Capitolo Due
Dedico questo capitolo a chiunque capace di sognare in modi che gli altri non capiranno mai.
Il lavoro con i costruttori fu duro.
Passammo tutto il pomeriggio a martellare chiodi ovunque e a controllarne la stabilità.
I ragazzi mi avevano avvisata che quello non era niente e subito mi ritrovai a pensare alla fatica per costruire il Casolare o la Torre, la cosa mi destabilizzava non poco però mi piaceva costruire e soprattutto mi piaceva il gruppo.
Salutai tutti e mi avviai stanca e dolorante su quello che credevo sarebbe diventato il mio nascondiglio preferito: la Torre.
Mi arrampicai sulla scala a pioli con una velocità che non mi sarei mai aspettata di avere e raggiunsi la cima. Per fortuna non soffrivo di vertigini.
Avevo chiesto a George e Michael il perché di tutti quei rumori la notte e sussurrando per non farsi sentire dagli altri mi avevano detto: "Non dovresti sapere tutte queste cose, ma comunque è il Labirinto che cambia. Lo fa ogni santissima notte".
Un labirinto che cambiava? Era davvero incredibile da immaginare.
Ma ragionadoci dopo aver visto massi dall'aria secolare chiudersi come se nulla fosse non mi sembrava poi tanto assurdo.
Il cielo iniziava a presentare qualche striatura rossastra e rosa qua e là, segno che il sole si stava preparando a tramontare.
Mi domandavo a che ora sarebbero tornati i velocisti. Era normale tardassero così tanto?
Mentre ci ragionavo notai qualcuno uscire dal Labirinto di corsa. Stavo per tirare un sospiro di sollievo ma poi notai che c'era qualcosa che non andava.
Il ragazzo, che in lontananza mi sembrava fosse Thomas, agitava le braccia e urlava qualcosa.
Clint e Jeff, i due medicali accorsero sul posto, seguiti da Alby e Newt e qualche curioso. Decisi che era il momento di scendere per andare a verificare di persona.
Venni subito affiancata da Teresa, uscita di grande stile dalla cucina, ci lanciammo uno sguardo confuso prima di iniziare a correre verso la porta orientale. Arrivammo giusto in tempo per vedere un Ben decisamente conciato male e svenuto essere portato via.
"Minho cos'è successo?" domandò Alby "quello che penso?"
L'asiatico sembrava essersi appena svegliato da un sogno. Ci mise qualche secondo per rispondere un flebile: "Lo hanno punto, Alby".
Punto? Punto da chi? Nella mia mente comparve un dolente e capii subito da me. Ma quali erano le conseguenze? Era velenosa la puntura? Sarebbe morto?
Mi scambiai uno sguardo fugace con Teresa e Newt ed entrambi sembravano molto preoccupati.
"Così? In pieno giorno?" Alby sembrava sconvolto. Non avevo mai visto quell'espressione sul suo viso. Certo, ero solo al mio secondo giorno nella Radura ma sapevo con chiarezza che quella non era una reazione che vedevi tutti i giorni.
"Andiamo a parlarne nella stanza delle mappe, qui ci sono troppe orecchie" commentò infine Minho trascinandosi dietro i velocisti illesi, Alby e Newt.
Li guardai allontanarsi e mi concentrai sull'andatura zoppicante di Newt. Come aveva fatto a ridursi così? Aveva un ferita o era uno stato permanente?
Mi stupii ancora di più nel pensare che nonostante quello era comunque perfetto. Nella Radura, e forse anche oltre, non c'era nulla di più bello di lui.
Teresa prese a scuotermi una spalla con violenza. "Ma dormi in piedi?"
"Scusami, stavo solo guardando..."
"Newt, lo so" mi interruppe.
"Sei matta? Abbassa la voce, qualcuno potrebbe sentirti."
"E chi? Un Dolente? Siamo rimaste solo noi due qui."
Mi guardai intorno e scoprii che Teresa aveva ragione. Ero talmente concentrata sulla situazione che non mi ero nemmeno accorta che la folla di curiosi si era dispersa.
"Cosa ne sarà ora di Ben?"
La ragazza mi guardò per qualche secondo con la pena negli occhi.
"È tornato in tempo per prendere il Dolosiero, una specie di medicina che permette di sopravvivere alle punture dei Dolenti, ma dovrà subire la mutazione. Sai cosa sono i Dolenti no?"
Annuii con la testa prima di dire: "Cos'è la mutazione?"
"Un'esperienza terribile a detta di chi ci è passato. Saranno giorni duri. Sentirai tu stessa le urla di Ben."
Decisi di non andare oltre. Avrei scucito qualche informazione in più con un po' di pazienza.
"Non dire a nessuno che ti ho parlato della mutazione. Alby o Newt verranno prima o poi da te a farti un discorsetto e tu dovrai fingerti sorpresa e spaventata. Hai ben capito?"
Sapevo che Alby non apprezzava molto chi andava a spiattellare notizie ai nuovi arrivati quindi feci a Teresa una promessa categorica: nessuno avrebbe saputo niente sulla nostra piccola chiacchierata.
Restammo per un bel po' ad aspettare che i ragazzi lasciassero finalmente la stanza delle mappe. Teresa perchè sperava di scucire qualche informazione da Thomas e io perchè speravo di scucire informazioni da Minho. Per tutto il tempo non pensai ad altro che al brutto presentimento che avevo avuto quella mattina guardando i velocisti entrare nel Labirinto. A quanto pare l'istinto femminile esisteva davvero.
Eravamo passate anche dai medicali per vedere Ben ma ci avevano proibito di entrare. Solo a pochi era permesso. Ero sicura si trattasse di Alby, Newt e i velocisti.
Sembravano una specie di cerchia d'oro in quel posto.
Dopo pochi minuti la porta della stanze delle mappe iniziò ad aprirsi ma i ragazzi iniziarono a precipitarsi rapidamente verso il casolare, sicuramente con lo scopo di vedere Ben.
"Ci proveremo dopo cena, inutile aspettare ancora. Io devo tornare in cucina ad aiutare Frypan o mi uccide".
Salutai Teresa e mi avvicinai a Gally poco distante.
"Brutta storia quella di Ben è?" commentò non appena gli fui accanto.
"Non ne so nulla."
"Non fare la furba con me, lo so che la riccia ti ha spifferato tutto da un bel po', vi ho viste chiacchierare in lontananza. Ma tranquilla, non farò la spia."
"Sarà così brutto stanotte?"
"Una roba terribile. Ben sentirà un dolore atroce e desidererà solo di non essere mai nato" notai amarezza nel suo sorriso.
"Sembra che parli per esperienza personale, Gally."
"Ed è proprio così" rispose guardando altrove, a quanto pare avevo toccato un tasto dolente del suo passato.
"Sai, io non sono stato sempre così. Una volta ero una persona migliore, prima che la mutazione mi cambiasse" continuò.
"In che senso ti ha cambiato?"
"Ho visto delle cose, cose che nessuno dovrebbe vedere. Cose del passato."
"Ricordi il tuo passato?"
"Non tutto, qualche ricordo. Ma sono molto confusi ed ogni volta che provo a raccontarli a qualcuno sento come qualcosa che cerca di impedirmelo, è difficile da spiegare. Anche adesso sento una certa resistenza." A quel punto si portò le mani alla testa come colto da un'emicrania improvvisa.
"Tranquillo. Non devi raccontarmelo, va bene così."
Il corpo del ragazzo si rilassò e tornò a sorridermi.
Era stato uno spettacolo strano da vedere, ma preferivo non commentare. Restammo semplicemente seduti per un po' vicini a guardare la Radura senza parlare fino all'ora di cena, poi ci salutammo ed ognuno andò verso il suo tavolo.
"Di cosa parlavate tu e Gally? Delle sue sopracciglia e dei ragazzini che ha pestato?" mi domandò Minho non appena presi posto accanto a lui a tavola. Non avevo visto lui e gli altri uscire dal casolare.
"Guarda che Gally non è male come sembra, anzi."
"Sarà" disse per poi passarmi un piatto "ci ho messo due ore a convincere Frypan che fosse per te e non un tentativo per scroccare una doppia porzione."
Notai che nel piatto di tutti c'erano polpette mentre nel mio erano state sostituite da del riso.
"Come..."
"Qua le notizie girano in fretta. Abbiamo saputo che a pranzo non sei riuscita a mangiare la carne per cui io e Frypan ti abbiamo preparato un piatto diverso" rispose Teresa al posto di Minho.
"E a proposito di questo... Newt vieni un po' qui" urlò Minho facendo girare più teste del dovuto. Il ragazzo che fino a quel momento era rimasto con Alby a chiacchierare in un angolo, non che lo spiassi sia chiaro, si avvicinò al nostro tavolo.
Le tipiche sensazioni che provavo vedendolo arrivarono insieme a lui.
"Sei una scocciatura, pive" commentò Newt sorridendo all'amico.
"Chiamami ancora pive e ti butto giù dalla scarpata a calci" rispose Minho sorridendo a sua volta "dì un po' alla fagio quello che avete deciso tu ed Alby."
Finalmente gli occhi di Newt si posarono su di me. Teresa seduta di fronte a me non perse occasione per tirarmi un calcio scherzoso da sotto il tavolo.
I brividi iniziarono a dipanarsi lungo tutta la mia colonna vertebrale in una lenta e strana tortura e sentii il sangue defluire velocemente verso le mie guance. Speravo solo non fosse troppo palese il mio rossore.
"Abbiamo saputo che non hai un buon rapporto con la carne quindi non ti faremo provare il lavoro del macello, io e Alby crediamo non sia il caso. Non ci teniamo a traumatizzare nessuno, specialmente te." Dal tavolo si alzarono alcuni fischi.
"Zitti scemi" disse Newt rubando un broccolo dal piatto dell'asiatico per poi lanciarlo addosso a Thomas che era più a tiro.
"Ehy! Perchè proprio a me?" commentò accigliato.
"Quello era il mio cibo" commentò Minho mentre Newt se ne andava sorridendo sotto ai baffi" mi devi un broccolo faccia di caspio" e poi si rigirò brontolando qualcosa sulle ingiustizie del mondo.
Dopo qualche secondo un broccolo molliccio si spiaccicò sulla sua testa e da lontano arrivò il commento di Newt che diceva: "Ecco il tuo broccolo, pive".
"Adesso lo ammazzo" fu l'ultima cosa che disse Minho prima di partire a tutta carica verso il biondo che scappava ridendo.
I radurai erano qualcosa di fantastico.
Io e Teresa aspettammo pazientemente la fine della cena scambiandoci sguardi furtivi. Dopo che tutti ebbero spazzolato la propria razione sempre più persone si allontanarono dai tavoli lasciando ad alcuni radurai, tra cui molti spalatori, il noioso compito di pulire e sistemare tutto.
"Io vado da Thomas e tu da Minho, cerca di scucire il numero più maggiore di notizie. Non tornare a mani vuote" mi sussurrò la ragazza all'orecchio prima di correre verso l'amico.
"Allora Minho, che ne dici di quattro chiacchiere sulla torre?" domandai al ragazzo assumendo l'espressione più convincente che potevo.
Il ragazzo sembrò colto alla sprovvista dalla mia richiesta ma alla fine acconsentì dicendo che non aveva nient'altro da fare.
Il ragazzo salì la scala con una rapidità che solo un velocista poteva possedere ed io mi limitai a seguirlo facendo del mio meglio per stare al passo.
Una volta arrivati all'apice capii che era il mio momento di passare all'attacco.
"E quindi Ben è dai medicali..." iniziai.
"Eh già..." commentò lui dandomi l'idea di non volermi dare troppa confidenza.
Se volevo farlo parlare dovevo passare all'asso nella manica... le lusinghe.
"Certo che non deve essere facile gestire situazioni del genere e riuscire a riportare tutti nella Radura nonostante ciò che è successo, i velocisti dovrebbero sentirti onorati di avere un intendente come te."
Minho sembrò abboccare e si passò una mano tra i capelli arrossendo leggermente. "Sei gentile a dire questo... ehi, ma non è che stai cercando di corrompermi per scucire informazioni? È stata Teresa a metterti in testa certe cose?"
"No ma ti pare? Stavo solo considerando che hai talento."
Il ragazzo mi guardò con circospezione. "Non me la conti giusta tu, voi donne sarete la nostra rovina. Forza, sputa il rospo. Cosa vuoi sapere?"
A quanto pare era troppo furbo per farsi abbindolare così facilmente da qualche frase carina buttata qua e là.
"Cosa è successo là dentro? Dimmelo per favore."
Minho sospirò. "Ah, se Alby lo venisse a sapere..."
"Alby non è qui" mi affrettai a dire.
Mi guardò per qualche secondo come se cercasse di pesare le parole. "Eravamo nel Labirinto per il nostro solito giro e Ben era dietro di me. Non l'abbiamo sentito arrivare quel Dolente. Semplicemente è comparso dal nulla intrappolandoci. Era davanti a me ma mi ha ignorato completamente ed è saltato addosso a Ben, credevo volesse ucciderlo."
"Continua" lo esortai.
"Poi ha semplicemente tirato fuori una specie di siringa, lo ha punto sul petto e se ne è andato così come è venuto. Avrebbe potuto benissimo farci a pezzi invece ci ha lasciati andare, come se fosse stato programmato per quel compito e basta. Non capita spesso di vederne uno così da vicino... è stato terribile. Ben era svenuto, l'ho raccolto come meglio potevo e ho iniziato a correre verso l'uscita e ho incontrato gli altri. Il resto lo sai."
Restai per qualche secondo in silenzio a rielaborare ciò che Minho mi aveva appena detto. Provai pena per lui ed ancora di più per Ben. Certe scene non le dimentichi facilmente con uno schiocco di dita.
"Mi dispiace" fu tutto ciò che riuscii a dire alla fine.
Lui mi guardò e semplicemente lo abbracciai. Si lasciò cullare dal tepore di quel contatto e restammo lì per un bel pezzo. A guardare la vita nella Radura senza preoccuparci di niente.
La notte fu terribile.
Tra i rumori nel Labirinto e le urla di Ben mi era impossibile dormire. Avevo provato più volte a sgattaiolare fino al piano superiore del casolare ma Jeff e Clint mi avevano braccata come due mastini intimandomi di sloggiare in fretta.
"Non è spettacolo per fagiolini" mi avevano detto prima di spingermi verso l'uscita.
Non conoscevo moltissimo Ben ma mi ero già affezionata a lui e sentire le sue continue urla agonizzanti non era di sicuro una bella ninna nanna.
Decisi che per me era abbastanza. Mi alzai con lo scopo di allontanarmi per un po' da quella situazione ed iniziai ad avviarmi verso la Torre.
Man mano che salivo la brezza fresca aumentava e sembrava spazzare via un po' delle mie preoccupazioni, amavo quel posto. Era così rilassante.
Arrivata sulla cima capii subito che qualcuno mi aveva battuta sul tempo.
"Anche tu qui?" mi domandò Newt.
Di tutte le persone nella Radura proprio lui avevo beccato, la fortuna era decisamente dalla mia parte.
"Non riesco a dormire" risposi sedendomi a debita distanza da lui.
"Guarda che puoi venire più vicina, non ti butto mica di sotto". Non si rendeva proprio conto che quel genere di frasi non aiutavano la mia situazione. Le mie sensazioni nei suoi confronti sembravano crescere ogni secondo di più.
Mi avvicinai lentamente ed in poco tempo fui al suo fianco. Le nostre spalle che si sfioravano e i miei occhi nei suoi occhi.
Un urlo lontano lacerò di nuovo la quiete della radura e mi ritrovai un braccio di Newt a stringermi la vita.
"Tranquilla, ci sono io."
Passammo un po' di tempo a chiacchierare scambiandoci alcuni racconti sulla giornata che ci eravamo lasciati alle spalle fino a che la mia curiosità non ebbe la meglio.
"Posso chiederti una cosa? Ma se vuoi puoi anche non rispondere se ti sembra troppo personale."
"Vuoi sapere perché zoppico, vero?"
Il mio silenzio bastò come conferma alla sua domanda.
"Non è una storia che racconto spesso."
"Non sei obbligato."
"Sento di potermi fidare di te."
Il mio cuore perse un battito. Non potevo negare a quel punto di non provare dei sentimenti per quel ragazzo biondo seduto accanto a me. Era strano, mi aveva stregata dal primo momento in cui l'avevo visto e non riuscivo a spiegarmelo.
Presi la sua mano e la strinsi forte proprio come aveva fatto lui il giorno prima davanti la finestra che dava sul Labirinto. Lui mi sorrise di rimando.
"Io sono arrivato qui due anni fa. Non digerivo bene la notizia e non accettavo la mia situazione, mi convinsi che il lavoro per me era fare il velocista ed ero determinato ad andarmene via da questo posto il prima possibile. Ma i risultati non arrivavano ed iniziai a perdere la speranza." Newt si prese qualche secondo per respirare, come se avesse bisogno di tutta la sua forza di volontà per continuare. Gli accarezzai il dorso della mano con il pollice e il contatto bastò per farlo rinsavire.
"Un giorno arrivò la disperazione più totale. Entrai nel Labirinto e decisi di farla finita e quale era il modo migliore se non arrampicarmi sull'edera e poi buttarmi di sotto?" disse per poi sorridere amaramente "Alby mi trovò a terra e mi riportò nella Radura, gli devo la vita."
"Newt io non so cosa dire. Come stai adesso? Non penserai ancora di..."
"No. Dopo quell'esperienza ho riacquisito il lume della ragione. Da qui voglio andarmene da vivo e non da morto. E questa..." disse indicandosi la gamba zoppicante "è ciò che mi fa ricordare il gesto che ho fatto e la mia stupidità del momento."
Guardai Newt per qualche secondo e poi lo abbracciai forte, il ragazzo sembrò stupito da quel gesto ma ricambiò con altrettanta intensità nascondendo il viso tra i miei capelli.
"Non posso pensarci..." dissi trovando rifugio sulla sua spalla.
"A cosa?"
"A te morto, Newt. Ti conosco da poco, ma non riuscirei mai ad immaginarmi questo posto senza di te."
Sentii il ragazzo sorridere e bastò a riempirmi il cuore.
"Sai perchè ti ho raccontato questa storia?" mi domandò allontanandosi da me per potermi guardare negli occhi.
"Non saprei."
"Per proteggerti dai miei stessi errori. Qui nella Radura sentirai la speranza e la voglia di continuare venire meno in certi momenti. E ti prego solo di una cosa, quando succederà non scegliere la mia stessa via ma vieni da me. Non avrei mai fatto quello che ho fatto se avessi avuto il coraggio di andare a parlarne con qualcuno. Se la speranza ti verrà a mancare cercami e farò in modo di dartene un po' della mia."
Le dita presero a formicolarmi in maniera quasi dolorosa e sentii la solita sensazione allo stomaco. Ogni sua parola, ogni suo sorriso, ogni suo sguardo bastava per causarmi una miriade di sensazioni nuove ma piacevoli. Io quel momento desideravo solo avvicinarmi alle sue labbra per scoprire cosa si provasse nel baciare una persona che ti dà tanto solo con la sua presenza. Mi vergognai dei miei pensieri e scelsi di riappoggiarmi nuovamente sulla sua spalla sperando che la sua vicinanza bastasse per spazzare via le urla di Ben ancora vivide nella radura e il rumore del Labirinto che cambiava condannandoci sempre di più a questa continua prigionia.
La mattina dopo mi svegliai ai primi raggi del giorno nella mia amaca con i ricordi della notte passata ancora freschi nella mia mente.
Mi concessi qualche secondo per riassaporare la lunga chiacchierata con Newt e la sensazione del suo corpo contro il mio durante quell'abbraccio eterno che ci eravamo regalati lontano dagli occhi di tutti.
Quando aprii di nuovo gli occhi trovai di fronte la mia faccia una specie di lucertola meccanica con una lucina rossa lampeggiante che puntava sul mio viso e un brutto graffio che l'attraversava in tutta la sua lunghezza. La sorpresa bastò a farmi lanciare un urlo lacerante che causò la caduta di molti radurai dalle proprie amache e qualche infarto.
La creatura si era dileguata con una rapidità tale da portarmi a pensare di essermi immaginata tutto.
"Ti ha dato di volta il cervello?" mi domandò una voce che non conoscevo.
"Mi sono svegliata e c'era un mostro che mi fissava."
"Quale mostro?" domandò Chuck scattando giù dalla sua amaca terrorizzato.
"Era una lucertola assassina." Alcuni intorno a me scoppiarono a ridere, mentre altri mi mandarono a quel paese tornando a dormire.
"Non era una lucertola assassina. Era una Scacertola, non sono pericolose se ti tieni a debita distanza" mi spiegò Chuck tenendosi la pancia dalle risate. In quel momento desideravo solo di sprofondare, sperai solo che la storia non si diffondesse troppo.
"Devo raccontarlo a tutti" commentò un ragazzo alzandosi di tutta fretta. Speranza vana.
La colazione fu in incubo quella mattina.
Tutti continuavano ad urlare e fingere di essere colpiti da lucertole assassine e un ragazzo mi passò vicino dicendo: "Attenzione, qualche mostro potrebbe rubarti le uova".
Alla fine Gally arrivò in mio aiuto lanciando minacce qua e là causando la fuga di qualche raduraio più piccolo di lui.
"Ti guardo le spalle" mi disse posandomi una mano sul braccio destro per poi recarsi verso il suo gruppo.
"Fa strano vedere Gally battersi per qualcuno all'infuori di se stesso. Dicono che dalla mutazione è diventato uno psicopatico ingestibile" commentò Teresa non appena il ragazzo si allontanò dalla visuale.
"È un buon amico secondo me." E lo pensavo davvero. Sapevo non fosse interessato a me in quel senso e mi faceva piacere saperlo dalla mia parte semplicemente con intenzioni amichevoli.
"Stanotte è stato un incubo" commentò Chuck prendendo posto accanto a me "Thomas stamattina faticava ad alzarsi per andare a correre, poverino non deve essere facile passare la notte quasi in bianco e poi fare sforzi nel Labirinto."
"Qualche velocista stamani si è rifiutato di andare a correre. Sono troppo spaventati dopo la storia di Ben" disse Teresa indicando due velocisti che parlavano fitto fitto a qualche tavolo di distanza dal nostro.
"E come dargli torto? È stata una scena raccapricciante" dissi a mia volta.
Chuck iniziò a mangiare avidamente la sua colazione e Teresa ne approfittò per mimarmi con le labbra: "Hai scoperto qualcosa?"
Lanciai uno sguardo al ragazzino prendendomi l'accortezza che non mi prestasse attenzione prima di annuire con la testa e chiederle: "Tu?" Lei fece una smorfia lasciandomi intendere che con Thomas non aveva avuto la mia stessa fortuna.
Aspettammo pazientemente che Chuck si congedasse e poi raccontai tutto a Teresa.
"Strano. Perchè mai il Dolente si è comportato così e ha puntato solo a Ben?"
"C'entrano qualcosa i Creatori. Come se provassero gusto a far subire mutazioni in giro."
"O forse tramano qualcosa" disse Teresa. La sua faccia si incupì e così anche la mia.
Stavo per ribattere ma la ragazza mi regalò un'espressione strana come per intimarmi a tacere. Due secondi dopo infatti mi sentii picchiettare la spalla.
"Charlie, Teresa" disse Newt a mo' di saluto lasciando passare un secondo tra un nome e l'altro.
"Come stai? Ieri notte mi sembravi così scossa."
Sentii Teresa ridere sotto i baffi e mi appuntai mentalmente di ucciderla dopo.
"Tutto regolare."
"Qual buon vento ti porta qui? Avevi voglia di vedere..." Lanciai un calcio da sotto al tavolo a Teresa capendo come volesse concludere la frase. Newt le lanciò uno sguardo confuso per poi dire rivolto a me: "Sono venuto a chiamarti per conto di Zart, deve spiegarti come devi lavorare oggi. Seguimi".
Senza farmelo ripetere due volte mi alzai ed iniziai a seguirlo verso gli orti. Mi faceva doppiamente male vederlo zoppicare dopo il racconto della notte precedente. Provai ad immaginarmi un Newt più piccolo buttarsi giù da quel muro e ciò bastò a farmi venire le lacrime agli occhi.
Le asciugai prima di arrivare davanti a Zart fingendo il sorriso più falso del mondo.
"Ti lascio nelle sue mani" disse il biondo per poi andarsene.
"Non ho mai avuto la possibilità di presentarmi con te Zart, mi chiamo Charlotte". Il ragazzo mi strinse velocemente la mano con un rapido sorriso.
"Bene Charlotte. Prima di iniziare un avvertimento... non credere che il lavoro qui sia semplice o trascurabile. Esigo impegno e tanta volontà ok? Finchè lavorerai come dico io mi avrai dalla tua parte, ma prova a fare la fannullona e ti assicuro che te ne pentirai".
"Ricevuto, da dove posso iniziare?".
"Questo è lo spirito giusto. Oggi dobbiamo raccogliere le carote e piantare patate ed alcuni tipi di erbe che servono a Jeff e Clint per scopi terapeutici, vai da Newt e ti spiegherà come fare. Si è offerto di aiutarti."
"Grazie" risposi prima di incamminarmi verso il biondo, che già iniziava a cavare dalla terra la prima di una lunga fila di carote per poi riporle in una cassa di legno alle sue spalle.
Non avevo problemi a sporcarmi quindi mi inginocchiai di fronte a lui ed iniziai a lavorare sulla fila parallela alla sua copiando i suoi movimenti.
Passammo un po' di tempo a lavorare in silenzio scambiandoci solo qualche sguardo fugace. Mi piaceva osservarlo lavorare ed asciugarsi il sudore dalla fronte. Ogni suo movimento era capace di incantarmi.
"A cosa pensi?" mi domandò solleticandomi una guancia con un ciuffo di erba che si trovava sulla cima della carota che aveva appena estratto.
"A un po' di cose" risposi generica. Non potevo di certo confidargli quanto trovassi sexy i suoi movimenti.
"Sembra abbastanza roba a cui pensare" mi rispose sorridendo.
All'improvviso nella mia mente si fece largo una domanda. "Newt, potresti dirmi di che colore sono i miei occhi?"
"Di un castano così chiaro da sembrare quasi oro" mi rispose senza neanche guardarli.
"Ma non hai neanche guardato" commentai piccata.
A quel punto alzò la testa verso di me. "Non mi serve guardarti in questo momento per risponderti, ricordo benissimo i tuoi occhi e sono bellissimi come tutto il resto di te."
Newt diceva le cose con una naturalezza tale da lasciarmi basita. Io non avrei mai avuto il coraggio di dire cose del genere ad un ragazzo con quella spavalderia.
Mi ritrovai ad arrossire e cercai di nascondere il tutto dedicandomi di nuovo alle carote.
"Beh, grazie" risposi senza guardarlo in faccia.
Il cuore mi batteva così forte che per un secondo nella mia testa pensai che lui potesse addirittura sentirne il rumore.
Alla fine mi feci coraggio e dissi: "E comunque anche i tuoi occhi sono belli, trasmettono tante cose".
Newt mi regalò il sorriso più bello che avessi mai visto fare a una persona e poi tornò a dedicarsi al suo lavoro. Lo imitai, non avevo nessuna voglia di beccarmi una bella ramanzina da Zart e fare una pessima figura.
Le carote da raccogliere sembravano infinite ma poco prima di pranzo ci fermammo un secondo ad ammirare le numerose casse che avevamo riempito ed il terreno tornato vergine.
Non mi sentivo più le gambe e nemmeno la schiena a furia di stare tutte quelle ore in ginocchio e ne approfittai per stiracchiarmi un po'.
"Allora... cosa ne pensi della vita da contadina?" mi domandò Newt fissandomi divertito.
"Troppa plebe in giro, a cominciare da te" gli risposi.
"Adesso ti rimangi tutto" mi disse bloccandomi per poi solleticarmi i fianchi. Scoprii di soffrire dannatamente il solletico e cercai in tutti i modi di sfuggire dalla sua presa ma era impossibile. Era magrolino ma forte il ragazzo.
"Ok, ok. Rimangio tutto mio umile re" dissi infine con le lacrime agli occhi per poi sedermi sul terreno ancora scossa da spasmi di risa.
Newt mi tese immediatamente la mano.
"Forza, andiamo a pranzo." La afferrai all'istante e mi ritrovai con le dita intrecciate alle sue.
Mi stupivo sempre di come il contatto con lui mi venisse così naturale. Ogni volta sentivo quasi un bisogno fisiologico che mi portava a cercarne sempre di più.
La sua mano era grande e calda, riuscivo anche a sentire la presenza di alcuni calli probabilmente dovuti alle lunghe giornate di lavoro ma non mi davano fastidio. Anzi gli davano un'affascinante aria da uomo vissuto.
Non appena notai qualche raduraio nelle vicinanze cerca di svincolarmi dalla sua presa per non imbarazzarlo.
Ma sorprendentemente lui mi trattenne.
"Ti prego, resta" e strinse più forte la mia mano. Speravo solo che non mi iniziassero a sudare i palmi per l'emozione o avrei fatto una bellissima figura di caspio al pari delle lucertole assassine.
Approfittai di quel momento di intimità per carpire nuove informazioni.
"Allora... come stanno la ragazza nuova e Ben?"
"La ragazza non dà molti segni di vita, mentre Ben ne dà fin troppi, è molto sofferente."
"Tu credi che ce la faranno?"
"Ben di sicuro, è tornato in tempo per le cure ma per quanto riguarda la ragazza non saprei dirti. Non dovrei neanche dirtele queste cose, impicciona. Ti stai approfittando di me" disse per poi arruffarmi i capelli.
Lasciai la sua mano e lo abbracciai stretto alla vita, non sapevo perchè ma mi piaceva posare la mano sulla protuberanza ossea in corrispondenza dell'anca mentre lo abbracciavo. Trovavo sexy quel punto nei ragazzi anche se era strano da ammettere. Ma adoravo soprattutto abbracciarlo e tenerlo così vicino a me respirando il suo profumo. Non molti ragazzi nella radura avevano un ottimo odore, alcuni secondo me si lavavano molto di rado. Newt faceva parte di quella cerchia che, nonostante tutto, avevano sempre un odore piacevole.
Il ragazzo mi strinse a sua volta continuando a camminare e mi lasciò un bacio tra i capelli. Da qualche parte arrivò un fischio.
"Ignorali" mi disse Newt sorridendomi.
Lo guardai estasiata. Lui non capiva che tutto il resto del mondo perdeva importanza quando c'era lui con me, avevo sentito a malapena quel fischio concentrata com'ero sulle sensazioni che mi avevano trasmesso le sue labbra sulla mia nuca. Mi sentivo talmente leggera, come se potessi volare via da un momento all'altro come un palloncino pieno di elio.
Nella radura c'era l'abitudine di sedersi a pranzo con il gruppo con cui si lavorava e a cena e colazione con chi si aveva voglia. Era una questione di rispetto ed anche un'occasione per spartirsi per bene il lavoro del pomeriggio.
Gli scavatori avevano già occupato due dei tavoli disponibili e facevano un gran baccano, ridendo e rubandosi a vicenda cibo dai piatti.
"Vai a sederti vicino a Jason" mi disse Newt indicandomi un ragazzino smilzo e lentigginoso che mangiava tranquillo la sua porzione "ci penso io a portarti da mangiare."
Ringraziai Newt per poi recarmi vicino a Jason.
"Ciao" gli dissi per poi sedermi.
Il ragazzo, che non dimostrava più di quattordici anni, quasi si strozzò con il cibo.
"C-ciao" balbettò imbarazzato dopo aver ingoiato un grosso boccone. Mi guardava come se fossi una dea e tutto perché forse i radurai non erano molto abituati a ragazze nei dintorni. Lo avevo beccato spesso a fissarmi mentre raccoglievo le carote e ogni volta abbassava lo sguardo imbarazzato. Mi faceva tenerezza con le sue guance rosse e la sua espressione buffa.
Newt arrivò poco dopo porgendomi il mio piatto per poi prendere posto alla mia sinistra.
"Credo che qualcuno abbia una cotta per te " mi sussurrò all'orecchio ammiccando in direzione del ragazzino che ormai aveva assunto la colorazione di un pomodoro maturo. Mi limitai a rifilargli una gomitata.
Non era il primo ragazzino che beccavo a fissarmi con aria sognante. Alcuni fissavano me con quella espressione ed altri fissavano Teresa.
Avrei voluto che ci fosse una ragazza per ognuno di loro. La maggior parte erano piccoli per me ed inoltre, per quanto mi costasse ammetterlo, non avevo occhi che per Newt.
E come darmi torto?
Lui era perfetto sotto qualsiasi aspetto. Non aveva nulla da invidiare a nessuno e mi perdevo nei miei pensieri ogni volta che lo guardavo anche solo da lontano.
Nelle due notti che avevo passato nella Radura tra le tante cose non avevo fatto altro che pensare a lui ed al suo tocco. Sarei impazzita a breve.
"Non hai fame?" mi domandò il biondo fissando il mio piatto ancora intatto.
"Oh no, adesso mangio" gli risposi. Ero di nuova finita nel mondo dei sogni.
Newt mi diede un buffetto amichevole sulla guancia che bastò per farsi lanciare uno sguardo omicida da Jason che non ci aveva perso di vista per un attimo.
Mi lusingava un po' sapere di essere venerata da qualcuno ma al contempo mi dispiaceva per loro, non avrei mai potuto dargli ciò che desideravano da me. Solo il rispetto.
"Servono due persone per piantare le erbe mediche" disse Zart strappandomi di nuovo dai miei pensieri.
Siccome volevo mostrarmi volenterosa alzai subito la mano. "Posso farlo io."
Zart mi lanciò uno sguardo di approvazione. "Chi altro?"
Newt stava per alzare la mano ma venne battuto sul tempo da Jason che quasi iniziò a saltellare sulla sedia per farsi vedere. Qualcuno iniziò a ridacchiare capendo il motivo di tanto entusiasmo.
"Bene. Allora Charlotte e Jason" disse per poi riprendere a mangiare.
Dalla mia sinistra mi arrivò una leggera gomitata sulle costole. "Il ragazzino mi ha battuto sul tempo. Peccato, speravo di passare io il pomeriggio con te." Brividi, brividi ovunque.
Non aiutava di certo la mia situazione continuandomi a dire frasi del genere.
"Possiamo recuperare."
"Che ne dici di stanotte sulla Torre?"
"È un appuntamento, Newt?"
Il ragazzo semplicemente si alzò per riconsegnare il suo piatto a Frypan mimandomi un: "Non lo scoprirai mai".
Mi guardai intorno per capire se qualcuno avesse origliato o meno la nostra conversazione ma sembravano tutti troppo assorti a mangiare e Jason troppo felice per capire la situazione. Sospirai di sollievo e spazzolai quello che restava della mia porzione. Sarebbe stato un pomeriggio molto lungo.
TADAN
Ciao gente! Il capitolo non è fantastico, ma purtroppo non brillo per le mie doti da scrittrice e mi accontento di ciò che viene.
Come anticipato nello scorso capitolo ho apportato due modifiche:
1- Ben velocista e non costruttore;
2- I muri che cambiano durante la notte e non durante la chiusura dei muri.
Poi ovviamente qualcosa nel carattere dei protagonisti perchè mi ispiravano così ahahahahah
Spero di non aver scandalizzato nessuno e di non aver fatto errori considerevoli. Rileggo sempre ciò che scrivo mille volte ma purtroppo qualcosa sfugge sempre o alcune abitudini sono dure a morire ahahahahah
Colgo l'occasione per mandare un bacio a Rory e il gruppo Pesca :)
Saluti!
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