libertà
"Sarah, cazzo!" Beatrice era paonazza. "Cazzo! Io..."
"Sto bene" disse Sarah. La sua voce aveva qualcosa di strano, era tirata come dopo una corsa. Beatrice si accorse di avere le lacrime agli occhi quando dovette asciugarli per continuare a mettere a fuoco il display.
"Sto bene," ripeté Sarah, "stiamo tutti bene. Tutti... noi."
Beatrice esitò, deglutì, inspirò a fondo. "Quando ho sentito le notizie... pensavo di morire."
"Bea, mi dispiace. Ti... ti ho chiamata appena ho potuto. Abbiamo avuto dei problemi... col piano."
La gravità della situazione era evidente a Beatrice dal fatto che la sua amica di ghiaccio esitasse. "Cos'è successo?"
"Non ora, Bea. È andata bene comunque, abbiamo le informazioni che ci servivano. Vieni.. puoi raggiungerci al Barone Rosso?"
"Adesso?"
"Sì, Bea, adesso" la voce di Sarah tornò fredda. "Le cose si stanno muovendo in fretta, dobbiamo tenerci al passo."
Beatrice si strofinò gli occhi. "Va bene, arrivo. Ti voglio bene..."
"Anch'io, Bea." Una pausa prese il posto delle scuse che Beatrice si aspettava, ma conosceva Sarah abbastanza da non prendersela. "Ciao," concluse, rompendo il silenzio.
"Ciao Bea."
Wolf la osservava con la tazza in mano. "Di nuovo in movimento?" chiese.
Beatrice si sforzò di sorridere, con gli occhi rossi e le guance umide. "Sto mai ferma io?"
Wolf annuì. "L'avventura ti chiama, Beatrice Britt. Non farla aspettare."
Lei esitò appena per un istante, ancora frastornata dalla rapidità con cui quella serata continuava a cambiare le carte in tavola. Una parte di lei voleva disperatamente restare con Wolf... ma un'altra non poteva restarsene lì ferma mentre altrove stavano succedendo cose straordinarie. Avrebbe voluto sdoppiarsi... o semplicemente poter lasciare lì la sua anima, al sicuro fra le braccia di lui, mentre andava a rischiare il collo in chissà quale nuova follia.
Si avvicinò a Wolf e gli sfiorò le labbra con le sue. Fu un istante appena, ma le parve che quel contatto leggero valesse più di mille stupidi discorsi, che peraltro non era assolutamente brava a fare. "Lo prendo per un arrivederci," disse lui sorridendo. Poi senza aggiungere altro le passò una mano fra i capelli, mentre lei già si voltava per avviarsi verso il giardino.
Quando aprì il cancelletto bianco del cortile le tornò in mente la prima volta che aveva incontrato Wolf. Se avesse immaginato... scosse la testa e uscì in strada.
L'aria era fredda e umida. Come sempre le pattuglie armate della Delta indugiavano qua e là, in attesa di una battaglia che probabilmente non sarebbe mai scoppiata. Lo scooter aspettava Beatrice nel piccolo spiazzo davanti alla villa.
Anche mentre si infilava il casco e si preparava a partire, Beatrice non riusciva a far tacere i pensieri. Quanto deve amarti una persona, si chiese, per lasciarti andare e venire senza fare domande? Wolf l'aveva accolta quando era arrivata senza annunciarsi, lasciata andare quando la vita la chiamava altrove, con la stessa naturalezza di un vecchio albero che riceve il sole alla mattina e lo saluta la sera. Era quella la sensazione di libertà che si provava quando finalmente si era trovata la persona giusta?
La strada che scendeva dalle Green Hills a quell'ora era quasi deserta, ma il traffico diventava più denso verso il centro della City. Beatrice tagliò diagonalmente i quartieri residenziali, cercando di rimanere fuori dalla zona più congestionata, ma arrivò al Barone Rosso con la sensazione di essere comunque in ritardo. Ci sono appuntamenti, pensò, ai quali si è sempre in ritardo per quanto si possa fare in fretta ad arrivare.
Trovò la squadra riunita al solito tavolo assieme a un tizio che non aveva mai visto.
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