𝕮𝖍𝖆𝖕𝖙𝖊𝖗 𝖙𝖊𝖓 - 𝑺𝒆𝒃𝒂𝒔𝒕𝒊𝒂𝒏
Cazzo quanto é bella.
Ed ero lì, impalato a guardarla dormire come un deficiente.
Ma mi ero promesso, che non mi sarei mai innamorato di una più piccola, mai e poi mai.
Però anche se piatta, in compenso ha un bel sedere e delle belle cosce. I boccoli tinti nel finale, incorniciano il suo viso, però secondo me sta meglio al naturale, occhi neri come la notte, in cui ti ci puoi specchiare.
Ma non potevo farmi distrarre.
Iris ha molto di più da offrire, più se mi metto con una ragazzina come lei, che sogna l'amore vero, non potrei mai darglielo finonin fondo, ma a questa età ho voglia di divertirmi.
Guardo l'orario del telefono.
05:21. 1 febbraio.
Oggi succedono due cose importanti, primo é da tre anni che sto dietro a Iris e secondo, cambiano gli orari scolastici, delle ore in comune, delle varie classi.
Mi alzo dal suo letto, prendo un libro e mi risiedo vicino a lei, avvolgendole il braccio leggermente sotto il seno. Lei non si accorge di nulla e continua a dormire.
Il libro di intitolava Better ossessione, che nome particolare, ed a esso seguivano altri tre libri uguali, ma di colore diverso, uno bianco, uno blu e uno rosso. Tutti e tre con delle rose disegnate sopra.
Presi a leggerne una parte a caso, mentre giravo una ciocca dei suoi capelli sul mio dito.
Mentre leggevo, il suo profumo di avvolgeva. Sapeva da...anguria, zucchero e un tocco di cloro. Un mix molto dolce.
Iniziai a leggere cose, che nemmeno in dei siti illegali trovi.
Richiusi il libro.
Cavolo le ragazze sono più pervertite di noi maschi.
Mi stesi di fianco a lei, per guardarla dormire.
All'improvviso mi venne un dubbio, ma se si dimenticasse tutto il giorno seguente, non deve accadere.
Decisi di scriverle un biglietto e d'accompagnamento, siccome nel filo, dietro il suo letto, c'era un bel po' di spazio dove mettere le foto, uno scatto del suo rivale e amico di avventure, non avrebbe potuto mancare.
Feci un selfie con la macchina fotografica istantanea, sopra una mensola, di fianco ai libri. Una volta stampata, eccola lì, appesa al filo dietro il suo letto.
Di fianco alla mia, c'era altre foto, tutte con Ethan. In quel momento sentii una fitta, una sensazione strana mi avvolse, il mio petto iniziò a pesare.
Avevo tolto la felicità ad un'altra persona.
Erano così amici, lei e Ethan, mio cugino.
Può sembrare un buono ragazzo, ma non lo é. Blue non lo conosce, l'altro giorno ho reagito in quel modo solo perché, so la verità. Che potrebbe fare soffrire Blue. Ma non sono affari miei, lei può fare ciò che le pare, a me non interessa niente, ho un milione di ragazze che mi stanno dietro e che mi cadono ai piedi, chissene di una bambina.
Verso le sei del mattino, lasciai la casa di Blue per dirigermi verso la mia. Finii i compiti , che lei non aveva fatto per venire alla festa, sapevo che oggi non ce l'avrebbe fatta a finirli tutti, così le diedi una mano su matematica, l'unica materia, che pur avendi una professoressa speciale, mi piaceva, poi presi in prestito il libro, che stavo leggendo prima che lei mi beccasse. Volevo solo vedere cosa interessava alle ragazze.
Parcheggiai la moto, nel vialetto di casa mia. Era bianca e luminosa, aveva un giardino enorme, ed era su due piani. Piano terra cucina, salotto e bagno, mentre primo piano camere e un mini bagno per ognuna. Passai davanti ai miei due cani, erano davanti la casa, nelle loro cucce, che stavano dormendo, uno era un pastore australiano, con un occhio diverso dall'altro, mentre l'altra non so che razza fosse, ma é uguale alla cagnolina di Lily e il vagabondo.
Mi arrampicai sull'albero di fronte alla mia camera, ed entrai dalla finestra, sperando che non mi beccasse nessuno.
Ma invece no, eccola, mia sorella seduta sopra il letto, con la faccia da ficcanaso.
Le domandai che avesse, lei mi chiese dove era Blue e se fosse successo qualcosa.
Domanda di riserva?
<Blue sta bene, tranquilla> rassicurai mia sorella e mi diressi a fare una doccia.
Il sabato era l'unico giorno in cui potevo sgarrare e andare alle feste, infatti tutte le feste organizzate bene e soprattutto divertenti, erano di sabato, di solito le spostavano apposta per farmi venire.
Presi a pensare sul da farsi e sugli accaduti della settimana.
Quella ragazzina mi ha incasinato completamente la vita!
Mi lanciai sul letto, con solo l'asciugamano legato alla vita, non avevo nemmeno le forze di tirarmi su e mettermi le mutande. Mi addormentai di sasso. Io quando dormo nessuno può svegliarmi, perché se ci provano, o non ci riescono oppure gli tirò un pugno e ritorno a dormire.
Ma questa volta non é successa nessuna delle sue cose, perché mi arrivarono tantissime notifiche e mi svegliarono.
Guardai l'orario, erano appena passate da poco le dieci.
Ti giuro che metto silenzioso il telefono e lo lancio giù dalla finestra, la prossima volta che suona.
7 messaggi da un numero sconosciuto. Mi sa proprio che venere ha visto il biglietto. Ma poi chi si alza alle dieci del mattino, dopo aver fatto baldoria tutta la notte?!
Che cosa mi hai fatto?!
Cos'è successo ieri notte?
Perché c'era un bigliettino
scritto da te?!
(Hai sprecato i miei postit preferiti).
Ma soprattutto
Perché hai scattato una foto tua
E appesa?
(Non volevo avere un'altra faccia
da ca**o appesa dietro il mio letto)
Dai venere, sappiamo tutti
che non c'è la fai a dire nemmeno
una parolaccia. Però mi piace
questa "aggressività".
(Pari a quella di un gattino
appena nato, ma dettagli)
Pensavo che siccome mi
pensi così tanto, che una mia
immagine,
avrebbe fatto diventare i
tuoi pensieri con me un po' più
realistici.
Anche i più erotici.
Di accompagnamento le mandai una emoji con il bacio, per farla arrabbiare ancora di più.
In tutta risposta, lei mi mandò un dito medio.
Onesta.
Oggi era giornata risposo! Che bellezza. Non si fa fatica, ne esercizio fisico. Di solito, la domenica pratico solo il divaning, disciplina in cui riesco molto bene.
Dopo una lunga sessione, cominciai un po' di compiti, che sicuramente non avrei finito. Ma non mi importava niente.
Mio padre non si faceva vivo da giorni, mia madre stava urlando contro mia sorella.
É possibile che per due secondi non riesca ad urlare contro qualcuno?!
Non riuscivo a capire di cosa stessero discutendo, ma di qualsiasi cosa fosse, aveva ragione mia sorella. Nostra madre esagera sempre, non mi stupisco che papà manchi per giorni, se potessi me ne andrei anche io.
Mi misi ad ascoltare musica ad alto volume, che oscurava qualsiasi suono, parola e rumore.
Non riuscii a pensare ad altro che a Blue, so che a lei dispiaceva di essersi staccata da Ethan, ieri non sarebbe mai venuta, se non fosse successa quella cosa con lui. Secondo me.
Magari se si mettessero insieme, Ethan potrebbe iniziare a fare meno lo stronzo, ma non credo rinuncerebbe a tutto per lei, lo conosco fin troppo bene.
La domenica passo molto in fretta, forse troppo. Avrei deciso di parlare con Ethan e forse di provare a chiarire le cose, magari Blue avrebbe smesso di odiarmi.
Piuttosto che mi odi e non mi parli più, preferisco che ritorni a stare dietro a quello stronzo, anche se proverò ad avvertirla.
Ma a quanto pare l'aspetto inganna.
Il giorno seguente, dopo averci messo ben mezz'ora per tirarmi su dal letto, perché il lunedì é sempre troppo duro da affrontare. Ci consegnarono gli orari comuni per classi, in aula magna.
Matematica: 2B-2D terza e quarta ora del martedì, prima e seconda del venerdì, quinta e sesta del giovedì.
Uno di questi giorni le faccio uno scherzetto a quella prof.
Scienze: 2B-2H prima e seconda ora del lunedì, sesta del venerdì e quarta del giovedì.
Posso vedere Iris.
Inglese: siccome nel arco dell'anno ci sono stati vari problemi tecnici e la 2B é indietro drasticamente nel programma, così la classe in questione avrà le ore in comune con la 1F del linguistico, per risparimare tempo visto che le due classi sono alla stessa unità. Prima e seconda ora del mercoledì, terza del venerdì.
No! Ma perché sono così sfortunato?!
Smisi di leggere, richiusi il foglietto consegnato e lo infilai dentro la tasca anteriore, del mio zaino.
La 1F era la classe era quella di Blue, non avrei sopportato la sua parlantina per tre ore a settimana, oltre alle due ore a nuoto, solo perché una professoressa non sa insegnare e ci siamo presi indietro.
Alzai gli occhi al cielo.
Una volta usciti dall'aula magna, i miei amici mi circondarono.
Blue mi sfilò davanti insieme a Max e ad Ada.
Indossava i pantaloni della tuta nera e si stava sfilando la felpa, rivelando una maglia bianca aderente, che guardando attentamente, si intravvedeva leggermente il reggiseno.
Io mi incantai a guardarla, fino a quando uno dei miei amici mi guardò stranito e iniziò a parlare.
<Amico! Non ti sarai preso una cotta per una del primo anno, é piccola! Ti ricordi il patto? O una della nostra età, o più grande.> Disse Oliver sussurrando, ma in modo che tutto il gruppetto sentisse.
A quelle parole Liam si sporse a guardarla, poi tornó a guardarmi negli occhi.
<Beh il fondo schiena mica male> riferì lui.
Tutti e sei i ragazzi intorno a me, si girarono a guardarla camminare verso l'aula di latino.
Un certo senso di fastidio si diffuse nel mio stomaco e petto.
<Che cazzo guardate>. Le parole mi uscirono senza volerlo.
Jason, si girò per primo a guardarmi.
<Dai fra, fa il serio. Sai che Tom non vuole ragazze in squadra, rovinerai sia la tua carriera, che la sua. Più é figlia di Mike Evans> Sbuffò lui.
Tutti lo guardarono stupiti, con gli occhi fuori dalle orbite, compreso io.
Non ci posso credere.
<Che cazzo dici Jason>. Ero stupito, non ci credevo nemmeno.
<Si ho guardato la sua scheda>. Lo fulminai con gli occhi.<tranquillo, sai che sono solo curioso dei nuovi arrivi> rispose lui.
<Ecco motivo in più per cui non ti ci devi mettere insieme o starle dietro> Cominciò James <é figlia di Mike, il tuo peggior nemico, se mai ci dovessi uscire e ti dovessi presentare a lui, che gli dici? "Salve sto uscendo con sua figlia, anche se sono il suo peggior nemico e so che non vede l'ora di uccidermi"? Dai su ma fammi un favore>.
Presero a fissarmi tutti. Spesso mi capita di sentirmi molti occhi addosso, anche più di ora. Ma questa volta mi sentivo fin troppo osservato, forse perché erano sguardi pesanti, pieni di verità.
<Ha ragione, più é un motivo in ancora per non uscirci. Sarà una stronza come lui> Disse Bejiamin cercando di trovare altri buoni motivi.
<Iris é molto meglio, lo so. Ma poi Blue non mi interessa nemmeno>. Li rassicurai.
Pensavo che il cognome Evans fosse molto comune, quindi non ci avevo fatto nemmeno caso e dato peso. Ma invece il mondo é più piccolo di quanto pensassi. So che é brutto da dire, ma mi servirà Blue, devo scoprire di più.
Un gruppetto di ragazze si avvicinò a noi, sapevo che si volevano fare vedere, così a una cinsi i fianchi e la avvicinai a me.
Stavo per darle un bacio, subito dopo comparve Iris, insieme a Simon. Notaio che alla combriccola mancava Jennifer.
Lasciai impiantata la ragazza e mi gettai su Iris, la sua amica bionda, la guarda, con invidia.
Certo che però tutte le ragazze si invidiano a vicenda!
Certo anche Simon era carina, i suoi capelli erano lisci come spaghetti e lucenti, le arrivano leggermente sopra alle spalle, tipo un caschetto ma senza frangia. Occhi color nocciola con un pizzico di azzurro, fisico perfetto, peccato per i suoi atteggiamenti, che spesso influenzano Iris.
<Ciao tesoro! Come va? Visto che siamo a scienze insieme?>. Le cinsi la vita, lei di scostò una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
<Si tutto bene, ti devo chiedere un favore e tu sei l'unico che può farlo.> Capita spesso che Iris mi chieda favori o di proteggerla.
Eccola lì la pecca, lo sapevo.
Un esempio é stato una settimana fa, quando mi ha chiesto di darle i compiti perché si era dimenticata.
Lei mi cerca maggiormente soltanto perché o gli servevo oppure perché si vuole fare vedere. Ma ciò non mi turba affatto, anche perché mi faccio pubblicità da solo.
<Dimmi Iris> le dissi.
<Sai, si é diffusa voce che Evans l'altro giorno sia stata con sette ragazzi, cosa che brutta com'é, é assolutamente surreale. Ma il punto é che ha battuto il mio record di cinque, questa cosa non mi va assolutamente giù> eh sì adesso comincia a fare un po' la puttana. É fatta così, tutto normale. <mi chiedevo se potessi farli uno scherzetto oppure diffondere le voci. Più mi manca solo un ragazzo per sta sera, per ribattere il record, quindi sta sera sei invitato>. Alzai gli occhi al soffitto.
Mi cercherà mai perché mi vuole veramente?
E non per secondi fini?
Scossi la testa, in segno di rassegnazione.
<Scusa ma io queste minchiate non le faccio, sai che sono bravo, ma trovarmi a letto con sette maschi insieme a te e me, non mi va per niente. Non mi piace nemmeno l'idea che tu lo faccia soltanto per battere Blue. Anche perché quella notte non c'eri Iris, non sai nemmeno cosa sia successo.> La rimproverai, era da persone immature fare una cavolata del genere.
<Ah, quindi tu eri uno di quei sette ragazzi?! Pensavo volessi solo me, c'è la nostra era una relazione libera! Ma no, non ti basta, le vuoi come vuoi me! Pensavo fossi più maturo Sebastian! Tra noi é finita!>. Si certo, non é nemmeno cominciata.
<Questa cosa potresti dirla solamente se almeno ci fossimo messi insieme. Ti ricordi? "Sebastian, io non voglio legami con nessuno"> imitai la sua vocina stridula, e lei rimase apparentemente offesa <quindi non venirmi a dire che é finita>. Intorno a noi si era fatto un gruppetto di ragazzi e ragazze incuriositi, che si sciolse un po', dandomi la possibilità di andare via.
Lei sa che senza di me, non é nessuno. Ma se ne renderà conto tra poche ore, quando tutti la detesteranno, a quel punto tornerà da me. Lo so perché fa sempre così, se ne renderà conto a breve.
La lasciai li impiantata a fissarmi, mentre io recuperai i ragazzi e mi allontanai da lei.
Dopo sei ore interminabili di "lezione", ho fatto tutt'altro che ascoltare, disegnavo sul quaderno, pensavo ad altro e leggevo il libro.
Era finita la scuola per oggi.
Ed é solo lunedì.
Salutai i miei amici e mi diressi a prendere la moto, parcheggiata nel lato posteriore della scuola.
Lì non era molto controllata come zona, si facevano risse, molte persone fumavano e facevano scambi di erba e droga, bullizzavano i nuovi arrivati, che parcheggiavano i loro motori lì e spesso molte volte, se gli facevi qualcosa di male a qualcuno dei più grandi, é probabile che tu ti possa trovare la moto o motorino, a pezzi.
Anche a me una volta hanno provato a toccare mia Jenna, ma non é andata a finire bene, per loro si intende.
Jenna é il nome della mia moto, non fatevi domande.
C'erano grandi teloni dove mettere le proprie moto, bici o qualsiasi veicolo con cui andassi a scuola. Per proteggerli da grandine e pioggia.
Ed eccolo, Ethan con ben tre ragazze intorno a lui, che lo guardano incantate, due del terzo anno e una del quarto.
Lui aveva quel sorriso da stronzo faccia da sberle, ma mi sarei limitato a trattenermi da quell'istinto, molto invitante.
Lui ne cinse una per i fianchi, le altre ragazze si lamentarono, perché credo lo volessero anche loro.
Se solo Blue avesse visto.
Mi avvicinai a loro, dovevo parlare a Ethan, me l'ero promesso.
Lui subito dopo aver intercettato il mio sguardo si girò di schiena e prese a camminare davanti a sé, come per andarsene.
Le ragazze lo guardarono confuso, per il cambio d'umore. Poi si girarono dalla mia parte e capirono.
<Ehi Seba> Una delle tre mi salutò.
Eh ora che dico? Non mi ricordo mica il nome di tutte!
Farò come faccio sempre, funziona la maggior parte delle volte.
<Ciao tesoro, sono venuto a parlare con quel coglione di Ethan> le risposi.
<É andato al suo motorino>. La ragazza prese a toccarmi il braccio, facendo su e giù, tracciando le linee delle vene.
Mi irrigidii, con una scusa mi defilai da quelle ragazze e raggiunsi Ethan, che stava cercando di accendere il suo motorino, che però non partiva.
Chissà come mai.
<Ethan! Non scappare dal tuo amato cugino> cercai di fare lo spiritoso, senza successo.
<Cosa vuoi Sebastian?> Disse con voce riluttante, mentre cercava di capire perché non partisse.
Avrei dovuto dirgli che avevo tagliato i fili dell'accensione, perché se no, sapevo che sarebbe scappato e che non avremmo potuto parlarci. Ma non lo feci, perché se no mi avrebbe odiato ancora di più di quanto lo facesse ora.
L'avrebbe scoperto da solo, a breve.
<Sono venuto a parlare di Blue...> Cercai di proseguire la frase, ma lui mi fermò.
<Oh Blue? Non me ne mai importato niente, lo facevo solo per suo padre, ma visto che ora non ha più contatti con lui e non sa dove sia> Continuò lui. <Non me ne frega più niente di lei. E ti ringrazio per l'altro giorno, che hai fatto quella scena, non sapevo come sbarazzarmi da lei, avevo pianificato un'altra cosa ma non importa>.
Sono un ragazzo curioso, ma soprattutto se si trattava dei sentimenti di altre persone volevo sapere tutto. Sono sempre stato un ragazzo molto amato dalle ragazze, mia sorella e le sue amiche mi hanno abituato ai gossip, quindi ora voglio sempre sapere tutto, di tutti.
<Che le volevi fare?> Doveva uscire come un tono di voce curioso, ma invece uscì qualcosa di minaccioso.
<Perché dovrei dirtelo? sappi che comunque non ci hanno rinunciato i miei amici> Lo disse sorridendo.
Avevo il pugno serrato, ero pronto, ma un senso di preoccupazione mi pervase.
Se le stessero facendo qualcosa?
Non lo salutai nemmeno e mi diressi a prendere la mia piccola, la moto si intende.
Andai davanti la scuola per assicurarmi che Blue stesse bene.
Girai l'angolo del vicolo ed ecco tutto il cortile pieno di gente. Una marea di ragazze mi circondarono, mi fecero ventimila domande, delle quali non ne capii nemmeno una.
Allungai il collo per cercare di visualizzare bene tutto il cortile e cercare Blue.
Ma niente, non c'era da nessuna parte.
Spensi il motore.
Non avevano ancora detto che si poteva uscire dai cancelli, quindi doveva per forza essere qui.
Cercai di uscire da quella calca di ragazze, tra cui c'era anche Jennifer.
Le chiesi al volo dove fosse, cercando di parlare più basso possibile, in modo che lei mi sentisse ma che le altre no. Lei rispose che l'aveva vista correre in bagno.
Spero non le sia successo nulla.
Blue, la vedo come una sorellina più piccola, da proteggere, niente di più, anche perché credo di essere l'unico in grado, in questo momento di poterlo fare. E credo che più che mai, in questi momenti ne abbia bisogno, anche se lei non lo sa.
Aprì la porta del bagno delle ragazze.
Silenzio tombale, non c'era alcun rumore, solo il vento che soffiava, fuori dalle mura dell'edificio e che muoveva le tende.
Tutti i bagni erano liberi, eccetto uno, che era rosso, cioè occupato. In fondo alla stanza, nell'angolino.
Intravidi dei piedi che si tirarono su di scatto, come per far finta che non ci fosse nessuno lì.
Non mi freghi.
<Apri Blue> Dissi con voce decisa.
Non successe niente, la porta rimaneva chiusa e il silenzio non era cessato.
<Blue o apri tu, o entro io>. E ancora niente.
Aspettai qualche secondo, ma io sono un ragazzo molto impaziente.
<Eh va bene mi hai obbligato te>.
Andai contro la porta, cadde a terra di colpo.
Davanti a me trovai l'unica cosa che non avevo previsto.
Dentro il bagno non c'era Blue.
Questa sarebbe stata una scena di un film comico, non della vita reale.
<Ma che ca..> uscì fuori spontaneo, come quasi un sussurro.
Davanti a me c'erano due ragazze.
Una rossa fuoco, occhi verdi, che avevo già visto giocare nella squadra di pallavolo.
Mentre l'altra...aspetta é l'amica con cui sta sempre insieme Blue?
Perché erano in un bagno insieme?
Non voglio nemmeno saperlo.
La richiusi. In quel momento sentii aprire la porta dell'entrata del bagno principale.
Ed eccola, che spuntava la mia venere dagli occhi color carbone.
In quel momento, l'amica di Blue uscí dal bagno.
Lei rimase apparentemente confusa.
Non fraintendere, non fraintendere.
<Ho interrotto qualcosa?> Domandò lei. Fece una breve pausa, credo per assimilare il tutto.<In ogni caso me ne vado>.
Aveva gli occhi arrossati e il mascara un po' sbavato.
Aveva appena pianto...
Lei uscì, in un secondo, la sua amica era tentata di rincorrerla ma la bloccai, dicendole che avrei fatto io.
Non credo avesse voluto vederla, insieme a me, come fanno tutte, magari se l'aspettava diversa. So come ci si sente.
La vidi di sfuggita entrare dentro lo spogliatoio femminile, che a quest'ora é vuoto.
Dopo di lei entrai anche io, chiusi a chiave la porta dietro di me.
Davanti a me, i miei occhi vennero catturati dalla sagoma di Blue, che frugava dentro gli armadietti.
Li stava aprendo tutti e subito dopo, richiudendoli e sbattendoli con tutta l'ira che aveva.
Minchia sembra posseduta da Satana.
<Eh che cazzo!> Imprecò lei, quasi urlando.
Avevo la faccia di uno che sembrava avesse appena visto un dinosauro.
Aveva i capelli raccolti in una coda alta, che a mio parere, stava veramente bene.
Era sudata, lo vedevo dalle guance leggermente arrossate e dalle goccioline che le scendevano dalla fronte, aveva i pantaloncini e un top bianco sportivo, che le arrivava leggermente sotto il seno.
Non l'avevo mai vista fare palestra così..
Credo avesse appena fatto educazione fisica.
Mi sa, che sentití una presenza dietro di lei, perché si girò di scatto a guardarmi.
Non capivo se fosse posseduta da Lucifero o se avesse dentro di sé, tutti i demoni di questa terra.
Anche se i suoi occhi, mi chiedevano una mano.
<Ehi principessa che hai?>. Mi viene normale chiamare le ragazze con nomignoli, a quanto pare le eccitano.
<Quelle tue amiche troiette, che ti piace tanto portartele a letto, a quanto pare si divertono a nascondermi i vestiti, dandomene altri! Molto più stretti! E prendendomi in giro per come sto!>Si lamentò lei. Sembrava arrabbiatissima, sbatte un pugno sull'armadietto per richiuderlo e rimase il segno .
<Hanno detto "prova ad uscire così in giro, magari adesso quei sette ragazzi vedendo chiaramente il tuo corpo, se ne pentono" oppure "hanno fatto bene a non prederti nelle cheerleader, guardate che cosce grosse che ha. Guardate ha anche le smagliature!"> borbotto lei. Non stava parlando con me, era come se, se lo stesse dicendo da sola, come se, stesse parlando tra sé e sé.
<Ma che cavolo dici, stai benissimo, se solo fuori non ci fossero meno cinque gradi fuori da questa porta.> Le dissi in modo dolce, ma con un sorriso debole.
<Già, qui fa un po' caldo non trovi? Che ne dici se usciamo?> Propose lei.
Stava cambiando discorso...
Si avvicinò alla porta, afferrò la maniglia.
Dove credi di andare venere?
La presi, la girai in modo che la sua schiena aderisse al muro freddo, della palestra.
Le sue ginocchia tremavano e aveva il cuore che le batteva a mille, come il mio.
Quella ragazza mi fa andare fuori di testa, é come una droga per la mia anima.
Decisi di confessarle cosa ne pensavano le persone di lei.
< Sai che tutte le ragazze della scuola invidiano il tuo culo? E che tutti i maschi ci sbavano dietro?>. Forse avevo detto un po' troppo.
Lei sgranò gli occhi incredula, forse un po' felice di quello che le avevo appena riferito.
<Quindi se mi dicono che ho una faccia da culo, dovrei prenderlo come un complimento?> Domandò lei, adesso sorridendo.
<Sai, anche io te lo invidio quel culo che ti ritrovi, però non sono una femmina> la rassicurai, in modo scherzoso.
Lei mi guardò con sguardo di dubbio e sfida.
<Se vuoi puoi controllare tesoro> la invitai, indicandoglielo.
<Non ci tengo tranquillo, vedo già l'effetto che ti faccio> rifiutò lei, convinta di ciò che dice.
Ulala! La ragazza ha preso esempio dai libri che legge! Mi piace!
<Sai se ti vestissi un po' più appariscente per valorizzarti, saresti più sicura di te> le proposi.
<Parla fisico perfetto, però va bene, ci proverò> mi rispose lei.
Dopo essere riuscito nel mio intento, la lasciai andare, indietreggiai per darle aria. Era tutta rossa, ma non credo per la rabbia o per la fatica.
Smise di tremare, mi guardò dentro con quei due occhi neri, talmente profondi e scuri che ti ci puoi specchiare, come un lago di notte.
Lei sblocco la porta, ma prima che la aprisse la porta, mi sfilai la felpa e gliela allungai.
Iniziai a parlare prima io.
<Mettitela, anche se é la seconda che mi rubi>. Lei negò con la testa.
<Non serve, se continuiamo così mi ritroverò l'armadio pieno di felpe da uomo. Mia madre si inizierà a farsi domande. Più c'è dietro il tuo cognome...La gente parla> confessò lei.
<Mettitela, così capiranno che se ti toccano, ci saranno conseguenze. E i maschi penseranno che sei già di qualcuno> dissi, prima di riallungarle la felpa.
Lei la prese, sorrise e mi guardò.
<E io di chi sarei?> Domandò Blue con voce provocante.
Mi venne in contro con camminata lenta e prese a toccarmi la maglia nera aderente.
Facendo su e giù, con l'indice sul mio petto.
Cazzo sa proprio come attrarmi.
<Non provocarmi venere> la avvertii, mi stavo trattenendo a malapena.
<Se no che fai?>. Poi sorrise, con uno sguardo si sfida.
La spinsi contro il muro e mi ci fiondai davanti, ero teso, tesissimo, avevo il cuore che batteva a mille. Avevo voglia di esplorare tutto di lei. Premetti il mio petto contro il suo e iniziai a girare sul mio dito, i suoi boccoli.
Mi avvicinai al suo orecchio.
<Lascio a te immaginare che ti potrebbe accadere principessa> le sussurrai all'orecchio, con voce seducente.
Lei irrigidii. Non pensava arrivassi a tal punto.
Mi abbassai alla sua altezza, cercai di far congiungere le nostre labbra. Volevo sapere da cosa sapevano. Avvicinai la testa alla sua, le nostre fronti combaciarono, quando ero a un centimetro da assaporare le sue labbra, lei mise l'indice sulla mia bocca e si allontanò.
Cazzo svegliati Sebastian.
<Caro Sebastian, non ci casco ai tuoi giochetti. Potrai pure convincere Max e tutte le ragazze di questa terra, ma me no. Io non sono e sarò mai di nessuno. Odio i maschi territoriali>disse lei, poi girandosi dandomi un colpo di coda, in faccia.
Gentilissima.
<Okay va bene, beccato. Ma quindi mi odi?> Domandai, già certo della risposta.
<Certo, sempre Sebastian, sempre> rispose lei, come avevo previsto.
<Anche io Venere> risposi sincero.
Realizzai che qualche istante prima, stavo cadendo ai piedi di una ragazza. Non mi era mai successo.
Ma che cavolo mi succede?
Forse perché avevo litigato con Iris e i miei ormoni sono andati in tilt, per una nanetta del genere.
Avevo bisogno di aria.
Girai il chiavistello e aprii la porta. Una folata di aria fresca si schianto in pieno viso.
Dentro lì ci saranno stati quaranta gradi, uno sbalzo termico enorme.
Lei mi segui da dietro, prese a infilarsi la felpa, che le arrivava a metà coscia e le sue mani nemmeno si vedevano.
Il tragitto per raggiungere il cortile, fu molto silenzioso.
Odio il silenzio, mi mette a disagio.
Dopo aver camminato per tutto il corridoio, uscimmo in cortile, era rimasta molta gente, anche se il via libera, era già stato dato.
Molte persone che parlavano, ridevano e scherzavano tra loro, adesso erano rapiti da me e Blue.
Arrivammo alla mia moto. I maschi erano curiosi mentre le ragazze invidiose.
La feci salire sul posto del passeggero, le allungai il mio casco, che lei si mise. Poi mi girai a guardarla.
Con la mia felpa blu scuro, non era male.
<Autista passeger princess al vostro servizio. Dove la devo scarrozzare oggi?> Le domandai scherzoso.
<Verso la piscina e non oltre> rispose lei sorridendo.
Anche se era nascosto dal casco, lo notavo perché i suoi due occhi si riducevano in fessure.
Accesi il motore e partimmo, sotto gli occhi indiscreti di tutti.
Non me n'è mai importato del giudizio degli altri, ma non per tutte le persone é così. Ad esempio per Blue, non credo lo fosse.
Ad un certo punto del tragitto, tirai su la ruota davanti, per farle uno scherzetto, ma siccome non la avvertii, Blue quasi cadde a terra.
Dopo metà percoso di insulti sul mio modo di guidare e su come trattavo il mio backpack, cioè lei, giungemmo in piscina sani e salvi.
L'allenamento fu meno impegnativo del solito per me.
Mi cambiai, asciugai un pochino i capelli e uscii di fretta. Non avevo voglia di aspettare Blue, che con mia sorella e Tiffany, in spogliatoio, ci avrebbe messo una vita.
Sarebbe tornata a casa, a piedi. Non era affare mio.
Presi la moto e tornai a casa, senza fretta.
La strada per arrivarci era piena di buchi e fosse, che cercai di evitare con più destrezza possibile.
I contorni alberati della stradina, rendevano il tutto molto elegante, il marciapiede ampio, dove ci potevano passare persino le biciclette, era pieno di bambini che lo coloravano con i gessetti.
Tra di loro c'era anche mio fratello, che credo stesse disegnando una moto.
Sam é strano che uscisse di casa, ma siccome era pieno di ragazze, non lo biasimavo.
Gli ho insegnato proprio bene.Sono fiero di me, e anche di lui.
Mio padre la sera tornò a casa, ci fu una lunga litigata tra miei genitori.
Dovette cucinare May, perché i nostri genitori erano troppo impegnati, a farsi la guerra a vicenda, per ricordarsi che avevano tre figli.
Dopo cena, Sam entrò in camera mia, perché aveva paura, non lo biasimavo, anche io alla sua età avrei voluto qualcuno, con cui stare quando avevo paura.
Cercai di distrarlo in tutti i modi possibili e immaginabili, verso le dieci si addormentò.
A l'una di notte, ricevetti una chiamata da un numero sconosciuto. Risposi.
<Sebastian, é il momento. L'abbiamo trovato, ora o mai più> disse la voce bassa, di una persona che sapevo a chi appartenesse.
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