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A distanza di circa un mese la situazione sembrava peggiorare.
Ogni giorno vi erano sempre più infetti e morti, sia all'interno della Corea del Sud che nel resto del mondo.
Dalla sera prima Yoongi non aveva fatto altro che cercare notizie su notizie, il suo lato paranoico alimentato dalle decine e decine di articoli contenenti delle evidenti notizie false.
Eppure lui, consapevole che la maggior parte delle cose non avessero un minimo senso, si perdeva comunque qualche istante ad immaginare come il mondo si sarebbe potuto sviluppare con una determinata teoria.
E l'aver passato la notte così di certo non gli fece bene, tant'è che dopo l'ennesimo articolo dovette alzarsi per forza, spinto dall'ansia che lo aveva pervaso.
Guardò l'orologio e, notando che fossero già quasi le sette del mattino, si convinse a scendere di sotto, alla ricerca di un po' di conforto dal suo personalissimo gigante.
In quel mese il loro rapporto si era notevolmente evoluto. Da semplici conoscenti e condomini erano passati ad una fase quasi di amicizia, ma che amicizia di certo non era. C'era una bella intesa tra loro, talmente tanto bella che persino quando fingevano di prendersi a parole, con lo sguardo entrambi si sorridevano impacciati ed emozionati.
Ad occhi esterni magari poteva sembrare che i due fossero degli amici di lunga data, ormai abituati a punzecchiarsi giocosamente, ma in realtà erano appena conoscenti, ed il loro punzecchiarsi forse non era altro che uno strano modo di flirtare. Non era successo ancora nulla tra loro, nonostante passassero praticamente tutto il giorno insieme, ed a Yoongi stava bene così.
Gli piaceva da morire avere il più alto sempre intorno, gli piaceva insultarlo nel suo modo tutto unico e speciale, così come gli piaceva dormire sulle sue gambe, quando Namjoon decideva di guardarsi uno di quei suoi soliti tediosi documentari. Adorava il loro rapporto, ma allo stesso tempo sapeva che questo era fragile quanto un sottile strato di ghiaccio esposto al sole.
Tutto quello funzionava perché non c'erano terze persone, ne era più che convinto, ma allo stesso tempo non voleva negarsi quei momenti con lui.
Quando si ritrovò, ancora in pigiama, davanti la porta dell'altro iniziò a suonare il campanello. Tre brevi trilli, come suo solito.
Namjoon gli aprì la porta dopo qualche istante, per la prima volta in pigiama anche lui, con i capelli tutti spettinati e gli occhi assonnati.
Yoongi lo guardò sorridendo per qualche instante, prima di spostarlo e fiondarsi sul divano dell'altro, che seguiva i suoi movimenti a rallentatore a causa del suo attuale stato.
<Ah, sì, buongiorno anche a te>, mormorò con la voce ancora impastata dal sonno, seppur divertito.
<Io non ho dormito affatto! Sai quanti articoli ci sono su internet?! Secondo me non sopravviviamo!>, rispose rapidamente l'azzurrino, mettendosi in ginocchio sul divano mentre osservava l'altro ridacchiare e chiudere la porta.
<Di nuovo con queste teorie di cospirazioni, hyung?>, gli domandò divertito prima di sparire per qualche attimo in cucina, giusto per preparare del caffè ed essere in grado di reggere quella conversazione.
Ma Yoongi non gli diede neanche il tempo d'iniziare a prepararlo che già si era catapultato in cucina con lui, con nessuna intenzione di calmarsi fino a quando non avrebbe espresso all'altro tutti i suoi dubbi.
<Potrebbero essere tutte cose vere! In fondo noi che ne sappiamo? Ci nascondono le cose da sempre, sono tutti dei bugiardi enormi>, sbuffò, sedendosi con un piccolo salto sul bancone della cucina, mentre Namjoon preparava il caffè per entrambi.
<Beh, anche se fossero cose vere? Tu cosa potresti fare?>
<Io da solo niente, ovviamente. Però abbiamo il diritto di sapere, non pensi?>
Namjoon sospirò, voltandosi a guardare l'amico prima di poggiare le due tazze, ancora vuote, accanto al corpo di Yoongi, al quale dopo qualche istante si avvicinò.
<Se, e sottolineo se, dovessero esserci delle verità non dette, credo sia per tutelarci. Anche se ci fosse dell'altro, credi che saresti in grado di gestirla? Magari puoi pensare di sì, ma non tutti ne sono in grado. C'è chi si farebbe prendere dal panico, chi dalla rabbia, chi dalla paura, e tutti reagiremmo in modo diverso, catastrofico, fino ad arrivare a non avere più nulla. La mente dell'essere umano è davvero fragile, hyung>, spiegò con calma il suo punto di vista, facendo annuire l'altro quasi sovrappensiero. Lo aveva notato subito quel lieve senso di panico che aveva avvolto l'altro, sin da quando aveva messo piede nel suo appartamento. Per questo stava provando a non fare battute magari fuori luogo, anzi. Voleva provare a rincuorare e calmare quel dolce ragazzino a tratti pigro quanto un bradipo.
<Però...se ci nascondono qualcosa di importante, perché non dircelo per tenerci pronti a qualsiasi evenienza? Le notizie escono fuori a metà, e non hanno neanche senso>, sbuffò, incrociando le braccia al petto per qualche istante.
Namjoon sentì il cuore sciogliersi a quella scena super adorabile, e quasi senza rendersene conto poggiò le mani sulle ginocchia dell'azzurrino, aprendole poi per potercisi mettere in mezzo e riuscire così ad abbracciare quell'agglomerato di dolcezza e sconforto.
<Sei rimasto tutta la notte sveglio per pensare a queste cose?>, mormorò, con il viso per metà nascosto contro la spalla destra dell'altro.
Yoongi, che a causa di quella situazione si era ritrovato quasi ad arrossire, ricambiò l'abbraccio con una presa un po' più debole ed il cuore che, inspiegabilmente, aveva iniziato a battere come se fosse impazzito.
In risposta a quella domanda annuì soltanto, riuscendo così a nascondere il viso contro l'incavo del collo dell'altro, facendolo ridacchiare teneramente.
<Non preoccuparti, Yoongi hyung, se succede qualcosa ci sono io qui con te>, parlò con calma, lasciando qualche carezza sulla schiena minuta del più basso, cercando così di prolungare quel dolce contatto tra loro.
E Yoongi se non era arrossito prima, questa volta non fu in grado di trattenersi. Sentiva il viso bollente dopo le ultime parole di Namjoon, anche se in fondo, nel suo cuore, sapeva che quelle erano soltanto parole. Insomma, sono cose che si dicono in situazioni come quelle, niente di più niente di meno. Di certo non si stava immaginando in un mondo post apocalittico con Namjoon, affatto. Però allo stesso tempo voleva crederci, anche se non lo avrebbe mai ammesso neppure a se stesso.
<Ma sta zitto, sono sicuro che se dal giorno alla notte la gente dovesse iniziare a trasformarsi in zombie, qui sarei io quello a farmi il culo per ucciderli tutti>, rise, cercando di scrollarsi di dosso tutto quell'imbarazzo dato dall'abbraccio e le parole dell'altro. Così il suo viso tornò ad una tonalità più normale mentre sentiva Namjoon ridere e scostarsi appena dall'abbraccio, giusto per riuscire a scambiarsi uno sguardo.
<Pensi davvero questo di me? Oddio, non ci posso credere!>, parlò fintamente offeso, facendo ridacchiare Yoongi che, lentamente, lasciò scivolare via le mani dai fianchi dell'altro prima di farle poggiare nuovamente contro il bancone.
<Sembri una sorta di pacifista, non è colpa mia>, rispose, alzando le spalle di poco.
Namjoon allora si scostò, scombinando con una mano i capelli di Yoongi prima di lasciarsi distrarre dal profumo del caffè bollente.
<Beh, se la situazione lo richiede, posso fare una strage>
<Oh, questo non lo metto in dubbio>, disse, prima di scoppiare a ridere sotto lo sguardo divertito del più alto.
Del ragazzino con gli occhi carichi d'ansia di poco prima quasi non c'era più traccia, e Namjoon si sentì particolarmente soddisfatto. Talmente tanto che se fosse stato da solo si sarebbe dato più di una pacca sulle spalle, aveva fatto un'ottimo lavoro.
Riempì le tazze con il caffè, mettendo anche un po' di latte in quello di Yoongi prima di lasciar scorrere la tazza sul bancone verso di lui.
<Sì, adesso zitto e bevi>, l'ombra di un sorriso sulle labbra.
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No, scherzo-- AHAHAHAHAH
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