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Capitolo 18

Dal capitolo 17
-E non servono le minacce. Sappiamo entrambi che non sareste in grado di uccidermi- continuó poi.

-Forse di uccidervi no, ma magari di rinchiudervi da qualche altra parte, senza indirizzo, questa volta- sibiló Draco, assottigliando lo sguardo.

Lucius si avvicinò ai due adulti, e sussurrò:- Tanto sapete meglio di me che quel che è fatto è fatto...-.
Poi si allontanò, e disse, con tono di voce normale:- Bene, grazie per la vostra piacevole visita. Credo che vogliate tornare a quello che stavate facendo prima di venire a trovarmi-

Loro si allontanarono, sempre con gli occhi ridotti a due fessure.
-Non sarà l'ultimo incontro che faremo, signor Malfoy. Si tenga pronto- disse Hermione, e uscirono.

Lucius rimase immobile per un po', aspettando che Draco ed Hermione uscissero.

Poi si voltó verso il camino e disse:- Via libera. Ora potete uscire.-

-Spazio autrice-
Scusate se ho messo questa parte del capitolo 17, ma qualcuno non era riuscito a leggerla. Ora riprendo con il 18

Rose, Albus e Scorpius sbucarono fuori dal grande caminetto, raggiungendo Lucius.

Avevano finalmente capito come mai quel camino non producesse calore.
Il fuoco era solo un ologramma. Dietro a quella finzione, si nascondeva una piccola stanza segreta, nella quale i ragazzi si erano nascosti per non essere visti dal signore e dalla signora Malfoy.

-Come ha fatto a capire che stavano arrivando?- chiese sorpreso Scorpius.

Infatti Lucius, prima di spiegare ai ragazzi in che modo potevano aiutarlo a "fare giustizia", aveva alzato di scatto la testa, poi era tornato a guardarli e aveva detto, sbrigativo:- Presto! Entrate nel camino!-.

Scorpius aveva creduto che li stesse prendendo in giro, o che in quel modo avesse sperato di ucciderli velocemente.
Però poi aveva visto che nello sguardo di suo nonno non c'era niente che lasciava capire che scherzasse, o che cercasse di ucciderli, così si era dovuto fidare.

E, per fortuna, il camino era veramente un nascondiglio.
Insomma, non poteva morire. Non prima di aver cavalcato un unicorno.

Da lì aveva potuto sentire l'intera conversazione, senza esclusioni.
E purtroppo aveva anche sentito la parte in cui nonno Lucius capiva che i suoi genitori, prima di venire lì, stavano evidentemente facendo sesso.

Lui e Rose si erano scambiati un' occhiata a metà tra lo sconcertamento e il disgusto, mentre Albus tentava di non scoppiare a ridere, facendoli scoprire tutti.

-Quei due non venivano qui da un bel po' di tempo... Ho avuto modo di lanciare qualche piccolo incantesimo per rendere questa prigionia più... Confortevole- spiegò Lucius, in modo vago.

-Ha usato il tappeto, non è vero?- chiese Rose.

Un lampo di stupore passò negli occhi di Lucius, ma poi svanì subito, lasciando spazio alla solita espressione indifferente e alla voce strascicata:- Si, sei decisamente sveglia come tua madre-.

-Non c'è molto da essere svegli. Bastava solo notare che gli occhi dei serpenti sono diventati rossi nel momento stesso in cui lei ci ha detto di nasconderci- rispose semplicemente la ragazza. -Ci voleva solo un po' di logica-.

-Si, okay. Ora però chiariamo una cosa. Perché i signori Malfoy l'hanno rinchiusa qui, signor Lucius?- chiese Albus, che ormai in tutta quella faccenda stava facendo confusione.

Lucius rispose, con aria stanca:- Ragazzi miei, c'è bisogno che impariate che il rancore è una cosa terribile. E purtroppo mio figlio Draco e sua moglie sono pieni di rancore nei miei confronti, ed è questo il motivo per cui mi hanno segregato qui-.

-E perché papà ha detto che questa è solo una loro concessione? Vorrebbero uccidervi?- chiese Scorpius, perplesso.

Quando si immaginava suo nonno Lucius, si immaginava una persona meschina, con abitudini malvagie, che magari passava il suo tempo giocando a Shangai con le ossa delle persone.
Ma invece doveva ricredersi.
E, strano ma vero, quella volta era sicuro che fossero i suoi genitori quelli in torto.

-Certo che vorrebbero uccidermi, sempre per questo rancore di cui vi parlavo prima. Vedete, io ho fatto un sacco di cose orribili nella mia vita, e ne sono consapevole. Ma ho scontato la mia pena ad Azkaban. Loro non avevano il diritto di rinchiudermi qui- spiegò Lucius molto teatralmente.

-Ma è terribile!- esclamò Rose, indignata. -Dobbiamo assolutamente aiutarla ad uscire da questa inutile prigione. Ci dica solo cosa dobbiamo fare-.

Scorpius e Albus annuirono convinti, per confermare le parole di Rose.

-Apprezzo il fatto che voi vogliate aiutarmi, ragazzi, ma per questa sera direi che possa bastare. Tornate qui tra due giorni, non prima. Ora è tardi, i vostri professori o i vostri compagni si accorgeranno della vostra assenza- disse Lucius, alzandosi dalla poltrona su cui si era precedentemente seduto.

Scorpius, Albus e Rose fecero un' espressione contrariata, ma conoscevano Lucius da abbastanza ore da poter dire che non bisognava contraddirlo.

-D'accordo, signor Lucius... Ci rivedremo nel giorno stabilito, e magari proveremo ad arrivare un po' prima- disse Rose, dirigendosi verso la porta.

Proprio mentre stavano per uscire dall' enorme sala, Lucius li bloccò:- Ah e, ragazzi! Se fossi in voi farei materializzare il biglietto con l'indirizzo di nuovo a Malfoy Manor, così i vostri genitori non crederanno più che siate voi ad avercelo-.

Rose si diede mentalmente della stupida per non aver pensato lei a fare una cosa del genere.
-D'accordo. Lo faremo- disse Scorpius.
Prima che potessero uscire, però, Albus si voltó verso Lucius e chiese:- Signor Malfoy, potrebbe prestarci un elfo domestico per tornare alla stazione? Sa, per evitare altri spiacevoli incontri-.

Lucius acconsentì e poi, finalmente, i ragazzi se ne andarono.

***

Nello scompartimento del treno c'era molto silenzio.
Rose e Albus guardavano fuori dal finestrino, uno di fronte all' altro.
Certo, non che a quasi l'una di notte si vedesse qualcosa, ma era il gesto che contava.

Scorpius invece li osservava.
Non aveva mai pensato seriamente all' eventualità che a sua sorella potesse piacere il suo migliore amico o viceversa.
Però la cosa non gli andava per niente a genio.
E non sapeva nemmeno il perché.

-Scorpius, potresti smetterla di fissarci?- chiese Rose, voltandosi a guardare il fratello.
-Si, in effetti è abbastanza fastidioso- le diede ragione Albus.

Scorpius rispose semplicemente:- No-.

-Ma come sarebbe a dire no? Come mai ci stai fissando così?- domandò la ragazza, infastidita.
-Per avere qualcosa da fare. Non voglio passare il resto del tempo a non fare assolutamente niente- rispose semplicemente lui.

-Di solito si iniziano le conversazioni  non si fissa la gente...- borbottò Albus, tornando poi a guardare fuori dal finestrino.

-Volete che inizi una conversazione? Perfetto. Perché vi siete baciati?- chiese Scorpius, tranquillamente.
Albus e Rose arrossirono, e lei chiese a sua volta:- Ma Scorpius! Ti sembrano domande da...-

Il fratello però la interruppe:- Aspetta! Cambio domanda. Vi siete solo baciati o avete fatto anche altro?-

I due diretti interessati si voltarono a guardarlo, con occhi sgranati.
Rose, che non aveva colto l'allusione, chiese:- Che altro avremmo dovuto fare?-

-Sesso, ad esempio- le rispose lui.

-Scorpius, sei tu quello che si fa tutte, non io- gli disse Albus, ostentando un' espressione calma, anche se era ancora rosso in volto.

-Già... E scommetto che infatti siete entrambi vergini- ribatté lui, con un ghigno.

-Sai che ti dico Scorpius? Continua pure a fissarci. Non mi importa più- disse Rose che, rossa come un peperone, tornò a guardare fuori dal finestrino.

Albus lanciò all' amico un' occhiata contrariata, poi imitò Rose.

Scorpius tornò ad osservarli.
Almeno si era divertito un po'.

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