Capitolo 29
Rose raggiunse l'ingresso di Hogwarts, con Polly che non sembrava volerla lasciare in pace.
Per tutto il tragitto, la Serpeverde non aveva fatto altro che chiacchierare su quanto si sarebbero divertite alla festa, di come doveva sbrigarsi a decidere che cosa mettersi, e le aveva chiesto sulle dieci volte che cosa si sarebbe messa lei.
La riccia le aveva risposto sempre con:- Non ci ho ancora pensato-.
Ma magari Polly non si ricordava la risposta da una volta all' altra.
Però doveva ammettere che quello era un bel problema.
Tutti sapevano della fama dei Serpeverde per quanto riguardasse le feste, e lei non voleva certo fare brutta figura.
Così aveva iniziato a lambiccarsi il cervello.
Aveva pensato di mettersi il vestito che indossava ad Halloween, ma poi sarebbe stata troppo monotona.
Quando furono arrivate davanti al portone della scuola, Polly le propose, raggiante, distraendola dai suoi pensieri:- Ehi! E se ti aiutassi a scegliere il vestito? Sai, me ne intendo di queste cose-.
Rose non avrebbe voluto accettare un aiuto proprio da lei, dato che si era fatta pregare tanto solo per farle ottenere un' uscita ad Hogsmeade, ma doveva ammettere che un po' di aiuto non sarebbe guastato...
-Okay. Mi serve proprio una mano. Sono una frana quando si tratta di vestiti- si arrese alla fine, lasciandosi sfuggire un mezzo sorriso.
Il contrario di quello che fece Polly, ovvero un sorriso smagliante.
Rose si chiese se non le facesse male la faccia a sorridere così tanto.
-Perfetto!- esclamò la bionda, battendo le mani. -Dimmi... Che idea hai?-.
-Ehm... Nessuna idea, in realtà. Speravo che tu potessi farmi da guida, diciamo- disse la Grifondoro, grattandosi nervosamente la nuca.
-Bene. Seguimi. Ti presteró uno dei miei vestiti- riprese Polly, senza fare una piega.
La prese per mano e la trascinò correndo nei sotterranei, verso la sua Sala Comune.
La Serpeverde pronunciò a bassa voce la parola d'ordine, per non farsi sentire, e la parete davanti a lei si aprì, rivelando una porta.
Ridacchiando, Polly condusse Rose lì dentro, e la Grifondoro vide una Sala Comune molto diversa dalla sua, e non solo per i colori.
Il caminetto era grande, con alte fiamme arancione brillante che stonavano con il resto della stanza, rigorosamente tutto argento e verde.
C'erano dei divani e dei tavolini sparsi un po' ovunque, e stendardi dei Serpeverde alle pareti, ma quella sala non irradiava calore come quella dei Grifondoro.
Era fredda, non ti dava quel senso di casa che Rose aveva sempre amato nella sua Sala Comune.
Ma quel giorno era deserta.
Dovevano essere ancora tutti al campo di Quidditch.
-La festa si terrà qui?- chiese Rose, continuando a guardarsi intorno.
-Oh, si! Può sembrarti un ambiente piccolo, ma sappiamo come renderlo abbastanza adatto ad una festa di vittoria- le rispose, sempre con quel sorriso stampato in faccia.
-Vieni- disse poi- ti mostro la mia stanza-.
Rose la seguì in un corridoio buio, umido e freddo.
Si vedeva proprio che erano nei sotterranei.
Polly aprì la porta del suo dormitorio, una stanza abbastanza grande con cinque letti, e Rose fu sollevata nel constatarlo vuoto.
La stanza era rigorosamente arredata con i colori verde e argento.
Polly si diresse velocemente verso il baule ai piedi del suo letto, quello centrale, e lo aprì, tirandone fuori vesiti di ogni forma e colore e lanciandoli ovunque, accompagnando la cosa con frasi del tipo "questo no" o "ma perché ho questa roba?!" o magari "devo averli presi da un cassonetto. Non posso avere roba così orribile".
A Rose invece quei vestiti sembravano tutto meno che orribili.
Erano assolutamente stupendi.
Colori sgargianti, pizzi, tulle, gonne lunghe, corte, di seta, di raso... Tutte cose che lei non avrebbe mai pensato di poter apprezzare.
Ma si doveva ricredere.
Quando Polly ebbe svuotato tutto il baule dai vestiti, finalmente tornò a prestarle attenzione.
-Bene Rose. Scegli-.
La Grifondoro strabuzzó gli occhi. Lì c'era l'imbarazzo della scelta!
-Davvero posso scegliere?- chiese, ancora incredula.
-Certo che puoi! Tanto io ho già deciso cosa mi metterò, non preoccuparti- le rispose la bionda, mettendole una mano sulla spalla.
Allora Rose iniziò a osservare i vari vestiti sparsi qua e là per la camera.
Inutile dire che erano tutti fantastici, ma alcuni le sarebbero stati bene quanto a suo nonno sarebbe stato bene un tutù da ballerina.
Credeva che sarebbe stata una scelta molto lunga e difficile, quando scorse un vestito che la attirò più degli altri.
Richiamò l'attenzione di Polly:- Che ne dici di questo?-.
Lei le si affiancò e disse, sorridendo (stramo, eh?):- Questo è perfetto-.
***
Albus era appoggiato al muro, con aria annoiata, sorseggiando un bicchiere di Firewhisky.
Quella festa avrebbe dovuto mettergli allegria, ma si stava solamente annoiando.
Scorpius era sparito chissà dove, come era suo solito fare alle feste, con qualche ragazza, lasciandolo lì da solo a fissare la gente che si divertiva.
Ogni tanto qualcuno si congratulava con lui, per la partita, e lui non poteva far altro che rispondere con un cenno della testa e un mezzo sorriso.
Poi continuava la sua serata di noia.
Indossava dei pantaloni neri con giacca del medesimo colore ed una camicia bianca. Non si era impegnato per niente, diciamocelo.
Tanto sapeva che sarebbe andata a finire come le altre feste.
Ovvero lui che se ne andava prima, annoiato e mezzo ubriaco per tutto il Firewhisky bevuto.
Sarebbe dovuta venire anche Rose, ma non la vedeva da nessuna parte.
Non vedeva nemmeno Polly, il che non era esattamente un ottimo segno...
Mentre si guardava intorno, per controllare se Scorpius fosse ricomparso, vide una cosa che mai si sarebbe aspettato di vedere.
Polly Chapman che usciva dalla porta del dormitorio femminile, in un tubino rosso senza spalline, pesantemente truccata e i capelli raccolti sulla nuca con qualche ciuffo ribelle che le ricadeva davanti agli occhi, seguita proprio da Rose.
Albus non riuscì a tenere la bocca chiusa.
Rose era semplicemente stupenda.
Indossava un abito bianco lungo fino alle ginocchia, con una cintura nera in vita. Dalla cintura partivano dei fiori, sempre neri, che si espandevano verso il basso, fino al bordo della gonna, e verso l'alto, a formare una sola spallina.
Era leggermente truccata, e i capelli, naturalmente ricci e un po' arruffati, adesso le ricadevano morbidamente sulle spalle sotto forma di boccoli.
Ai piedi portava delle scarpe con il tacco nere, con cui faceva evidentemente fatica a camminare.
Fantastica.
La Grifondoro lo notò, ed Albus si affrettò a richiudere la bocca. Rose disse qualcosa a Polly e poi lo raggiunsero.
-Ciao Albus! Che piacere vederti qui!- esclamò la bionda, entusiasta.
-Qui, nella mia Sala Comune?- chiese Albus, ridacchiando.
Polly non notò il sarcasmo nella sua voce e gridò:- Che ne direste di fare un gioco?-.
Parecchi Serpeverde si voltarono a guardarla, interessati.
-Che gioco?- chiese il capitano della squadra di Quidditch.
-Obbligo o verità. Che ne dite?- propose la bionda allegramente.
Così dicendo, si diresse verso alcuni divanetti disposti a circolo e si sedette. Rose la seguì a ruota.
Stranamente nessuno aveva ancora fatto commenti riguardo alla sua presenza lì. Magari erano tutti già troppo ubriachi per notarla.
Li seguirono in sette, tra cui Albus, Matthew Cooper, Michael Howard, tre ragazze di Serpeverde e un altro componente della squadra di Quidditch di cui Rose non ricordava il nome.
-Possiamo iniziare- disse Polly, raggiante, ma venne interrotta da Cooper, che disse:- Perché non rendiamo il gioco un po' più divertente? Ad ogni turno, dovremo bere tutti un bicchiere di Firewisky-.
I Serpeverde parvero tutti d'accordo.
Anche se Rose era preoccupata non poteva obbiettare, però.
-Bene, inizio io- disse una delle tre Serpeverde che erano venute con loro.
-Albus, obbligo o verità?-.
-Verità- scelse lui.
-È vero che sei gay o è solo una voce?- le chiese la ragazzina.
Albus arrossí appena e rispose:-Cosa? È solo una voce, Annabelle- e il turno passò a lui, mentre i giocatori bevevano il primo bicchiere di Firewhisky.
Rose sentì tutta la gola pizzicarle, e la sensazione quasi le piacque.
Quasi.
Ma avrebbe sicuramente resistito tutta la sera.
E invece si sbagliava.
Già dopo sei turni la vista iniziò ad annebbiarsi, e le parole le arrivavano alle orecchie come suoni ovattati.
Smise di ascoltare, finché Polly non attirò la sua attenzione.
-Ehi Rose? Obbligo o verità?- le chiese.
-Verità- rispose lei lentamente.
-Dimmi qual'è il segreto che custodisci con più gelosia, quello che nessuno deve sapere. Se vuoi puoi dirlo a me nell' orecchio. Io non lo dirò a nessuno- le disse.
Rose, che aveva la mente tutta rimbambita dall' alcool, le si avvicinò e le sussurrò all' orecchio il suo segreto.
-Spazio autrice-
Eeeeeehiiiiii
Scusate se oggi è giusto un po' più tardi, ma stasera non riuscivo a concentrarmi.
Se riesco stasera pubblico anche il capitolo 30.
E questo lo finiamo con suspance perché sì. Lol✨
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