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𝕮𝖍𝖆𝖕𝖙𝖊𝖗 𝖙𝖜𝖊𝖑𝖛𝖊 - 𝑹𝒐𝒔𝒆

Erano quasi le nove di sera, il mio ufficio stava per chiudere e io avevo appena terminato l'impaginazione, di un lavoro.
Dovrei smetterla di fare gli straordinari, ora il mio ex "marito" non mi ruba i soldi e siamo in meno in famiglia. Dovrei passare più tempo con mia figlia e l'avrei fatto, se solo il capo non mi obbligasse.
Mi ha promesso che a breve, se continuo così, il mio stipendio si alzerà di circa duemila dollari.
Però dovrei dirlo a Blue, che oltre ad avere un aumento é successa un'altra cosa...
So che non mi perdonerebbe mai, lei odia gli uomini, per colpa di suo padre, tranne Ethan. Non la biasimo, sono amici da quando avevano tre anni.
Io e i loro genitori abbiamo già programmato il matrimonio ai diciotto, abbiamo già preso persino gli anelli con scritto i loro nomi, saranno una bella coppia.
Ne saranno entusiasti!
Le avevo promesso che saremmo state io e lei contro il mondo, ma a mantenere le promesse non sono brava.

Le luci si spensero, la mia azienda a quest'ora era già vuota, c'eravamo dentro, di solito, solo io e il capo. Christian.
Era un bel uomo e soprattutto ricco, da mancare il fato.
Aveva dodici anni in più di me, quindi circa quarantasei.
Uomo d'affari, il mio tipo ideale, poi sono ancora giovane, non ho ancora perso del tutto il mio fascino.
Auguro a Blue una vita sentimentale migliore della mia, vivere quindici anni con suo padre é stato un inferno. Quando ho scoperto la verità su di lui, non ho retto.
Il nostro, dopo il primo anno, era stato solo un fidanzamento di convenienza, perché ero rimasta incinta di mia figlia, niente di più.
Entrambi potevamo uscire con chi volevamo, niente gelosia, ma quando ho scoperto che lui aveva ingannato altre due donne, sapevo che lui non era un bravo uomo, ma non a tal punto.

L'atrio era solo illuminato dai fulmini, che spargevano la loro luce nel cielo buio.
Creando dei giochi di luce strabilianti.

Un uomo alto si posizionò davanti a me, spalle larghe e sicure, occhi azzurri e capelli ramati, che tendevano al rosso.

<Ehi bambolina> mi chiamò l'uomo. <L'altro giorno mi hai abbandonato al secondo round, l'aumento non so se te lo faccio, se continui a scappare via da me>.

Christian si avvicinò a me, io indietreggiai fino a toccare il muro freddo, che a contatto con la mia pelle, rabbrividii.
Ora sentivo solo il ticchettio della pioggia, sbattere violentemente sui vetri dell'edificio, le goccioline scivolavano veloci fino al fondo della finestra, per poi finire a terra come le loro coetanee.
Christian era un uomo divorziato con la moglie, quindici anni prima, una volta scoperto che lo tradiva con un altro e che aveva avuto il figlio, con l'amante.
Già le nostre vite sentimentali non sono andate alla grande.

Ed eccoci qui, il capo d'ufficio divorziato e la sua dipendente preferita, a un centimetro di distanza.
Non sapevo se per lui fossi solo un divertimento, un passatempo, oppure se fosse una cosa seria.
L'unica cosa che avevo capito, é che sono innamorata di lui.
Quell'uomo mi tormenta perfino nei miei sogni.
Ma in ogni caso avrei dovuto dirglielo a Blue, era da circa un anno che andava avanti e non potevo nasconderglielo ancora.
Non l'avrei costretta ad andarci d'accordo o a chiamarlo papà, mai e poi mai, se non fosse stato per sua volontà. Mi é bastata l'esperienza con mia madre e il mio patrigno.

Avevamo quasi gli stessi interessi, anche lui amava le moto e anche lui pattinava, ma sul ghiaccio ed era un giocatore di hockey, entrambi che amiamo leggere e lui possiede una casa editrice.
Credo che lui ed Ethan, andranno molto d'accordo. E che Blue, almeno un po' lo apprezzi, visto che possiede una casa editrice.
Christian si avvicinò a me e annullò la distanza tra di noi.
In questi momenti mi sentivo ancora una adolescente, pronta a vivere le nuove esperienze.

Si abbassò su di me e appoggio le sue labbra, sulle mie.
Erano morbide come la seta e calde.
Schiusi le labbra e intrecciammo le nostre lingue, in un lungo bacio passionale.
Sapeva da tabacco e gomma alla fragola.
Lui fumava, altro motivo per cui a casa nostra non sarebbe andato bene, ma lui sapeva che non doveva chiedermelo nemmeno per sogno e stessa cosa per Blue.

Però questa cosa mi sembrava così sbagliata.

<Sai l'altra volta non hai proseguito, ma se vuoi sta sera possiamo rimediare..> disse lui, mentre mi cinse i fianchi, con le mani.

La sua erezione premeva tra le mie cosce, io ero più eccitata che mai, ma il senso di colpa mi avvolse tutto d'un tratto.
É così sbagliato amare una persona che non sia il padre di tua figlia?
Non riuscivo a lasciarmi andare, ero pietrificata.
Io e lui lo abbiamo fatto solo una volta, ma ero ubriaca da non reggermi nemmeno in piedi.
Credo che Christian se ne accorse, perché mi domandò che avevo, allontanandosi da me.
Non voleva mettermi fretta, questo me lo aveva detto più volte.

<I-io credo che t-tutto questo sia sbagliato, io ho una figlia a casa e non credo sia pronta per un nuovo padre> Risposi sincera balbettando, anche se era una verita che faceva male.

Lui mi lasciò andare, era stupito dalla mia risposta, ma credo la rispettasse, d'altronde era un uomo adulto anche lui. Credo potesse capire, cosa si prova e la responsabilità del gesto.
Per Blue ho trascurato molto i sentimenti per lui, ma finché non sarà pronta, non me la sento di avanzare.
Tra me e lei c'è un legame, impossibile da comprendere.

<Bene allora io vado> farfugliò Christian, prima di aprire la porta e scomparire.

Ero rimasta sola dentro l'azienda, con il temporale e le luci spente. Tutto molto macabro.
Mi mette quasi paura..
Potrei non essere mai cresciuta, c'è da dirlo, anche perché dormo ancora con il mio peluche preferito, però la paura del buio non mi é mai passata.
O quella di essere sempre seguita o osservata.
Paura che in questo momento si faceva sentire più che mai.
Uscii dall'azienda verso le nove e mezza. Dopo essermi assicurata, che non ci fosse più nessuno.
Presi l'ombrello e mi gettai sotto la cascata d'acqua, che non cessava nemmeno per un secondo di cadere dal cielo.
Il mio vestito nero e lungo si bagno un po', perché la pioggia scendeva lateralmente, mentre con i miei stivali impermeabili a tacco, anch'essi neri, camminavo in mezzo alle pozzanghere.


Afferrai le chiavi d'entro la borsa e aprii la macchina da lontano, mentre camminavo spedita.
La pioggia cadeva a catinelle, mi fermai a fissare il cielo che piangeva. Adoro la pioggia, é inquietante al punto giusto, soprattutto quando ad accompagnarla ci sono i lampi.
Sopra di me c'erano dei nuvoloni grigi enormi, che con lo scuro della notte, quasi erano invisivili all'occhio umano.
Mi misi a sguazzare sulle pozzanghere, a saltare qua e là, per parcheggio.

Questa notte, mi ricordava la prima dove avevo incontrato Christian, un anno prima. Erano le dieci e passa di sera, io avevo appena finito di compilare dei documenti.
Ero sotto al tettoia dell'azienda, ad aspettare che Mike mi venisse a prendere.
Ma se non fosse venuto Christian in mio aiuto, avrei potuto aspettare lì tutta la notte.
Mi aveva allungato l'ombrello, sfoderando un sorriso fantastico, che con i suoi denti bianchi, perfettamente allineati e due piccole rughe, a lato degli occhi.
Aveva i canini leggermente allungati, che lo facevano sembrare un vampiro, ma non era niente di tutto ciò, lo rendeva solo più attraente.

Mi fece salire sull'auto, per poi portarmi a casa e offrirmi una cena, i giorni seguenti.
Io gli avevo promesso che lo avrei aggiornato, sulla mia scelta.
Una volta appurato che mio "marito" si era scordato di me, decisi di accettare.
E lì nacque tutta la storia tra noi due.
Eravamo usciti molto spesso, nei viaggi di lavoro, eravamo sempre in stanza insieme. Non posso negare che tra noi ci sia qualcosa.

Davanti la mia auto c'era una sagoma di un uomo. Un'ombra molto famigliare.
Raggiunsi cauta la mia macchina, l'uomo mi prese per i polsi e mi attirò a sé.
Aveva il passamontagna, ma lo avrei riconosciuto da un miglio di distanza.

<Mike, cosa fai adesso? Mi carichi su un furgone e mi rapisci? Eh dai cresci, ti ho lasciato per un buon motivo e lo sai anche tu> cercai di parlare nel modo più maturo possibile.

<Io crescere? Tu avevi una relazine con un altro, mentre eri fidanzata con me!> Ribatté lui in tono serio.

<Beh se dobbiamo proprio fare a gara...tu avevi due altre relazioni oltre a me, con inclusi figli nel pacchetto omaggio!> Lo rimproverai.

Lui mi guardò e alzò le spalle, come se non avessi tutti i torti. Allentò un po' la presa sui miei polsi.
Io lo guardai con disprezzo, non riuscivo più a guardarlo in faccia, nello stesso modo di prima.
Aveva combinato un casino e non era stato in grado di rimediare, niente.

<Che vuoi Mike? Ti avevo chiesto di stare lontano da me e dalla mia famiglia> dissi io.

<Beh se é per questo, sarebbe anche la mia. Però volevo solo dirti, che non dovrai mai dire nulla a Blue, perché sai come é fatta, quando inizia a incuriosirsi su una storia, si punta finché non la finisce> rispose Mike.

<Va bene, ma ci devi stare alla larga>. Lui annuí e lasciò completamente i miei polsi.

Aprii la macchina con le chiavi, si illuminò in segno che era sbloccata.
Stavo per superarlo quando Mike mi riprese per il braccio.
Mi fece sbattere contro il suo petto duro.
Aveva ricominciato a fare palestra, strano.
Cercai di staccarmi, non volevo avere a che fare mai più con quel "uomo", non si merita nemmeno di essere chiamato così.
Ma una mano candida si appoggiò sulla spalla di Mike, dietro di lui compariva un'ombra più alta e possente. Christian.

<Lasciala> La voce di Christian si era fatta bassa e cupa.

Mike ubbí, strano, forse era intimorito da lui.
Si allontanò con le mani in alto, come se fosse appena stato beccato dalla polizia, a rapinare.
Poi fece un sorriso quasi incredulo.

<Che bel modello e uomo d'affari che ti sei trovata> disse girando intorno al corpo di Cristian e poi toccandogli la cravatta <il tuo uomo ideale se non mi sbaglio. Capisco perché meno di un mese fa tu mi abbia lasciato, guarda che bel uomo che ti sei trovata> mi provocò Mike.

Poi dopo aver fatto la sua uscita di scena, baciandomi la mano e io cacciandolo via, con una faccia più disgustata che mai, presi a fissare Christian.
Era stupito e incredulo, forse deluso da me.
Cercai di prendergli la mano, ma lui mi cacciò via. Era finito in un mondo tutto a sé.
Aveva la bocca socchiusa, si teneva le mani tra i capelli color rame. Non se lo aspettava .

<Ti posso spiegare...> Cercai di parlargli, ma niente da fare.

<Non c'è niente da spiegare, mi avevi detto che ti eri lasciata da più di tre anni e che il tuo ex non c'entrava più nulla con te, ma invece eccolo qui> ribatté lui con tono serio.

Come glielo spiegavo, che non ero più innamorata di quell'uomo dalla notte in cui, quattordici anni fa, ci ero finità a letto?Come?
E ora stavo perdendo uno tra i pochi uomini, di cui mi sono innamorata veramente, non per malinteso.
Il tempo di questa sera mi rappresenta al meglio le emozioni che sto provando, i lampi che squarciano il cielo insieme alla pioggia, che cade giù. Come le lacrime dai miei occhi, sfuggite al mio controllo.
Christian, mi guarda con occhi spenti, scrolla il capo e si gira per andarsene, a passo lento.
Era tutto bagnato, non aveva un ombrello con se. I suoi riccioli gocciolavano zuppi mentre aveva la camicia bagnata, che aderiva completamente ai suoi addominali.

Decisi di non parlargli, molto probabilmente non mi avrebbe ascoltato, ma gli corsi dietro e quando lo raggiunsi, lo coprii con il mio ombrello. Lui se ne rese conto un istante più tardi, quando sentì che le gocce non gli cadevano più nel corpo.
Lo invitai a salire in macchina, con un gesto di capo, lui negò, ma lo trascinai nella mia automobile.
Il viaggio fu molto silenzioso, si sentiva solo una soave musichetta di sottofondo,che trasmetteva la radio e le gocce che ticchettavano sull'auto.

La pioggia, oltre che a Christian, mi ricorda le intere giornate di pioggia che passavo dentro casa, a leggere, quando da piccola, saltavo sulle pozzanghere con gli stivali, di gomma e le giornate che passavo in palestra da sola ad allenarmi, per pattinaggio, soltanto ripetendomi la melodia della canzone in testa, infinite volte, mentre facevo gli esercizi corrispondenti, sempre con il sottofondo di acqua che cade.

Guardai i suoi occhi. Era smarrito.
Cercai di appoggairgli una mano sulla spalla, ma lui si scostò.
Che posso fare ora?
Arrivammo davanti la sua villa, era grandissima e invidiata da molti, sembrava un palazzo reale. Aveva pure la sauna incorporata.
I finestrini erano appannati all'interno, lui scrisse qualcosa sul finestrino, poi aprì lo sportello della macchina e fece una corsa dentro casa.

Mi avvicinai a leggere cosa avesse scritto nel finestrino.

"Ciò che é passato, é passato. Ti aspetto dentro"

Mi aveva già perdonata ?

Erano quasi le undici, sarei dovuta tornare da Blue, mi stava aspettando a casa e forse si era già addormentata. Ma non credo, a quest'ora é sempre a leggere libri.
Riguardai la scritta. Dovevo farmi perdonare.
Scrissi un messaggio a Blue, dicendole che la mia migliore amica, non che collega di lavoro, mi era passata a prendere, facendomi la proposta di passare la notte da lei, per finire il lavoro.
Lei mi rispose dopo due secondi, con un pollice in sù.
Sempre su per il telefono!

Uscii dall'auto, aprendo l'ombrello e camminai verso l'ingresso della dimora, la porta era già aperta.
La casa era calda e accogliente, mi tolsi le scarpe e mi resi conto che aveva anche i pavimenti riscaldati.
Ultra lusso.
Alla mia sinistra si apriva un enorme salotto, con un divano spazioso e una tv a novanta pollici, che occupava gran parte della parete.

Sullo schermo del televisore, intravidi un foglietto color blu.

Mi avvicinai cautamente, non si sa mai.
La scrittura era ordinata, strano per un uomo, di solito non si legge nulla, quando scrivono.

"Fa freddo, sembra il polo, ma dentro non ci sono pinguini, ma solo ristoro"

E sotto in piccolino c'era scritto.

"PS: se mi vorrai trovare, agli indizi dovrai stare"

Seriamente siamo arrivati a questi livelli di infantilità?
Dietro al foglietto c'era una lettera T.
Andai verso il frigo, infatti lì c'era attaccato un'altro pezzo di carta, ma sta volta giallo.
Ditemi che é uno scherzo.

"Ho quattro gambe, ma non posso camminare"

Mi girai intorno per la stanza, i miei occhi si soffermarono sul tavolo, sopra non c'era nulla, ma forse sotto.
Mi avvicinai, era fatto di legno di castagno, un tavolo bellissimo. Mi piegai, spostai leggermente le sedie, ed eccolo, un biglietto rosa, spuntare.
La vera domanda é : dove ha trovato tutto questo tempo?
Presi il foglio e lo misi sotto la luce.

"Non lo abbiamo usato noi due, ma é il più scelto"

Iniziamo con le domande sconce?
Ripercorsi il salotto e salii le scale, che erano alla destra.
Avevano il battiscopa bianco ed erano in legno.

Al piano di sopra c'erano tre stanze, ne aprii una a caso. Davanti a me si apriva una enorme stanza, con un letto matrimoniale al centro, bianco a baldacchino, ricoperto da dei veli bianchi e sotto c'era un tappeto color grigio chiaro.

Alla destra e alla sinistra del letto, c'erano due armadi bianchi che toccavano fino al soffitto.
Di fianco a me, da entrambe le direzioni, attaccate al muro c'erano varie mensole, con appoggiati sopra libri di diverso genere. Dagli horror e gialli, ai libri d'amore o fantascienza.

Wow ha molta cultura generale.
Ruotando la sguardo dentro tutta la stanza, notai che sopra il letto, c'era un foglio verde.

"Vado avanti, vado indietro. Corro e mi fermo, ma non cambio mai di posto"

Qui le cose si facevano più complicate.
In fondo al biglietto c'era scritto in piccolo

"mini indizio: é al piano terra".

Bene già meglio, avevo meno spazio su cui cercare. Peccato che questa casa, sia un vero labirinto.
Scesi le scale, raggiunsi nuovamente il salotto e da lì presi a fare, avanti e indietro, in cerca di una risposta.
I miei occhi scrutavano attentamente tutto il piano, da lontano. Non capivo a che cosa si riferisse.
I miei occhi si soffermarono su un pendolo antico, che in quella casa moderna, non c'entrava assolutamente nulla.

Poteva essere sensato come ragionamento, il pendolo andava avanti e indietro, senza muoversi.
Mi avvicinai ad esso, di fianco c'era un mobiletto bianco, con una foto sopra, incorniciata da un bel quadretto in oro.
Nella foto c'erano Christian da giovane, una donna dagli occhi di ghiaccio e rossa anche lui, fisico a pera, con un tubino lungo rosso. In mezzo tra loro due, c'era un bambino di due anni, massimo. Gli spuntava qualche ricciolo biondo che tendeva al rossiccio e aveva gli occhi uguali a quelli della signora.
Ma il naso a patata, non so da chi dei due l'avesse preso, come la forma delle orecchie e della bocca.
Tornai a scrutare attentamente il pendolo, intorno non c'era nulla, così decisi di aprirlo.
E avevo finalmente trovato un'altro biglietto, sta volta color arancio.

"Questa è semplice. Mi trovo in un posto, che sono questa casa ha, é caldo (mai quanto te), accogliente e afoso, dove sono?"

In sauna.
Scesi al piano di sotto e aprii la porta che conduceva alla sauna. L'afa prendeva a farsi sempre più fitta ad ogni mio passo, mi riempie il naso e mi costringe a togliermi il giubbotto, in jeans che avevo addosso.
Aprii una seconda porta, il caldo mi investii.
Davanti a me si estese un enorme stanza, la maggior parte dei mobili era in legno, in fondo c'era una sauna, mentre al centro un idromassaggio, per due persone, con dei faretti led, che illuminavano l'acqua.
Wow.

Dalla porta a lato della stanza, sbucò un uomo alto e possente. I suoi due occhi cristallinei mi fissavano intensamente. Io per poco non mi sciolsi.
Era a petto nudo, si vedeva chiaramente il suo fisico scolpito e palestrato, addosso aveva soltanto un asciugamano bianco, che gli cingeva la vita.
Una visione divina.
Rimasi incantata a guardarlo, fino a quando iniziò a parlare.

<Sapevo saresti venuta> Iniziò il discorso, con tono basso, che quasi mi raggelò il sangue nelle vene.

<Ehm, si eccomi qui..> Risposi io, un po' titubante.

Trovasi davanti un uomo semi nudo, dopo averci litigato, é un po' imbarazzante. Soprattutto se hai i capelli ricci sparati, il trucco un po' sbavato e quattro foglietti di colore diverso, in mano.
Sembro una scappata di casa.
Mi tolsi i tacchi, per alleggerire la tensione dei nostri sguardi.
Dopo qualche secondo, rialzai gli occhi.
Christian era davanti a me, che mi guardava dall'alto.

<Vedo che hai trovato tutti i biglietti> Disse lui, indicandomi i fogli, che avevo in mano.

Glieli allungai, ma lui fece di no con il capo.

<Voglio che tu sappia una cosa>.Fece una breve pausa <E per saperla, questo é l'ultimo indovinello>.

Poi mi allungò un pezzo di carta rosso, con una frase scritta, in cancellina bianca.

"Cosa c'è alla fine dell'arcobaleno, al centro dell'atomo e all'inizio dell'oceano?"

<Questa é semplice, me la faceva sempre Blue tornata da scuola. La lettera O> Espressi un pensiero ad alta voce.

Lui mi sorrise e io non capii perché.

<Bene, ora metti tutto in ordine>.

In che senso?
Cosa intendeva con la frase: adesso metti tutto in ordine.
Lui stava fissando i bigliettini colorati.
Solo dopo qualche secondo di riflessione, mi ricordai che dietro ogni biglietto, c'era una lettera diversa.
Li girai tutti, C'era una A, T, O, M, I. Era impossibile che la parola fosse atomi, quindi lo guardai confusa.
Lui sconsolato, si avvicinò a me per mettere in ordine i biglietti.


Lessi cosa c'era scritto.
Ti amo...aspetta cosa?! TI AMO?
Direi che in quel momento ero bianca, é dire poco.
Un turbinio di emozioni, si diffuse in tutto il mio corpo e io presi a tremare, tutta la stanza intorno a me iniziò a vorticare.
La gioia che portava quella frase, si mischio con l'amaro, perché avevo un'aspra consapevolezza che non saremmo mai potuti diventare nulla.
Il mio viso era affranto, rigato da delle lacrime confuse. Erano sia tristi che felici. Un mix, che non avevo mai provato prima.

Christian vedendomi così mi prese il viso tra le mani, la sua bocca si curvò di poco, creando un leggero sorriso.

<So a che stai pensando> Disse lui, poi si prese una breve pausa, credo per cercare le parole giuste.< Blue non ne sarebbe felice, la deluderei, non posso rompere la promessa che ho fatto e la farei solo soffrire> imitò la mia voce, ma cercando comunque di rimanere serio. <Ma se Blue ti vuole così bene, capirà, se una persona vuole veramente il tuo bene, sarà felice, solo perché tu lo sei. Non devi vivere e non sarai mai felice, in un mondo dove metti davanti alle tue necessità, quelle degli altri.
Rose tu sei il mio inizio, centro e fine. Ti prego pensaci>. Christian mi aveva colpita profondamente.

Lui mi guardò, come se necessitasse una risposta.

<S-su questo hai ragione, ma ho bisogno di pensare> Risposi io sinceramente.

<Ti aspetterò per sempre tesoro, finché non capirai cosa vuoi, io sarò qui> Mi rassicurò lui.

Mi avvicinai a lui, lo abbracciai, lui fece lo stesso. Mi stampò un bacio sulla nuca, poi alzai la testa, nei suoi occhi intravvidi una scintilla quando incrociai il suo guardo.
Non stava mentendo quando mi ha detto di amarmi, era la verità. Glielo si leggeva dagli occhi, loro non mentono mai.
La sua pelle nuda scottava, io stavo sudando, così Christian mi invitò a fare un bagno.
Non declinai l'invito, era pur sempre una Jacuzzi.
Mi tolsi il vestito e rimasi in intimo. Blue, diceva sempre che io non ero come le mamme delle sue amiche, io ero rimasta ancora tonica e giovane.
Christian mi fissava come se lui fosse il cacciatore e io la preda, ma si vedeva che stava reprimendo i suoi istinti.
Entrai dell'idromassaggio insieme a lui, l'acqua quasi scottava, guardai il termostato, incorporato con la vasca. 35° C. Non avevo mai sentito un'acqua più calda di così.

Mi sedetti accanto a lui, ero sfinita e stanca dalla giornata, tenevo a stento gli occhi aperti.
Mi appoggiai contro la sua spalla, avevamo le mani intrecciate, tra loro.
Io presi a guardarle, ma il caldo e l'afa, non rendeva affatto facile, rimanere svegli.
Dopo qualche sbadiglio e battito di ciglia chiusi gli occhi, sentii che lui mi accarezzava i capelli e che mi baciava sulla fronte.
Quel gesto d'amore non l'avevo mai provato in vita mia, nessuno lo aveva mai fatto o dedicato a me, nessuno mi aveva mai fatto provare questa sensazione.

Le luci dell'alba mi svegliarono, quel mattino era particolarmente bella e il sole, creava degli effetti di luce strabilianti. Le nuvole prendevano colori, dal viola, al arancione e le tonalità arrivavano persino al rosso.

Mi stropicciai gli occhi assonnati, di fianco a me c'era Christian che dormiva ancora beatamente, nella sua parte di letto. Addosso aveva solo le mutande, mentre io ero coperta da un asciugamano.
Presi una sua maglia larga, la infilai e notai che era il doppio di me.
Feci una foto all'alba, era impossibile non immortalarla da qualche parte, era troppo bella.
Scesi le scale, per preparare la colazione, era il minimo che potessi fare per lui.
Presi uova, farina, burro, zucchero, un pizzico di sale e lievito. Un tocco di cioccolato a scaglie e via in forno. Approfittai del tempo di cottura dei biscotti, per preparare dei pancake.

Tempo quindici minuti, ed era pronto tutto, il profumo di pancake e biscotti appena sfornati, si diffuse per tutta la casa. Addobbai la tavola con sciroppo d'acero, cioccolato fuso e Nutella, presi le bibite che trovai in figo e preparai del latte caldo.
Credo che il profumo giunse anche in camera, dove dormiva beatamente Christian, perché scese in tutta furia, per vedere di che si trattasse.

<Che buon profumo, cos'è? > Domandò lui incuriosito.

<Ho preparato la colazione...era il minimo che potessi fare per te> Risposi io sincera, sfoderando un leggero accenno di un sorriso.

Lui si sedette a tavola, con un sorriso stampato in volto, come un bambino il mattino di natale, pronto a scartare i regali.
La colazione fu molto silenziosa, lui era preso a mangiare di gusto, mentre io mi ero incantata a guardarlo.
Al mattino aveva la faccia assonnata, capelli scopigliati e due mezze occhiaie, sotto gli occhi. Indossava un pigiama da uomo, con i pantaloni che avevano una fantasia a quadrettoni, blu, azzurri e grigi. Mentre la maglia era tinta unità, ed era grigia. Il pigiama li calzava a pennello, quindi gli si vedevano un po' i bicipiti, ben definiti.
A quella vista sentii un leggero fastidio, ma piacevole, allo stomaco.
Dopo qualche secondo, lui mise la sua mano nella mia coscia, mi irrigidii di scatto.
Non ero ancora abituata a tutto ciò.
Il mio cuore iniziò a battere più forte, in quel istante incrociai i suoi occhi. Mi persi in quel azzurro limpido, talmente pulito da sembrare innocente.

Ci portò alla realtà la chiamata di mia figlia, alla quale avevo messo una suoneria diversa, per riconoscerla.
Mi alzai dalla sedia e raggiunsi il salotto, dove avevo appoggiato il telefono, la sera prima.
Erano quasi le dieci e mezza, stava usando la merenda per chiamarmi l'ennesima volta.

<Ehi tesoro! Come stai? > Le chiesi serena.

<Mamma! Pensavo fossi stata rapita, non rispondevi più ai messaggi e alle chiamate! > Mi rimproverò Blue.

<Tranquilla sto bene, ho dovuto finire quel lavoro dalla mia collega, era veramente urgente> Ridissi la scusa che avevo inventato la sera prima, per non farmi beccare.

Dall'altra parte ci fu silenzio per qualche secondo, poi sentii di sottofondo una voce maschile, sussurrare qualcosa.
Ma stranamente non era quella di Ethan.
Era molto più bassa e da uomo, in confronto a quella del suo amico.

<Blue? Sei con qualcuno?> Le domandai, volevo sapere chi fosse.

<Nessuno mam....> Non fece a tempo a concludere la frase, che la voce di prima riapparve, molto più alta < Salve Signora Evans! Sono Sebastian, un amico di sua figlia Blue>. La parola amico, venne sottolineata più del previsto. <Comunque sa che sua figlia é molto brava a guidare> fece una leggera pausa, io sorrisi con faccia fiera. Le avevo proprio insegnato bene. <Ovviamente non solo le moto..> A quelle parole sbiancai, la mia faccia cambiò totalmente espressione.

Subito dopo intervenne Blue.

<No mamma, tranquilla é un po' stupido! Lascialo in pace...intendeva che oltre alle moto...> Si prese qualche secondo di silenzio
< sono brava a guidare il gruppo di scienze, che abbiamo creato insieme alle professoresse. Bene ciao mamma, ora dobbiamo andare.>

Chiuse la chiamata in men che non si dica.
Che chiamata strana.
Tornai da Christian, che notò il mio volto sconvolto e mi domandò che fosse successo.

<Una chiamata...particolare, tutto qui>.

Dopo colazione ci prepariammo, lui doveva andare in palestra, mentre io a lavoro. Mi riportò in azienda, poi lui si diresse ad allenarsi.

La giornata proseguì alla grande, tornai a casa al solito orario e finii di guardare le stagioni di vampire diary con Blue. Dopo uno sclero di mia figlia, perché la sua serie preferita era finita, cercato in mille siti un futuro continuo e nuove serie simili, andammo a letto entrambe, esauste.

...Un mese dopo...

Avevo finalmente finito il lavoro da consegnare entro domani, ero sicura che così l'aumento l'avrei preso, senza ombra di dubbio.
Fuori era già buio, nel cielo non c'era nessuna nuvola, si vedeva chiaramente la luna che splendeva, circondata da stelle.

Avevo visto poco Blue in queste settimane, io per il lavoro e Christian, mentre lei per la scuola, il nuoto e le ripetizioni di May, ogni venerdì, perché siccome vuole fare la stessa scuola di Blue, ed essere preparata al meglio come lei. Ha iniziato a spiegarle un po' di latino e spagnolo, mentre hanno proseguito il programma di francese e inglese.
In più, finalmente si é fatta una mezza vita sociale, ha smesso di stare sempre attaccata ai libri, almeno adesso il sabato sera esce con Max o con la sua combriccola di amiche, che si é creata a nuoto.
Di Ethan ho provato a parlarle, visto che non sentivo più il suo nome girare per casa, credo abbiano litigato, ma nulla di che, solite liti tra fidanzatini.
Nomi maschili, per quel poco che ne abbiamo parlato, non ne sono venuti fuori nemmeno uno. D'altronde, meglio così.
Da qualche giorno, aveva cominciato persino a mettere dei pantaloni o delle magliette un po' più attillate, e corte.
Non so che le stesse succedendo, forse solo un cambio di preferenze.

Il mio cellulare prese a vibrare. Numero sconosciuto. In questo periodo, mi era capitato più volte di essere chiamata da numeri strani, quindi misi giú, non dando risposta.
Spensi le luci dell'ufficio e mi diressi verso l'uscita a passo svelto, non vedevo l'ora di vedere la nuova serie, che aveva trovato Blue, su prime.
L'altro giorno aveva cominciato a parlarmi della trama, era una storia presa da un libro, tre ragazzi e una ragazza, si trovano tutte le estati in una casa al mare, perché le loro mamme erano molto amiche. Blue che ha letto il libro, mi ha detto che é molto intrigante come storia d'amore, perché ad un certo punto ci sono i due fratelli, che si contendono la ragazza. Sono super curiosa di iniziarla con lei.
Anche se credo che lei l'abbia già vista, perché l'altro giorno dava tutti gli episodi completati, però forse é solo un errore.

Una volta raggiunta la porta, il mio telefono riprese a vibrare incessantemente, lo ripresi in mano.
4 chiamate perse da numero sconosciuto.
Era sempre lo stesso numero di prima, mi venne il dubbio che fosse Blue, con il telefono di qualcun'altro, che mi stesse chiamando.
Mi affrettai a richiamare il numero, alla chiamata mi rispose una signora credo sulla quarantina.

<Salve Signora, sua figlia é qui con noi, lei é la madre di Blue Evans giusto?> Domandò la voce misteriosa.

<Si, sono io, ma lei chi é?> Esclamai io, confusa più che mai.

Di sottofondo a quella chiamata c'era un trambusto enorme, c'erano voci, suoni d'auto e sirene.
Che cosa sta succedendo?

<Agente Joel Signora, polizia locale. Siamo davanti al parco liberty, la aspettiamo>. Subito dopo Joel messe giù.

Mi affrettai a raggiungere la macchina. Spero che Blue non sia finita nei casini. Non mi aveva detto nemmeno di essere uscita, ma che cavolo le prende in questo periodo?
Saltai su in macchina e dopo un quarto d'ora, mi addentrai nel parco liberty.
Anche di notte era sempre splendido, se non fosse per la polizia, che con le sue sirene, illuminava tutti i d'intorni.
C'era anche un'ambulanza, i vigili e carabineri, la faccenda si ingrandì, non di poco.
Parcheggiai l'auto e mi diressi nel bel mezzo della scena.
C'erano molte persone curiose, che circondavano la zona.
Venni accolta da una signora dei vigili, che mi accompagnò dietro l'ambulanza.

Seduta sul bordo c'era Blue, con il viso perso nel nulla, aveva una coperta che le avvolgeva le spalle, per tenerla più al caldo.
Aveva il mascara sbavato, gli occhi lucidi e stanchi. Tremava, credo sia per il freddo, visto che era vestita con un abito corto, che per la paura.
Vedevo il terrore nei suoi occhi, lo spavento subito e un immagine, che non potrà mai scordare.

<Signora, c'è stata una rissa tra due ragazzi, lei é finita in mezzo per caso, ma credo sia rimasta inquietanta dall'immagine, perché credo fossero dei suoi amici o compagni> Mi spiegò la signora, mentre mia figlia continuava a fissare il nulla.

<C-chi erano questi due r-ragazzi?> Ero sorpresa, scioccata completamente dall'accaduto, una terribile sensazione si diffuse in me.

<I nomi dei ragazzi corrispondono a Ethan Harries..> il mio cervello si scollegò completamente a quel nome, ora capivo perché Blue era così sconvolta.

<Come sta Ethan?> Domandai, speravo in un bene, ma la signora dalla faccia, mi fece capire che la risposta, che speravo, non era quella reale.

<Ha subito parecchi colpi, se una ragazza non ci avesse chiamato, non sappiamo nemmeno se avrebbe potuto sopravvivere> Mi informò la signora spiacente.

Mi sedetti accanto a Blue, le accarezzai i capelli con fare dolce. Lei era ancora impalata, a fissare il vuoto.
Quella sera faceva freddo particolarmente e io cercai di riscaldare il corpo gelido e pallido, di mia figlia.
Ad un tratto si sentii un urlo, proveniente da un uomo, che chiamava il nome di Blue a squarciagola, solo ora mia figlia alzò il viso, per vedere chi era.
Proveniva dalla zona polizia e carabineri, nulla di buono, ma una volta visualizzato il soggetto, Blue si alzò di scatto, senza proferire parola.

Corse verso quella direzione.
Il ragazzo aveva addosso le manette, era moro e aveva degli occhi verde chiaro, sarà stato alto, sicuramente, venti centimetri in più di me.
Blue si avvicinò al ragazzo, che la fissava perso e ci si gettò addosso. Pareva che tra loro ci fosse qualcosa di intimo, che io non sapevo.
La mia faccia assunse un'espressione stupita, stranita e confusa.
Lui le stampò un bacio sulla fronte, prima di essere gettato dentro l'auto, dai lampeggianti rossi e blu.
Mia figlia? Con un criminale? Non credo proprio...
Blue aveva gli occhi lucidi, quando tornò da me.

Dopo cinque minuti arrivò Max, vestita anche lei bene, capelli mossi dalla piastra, vestito nero maniche lunghe, giacca in pelle e tacchi anch'essi scuri.
Le macchine della polizia erano già partite, compresa l'ambulanza.
L'amica andò ad abbracciare Blue, si parlarono e dopo Max venne da me.

<Io e Blue sta sera dovevano uscire, io volevo fargli fare pace con Ethan, visto che mi aveva supplicato, così l'ho invitato a sua insaputa. Ci eravamo dati appuntamento qui, per poi andare a fare un giretto in centro..>. Max fece una breve pausa, tirò su con il naso, credo che i sensi di colpa, la stiano divorando. < Solo che Blue ed Ethan, sono arrivati prima di me, ma poi é arrivato anche Sebastian, un ragazzo di nuoto, con cui ha legato molto nell'ultimo periodo. Non so cosa sia successo, Blue non me lo vuole raccontare, ma hanno iniziato a picchiarsi, Blue ha tentato di fermarli, ma non c'è riuscita. Quando sono arrivata io, ho chiamato subito la polizia, perché Ethan era messo malissimo e Sebastian non smetteva di tirare pugni, alla sua faccia e corpo> Mi riferì lei, addolorata, quasi sull'orlo del pianto.
<Le giuro, non volevo finisse così, volevo solo fare riavvicinare Blue ed Ethan. Adesso Sebastian andrà in riformatorio, mentre Ethan é in ospedale>. Max si strofinò gli occhi, io la abbracciai consolandola, le dissi che non era colpa sua e che non voleva fare nulla di male.

Hanno solo quattordici anni...

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