Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

pirati della rete, pirati della strada

La guardia era sbucata all'improvviso da dietro un angolo del corridoio. Beatrice aveva sentito il grido prima ancora di vederla, ma Sarah era già in azione; gettò qualcosa per terra e prima che l'uomo potesse estrarre la pistola un denso fumo bianco invase il corridoio. Beatrice si sentì tirare per la giacca e senza nemmeno rendersene conto si trovò a strisciare sul pavimento.

Un rumore strano, metallico, fendette l'aria sopra di loro; Beatrice era disorientata, stava succedendo tutto troppo in fretta. Dovette udirlo più volte prima di capire che erano spari. Fece per dire qualcosa ma un nuovo strattone le fece morire le parole in gola.

Nella nebbia densa e lattiginosa distingueva vagamente la luminescenza del display del cellulare di Sarah; poi sentì l'amica che diceva "di qua!" prima che altri spari rimbombassero nello stretto spazio alle loro spalle. Un vetro da qualche parte andò in frantumi.

"Vieni!" disse Sarah, tirandola ancora. Pian piano la nebbia si diradò e le pareti spoglie di un corridoio di servizio iniziarono a delinearsi attorno a loro.

"Dove cazzo siamo?" sibilò Beatrice, che era terrorizzata ma non abbastanza da dimenticarsi di fare meno rumore possibile.

"Questo è il piano B," disse Sarah, con un sorriso tirato. "Tranquilla, stanno sparando alla cieca."

Tranquilla? Beatrice si sentiva sul punto di svenire. "Sarah, cazzo, non dirmi di stare tranquilla... porca puttana! Ci sparano addosso!"

"Non stanno sparando a noi, non ci vedono," disse Sarah, in tono neutro. Stava riprendendo il controllo dei nervi e questo faceva impazzire Beatrice. "Adesso scendiamo," proseguì, collegando il cellulare a un pannello di manutenzione.

"Scendiamo?" Beatrice si voltò. Erano passi quelli che sentiva nella cortina fumogena alle loro spalle? "Sarah," disse, "fai quel cazzo che devi fare ma fallo in fretta." Nemmeno in una sauna avrebbe sudato tanto.

Erano passi. "Sarah?" implorò Beatrice. "Fai veloc-"

Un pannello scattò. "Salta dentro," disse Sarah, lanciando un altro fumogeno a terra.

Beatrice guardò l'apertura. Era un tunnel quadrato, dalle pareti di metallo, che scendeva nel buio totale. "Che cazzo è? Che cos-"

"Siete in trappola," disse una voce maschile da qualche parte, "vi siete infilate in un vicolo cieco, ladruncole, arrendetevi."

Piuttosto che farsi sparare... pensò Beatrice... perché ai ladri le guardie possono sparare, cazzo... guardò il tunnel, guardò Sarah, e pensò che se non aveva fede in lei ora, non avrebbe avuto un'altra occasione per farlo. Si infilò nel condotto e si lasciò scivolare.

Sentì Sarah entrare dietro di lei, lasciandole qualche secondo di ritardo. "Quando arrivi giù scansati!" gridò, e la sua voce le giunse curiosamente deformata dal rimbombo delle pareti e dal rumore che facevano scivolando.

"Giù dove?" chiese Beatrice, ma non ebbe risposta. Quella folle corsa durò un tempo che le parve interminabile, poi all'improvviso dopo una leggera curva apparve una luce in lontananza. Non avrebbe saputo dire a che velocità stessero scendendo, ma di sicuro era troppo. Scappare dalle pallottole per rompersi entrambe le gambe, o peggio, non le parve un'idea molto furba.

"Scansati in fondo, Bea!" gridò ancora Sarah.

Finalmente il tunnel finì. Beatrice provò una strana sensazione di leggerezza mentre volava verso un immenso container pieno di sacchi di tela. Tutto sommato, prometteva un atterraggio morbido anche se non troppo pulito. "Devo scansarmi! Devo scansarmi!" continuava a ripetersi mentre cadeva, "devo scans..."

I sacchi ammortizzarono la caduta e la fecero rimbalzare di lato; non dovette fare grandi sforzi per scansarsi, semplicemente si lasciò rotolare dove l'inerzia la conduceva. Solo quando fu ferma notò il tanfo che stagnava nel locale e non riuscì a trattenere una smorfia. Sarah atterrò dietro di lei, appena un istante dopo.

"Wow," disse balzando in piedi, "questa sì che è vita!" Poi, senza fermarsi, scese con un balzo dal container e si mise ad esaminare la stanza. Beatrice la guardò scuotendo il capo. Era pazza. Non c'era dubbio che la sua migliore amica fosse matta da legare. Si guardò intorno, la stanza era debolmente illuminata da alcune grandi finestre opache; c'erano un paio di robot che prelevavano i sacchi dal container, li aprivano, e infilavano il contenuto in alcune grosse lavatrici industriali dall'altra parte della stanza. Proseguivano il loro lavoro come se nulla fosse, nonostante l'arrivo di due sacchi decisamente anomali. Probabilmente, pensò Beatrice, non erano programmati per un'eventualità del genere e quindi semplicemente la ignoravano. Sentì di essere sul punto di formulare un pensiero altamente filosofico, ma Sarah la interruppe.

"Dai scendi! Dobbiamo uscire prima che arrivino. La porta è chiusa ma posso aprirla in trenta secondi," disse, tirando fuori un altro cavetto di tasca e armeggiando con il cellulare.

Beatrice saltò giù dal container, esasperata. "Vaffanculo tu e le tue diavolerie tecnologiche," disse, afferrando un grosso sacco di biancheria sporca che stava sul pavimento, "adesso usciamo e basta." Roteò il sacco e lo lanciò contro una delle finestre, che cedette di schianto. Il vetro era antiproiettile, ma la cornice era progettata per resistere dall'esterno e cedere dall'interno, per consentire la fuga in caso di incendio. Sarah guardò l'amica a bocca aperta.

"Prego," disse lei, enfatizzando l'invito con un gesto della mano, "hacking non tecnologico batte hacking tecnologico uno a zero."

Scavalcarono la finestra rotta e si misero a correre lungo il marciapiedi. Senza fermarsi, Sarah si voltò e disse "pronta per guidare, Bea?"

"Guidare?"

"Adesso si scappa sul serio, mi serve la tua follia alla guida!"

Beatrice provò un fortissimo istinto omicida nei confronti dell'amica, ma ormai erano in ballo. All'improvviso il suo ruolo nell'incursione le fu chiaro; la sua responsabilità era portare entrambe fuori dai pasticci. La rabbia lasciò il posto a una strana, folle determinazione. Poteva farcela, si. Poteva. "Prendiamo il mio," disse.

"Va bene!"

Sarah che non discute era un'altra novità del giorno. Una cosa da segnare sul calendario.

Quando arrivarono agli scooter si infilarono rapidamente i caschi, poi Beatrice attivò il proprio mezzo con un gesto brusco e appena sentì le mani di Sarah saldamente strette ai suoi fianchi diede gas.

Fece un centinaio di metri sul marciapiede, obbligando i passanti a scansarsi e rovesciando un paio di cestini dell'immondizia. Poi svoltò in un vicolo, superò l'isolato e si mise sulla strada principale. Era talmente euforica che non sapeva nemmeno bene dove si trovasse, pensava solo ad allontanarsi il più velocemente possibile.

"Gira di là," disse Sarah all'interfono del casco. Beatrice eseguì meccanicamente.

"Ci seguono?" chiese.

"Due tizi in macchina, non ti voltare e accelera. Svolta a destra al prossimo incrocio."

Beatrice capì che Sarah aveva un'idea, ma per qualche motivo la cosa non la rassicurò più di tanto. "Dove stiamo andando?"

"All'Hays Bridge," disse Sarah.

"Quello che..." Beatrice sentì mancare il fiato. "Oh, no!"

"Oh, si!" Sarah rise. "Ho sempre sognato farlo. Dai!"

Beatrice scosse il capo, e accelerò rassegnata. L'idea di morire improvvisamente le parve quasi piacevole, quasi preferibile a quella tensione esagerata. Almeno finché erano in mezzo al traffico i vigilantes non potevano sparare.

Il ponte apparve davanti a loro in tutta la sua imponenza dopo la curva sulla Smith Avenue. Era un capolavoro di ingegneria, un trionfo di acciaio. Ed era mobile. Ed era alzato.

"Ma ce la faccio?" chiese Beatrice.

"Dai gas, ce la fai! Sono solo pochi metri!"

"...e loro non ce la fanno?"

"Con la macchina blindata?" Sarah rise, "ma scherzi?"

Beatrice annuì. Se l'avesse vista sua madre... se l'avesse vista suo padre! Beh, forse fra i due avrebbe preferito che la vedesse suo padre. Lui almeno avrebbe apprezzato il lato agonistico della faccenda. Spinse il motore al massimo quando lo scooter imboccò la rampa e pregò mentalmente la divinità degli scooter truccati.

L'asfalto filava via sotto di loro a una velocità insensata, e loro sfrecciavano sotto lo sguardo basito degli automobilisti fermi in fila. Qualcuno tirò fuori il cellulare per riprendere la scena. Dannata sfortuna, pensò Beatrice, quel pomeriggio migliaia di persone l'avrebbero vista in rete senza sapere che fosse lei. Celebrità mancata per un soffio, quant'è avara di soddisfazioni la vita di un hacker.

La fine della rampa si avvicinava. Esitare in quel momento significava finire a mollo nel migliore dei casi, sfracellarsi contro la rampa opposta nel peggiore. Ad ogni modo, nulla di piacevole. Beatrice controllò il contagiri, si concentrò sull'assetto. Poche fottute cose sapeva fare nella sua inutile vita, ma una di quelle era guidare. "Cazzo!" gridò, quando le ruote si staccarono dal suolo.

Altro volo infinito. Dopo quel giorno avrebbe potuto scrivere un trattato sulla percezione distorta del tempo e dello spazio che si ha cadendo. Contrasse i muscoli per tenere dritto lo scooter, anche se era quasi sicura che sarebbero cadute, atterrando. Poi cercò di rilassarsi il più possibile per assorbire l'impatto col suolo.

La rampa in discesa era ingombra di macchine, fortunatamente in modo abbastanza simmetrico a quelle dall'altra parte. Beatrice aveva calcolato la traiettoria con parecchio margine, e quando le ruote toccarono terra si sbilanciò per andare in derapata; lo scooter sbandò, controsbandò, ma alla fine lei riuscì a riprenderne il controllo.

"Cazzo era un'imprecazione o una richiesta?" rise Sarah, mentre Beatrice rallentava e svoltava in una laterale. Con il fiume fra loro e gli inseguitori, poterono finalmente tirare il fiato.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro