifo" commentai disgustata.
"Meno chiacchiere e più lavoro" commentò Frypan lanciandomi una buccia di banana sulla fronte.
"Agli ordini capo."
Lui si girò soddisfatto e tornò al suo lavoro.
Dopo un'ora avevamo preparato circa 40 formine di formaggio ed ero molto felice del risultato. Quelle di Teresa erano molto più belle delle mie ma cercai di non darci troppo peso, come prima volta andava bene così.
"Teresa tu puoi andare a fare colazione ma ti voglio qui dopo per lavare i piatti visto che oggi tocca a te, mentre tu Charlotte resterai qui con me a servire la colazione ai radurai e mi raccomando... non farti conquistare dagli occhioni dolci di chi vuole una doppia razione o una porzione più abbondante o lo scalerò dai tuoi pasti."
Frypan era molto simpatico ma quando si trattava di regole diventava peggio di un cane a tre teste. Metteva più paura lui dei Dolenti.
Teresa si lavò le mani per togliere l'odore del caglio dalle dita per poi congedarsi salutandoci allegra. Nel frattempo qualche affamato stava iniziando ad affollare la Radura dirigendosi verso la cucina con la bava alla bocca. Più che persone sembravano un'orda di zombie famelici.
"Ricordati ciò che ti ho detto, porzioni normali. Più o meno così" disse mostrandomi un piatto che aveva appena riempito per il primo raduraio in fila.
A quanto pare era molto importante razionare il cibo per non rischiare di rimanere senza prima che la Scatola tornasse su con nuove provviste o sarebbero stati guai.
"Buongiorno" esordì Gally piazzandosi davanti a me "Frypan ti ha messa a sgobbare è?" domandò porgendomi il suo piatto vuoto.
"Buongiorno a te. Eh già, mi proprio schiavizza." Sistemai nel suo piatto un uovo, due fettine di bacon e un toast secondo le direttive di Frypan con un gran sorriso. Tutto sotto lo sguardo attento del capocuoco.
"Così va bene, e per la cronaca io non schiavizzo nessuno piccola imbrogliona" commentò spintondandomi con poca grazia e portandomi quasi a spiaccicare sulla faccia di Gally tutta la sua colazione. Non erano molto abituati a trattare con le ragazze ed ogni volta mi mandavano quasi al tappeto coi i loro giochetti.
"Così però me la smonti" commentò Newt sbucando alle spalle di Gally chiaramente rivolto a Frypan che se la rideva sotto i baffi per la mia instabilità.
"Tranquillo romanticone, te la lascio tutta intera la tua amata." Newt restò impassibile mentre io mi sarei volentieri sotterrata dieci metri sotto terra.
"Sempre meglio una ragazza in carne ed ossa piuttosto che la tua relazione segreta con le pentole della cucina" rispose divertito.
Frypan scoppiò in una grassa risata prima di rispondere: "Zitto, i mestoli potrebbero sentirti".
"La situazione sta degenerando, io me ne vado a mangiare" disse Gally prima di andarsene rivolgendomi un occhiolino.
Solo a quel punto notai che molti radurai sbuffavano in attesa della loro porzione. Ci eravamo tutti persi in chiacchiere mentre la fila davanti a noi aumentava in modo incontrollato.
Newt mi allungò velocemente il suo piatto e notando che né Frypan né nessun altro mi osservavano lasciai scivolare casualmente una fettina di bacon in più nella sua colazione. Lui mi sussurrò un: "Ti voglio bene" prima di sparire con il suo bottino.
Continuai a distribuire cibo senza intoppi finché davanti a me non arrivò la nuova arrivata, che per la cronaca ancora non si ricordava il suo nome, che mi fissava con aria scocciata.
"Cosa c'è da mangiare?" domandò senza nessuna emozione nella voce.
"Uova, bacon e toast" le risposi sorridente cercando di essere amichevole "niente male no?"
"Che schifo, non avete qualcosa di più salutare? Tipo una bella macedonia di frutta? Che incompetenti."
Io e Frypan ci guardammo negli occhi scandalizzati dalla sua maleducazione. Ma era seria?
"Frypan riempie le pance dei ragazzi nella Radura da più di due anni e ti assicuro che godono tutti di buona salute quindi dovresti solo ringraziarlo per ciò che fa. Detto questo hai intenzione di mangiare quello che ti offriamo o preferisci restare a digiuno?"
Mi guardò per qualche secondo prima di passarmi il suo piatto sbuffando per poi andarsene senza nemmeno ringraziare sotto lo sguardo sconvolto di qualche ragazzo in fila.
"Certo che è proprio una testa di caspio" commentai su tutte le furie.
"Grazie per ciò che hai detto su di me, ho apprezzato molto."
"Non ho detto niente che non sia vero. Io come penso tutti apprezzo la tua cucina."
Frypan sorrise porgendo a Chuck la sua colazione.
"Sei stata grande" commentò il ragazzino prima di andare via per prendere posto a tavola.
Smaltimmo velocemente la fila ed infine Frypan mi disse: "Andiamo a mangiare qualcosa anche noi" per poi afferrarre due piatti appena riempiti con l'intento di prendere posto a tavola con Teresa e Chuck.
Girai la testa quel poco che bastava per vedere la ragazza, Henry, Newt ed altri tre radurai seduti nel tavolo dietro al nostro a mangiare. La bionda parlava con Newt mangiando di gusto la sua colazione. Tanto perchè le faceva schifo.
Una morsa mi attanagliò il petto notando quanto i due fossero vicini. Il mio unico desiderio in quel momento era alzarmi per poi sedermi tra i due dividendoli ma di nuovo una vocina tornò a dirmi nella mia testa che io e Newt non eravamo niente e che dovevo solo rassegnarmi a mangiare senza poter fare nulla. La ascoltai e mi girai di nuovo verso i miei amici fingendo un sorriso mentre Teresa, che aveva capito la situazione, mi fissava addolorata.
"Qualcuno dopo dovrebbe andare nel Casolare a portare qualcosa da mangiare a Ben mentre io sistemo la cucina".
"Ci vado io" mi offrii volontaria con la voce carica di entusiasmo. Almeno avrei avuto una scusa per vederlo e parlare con lui.
A detta di Clint e Jeff domani sarebbe tornato tra di noi ma fino a quel momento a nessuno era permesso andarlo a trovare senza contare Alby, Newt e i velocisti e quella era l'occasione perfetta per valutare le sue condizioni.
"Mi farebbe comodo una come te in squadra, Teresa è così pigra."
"Bada a come parli o brucerò tutte le tue padelle preferite" commentò quest'ultima portandosi le braccia al petto e causando le risate di tutti i presenti al tavolo.
Non erano cose dette con cattiveria ma solo un modo per prenderci in giro a vicenda e lo sapeva bene anche Teresa visto che ridacchiava di nascosto sotto la sua finta maschera da arrabbiata.
La colazione fu davvero piacevole ed io cercai di ignorare le risate di Newt e dell'antipatica alle mie spalle per non guastare l'atmosfera a tavola. Newt non sarebbe stato più tanto amichevole con lei se avesse assistito alla sceneggiata di poco prima al banco. Anche io avevo provato ad essere gentile con lei ma dal momento che a differenza mia non ci aveva provato per niente a costruire un rapporto avevo mandato già a farsi benedire tutti i miei buoni propositi nei suoi riguardi. Voleva comportarsi male e farsi detestare? Bene. L'avrei ripagata con l'indifferenza più totale.
Aiutai un po' Frypan e Teresa con i piatti finché non arrivò per me il momento di andare da Ben. Frypan sistemò nel piatto un toast e un uovo in più dicendo che lo avrebbero aiutato a riprendersi e poi mi mandò da lui.
Quando arrivai nella stanza dove c'era Ben notai che era da solo e che dormiva profondamente. Per un secondo balenò nella mia testa la paura che potesse di nuovo ridarmi del Dolente per poi aggredirmi ma ogni mia paura su smentita nel momento stesso in cui il ragazzo aprì gli occhi. Erano tornati blu e lucenti come al solito e non mostravano nessuna traccia di confusione.
"Ti ho portato la colazione!" esclamai avvicinandomi a lui per poi posare il piatto sul comodino adiacente al suo letto. Il ragazzo mi fissò in silenzio senza mostrare nessun interesse per la colazione.
"Tutto bene Ben?"
Lui si aprì un grande sorriso afferrandomi per un braccio in modo da farmi cadere addosso a lui per poi abbracciarmi con un intensità tale che mi quasi bloccò il respiro.
"Io ti devo la vita" mi sussurrò.
La situazione era abbastanza imbarazzante. Ben steso sul letto ed io completamente spiaccicata addosso a lui con le sue braccia a cingermi completamente
"Così mi soffochi" commentai ridendo col poco fiato che avevo.
"Oh sì scusami" disse lui mollando la presa. Tornai in piedi velocemente rossa dall'imbarazzo e proprio in quel momento la porta si aprì.
"Interrompo qualcosa?" domandò Alby.
Mi affrettai a negare scuotendo vigorosamente la testa.
"Charlie vieni con me, dovrei parlarti." E lasciai la stanza paonazza dalla vergogna lanciando un saluto a Ben con la mano. I radurai sapevano essere davvero troppo espansivi.
Mi concentrai sulla figura di Alby che camminava davanti a me con passo sicuro girandosi ogni tanto per controllare se lo seguissi ancora o meno.
Arrivati fuori dal Casolare gli domandai: "Devo preoccuparmi?"
"No, anzi. Ho parlato con i tre intendenti con cui hai lavorato in questi giorni e visto che sei andata bene in tutti i lavori non credo sia il caso di fartene provare altri. Se decidi subito non ci sarà neanche bisogno di un'adunanza visto che in genere la facciamo per i casi più disperati, hai già qualche idea?"
"Posso pensarci un po' prima di risponderti?"
Alby sembrò pensarci per qualche secondo su. "Che ne dici se ti lascio tutto il giorno per riflettere e mi dai una risposta definitiva domani mattina?"
"Credo sia perfetto" risposi per poi sorridere.
A quel punto il ragazzo se ne andò lasciandomi da sola.
La cosa bella di lavorare in cucina era che tra un pasto e l'altro avevi un po' di tempo libero, a meno che i tuoi lavori nella Radura non erano più di uno o non ti toccava l'ignobile compito di lavare i piatti. Ma in genere chi serviva non lavava e viceversa ed i compiti venivano svolti a giorni alterni.
Poteva essere una bella scelta anche se nella mia testa c'erano pensieri contrastanti.
Nella cucina ci lavorava Teresa ed era soft come lavoro rispetto agli altri, ma tra i costruttori anche detti battimattone c'erano Gally e una squadra stupenda mentre tra gli scavatori c'era Newt e l'occasione di poter passare con lui gran parte del tempo. Scegliere un lavoro o anche due avrebbe causato di conseguenza la delusione in uno dei miei amici mentre sceglierli tutti e tre sarebbe stato un massacro. In che modo potevo essere di aiuto se poi dovevo scappare avanti e indietro da un lavoro all'altro senza completarne uno decentemente?
Potevo dedicarmi al massimo a due lavori. Uno la mattina e uno il pomeriggio. Ma non avevo propria idea di quale escludere.
Mi aspettava qualche oretta di noia prima del pranzo. Quel giorno toccava a Teresa lavare le stoviglie della colazione ed ero più che sicura che a pranzo sarebbe toccato a me l'ignobile compito. Non era divertente lavare ogni giorno per tutte quelle persone.
La Radura si era pienamente animata e tutti i radurai si stavano impegnando di già per portare a termine il maggior numero di lavoro prima di pranzo.
In lontananza potevo scorgere gli scavatori lavorare e una testa bionda affaccendarsi su chissà quale ortaggio.
Portai poi lo sguardo sul Labirinto ed automaticamente iniziai a pensare ai velocisti e al brutto lavoro che gli toccava fare ogni giorno. Mentre io mi lamentavo per i piatti da lavare loro rischiavano la vita ogni giorno, il pensiero bastò per farmi sentire in colpa.
Le mie gambe si erano mosse da sole fino a portarmi davanti ad una delle porte, che in genere era quella meno calcolata in quanto la più nascosta.
Non doveva essere difficile sgattaiolare dentro senza essere visti giusto per dare un'occhiata. Chissà in quanti lo avevano già fatto.
Non riuscivo a vedere molto del Labirinto oltre a un breve corridoio in pietra che aveva l'aria di essere la cosa più vecchia del mondo e che finiva per diramarsi in due possibili direzioni: destra o sinistra.
L'edera e le varie erbacce sulle altissime pareti scure non facevano altro che rendere l'atmosfera più lugubre ma mi feci coraggio e azzardai due passi avanti. Non volevo entrare nel Labirinto solo dare una sbirciata e provare a capire i sentimenti dei velocisti.
Quasi non notai la Scacertola che mi fissava dal basso davanti a miei piedi. La prima cosa che notai fu il brutto graffio che le percorreva il corpo dalla coda alla bocca. Avevo osservato altre Scacertole in giro e nessun'altra aveva quella caratteristica quindi non avevo dubbi, era la stessa che mi aveva terrorizzata poche mattine prima. Provava gusto a perseguitarmi o cosa?
Il curioso animale meccanico restò per un minuto buono con la testa rivolta verso di me a pochi centimetri dalle mie scarpe, non era facile poterne osservare uno così bene e visto che mi avevano assicurato che non erano aggressivi finché li lasciavi in pace ne approfittai per guardarlo in ogni minimo dettaglio senza preoccupazioni. Non sembrava spaventata da me, anzi sembrava quasi attratta dalla mia presenza. Ero rapita da quel piccolo essere tanto che arrivai ad abbassarmi osando avvicinare una mano nella sua direzione.
La Scacertola si avvicino lentamente come un cane desideroso di annusarmi la mano, ma proprio mentre sembrava che si accingesse a salire sulla mia mano una voce la spaventò portandola alla fuga.
"Charlie ma cosa fai chinata in quel modo?"
Mi girai ed alla mia sinistra trovai Chuck con un secchiello in una mano e una pinza nell'altra. Dal secchio arrivava un odore nauseabondo.
"Concime per l'orto" si giustificò lui alzando le spalle "ma piuttosto dimmi... che facevi?".
"Ma niente, mi sembrava di aver visto qualcosa per terra invece non era nulla."
Lui mi guardò sospettoso, non era credibile come spiegazione ma bastò per mettere a freno la sua curiosità visto che si aprì in un sorrisone pochi secondi dopo.
"Non me la conti giusta, solo che ti consiglio di non farti vedere così vicina al Labirinto. L'ultimo che ci ha provato è stato messo al tappeto da Gally. Uno spintone pazzesco!"
"Con chi è successo?"
"Con Thomas, certo... prima che diventasse velocista. È sempre stato attratto dal Labirinto dal primo secondo, chissà cosa ci trova."
"Già chissà..." commentai fissando ipnotizzata le imponenti mura di pietra.
Da una parte capivo Thomas, con tutto quel mistero e con quell'aria oscura il Labirinto poteva tentare i cuori più spavaldi, ma dall'altra parte per me era così inquietante che non avrei mai avuto il coraggio di addentarmi fino alle profondità del Labirinto. Magari azzardare qualche passo dentro sì, ma senza arrivare in fondo. Mi sarei sicuramente persa dopo qualche svincolo visto che la memoria non era il mio forte. O peggio.. sarei stata punta o uccisa da un Dolente dopo due minuti, con la fortuna che avevo me ne sarei ritrovata uno davanti dietro il primo angolo.
Il solo pensiero di quella creatura grassa e melmosa mi dava il voltastomaco, i velocisti dovevano avere davvero un gran fegato per correre bellamente dentro al Labirinto per ore ogni santissimo giorno.
"Ci sei?" domandò Chuck dopo qualche secondo "sembri in un altro pianeta."
"Sì scusami, stavo solo ragionando sulla difficile vita di un velocista."
"Non dirlo a me, io ho gli incubi ogni notte da quando ho visto un Dolente per la prima volta attraverso il vetro.. ma forse non è molto virile ammetterlo" commentò arrossendo leggermente sulle gote.
"Tutti fanno gli incubi, penso che sia più virile ammettere le proprie paure e di essere umano piuttosto che fingere l'indifferenza... non ci crede nessuno a quelli che dicono che non hanno paura di nulla..."
Il ragazzino si aprì in un sorrisone. "Bene, dopo queste gentili parole credo proprio che dovrei andare. Sai.. Newt vorrà il suo concime."
"Newt?" domandai, scattando al solo suono del suo nome.
"Sì... hai presente? Biondo, alto, magro... ma sì certo che lo sai... lo fissi sempre come una psicopatica."
"Ehi! Non starai diventando un po' troppo indisponente, ragazzino? E poi chi sarebbe la psicopatica?" domandai spintonandolo scherzosamente.
Chuck si lasciò andare ad una grassa risata diventando tutto rosso per lo sforzo.
"Sei troppo divertente, ma adesso devo proprio andare."
"No guarda, lascialo pure a me il secchio. Devo passare giusto per gli Orti e posso lasciarlo io a Newt" inventai. Non era vero, volevo solo una scusa per andargli a parlare visto che Zart scacciava via chiunque si avvicinasse per attaccare briga senza motivazione. Esperienza personale.
Il ragazzino senza farselo ripetere due volte mi allungò il secchio senza tante cerimonie "Grazie! Se tornassi lì mi sicuro affiderebbero di nuovo qualche lavoretto disgustoso. Ti sono grato" disse, infine, per poi scappare via quasi come mi avesse affidato una bomba. In effetti dal secchio proveniva un fetore micidiale e non doveva essere male sbarazzarsene una volta per tutte.
Mi ritrovai a sorridere al pensiero che pur di vedere il ragazzo che mi faceva battere il cuore all'impazzata ero disposta a scarrozzare in giro letame come se niente fosse. Non ero di certo la più aggraziata tra le ragazze.
Gli Orti non erano molto lontani e per tutto il tragitto cercai solo di non far schizzare fuori il contenuto del secchio e imbrattarmi i vestiti. Non avrei di certo fatto colpo su Newt presentandomi sporca e puzzolente.
Più mi avvicinavo e più facilmente distinguevo i volti dei ragazzi che lavorano chini sulla terra asciugandosi di tanto in tanto le gocce di sudore dalla fronte per impedire che finissero sugli occhi, ma nessuna traccia di Newt.
Quel giorno sembravano tutti intenti a raccogliere strane erbe di cui ignoravo nome e funzione.
Jason, che aveva un'evidente cotta per me, fu il primo a notarmi salutandomi calorosamente con un sorriso e agitando la mano all'impazzata.
"Ehi Charlie! Come mai da queste parti?" mi domandò. Aveva preso un po' di coraggio e aveva smesso quasi del tutto di balbettare quando mi rivolgeva la parola.
"Ciao Jason" il ragazzo sorrise soddisfatto del fatto che ricordassi il suo nome "devo recapitare questo a Newt" dissi alzando il secchio affinchè potesse vederlo "sai per caso dove si è andato a nascondere?"
"Sì. È laggiù, insieme alla ragazza antipatica a fargli vedere i semi che di solito piantiamo. Oggi sta provando questo lavoro e lui si è offerto di aiutarla" disse per poi fingere di impiccarsi.
Normalmente la scena mi avrebbe fatta ridere, ma se si parlava di Newt insieme a quella snob c'era ben poco da ridere... soprattutto se si era proposto di affiancarla di sua spontanea volontà proprio come aveva fatto con me. Di colpo non mi sentivo più speciale.
L'unica cosa che sentivo era una bruciante gelosia, che per quante volte mi ero ripetuta fosse sbagliata non potevo fare a meno di provare.
Ringraziai con un cenno Jason per poi avviarmi a passo svelto verso il punto che mi aveva indicato e dietro qualche albero da frutta c'era Newt che spiegava tutto sui semi alla bionda che guardava con interesse lui anzichè i semi. Il ragazzo alternava le spiegazioni con qualche sorriso e sguardo di intensa ed io mi sentivo morire dentro ogni volta.
Mi schiarii la voce per attirare l'attenzione dato che erano talmente assorti da non avermi sentita neanche arrivare.
"Ah sei tu" disse Newt. Ma non lo disse con lo stesso tono allegro che usava ogni volta che mi vedeva ma con uno che tendeva di più verso l'annoiato. I due mi guardavano come se avessi interrotto chissà cosa quando invece stavano parlando solo di coltivazione.
"Ciao! Avrei questo" gli dissi alzando il secchio.
"E perchè ce l'hai tu? Non spettava a Chuck?"
"È giusto, ma visto che passavo di qui ho pensato di..."
"Sì certo, lascialo pure lì e vai che qui stiamo lavorando" disse interrompendomi e con fare sbrigativo.
La bionda mi guardò con superiorità mentre posavo il secchio dove Newt mi aveva indicato per poi andarmene con la coda tra le gambe.
"Bene allora a dopo" dissi dopo qualche metro girandomi verso di lui.
Dato che nessuna risposta arrivò decisi di andarmene una volta per tutte cercando di trattenere il più possibile le lacrime che gareggiavano per uscire. L'umiliazione mi bruciava sotto pelle come il sole a mezzogiorno mentre la tristezza invadeva ogni singola fibra del mio corpo. Newt non mi aveva mai trattata con sufficienza come poco prima e né si era mai rivolto a me con quel tono scocciato.
Aveva sempre dimostrato di gradire la mia presenza ma a quanto pare quel periodo era finito, evidentemente preferiva più la presenza della nuova arrivata. Ma in fondo cosa mi aspettavo?
Mi diressi spedita verso la Torre ignorando la voce di Gally che mi chiamava da poco lontano probabilmente per scambiare due chiacchiere e mi arrampicai sulla scala a pioli con una rapidità che non avevo mai sperimentato prima. Appena i miei piedi sfiorarono la consumata e familiare piattaforma di legno della Torre le prime lacrime caddero finalmente libere di uscire.
In cuor mio mi sentivo una stupida a piangere per una cosa simile, ma più mi ripetevo che non c'era motivo alcuno per piangere e più piangevo.
"Ehi! Sei salita con un'irruenza tale che per qualche secondo ho pensato che avresti raso al suolo la Torre. Sai quanto tempo ci ho messo con costruirla?" domandò Gally scherzosamente facendo capolineo con la testa.
"Beh? Prima ti ho chiamata duecento volte, non mi hai sentita?" tentò di nuovo vedendo che non rispondevo. Si avvicinò a me abbastanza da convincermi ad alzare la testa verso di lui e la sua espressione mutò di colpo.
"Che è successo? Chi devo riempire di pugni?" chiese sedendosi con un tonfo accanto a me.
"No davvero, non è niente" dissi per poi cercare di darmi un contegno scacciando le lacrime con l'orlo della maglietta che indossavo.
"Se tu quello lo chiami niente..."
"Semplicemente piango perchè i sentimenti in generale fanno schifo."
"Aha, beccata... problemi di cuore. Cosa ha fatto Newt?"
Strabuzzai gli occhi sorpresa. Possibile che i miei sentimenti per lui fossero così trasparenti?
"Come fai a..."
"Chiunque con il dono della vista lo noterebbe. Siete spesso insieme e tu ogni volta lo guardi come si guarda un dolce. Anche le Scacertole assassine lo sanno."
Restai per qualche secondo in silenzio a fissare il viso serio di Gally prima di scoppiargli a ridere in faccia. Lui si unì velocemente alla risata.
"Certo che voi ragazze siete proprio strane... prima piangete e poi ridete come se non ci fosse un domani. Mi fate sentire felice di essere nato con gli attributi." Gli mollai un pugno sulla spalla con quanta forza avevo in corpo e lui finse di morire come colto da un colpo letale. Il tutto con fare molto teatrale. Restò per qualche secondo inerme a terra prima di alzarsi di colpo dicendo: "Non faceva male neanche un po'. Sei una schiappa".
Sorrisi di nuovo. Gally faceva paura a tante persone e altrettante non lo trovavo per niente simpatico, io invece lo reputavo un grande amico. Era sempre pronto a difendermi e diceva sempre le cose come stavano senza peli sulla lingua.
Lo abbracciai di colpo per ringraziarlo per tutto ciò che faceva per me.
"E questo per?" domandò dandomi qualche impacciata pacca sulla schiena. Evidentemente non era molto abituato a contatti del genere.
"Per esserci, Gally. E adesso abbracciami dai, non sono un pacco bomba."
Il ragazzo colse il suggerimento e restammo in quella posizione per qualche minuto per poi allontarci.
"Stai bene adesso? Io purtroppo devo tornare a lavoro, avevo dato ai ragazzi qualche minuto di pausa ma ora è proprio il momento di richiamarli a raccolta o quelli là si adagiano sugli allori e addio voglia di lavorare."
"Come sei drammatico Gally! Dove hai nascosto la frusta?" domandai fingendo di cercarla dietro la sua schiena "e comunque vai tranquillo adesso sto bene, grazie" conclusi dopo che la ricerca non aveva, ovviamente, dato esito positivo.
"Perchè non vieni anche tu? Così stai un po' in compagnia e non resti quassù a deprimerti e magari ci dai qualche consiglio."
"Penso sia una buona idea."
Dopo qualche secondo i nostri piedi toccarono l'erba della Radura e tra spintoni e scherzi arrivammo dai restanti costruttori che iniziavano a raccogliersi davanti alle fondamenta di una costruzione appena abbozzata. Il luogo era dannatamente vicino agli Orti.
"Quello lì diventerà una specie di deposito per i scavatori. Si lamentavano che non hanno un posto tutto loro per mettere i semi, gli attrezzi e le varie cose che gli occorrono per lavorare e quindi eccoci qua" mi spiegò Gally gesticolando.
Ed ecco spiegata la vicinanza con gli Orti. Cercai con la coda dell'occhio Newt e lo notai a raccogliere piante insieme a Jason mentre la tizia, con mia estrema gioia, lavorava molto lontano da lui.
Mi ritrovai ad annuire distrattamente a Gally mentre ancora osservavo il biondo in lontananza asciugarsi la fronte con i suoi modi di fare che mi facevano impazzire ogni volta. Mi sentivo ancora molto ferita ma non potevo fare a meno di guardarlo e di cercarlo tra la gente.
"La ragazza ieri si è ricordata il suo nome e credo si chiami Kayla se non ho capito male, mentre invece a Newt tra poco nascerà un buco sulla fronte se lo fissi un altro po'. E a guidicare da come guardi male lei e con nostalgia lui credo proprio di aver capito perchè prima piangevi."
"Ma cosa sei una specie di indovino?" domandai guardandolo sospettosa.
"No. Solo che tu sei una specie di libro aperto, almeno per me." Dopo ciò con un'alzata di spalle inizò a dare al suo gruppo le direttive per proseguire il lavoro invitandomi a sedere all'ombra di un albero a due passi da lì.
Lo guardai ancora con sospetto prima di seguire il suo consiglio e di gettarmi con poca grazia contro il tronco che mi aveva indicato. Me ne restai per un po' a contemplare la Radura, alternando qualche sguardo ai ragazzi che lavoravano davanti a me e qualche sguardo a Newt.
Poco dopo mentre il biondo si stiracchiava mi notò salutandomi con la mano come se niente poco prima fosse successo. Risposi con un freddo cenno della testa e mi decisi colta da un'illuminazione che il tempo dell'ozio era finito.
Affiancai un costruttore di nome Michael ed iniziai ad imitare le sue mosse.
"E tu?" mi domandò Gally comparendo al mio fianco.
"Non mi piace stare a guardare chi lavora. Vorrei dare una mano."
"Perchè?"
"Perchè questo è il lavoro che voglio fare e un po' di pratica non mi farà male. Certo ne sceglierò anche un altro ma questo è un punto di partenza."
"Ma è meraviglioso! Ne sei sicura? Guarda che qui si fatica e non ti farò sconti solo perchè sei una ragazza e sei mia amica."
"Sono sicura... capo."
Il ragazzo si aprì in un sorrisone prima di annunciare che avrei fatto parte della squadra. I ragazzi, con cui avevo instaurato un rapporto niente male, si lasciarono andare a un'ovazione abbracciandomi e dandomi pacche sulle spalle, mentre da lontano alcuni scavatori ci guardavano incuriositi.
"Adesso basta fannulloni tornate al lavoro. Non mi ammazzate la nuova costruttrice che ci servono un paio di braccia in più."
Prima di tornare al mio impiego azzardai un ultimo sguardo verso Newt, beccandolo mentre mi sorrideva. Lo ignorai e tornai a lavorare sotto lo sguardo attento di Gally e sotto le direttive dei miei neocompagni che mi spiegavano cosa fare, cercando di non pensare a due occhi che mi avevano stregata dal primo momento, ma solo a quello che avevo davanti.
Era bello vedere qualcosa ergersi dal nulla e sapere di aver fatto la tua parte per fabbricarlo. Ciò mi convinceva sempre di più che avevo scelto bene il primo dei miei impeghi e avevo anche una mezza idea sul secondo.
TADAN
Questa volta ho voluto esagerare e ho messo 2000 parole in più rispetto ai capitoli precedenti.
Voglio il mio Newt personale in omaggio come premio. Grazie.
No okay.
Spero di non avervi annoiati con questo capitolo più lungo, solo che non sapevo dove spezzarlo ahahahahaha non mi piacciono i capitoli troppo lunghi ma stavolta è andata così.
Saluti!
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