Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

79

I giorni seguenti furono terribili per Jimin.
Ci aveva provato a non pensare più a Yoongi, e di conseguenza a stare bene. Ci aveva provato sul serio, più e più volte, ma evidentemente ogni suo tentativo era stato vano.

Ormai era passato quasi un mese da quando era finito in ospedale.
Per tutti i suoi amici quel mese era passato normalmente e in modo felice.
Sia Taehyung e Jungkook che Namjoon e Jin si erano messi insieme, Hoseok aveva una ragazza diversa quasi ogni settimana, e persino Yoongi sembrava stare meglio. Jimin lo vedeva sempre in compagnia di un ragazzo, un certo Kihyun, e non poteva fare a meno di essere geloso.
Ma non solo di lui, anche degli altri.

Per carità, era felice per i suoi amici, però adesso si sentiva ancora più solo.
Solo, perché tra tutti era l'unico evidentemente non in grado di andare avanti.
Il tempo per lui sembrava essersi fermato.
Ogni giorno gli pareva uguale al precedente.

Si alzava, tentava invano di mangiare qualcosa, e andava a scuola, dove fingeva di non stare troppo male solo per non essere troppo un peso per i suoi amici.
E quando tornava a casa si lasciava semplicemente andare a quella disperazione che lo logorava da dentro da ormai quattro mesi.

Aveva pensato così tanto in quel tempo, e si era reso conto con orrore di quanto la sua vita fosse andata a farsi fottere a causa di una sola persona.
Ormai non aveva più voglia di fare nulla di quello che gli piaceva prima.
Fosse stato per lui avrebbe passato la giornata seduto sul davanzale della finestra di camera sua, ad osservare come la vita delle persone fuori da lì procedesse come se nulla fosse.

Forse il problema era lui, che si era concentrato troppo su un problema infinitesimale quale la perdita del suo migliore amico.
E insomma, a lui sembrava un affare così importante, ma rispetto ai veri problemi, quello non era niente.
E lui si sentiva così un idiota, per non riuscire a superarlo.

Ormai era da qualche giorno che pensava al fatto che se non era riuscito a superare la cosa in quattro lunghi mesi, allora non ci sarebbe riuscito mai più.
Quella era un'ipotesi che detestava con tutto se stesso, ma non poteva evitare di pensare a quanto fosse effettivamente plausibile.

Ci stava pensando anche in quel momento, mentre osservava le gocce di pioggia sbattere sul vetro della finestra.
Se all'inizio di tutta quella storia odiava il brutto tempo, adesso lo amava.
In qualche modo vedere il cielo in preda a lampi, tuoni e vento gli dava l'impressione di guardare dentro se stesso.
E inoltre il rumore dei tuoni lo aiutava a pensare.
Pensare a quanto sarebbe stato più facile semplicemente mettere fine a tutto, finalmente un punto finale a tutto quel vortice di tristezza che sembrava non avere termine.

Quanto sarebbe stato liberatorio anche per gli altri non avere più lui intorno che si lamentava per ogni piccola cosa?

Forse la fastidiosa vocina nella sua testa aveva sempre avuto ragione.
Forse avrebbe davvero dovuto farla finita.

---

"Yoongi, ascoltami una buona volta e vai a parlare con Jimin!" sbottò Hoseok, alzandosi dalla panchina su cui entrambi erano seduti.
L'altro lo guardò con espressione annoiata, distogliendo l'attenzione dal suo telefono.
"Non è il momento giusto, Hoseok, lo sai. Te l'ho già detto".

"E quando sarebbe il momento giusto, eh? Non vedi quanto peggiora ogni giorno? Aspetti che sia troppo tardi per dirglielo?" gli urlò contro, fregandosene delle persone che passavano per il parco e che lo guardavano male a causa delle sue urla.

A quel punto anche Yoongi si alzò, fronteggiandolo.
"Ascoltami bene, ora. Questa è una questione che riguarda Jimin e me. Tu non c'entri, perciò fammi il favore di starne fuori".

Sembrava infuriato, ma non aveva messo in conto che Hoseok lo era ancora di più.

"No, tu ascoltami bene" disse, puntandogli l'indice al petto. Non è più una cosa tra te e lui, perché sembra che tu te ne stia completamente tagliando fuori. Jimin sta rischiando molto grosso a causa di una cazzata che tu hai fatto, e sinceramente non capisco come tu faccia a dormire la notte con tutto il male che gli stai provocando. Se davvero ti importa di lui quanto dici, parlaci una volta per tutte e vuota il sacco".
Si era avvicinato pericolosamente, facendolo retrocedere ad ogni passo.
Per un momento gli era anche sembrato di vedere o suoi occhi farsi lucidi, ma forse era stata solo una sua impressione.

Yoongi parlò poco dopo:" Pensi davvero che io mi stia tagliando fuori da tutta la storia? Pensi che io non stia soffrendo tanto quanto lui? Sai quello che sto passando, Hoseok, sai che sto male anche io. Non sono cieco, vedo anche io come sta peggiorando Jimin, ma sono convinto che starebbe peggio se io gli parlassi".

In tutta risposta, Hoseok assottigliò lo sguardo, per niente toccato dalle parole del maggiore.

"Mi spiace, ma sei nel torto. E non lamentarti per come stai tu, perché tutto il male che stai affrontando adesso te lo sei creato da solo. Inoltre, se pensi che parlando con Jimin lui potrebbe solo peggiorare, allora fallo, raccontagli tutto. Bisogna toccare il fondo prima di risalire".
Il moro stava per ribattere, ma Hoseok non gliene diede il tempo:" E prima che tu dica qualsiasi cosa, sappi che il mio non è un consiglio, ma un ordine. Ti do due giorni per dirglielo, poi ci parlerò io. Vedi tu tra le due opzioni qual è la migliore, anche se io ti consiglio di parlarci prima dello scadere del tempo".

Detto ciò, lasciò Yoongi da solo al parco, senza parole.
Hoseok era davvero terrificante quando era arrabbiato.
E la cosa peggiore era che, diavolo, aveva fottutamente ragione.

Sentì le forze venirgli meno, colpito dalla consapevolezza di quanto male stesse causando a Jimin, ed ebbe bisogno di sedersi di nuovo.
Si sentì un mostro, a non aver aperto prima gli occhi.

Colto da un'improvvisa scarica di adrenalina, estrasse il telefono dalla tasca, e controllò febbrilmente l'ora.
Erano solo le cinque e venti.

Sorrise a se stesso a mo' di incoraggiamento, per poi alzarsi e iniziare a correre.

Quello era il momento giusto.

---

Jimin aveva preso la sua decisione.

Decise di cambiarsi, dato che con la sua amata tuta da casa non sarebbe proprio potuto uscire.
Si diresse verso il suo armadio, afferrando una lunga maglia a righe bianche e nere che prima amava tanto e dei jeans molto scuri. Indossandoli, notò quanto gli stessero più larghi dall'ultima volta che li aveva messi.

Prima di scendere al piano di sotto, osservò un'ultima volta la sua stanza, sospirando.
Si ricordò di tutti i momenti passati tra quelle mura, con i suoi amici e da solo. Specialmente da solo.
Gli sarebbe mancata, la sua camera.

Chiuse piano la porta, per poi scendere le scale.

Sentì la voce di sua madre, che evidentemente stava parlando al telefono.
Fece capolino con la testa in cucina, da cui proveniva la voce.

Sua madre lo vide, e il suo sguardo si illuminò.
"Eccolo, è sceso ora! Te lo passo" esclamò la donna, mettendo il telefono in mano a Jimin, che la osservò con espressione interrogativa.
"È papà" mimò lei con le labbra, e il biondo sorrise radiosa mente.

"Papà!"
"Ehi, ragazzone! Come stai?" gli domandò suo padre, e a Jimin quasi vennero le lacrime agli occhi, per quanto gli fosse mancata la sua voce.
"Molto meglio, adesso che ti ho sentito. Tu come stai?"
"Purtroppo non troppo bene. Ho avuto in infortunio alla gamba".
Jimin inarcò un sopracciglio:" Non ne sembri troppo dispiaciuto".
"Come posso esserlo, se per questo motivo mi manderanno a casa per un po'?"
Il ragazzo ci mise un po' a metabolizzare la notizia.
"Vuoi dire che... Tornerai?!"
L'uomo rise all'incredulità di suo figlio, mugolando un verso di assenso.
"Che bello, papà! Non ti vedo da così tanto" esclamò. "Ora devo andare, a presto. Ti voglio bene".

Non attese una risposta e restituì il telefono alla madre, che domandò curiosa:" Dove vai?"
Jimin si morse il labbro.
"Vado a fare un giro prima che faccia buio".
Le si avvicinò e la abbracciò forte.
"Ti voglio bene".
La donna ridacchiò, non abituata a quella dolcezza da parte del figlio, ma rispose:" Anche io te ne voglio, tesoro. Non fare tardi, mi raccomando".

Jimin annuì, e uscì di casa, sentendo una lacrima solitaria solcare la sua guancia paffuta.

Controllò l'orario sul telefono.
Le cinque e venticinque.

Era il momento.

---

E così ci ritroviamo all'inizio della storia.
In cui Jimin, con le gambe a penzoloni sul cornicione di un vecchio palazzo praticamente abbandonato di Seoul, si intimava senza successo di non guardare giù.

Ma i suoi occhi ricadevano inevitabilmente sulla strada e sulla tranquilla vita che stavano avendo le persone là sotto.

Si chiedeva se da morto avrebbe continuato ad osservare le persone dall'alto.

Prese un profondo respiro, chiedendosi per l'ennesima volta se fosse giusto lasciare tutto in quel modo.
La sua famiglia, i suoi amici... Yoongi.

"Si, assolutamente è la scelta giusta" si disse, scrollando la testa.

Non aveva lasciato scritto nulla a nessuno dei suoi amici, nemmeno a Yoongi.
Per qualche ragione, non voleva che si sentisse troppo colpevole della sua morte, anche se molto probabilmente sarebbe stato palese.

Gli sarebbe piaciuto salutarlo per l'ultima volta, abbracciarlo per l'ultima volta, ma non ne aveva avuto l'occasione.
O forse l'occasione di rivederlo non l'aveva voluta, perché certo che si sarebbe convinto a lottare ancora.

E lui di lottare non aveva più voglia.
Era stanco.
Voleva solo scomparire.

Guardò nuovamente in basso, chiedendosi come sarebbe stato cadere da un punto così alto.

Non gli restava che scoprirlo.

Si decise a trattenere le lacrime, non volendo essere debole anche negli ultimi attimi della sua esistenza.
Aveva paura? Si, tantissima, ma non poteva tirarsi indietro. Non voleva.
E così si lasciò andare, chiudendo gli occhi, l'ultimo abbraccio con Yoongi ancora impresso nella mente.

"No!"

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro