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/11/ Tu che cammini su fili di rose [Deku]

L'uomo che amo è diventato un rovo di spine. Ad ogni tentato tocco resto punto, ferito senza segni a testimonianza di un animo stracciato.
Che giunga pure il maltempo, sarò pronto ad accoglierlo purché il rimbombo dei tuoni sovrasti la quiete assordante che porti al tuo seguito.
Per mesi ho stretto lo stelo di un fiore tagliente, crederesti ad una tale ingenuità? Ho amato il bruciore delle ferite frainteso per carezze scottanti, ma sopportabili.
Quanta crudeltà ci imporremo ancora mi chiedo ed attendo con ansia e temo al contempo una risposta.
Neanche i mille turbinosi pensieri che mi circondano sono sufficienti a darmi una distrazione allettante e questa stanza sconosciuta pare aver ancora qualcosa di tuo. È così spoglia di tracce, ma talmente adorna di recenti ricordi da farmi fremere nel tentativo di trovare un misero segno del tuo passaggio.
Infine ho atteso che fosse troppo tardi per declinare l'offerta e non ho avuto cuore per dire a Kirishima di aver intenzione di tornare a casa da solo, in moto e con delle previsioni del tempo pessime come quelle di questa notte.
Ho evitato di dargli preoccupazioni, mi conforto con questo da svariati minuti per nascondere quanto sconcerto stia provando.
Mettere piede fra queste quattro mura, cosciente del fatto che giusto ieri ti stessero accogliendo in una breve sosta prima della tua vera fuga, mi ha dato il colpo di grazia dopo le ultime parole con cui Eijiro mi ha lasciato andare a dormire consegnandomi un cambio fra le mani e che mi sono state rivolte con uno sguardo che ben poco aveva a che fare con una qualche specie di incoraggiamento. Nemmeno lui sapeva più che dirmi.
<Non vorrei darti consigli sbagliati, ma se lo trovi ti prego di dargli un pugno da parte mia. Però... Non giudicarlo troppo duramente o farà lo stesso con te; ci sono tanti modi per mortificare una persona, non voglio che questo sia il vostro>
Cos'altro potevo aspettarmi? Ha tentato di essere imparziale ed io non sono stato da meno, ma il mio umore è mutato in qualcosa di aspro da quando te ne sei andato e solo ora riesco ad avere un quadro della situazione completo, seppur non del tutto chiaro.
Mi dispiace non averti assillato di domande negli ultimi mesi e di averti concesso un tatto spropositato, timoroso di poter pronunciare qualche parola di troppo che ci avrebbe fatto cadere in un prematuro rimorso. Erano solo stupide paure le mie, inconsistenti ora che cerco di riportarle a galla nel marasma che hai scatenato. Incredibile come il vaso sia traboccato non per l'ultima goccia versata, ma piuttosto per la tua indelicatezza.
Sei stato troppo preso da me, dal tuo lavoro, dalla tua vita e non posso fare a meno di addossarmi una parte della colpa per questo, ma non accetto che tu rifiuti la stessa responsabilità che hai reclamato con tanto ardore al mio risveglio. Hai pianto così tanto che ancora adesso stento a ricordare un solo istante dei primi giorni in cui tu non mi sia stato appresso rifugiandoti fra le mie braccia e cercando di far passare inosservati i lievi sussulti del tuo petto.
Avrei voluto avere tanta forza quanta ne hai dimostrata allora, tuttavia non ho versato neanche una lacrima; sono stato subito colto dallo smarrimento e dai sensi di colpa per potermi concedere il lusso di trovar conforto in quelle amare gocce di felicità e tristezza.
Ho davvero desiderato di scomparire, dissolvermi fra le lenzuola del letto dell'ospedale e lasciare un materasso vuoto ad attenderti alla mattina, ero convinto di averti dato una delusione troppo grande per essere perdonato. Ho pensato di non meritare le tue premurose cure, ma non ho fiatato dopo aver visto con quanta buona volontà tu stessi cercando di affrontarmi, di venirmi a trovare ogni pomeriggio, di restare a dormire due notti sì ed una no, di accompagnarmi nel tortuoso cammino che mi aspettava e a cui mi ero condannato.
Non ho mai smesso di amarti per quanto difficile fosse trattenere i miei impulsi. Sì, volevo dirti di andartene, di evitarci la farsa della nuova possibilità che ci era stata concessa. Poi una notte ti ho svegliato e abbiamo iniziato a parlare di te e non di me, mi hai detto di aver scalato le classifiche, di aver fatto molti grandi passi non per portare avanti il mio sogno, ma per te stesso e questo mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo; sono stato felice di sapere che in qualche modo fossi riuscito a trovare una strada da seguire e che io non fossi stato sempre un'ombra da cui fuggire.
Il calore delle tue labbra alla terza settimana di esami e tentativi di reggermi in piedi è stato un soffio di vita di cui non sapevo aver necessità. Fu come baciarti per la prima volta.
E dopo questo, sfiorato l'apice del gaudio, è iniziata la nostra discesa o forse farei meglio a definirla più mia che tua poiché tu avevi preso a rotolare a valle ben prima di me.
Non sapevo nulla, potevo solo avere qualche indizio, fare alcune supposizioni, ma non arrivare a sapere quali difficili anni tu avessi passato in mia assenza.
Mi sono chiesto tante volte come sarebbe aprire gli occhi e non trovare la tua chioma arruffata fra i cuscini o posata sul mio petto, sentire il tuo respiro sulla pelle; uscire di casa senza l'aspettativa di un felice rientro e questi giorni appena trascorsi non sono nulla a confronto. Con questo insulso senso di nausea che mi pervade al solo pensiero di trovarmi al tuo posto non posso dire di riuscire a comprendere.
Cosa si prova ad esser dilaniati da un sentimento tanto piacevole e malevolo? Tale è l'amore che inganna e disillude nella sua forma più maligna.
Per quanto mi sforzi continuerò a girare intorno e non posso permettermi di sprecare tempo in inutili ragionamenti.
Adesso sei tu, nel tuo crudo aspetto, ad esser unico soggetto degno di attenzione per la mia mente.
Non importa più l'aver lasciato i vestiti sparsi fra il letto e la scrivania, che la tua giacca si sgualcisca a pender malamente dalla sedia, né quanto Kirishima possa invitarmi ad esser più lucido nell'elargire giudizi o ancor meno quale malsana pietà riesca a tentarmi.
Ho esaurito le giustificazioni sia per me che per te, dovremmo ormai convenire riguardo al fatto di non poterci più permettere di arrancare a scuse e di dover pagare una volta per tutte il prezzo del nostro orgoglio. Abbiamo un debito con noi stessi e se persisteremo nell'ignorarlo continuerà a crescere.
Andremo in bancarotta, esauriremo i sentimenti migliori e destineremo i peggiori l'uno all'altro. Prego affinché ciò non accada.
E se la cosa fosse già in atto? Se io stessi sopprimendo la rabbia con malinconici sguardi, quali sarebbero le conseguenze? Ferirti non appare più una triste prospettiva poiché desidero ritrovare le stesse lacrime che mi hai dedicato l'anno scorso e possederti per davvero e non con fragili sotterfugi ed involontarie incomprensioni.
Che tu mi appartenga come il candore alle nuvole poco dopo il maltempo, la durezza della pietra alla morbidezza della scultura ed il piacevole profumo di carta al libro ancora non letto,ma consumato nell'attesa di esser custodito avidamente fra le nostre mani.
Queste iridi di giada ed i tuoi diaspri stanno vagando fra sentieri dimenticati da tempo, desidero che si perdano nella foschia dell'alba, che la loro luce sia nascosta al mondo.
Ti sei smarrito, vaghi per questa città come allora, speri forse di ritrovare la stessa follia in cui ti rifugiasti ed io, nel tuo distorto quadro, ho ripreso il posto che mi spetta: lievi tocchi d'istinto, frammenti di emozioni che si ammassano sulla tela, grandi occhi che ti scrutano quasi a volerti tentare, giusto il tempo di un soffio sul colore appena steso. Infine fuggi, troppo poco è il tempo che ti concedi nella perdizione delle sensazioni. Ed io voglio, pretendo che tu ceda ad esse, così che io possa scoprire alla fredda luce il tuo animo.

Eijiro mi ha detto che sei stato soffocato dalle ultime foglie spezzate dall'autunno e dalla prima neve dell'inverno, sommerso dai banali, ma veritieri stereotipi di stagione. Non ti sei assopito, ma sei rinato a nuova forma nei mesi più freddi, hai mandato giù il sapore acido che ti avevo lasciato e hai rinunciato alla morbidezza dei primi giorni di gelo. Devi aver detestato profondamente le mattine assorto in ragionamenti senza fine e sentimenti che mai erano stati tanto concisi e definiti. Devi aver provato così tanto odio nei miei confronti.
Ed ecco che nel tuo animo si è fatta spazio una radice infestante che ancora permane in fondo al tuo cuore: è stata la malinconia del desiderio, l'amarezza dell'ultimo sguardo, un istante di forza ed uno di debolezza.
Hai lasciato la nostra casa, quell'alto castello di carte tremanti sotto al vento, e ti sei immerso in un incarico dopo l'altro senza ascoltare i taglienti consigli dei nostri amici. Loro non potevano sapere, non potevano comprendere.
Passavi le notti in agenzia, timoroso di dormire nel nostro letto o troppo testardo per prenderti una pausa dalla vita che aveva preso a scorrere velocemente, il tempo ti ha giocato un brutto scherzo facendoti credere di avere ore infinite prima che il peso della realtà ti crollasse addosso. E anche se la scadenza fosse giunta in anticipo avresti proseguito imperterrito la partita ormai iniziata e così facesti.
La prima mossa fu muovere i pedoni e, ne posso esser sicuro, mostrare al mondo il sorriso più falso che potessi costruire.
Ti recasti a Tartaros, non da solo, Kirishima insistette per accompagnarti. Che spiacevole spettacolo mettesti in scena quel giorno.
Con lo sgomento del tuo amico a far da spettatore oltrepassasti le porte della prigione con determinazione, parlasti con voce ferma alle guardie, facesti una qualche richiesta che parve fluttuare nell'aria. Eijiro non ci diede molta attenzione, non riuscì a sentire completamente il tuo breve discorso tanto era preso dall'osservarti nella tua inquietante calma.
Soppesasti ogni passo fino al corridoio del quinto livello, l'atmosfera creata dalle massicce pareti grige gettava un'ombra distorta alle tue spalle, posso immaginarla muoversi con te fino alla nona porta sulla destra, nel mezzo fra altre due stanze completamente vuote per motivi di sicurezza.
Frasi come "non credevo di dovergli chiedere spiegazioni, in verità sapevo bene perché fossimo lì" o "avrei dovuto fermarlo" tornano alla mente, rivedo gli occhi stanchi di Kirishima fissarmi con rinnovato cordoglio e credo che quelle iridi, tanto simili alle tue, possano parlare a nome di ogni affetto da te trascurato in quel periodo.
Ho vissuto le tue stesse sensazioni poco più di tre mesi fa, quando mi sono sentito costretto al confronto con una delle poche cose che mi tenevano legato al passato. Come te, ho oltrepassato quella soglia senza un vero sostegno.
La nausea mi pervade al solo ricordo di quell'ambiente angusto e dannatamente troppo luminoso; la serratura scatta e ti ritrovi a pestare su lucide mattonelle bianche, lo stomaco pare voler rigettare i pasti che di sicuro hai saltato, il vuoto al tuo interno si fa stretto ed improvvisamente ti senti ricolmo di velenosi rancori riaffiorati dalla cenere in cui li avevi lasciati, divien difficile respirare l'odore di chiuso, le tue paure si fanno piccole ed il tuo controllo le segue a ruota con lentezza straziante.
Shigaraki Tomura ha sempre fatto quest'effetto, ma vederlo oltre quel vetro nella magnificenza di una soddisfazione ingiustificata ti fa rabbrividire più di quanto si possa immaginare. È qualcosa nel ghigno che porta in viso, la pelle pallida e ruvida, macchiata e screpolata, sono gli occhi vitrei che ti scrutano con disprezzo, è il bagliore celato nella loro profondità, ultimo sentore di una speranza disillusa, che ti fanno intendere di aver perso ogni possibile scontro. Trovarsi al cospetto di un tale scempio di giovinezza perduta e cuor corrotto suscita solo orrore, ma tu eri così coscienzioso nell'ostentare serietà, non è vero?
E dal fondo della stanza proviene un rantolo soffuso ed un fruscio metallico che riecheggia per ogni dove, penetra nel tuo corpo come aghi. Vorresti avvicinarti, fare un veloce scatto e fermare ogni movimento del corpo che hai davanti, che temi ancora nonostante le continue rassicurazioni delle nuove misure e precauzioni adottate. Infine la vista ti cade sulle sue mani e forse solo a questo punto permetti ad un fremito di prendere un breve sopravvento sulla maschera che indossi. Sussulti quando quelle dita consumate ed il palmo che sembra crepato nel suo eccessivo pallore tentano di contrarsi in uno scatto che allarma e, poco dopo, tranquillizza. Provasti questo quel giorno, ne sono sicuro.
<Divertente, no?> la sua voce arrancò in gola e si disperse nell'ambiente mentre osservava sorridente le costrizioni di duro e gelido ferro che bloccavano persino i più lievi movimenti delle falangi. Il suo potere distruttivo era stato posto sotto controllo, ti sei chiesto se fosse sufficiente, lo so, chiunque avrebbe stentato a crederci.
<Molto> osasti rispondere senza alcuna attesa, con Eijiro che ti fissava sempre più sconvolto.
<Ma di sicuro troverai più esilarante un altro fatto> e mostrasti il tuo miglior sguardo prendendo fiato e pregustando le frasi da pronunciare.
<Non ne avrai più bisogno, tra poco più di un mese il tuo processo avrà fine ed io voglio darti un'anticipazione: la condanna è stata suggerita dal tuo tanto amato mentore> parvesti disprezzare ed adorare ogni parola, di certo non ti mancava l'altezzosità propria del tuo carattere quel pomeriggio.
<Grazie per averci fornito le ultime dosi di siero, ma in fondo era vostro, è giusto che ne beneficiate tanto quanto i vostri clienti> dicesti non riuscendo quasi a trattenere le tue labbra dall'inarcarsi e di far trasparire l'impazienza nel comunicare la notizia.
Sarebbe finita a questo modo, nessun verdetto ordinario, nessuna notizia lasciata trapelare ai giornali, una grande paura a far da sfondo e magari una coscienza sporca a farvi compagnia. I torti non sarebbero mai stati perdonati e nessuno aveva il coraggio necessario per ricorrere ad un etica quasi concellata dalla scia di distruzione che aveva permeato indelebilmente quelle settimane.
Non vi giudico, non dirò che Tomura non si meritasse una tale mancanza di compassione, credo che tutti converrebbero sul contrario e persino io ho un dubbio riguardo alla mia stessa moralità.
Incominciò con brevi sussurri, un nome che divenne chiaro nel silenzio della stanza.
<Credi che non l'abbia fatto? All for one ti ha gettato via come tanti dei suoi altri scarti, avrà l'unica soddisfazione di aver avuto il coraggio di pronunciare quel che tutti pensano e non ammettono. Tu non sarai più un pericolo e marcirai qui dentro con lui>
Non vi fu risposta se non l'esasperato gesto che Shigaraki fece nell'accasciarsi sulla sedia alle sue spalle. Avevi appena avuto un assaggio di vittoria e non era abbastanza.
<È inutile chiederti dove siano andati i tuoi compagni, ma ti assicuro che condividerete presto la stessa aria stantia della prigione>. La tua non era una promessa, era un giuramento e Kirishima lo aveva ben intuito. Pensò che avessi concluso il tuo trionfale discorso ed era già pronto a voltarsi ed uscire di corsa dall'edificio, ma colse la durezza del tuo sguardo e fece un unico tentativo.
Avvicinò una mano alla tua spalla, voleva dirti che andava bene così, che non c'era bisogno di aggiungere altro, ma tu scansasti malamente il suo braccio e per una volta il tuo migliore amico non seppe più cosa fare. Non sarebbe stata la prima ed ultima volta in cui avresti ignorato la sua sincera apprensione.
Shigaraki ridacchiò e ti fissò con rinnovato entusiasmo, fremeva anche lui per un continuo del discorso.
<E tu saresti il nuovo Number one? Non sembri molto degno di questo titolo se ti riduci a venire a farmi visita e dettare con tanta smaniosa soddisfazione il mio misero destino. L'altro era più ragionevole sai? A proposito, come sta... Deku? > un sorriso inquietante fece tremare le gambe di Eijiro mentre Tomura si gongolava felice di aver potuto toccare il tuo tasto dolente. A quel punto decise di fare un passo indietro e di lasciarti passare sotto al suo sguardo inorridito. Sapeva di dover far qualcosa, ma non aveva la forza per ostacolarti.
<Avrai tutto il tempo per compiacerti inutilmente, non dubitarne. Li troverò, uno ad uno, sta certo che la tua amata Unione sarà presto un vago ricordo, il mondo si dimenticherà di voi!-
<Sono queste le parole di un Hero!? - ti interruppe improvvisamente raddrizzando la schiena e mostrando i denti - Vai! Inseguili se ti preme tanto, non me ne importa! Alla fine non ne ricaverai nulla>. Lo disse come se fosse naturale un giudizio, come se lui potesse permettersi un tale lusso nei tuoi confronti, come se avesse intuito la strada che avevi preso. Non era né nel torto, né nella ragione, ma non ritengo di doverlo contraddire quando il senso delle sue parole si fece veritiero. Cercavi vendetta o comunque inseguivi i rimasugli dell'onore che ti stava sfuggendo e con fare borioso ti preparavi a metter da parte i problemi, a rimandarli per accontentare il tuo animo ferito.
Non vedevi nulla nella sua espressione, Tomura era un volto come tanti e non avresti permesso ai suoi discorsi vanagloriosi di farti esitare.
Il clima, dopo quel giorno, si fece cupo e anche nelle giornate più miti le tue comparse erano sporadiche e non mancarono le settimane di silenzio e di strane ipotesi riguardo alla tua assenza.
Parlasti con il professore Aizawa, con Endevour, confabulasti di piani e di studi minuziosi, nessuno osò contraddirti e una mattina di te non si seppe più nulla.
Persino Shouto si premurò di far su qualche notizia, ma per quanto i rapporti con il padre fossero migliorati non ottenne niente di più di qualche voce di corridoio. Eijiro invece aveva dei solidi sospetti e non si fece problemi a farti visita trovando un appartamento vuoto e neanche chiuso a chiave. Il mobilio era sottosopra, i documenti nel tuo studio erano sparsi sul pavimento ed un immenso schema prese a formarsi nella sua testa: ti stavi perdendo.
Ogni stanza portava una qualche traccia, dai vestiti lanciati sul letto alla cucina intonsa, dal costume posato sul divano e privo di qualsiasi usura al computer che era misteriosamente scomparso.
Avevi preso il coraggio necessario e ti eri gettato nella folle impresa che Eijiro ti aveva sentito preannunciare.
Furono lui e Todoroki a fare il quadro della situazione, ma non vi fu molto da fare se non attendere.

Ricomparisti alla fine di febbraio, non un segno di vita, una chiamata per fare gli auguri di Natale, niente lasciò intendere il tuo ritorno. In verità nessuno ti vide arrancare fino alle porte dell'agenzia a tarda notte, ma la mattina dopo il tuo nome era sulle labbra di tutti e quando Kirishima spalancò le porte del tuo ufficio il frastuono di voci e passi frettolosi ti investì e fosti costretto a fare i conti con le conseguenze della tua testardaggine.
<Congratulazioni> ed un ammasso di fogli fu gettato sulla tua scrivania, un tonfo sordo davanti alla tua espressione seria e assonnata.
Il titolo del giornale stagliava nel suo grassetto sul bianco della carta, lo fissasti senza stupore e rivolgesti un'occhiata interrogativa al rosso che ti stava davanti impettito e con una nota di pura delusione nello sguardo.
<Grazie> Eijiro non si aspettava altro, era conscio di esser corso fino alla tua agenzia senza uno scopo, non sapeva nemmeno se farti una ramanzina o lasciarti crogiolare nel compiacimento. Quest'ultimo sarebbe stato di breve durata, si disse.
<Davvero? Non hai altro da aggiungere? Il grande "Ground Zero, o Dynamight: custode indiscusso della città" - disse imitando un tono formale che meglio si addiceva all'inchiostro del giornale, doveva esser sarcastico nel leggerti quel che avevi proprio sotto al naso - non ha nulla da dire al suo più caro amico? Nessun racconto delle tue mirabolanti missioni sotto copertura che ti sei premurato a tener segrete a chi, magari, ti avrebbe potuto aiutare?> si avvicinò e strinse i palmi sullo schienale della sedia che stava davanti alla scrivania. Parve volerla stritolare.
<Cosa vuoi?> la tua voce era provata, forse avevi mal di gola, e non era molto diversa da quelle mattine post-sbornia che il ragazzo che ti stava fronteggiano conosceva bene.
Non stavi dando per niente peso alle sue parole, era tutto nell'ordinario, tra qualche ora saresti tornato a casa, avresti dato una sistemata all'appartamento, ti saresti addormentato profondamente e l'indomani ti saresti ripresentato al mondo come tuo solito: sorriso beffardo e una solida compostezza.
<Spero che quest'assurda caccia ti abbia fatto stare meglio, perché non dovrai osare venire a piangere da me dopo> sembrò sentenziare come a fornirti una premonizione e a darti un'idea di come il tuo continuo ricorso a brevi distrazioni ti avrebbe condotto alla più ragionevole pazzia, ma stavi già prestando attenzione ad altro e nell'istante in cui Eijiro se ne accorse ed uscì dalla stanza con tanto di porta sbattuta tu eri assorto nel guardare fuori dalle vetrate ed ignorare la sua sfuriata.
Nelle settimane seguenti né lui, né Shouto o chicchessia tentò di farti un esame di coscienza. Ti lasciarono da solo a fare i conti con te stesso e mi chiedo se la cosa sia servita. A volte hai bisogno di una spinta nella giusta direzione, non c'è male nell'ammetterlo, tuttavia all'epoca non eri in grado di accettare alcun aiuto se non con grande sforzo.
Le prime pagine non avevano risparmiato lodi, la tua immagine rimase in copertina fino al primo, grande evento dell'anno: l'annuncio della nuova classifica degli Hero.
La città era in fermento, non vi era altro a cui pensare poiché tu avevi assicurato una quiete che da tempo non si vedeva.
I risultati furono ovvi fin dal principio e tu salisti sul podio, non come logica successione al posto vagante, ma per la fatica che avevi impiegato nei mesi precedenti per fuggire dalla realtà. Se le persone avessero avuto anche solo una vaga idea di quel che avevi realmente affrontato forse non ti avrebbero rivolto gli stessi sguardi meravigliati di allora, forse ti avrebbero acclamato in modo più pacato e, inorridite, ti avrebbero ammirato scendere dal palco e sparire nel silenzio. Nonostante il finto buon umore che mostrarvi eri comunque riuscito a diventare il nuovo simbolo della pace e per qualche strana ragione te ne rallegravi. Pensavi di aver raggiunto la prima meta e già ti preparavi alla prossima, come se saltare da un incarico all'altro fosse l'escamotage migliore, una scappatoia elaborata con astuzia e che ti avrebbe tenuto lontano da me.
Effimero, ogni tuo tentativo lo sarebbe stato e dopo il tuo frettoloso ricorso alle armi hai finalmente iniziato a dubitare e a rimuginare.
È stata una codarda prova d'amore od un disperato addio? Quello che ho fatto è stato fraintendibile, lo riconosco, e a dirla tutta stento a ricordare quali assurdi pensieri mi abbiano portato a fare un passo oltre quel cornicione e a credere non di star facendo un torto a me stesso e a te che più di chiunque ne avresti sofferto, ma piuttosto di star andando incontro ad una salvezza.
Non avevi ancora compreso il fondamento egoista del mio comportamento e ti eri preso la libertà di trovare un capro espiatorio adeguato. Eccoti a soffrire d'insonnia, a prender fiato nelle notti più gelide dell'anno per andar dietro a quel che era rimasto dell'Unione dei villain, per veder perire in un modo o nell'altro ogni membro rimasto. In loro avevi trovato una causa, la violenza del tuo dolore ti aveva accecato e ti aveva portato a formulare un unico giudizio: erano stati loro a darmi l'ultima spinta e dovevano perlomeno andare a riempire ognuna delle asettiche celle di Tartaros.
Il sollievo si rivelò passeggero per quanto tu lo possa negare e prima che giungessero le mattine calde della primavera avevi già archiviato tutto, omesso qualcosa nei rapporti e chiuso il cassetto pieno di documenti che mai avresti riletto. Se anche li andassi a cercare non troverei nulla che sia sufficiente ad accusarti di intemperanza, hai provveduto a cancellare le tracce della tua debolezza. Quei fascicoli potrebbero bruciare davanti ai tuoi occhi e tu ti volteresti dall'altra parte rinnegando le tue stesse azioni.
Ma io posso ancora leggere le pagine che hai strappato, come hai fatto a dimenticartene? Posso raccogliere i pezzi di carta che ti lasci alle spalle e non importa quanto siano difficili da rimettere assieme, riuscirò sempre a ricomporre i frammenti di vita che getti al vento con tanta noncuranza.
Forse è stato questo a tenermi in piedi, a farmi restare come da tuo desiderio, ed ora cosa pretendi? L'amore può mutare pur restando lo stesso, sarai in grado di accettarlo?

Dissolviti se devi, poiché quando sarò prossimo alle porte del mondo ti accarezzerò con un ultimo sguardo e ti ammirerò venir inghiottito dal ruvido sentiero che abbiamo percorso. Il nostro sconforto non avrà fine ed anche fosse compatito nulla potrà sollevarci dagli errori commessi.
Quale rimorso proveremo? Ci strazieremo con dolci ricordi o affonderemo nelle offese che ci siamo arrecati?
Eijiro ha ragione: non dovremmo mortificarci con tanta veemenza e con un fine così inutile. Potrei esser io a sbagliare, potremmo essere entrambi, per ora fermiamoci, prendiamo un respiro.
Il profumo della pioggia appena caduta si fa strada nella stanza quando spalanco la finestra, un soffio di aria fresca mi investe scacciando il cupo velo di pensieri che indossavo. Ti troverò o ti aspetterò, non so come ci ricongiungeremo, eppure so che non riuscirò ad accogliere nuovamente il tuo tocco sulla pelle, non se ciò significasse solo un ritorno alle penose abitudini che abbiamo assunto.
Non sento più il freddo di prima, mi stringo nelle spalle voltandomi e mi siedo per terra, proprio sotto al davanzale, con la brezza che sfiora l'ammasso di riccioli disordinati. Ho mal di testa e mentre mi sistemo meglio, piego le ginocchia, vi poso i gomiti sopra e alzo il mento per cercare di scorgere qualche stella fra le nuvole, le tempie mi pulsano insistentemente.
Fanculo, se l'è cercata. Già, Eijiro era davvero incavolato per quanto cercasse di nasconderlo.
Lunghi, stressanti minuti a parlare da solo nella mia testa e non trovo di meglio se non la sua sincera irritazione a cui potermi adeguare. Sono infantile, ma ho bisogno di vederti comparire al mio cospetto, di dettare le regole per una buona volta; sono estenuanti i tuoi modi di fare, di fingere e di pretendere, e se sono caduto nei tuoi stessi difetti farò sì di liberarmene. Adesso sono io a sorridere per la folle situazione in cui siamo e a tremare per le illusorie aspettative che mi sto facendo. Corro un rischio nel dire che tu non conosca la vera sensazione della smodatezza, della perdita di controllo e per un qualche sadico istinto desiderei mostrarti cosa significhi vivere in preda allo sfibrante, snervante e spossante andirivieni di lucidità e irrazionalità.
Giunti a questo punto, concedimi anche solo un'istante di fragilità e potrei divorarti.

Izuku ha una nuvola grigia sopra alla testa, che sia l'occasione giusta per Katsuki di ravvedersi prima che il suo ragazzo gli scagli contro una tempesta?
Vedremo, per ora ci diamo appuntamento al prossimo capitolo.

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