Capitolo Quarantadue
Questo sarebbe dovuto essere l'ultimo capitolo, ma era davvero troppo lungo e ho deciso di spezzarlo in due parti.
State quindi per leggere la penultima parte di questa storia...
Buona lettura!
Da quando avevo messo piede nella Radura per la prima volta quello era diventato l'unico mondo che conoscevo.
Era tra quell'erba verde e rigogliosa che avevo riscoperto me stessa, una me di cui inizialmente ricordavo solo il nome e che piano, piano aveva riportato alla mente ricordi su ricordi. Anche se quello che avevo in testa adesso ero un puzzle sconnesso.
Il disegno non era completo e al momento vedevo solo una massa di colori indistinti senza nessun nesso logico. Il disegno che l'universo aveva preparato per me non era ancora chiaro.
Sospirai e abbandonai per sempre la mia amaca, il luogo che avevo scelto per rivivere mentalmente tutta la mia permanenza nella Radura e fare un tour dei ricordi. Adesso che la Torre non c'era più, in quanto parte integrante della costruzione per fuggire da quello spiazzo d'erba ormai soffocante, avevo dovuto arrangiarmi diversamente.
Gettai distrattamente nello zaino gli ultimi oggetti superstiti e buttai uno sguardo veloce attorno a me.
La Radura era stata la mia prigione per quella che mi era parsa un'eternità, ma in cuor mio sapevo che mi sarebbe mancata là fuori. In fondo era l'unico mondo che conoscevo.
I radurai si affaccendavano attorno a me, troppo presi dagli ultimi preparativi, mentre i velocisti discutevano chiassosamente a piccoli gruppi. Non eravamo molto sicuri del successo del piano di fuga, ma non c'era molta scelta. O il rischio o la morte per stenti.
In ogni caso meglio una morte veloce nel Labirinto che una lenta e piena di supplizi dentro ad uno spiazzo d'erba limitato.
Lasciai ai miei piedi gli ultimi secondi per godersi la carezza e la freschezza dei fili verdi sotto alle piante leggermente screpolate da tutto il tempo passato a fare avanti e indietro, prima di decidermi a indossare calzini e scarpe da corsa. Strinsi forte i lacci per paura di ruzzolare a terra nella fuga e mi sgranchii un po'.
Puntai da lontano alcuni dei miei amici prepararsi.
Frypan si affaccendava per infilare più viveri possibili nello zainetto.
Chuck fissava svariati oggetti davanti a lui senza sapere cosa portare.
Minho sembrava in pace con il mondo, ma dentro di sé era sicuramente pieno di ansia per tutta la responsabilità che gli era stata accollata.
Thomas fissava il cielo in silenzio, sicuramente pensando a Teresa. Colei che non era più tra noi.
Scossi la testa per impedire alle lacrime di scendere e con uno strattone mi caricai lo zainetto malandato sulle spalle. Non era granché ma si prestava al suo scopo, bastava sapere questo.
Non vedevo Newt da qualche ora, ma non me ne curavo troppo. Non eravamo tipi da andare in paranoia per il tremendo bisogno di stare sempre appiccicati.
Lui conosceva i miei sentimenti per lui, io conoscevo i suoi sentimenti per me. Bastava questo per sentire l'altro vicino in ogni singolo momento.
Gally era il più nervoso di tutti. Dall'inizio della giornata non aveva fatto altro che terrorizzare i ragazzini più piccoli e imprecare tra sé e sé.
Non era mai stato chissà quanto affabile, ma il comportamento di quel giorno superava anche i suoi consueti standard.
Visto che la situazione era ancora tranquilla decisi di avvicinarmi a lui, per tentare un nuovo approccio.
"Guarda che non farai scappare i Dolenti fissandoli con quello sguardo truce. Al massimo qualche ragazzino" dissi, cercando di alleggerire la tensione.
Lui mi fissò con uno sguardo capace di gelare un vulcano attivo.
"Tutti voi siete così felici di andarvene qui, ma non sapete cosa vi aspetta veramente là fuori. Tutta questa gioia vi scoppierà in faccia in un baleno" rispose freddamente, continuando a rivoltare col piede una zolla di terra sconnessa.
Avevo imparato a mie spese che era meglio non fare troppe domande a Gally. Vederlo una volta cercare di strangolarsi da solo mi era bastata.
Mi limitai a sospirare, passandomi stancamente le mani sul volto e sui capelli.
"Vorrei poterti capire, ma io non conosco niente del mondo esterno" risposi.
La sua espressione cambiò per qualche secondo, forse per il pentimento, ma tornò subito dura.
"Beh, la cosa non mi riguarda. Toccherà a voi affrontare l'inferno fuori da qui."
Restai qualche secondo in silenzio, cercando di metabolizzare le sue parole. Sgranai gli occhi nel momento esatto in cui arrivai alla soluzione.
"Mi stai dicendo che non verrai?" domandai.
Lui annuì con decisione.
"Ma sei impazzito? Non durerai un mese con le poche provviste rimaste. Cosa farai quand-"
Il mio sproloquio fu interrotto da una sua mano sulla mia bocca e poi dalla sorpresa delle sue braccia attorno al mio corpo.
Gally non era mai stato un tipo affettuoso o caloroso. Lo interpretai come il suo addio.
Mi aggrappai a lui con disperazione. Fu inutile cercare di trattenere le lacrime.
"Tutti pronti? Avete tutti armi e provviste? Ricordate il piano generale? Dubbi? Domande?" chiese Thomas, preso da un attacco logorroico improvviso.
La fila di radurai davanti a lui poteva apparire a tratti patetica. Per lo più eravamo magri come giunchi, giovani, spaventati e tremanti.
Pochi si ergevano diritti sulla schiena, impugnando la lancia con sicurezza.
Io stessa ero una via di mezzo tra le due cose. Non ero una paladina della giustizia, non avevo superpoteri, non avevo nulla.
Ero solo una ragazza con un'arma in mano, più o meno con le stesse possibilità di tutti gli altri.
Dalla mia però avevo il supporto di alcuni amici fidati e questo mi dava coraggio.
Forse ne sarei uscita viva, forse.
Buttai uno sguardo veloce ai miei amici.
Ben, Minho e Thomas stavano fieri davanti a noi. Sembravano nati per essere dei condottieri.
Alcuni come Frypan dimostravano un coraggio inaspettato.
Altri, come Chuck o Alby, sembravano desiderosi di essere ovunque tranne che lì in fila. Il nostro capo soprattutto non faceva che guardarsi intorno dubbioso, aveva subito la mutazione e da quel giorno non era mai più stato lo stesso.
Come Gally aveva farneticato di orrori pronti ad accoglierci fuori dal Labirinto, apparentemente peggiori di qualsiasi Dolente.
Scossi la testa per scacciare via quei brutti pensieri e mi concentrai sul mio respiro.
Inspira, espira.
Inspira, espira.
Non facevo altro che ripetermelo come un mantra.
Minho andò in testa al gruppo e fu il primo ad aggrapparsi alle scale a pioli che davano all'immensa costruzione tirata su tra sudori e fatiche. Il risultato era stata una torre abbastanza alta da raggiungere la vetta delle mura.
Fu seguito da Thomas, Ben e Alby. Arrivò il turno di Newt, ma lui mi fece elegantemente cenno di precederlo.
"Così potrò tenerti d'occhio" mi sussurrò imbarazzato.
Era il suo modo di proteggermi le spalle e sorrisi intenerita dalla sua premura e dal suo velato rossore. Tra me e lui la situazione era indefinita, ma mi andava bene così.
Ero felice solo di saperlo al mio fianco.
Presi un ultimo profondo respiro e mi voltai per l'ultima volta indietro.
Gally era nelle retrovie che mi fissava in silenzio. Avevo cercato di convincerlo fino allo stremo delle forze, invano.
Non avrei mai più rivisto il mio migliore amico, ne ero consapevole, e la cosa mi distruggeva.
"Se cambi idea sei il benvenuto. Ti voglio bene" gli mimai, sentendo gli occhi pizzicare.
Lui alzò leggermente gli angoli della bocca, sorridendo stancamente. Da che ricordavo era la prima volta che lo vedevo sorridere in quel modo così umano, così reale.
Comico per il nostro addio.
Mi aggrappai al primo piolo e non mi voltai mai più. Decisi di lasciarmi alle spalle la Radura per sempre.
La salita era ripida e spaventosa. Bastava poco per cadere giù e spappolarsi a terra e non era decisamente il caso morire a pochi passi dalla salvezza. Mi arpionai scalino dopo scalino con tutta la forza che avevo, quasi fino a farmi venire le nocche bianche e sospirai quando raggiunsi la cima.
Thomas fu il primo ad accogliermi e mi porse dei tralicci grossolanamente intrecciati a formare delle corde. Non erano dei capolavori di artigianato, ma si prestavano molto bene al loro scopo. Erano forti e robuste.
Osservai i primi radurai calarsi giù. Chi più coraggiosamente e chi meno e con un bel respiro decisi di seguirli a mia volta.
Se la salita era stata brutta la discesa era anche peggio. Le mani mi bruciavano mentre mi calavo velocemente di sotto e cercai di non guardare giù per tutto il tempo.
Quando toccai il pavimento del Labirinto provai quasi l'impulso di baciare il terreno.
Percepii Squarcio agitarsi nel mio zainetto e diedi dei piccoli pugnetti sul tessuto come invito a stare calmo. L'esserino sembrò ascoltarmi e si placò.
Non era il caso di andarmene in giro sguinzagliando una Scacertola e metterla nello zaino mi era sembrata l'unica opzione logica.
Non ne avevo fatto parola con nessuno, avrei vuotato il sacco a tempo debito.
Aspettammo pazientemente la discesa di tutti e per qualche secondo restammo in silenzio, troppo presi a guardarci intorno.
Per molti era la prima volta nel Labirinto.
Nel mio caso la seconda, ma mi sentivo comunque stordita come la prima. Questa volta però non ero sola.
Ce la potevo fare ad arrivare fino in fondo.
Alby sospirò e, forse preso da un moto di leadership improvviso, prese parola.
"Siete tutti pronti? Non sarà facile, voglio essere onesto con voi. Il Labirinto le prime volte terrorizza e forse non smette mai di farlo. Anche se adesso sembra tranquillo non illudetevi che resterà così per sempre. Loro sanno che siamo qui e ci stanno aspettando, ma noi siamo in grado di combatterli e lo faremo. Basta crederci" pronunciò.
Rivedevo tanto dell'Alby prima della mutazione in quel momento. Il ragazzo che si era fatto carico di noi e ci aveva guidati nella migliore maniera possibile. Dovevamo molto a quel ragazzo e adesso si stava mostrando di nuovo per la valorosa persona che era sempre stata in passato.
Il suo discorso rinvigorì i nostri animi e molto schiene si sollevarono coraggiosamente.
La salvezza era vicina, dovevamo solo avere la prontezza di spirito per afferrarla saldamente.
Minho guardò con fierezza il suo amico, prima di aggiungere qualche spiegazione.
"Il piano è chiaro a tutti. Io e Thomas abbiamo trovato un punto nella Scarpata dove le cose spariscono misteriosamente, fa paura a vedersi ma è l'unica possibilità che abbiamo.
Non sappiamo per certo dove finiremo, ma ovunque è meglio di qui" disse.
Annuimmo tutti in risposta.
"Un'ultima cosa. Una volta lì potremmo avere compagnia, date la precedenza ai feriti o a quelli non in grado di combattere. Tutti gli altri sono invitati a respingere la concorrenza" si aggiunse Thomas.
Definimmo gli ultimi dettagli e poi partimmo, con il cuore in gola e la speranza a guidarci.
Ogni metro percorso era un metro che mi allontanava dal mondo che conoscevo e da tutte le persone che non erano più con noi.
Giurai a me stessa che ce l'avrei fatta per Teresa, che non era vissuta abbastanza a lungo da correre lì insieme a noi.
Giurai a me stessa che avrei dato il meglio di me per Gally, quell'amico che ero stata costretta a lasciare mio malgrado alle spalle.
Giurai a me stessa che non avrei mai dimenticato i volti delle persone che ci avevano lasciati.
Avrei portato un pezzo di me con loro, così anche loro sarebbero stati liberi alla fine.
Avrei dedicato la mia vittoria a loro, vittime innocenti di un destino che ignoravamo.
Il Labirinto scorreva veloce attorno a me. Non dovevo più preoccuparmi di dove svoltare o di dove andare, perché a guidarmi c'erano i velocisti. Prima di tutto miei amici.
Newt correva vicino a me nonostante la sua gamba malandata, sicuramente stava compiendo uno sforzo immane, solo che non lo dava a vedere.
Jason e Chuck erano poco dietro di me, erano i più giovani del gruppo e per tanto li tenevo d'occhio dall'inizio della missione. Non avrei permesso a niente e nessuno di fare del male a quei due ragazzini.
Corremmo per quelle che mi sembrarono ore, accompagnati solo dal rumore dei nostri passi e niente altro. La cosa mi preoccupava enormemente.
Sembrava la quiete prima della tempesta, stava filando tutto troppo liscio.
"Manca poco. Un ultimo sforzo" ci incoraggiò Minho, notando che a diversi di noi iniziava a mancare il fiato.
La felicità dell'ultima svolta fu spazzata via definitivamente da diversi stridii e sibilii.
Il velocista ci fece cenno di fermarci e qualcuno a turno sbirciò oltre il muro.
Newt cercò di frenarmi, ma la mia curiosità vinse.
Proprio davanti alla nostra potenziale via di fuga erano acciambellate diverse creature. Cinque Dolenti e tre serpenti. Non erano molti, ma neanche noi potevamo contare chissà su quale esercito. Inoltre loro erano grandi e grossi, senza contare che avevano dalla loro il vantaggio di terrorizzarci solo al ricordo della carneficina a nostre spese di poco tempo prima.
Il cuore mi batteva come un tamburo nel petto ed ero talmente concentrata che percepii a malapena la mano di Newt sulla mia spalla.
"Ce la possiamo fare, abbi fiducia" mi sussurrò.
"Io ho fiducia" gli sussurrai di rimando.
Ed ero sincera. Ne avevo sul serio.
TADAN
Ho amato scrivere questo capitolo, davvero. Anche se praticamente manca un soffio a separarci dalla fine di Love runner.
Cercherò di dare del mio meglio per darvi un finale decente, promesso...
Ieri ho fatto due nuovi tatuaggi, uno a tema Naruto e uno a tema Harry Potter. Magari poi vi metterò una foto. Boh.
Quindi sono parecchio dolorante perché la pelle tira tutta ahahaha
La punizione che merito per le mie assenze continue 👀
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