le Green Hills di notte
L'aria era frizzante e tersa, sulle Green Hills, quella sera. Con le montagne alle spalle e il mare davanti, in alto rispetto alla città, sempre spazzate da quel piacevole venticello del nord est, le alture erano immuni all'inquinamento che stagnava nei quartieri più in basso; o almeno quella era l'illusione che si aveva passeggiando lungo le strade incorniciate da alberi e giardini, piazze e ville.
Beatrice era allegra; il cibo e il vino erano ottimi, e la conversazione con Wolf filava a meraviglia; non avrebbe saputo ripetere tutto ciò che le aveva detto, perché ogni tanto si incantava semplicemente al suono della sua voce calda e musicale. Ora, mentre passeggiavano a braccetto per il parco, Beatrice avrebbe voluto fermare il tempo e rimanere lì per sempre.
Wolf rimaneva in silenzio; li accompagnava il suono dei loro stessi passi. Il frastuono della città arrivava indistinto, attutito, smussato dal vento.
A un certo punto Wolf si fermò. "Quand'è stata l'ultima volta che ti sei seduta su un prato?" chiese, guardandola negli occhi.
"Io... non ricordo."
"Vieni," disse, prendendola per mano e accompagnandola fuori dal sentiero.
"Ma è vietato calpestare le aiuole!" disse Beatrice ridendo, lasciandosi portare.
"Molte cose sono vietate," rise Wolf. "Anche il fatto che tu te ne stia qui con me, suppongo."
Beatrice si sentì molto avventurosa nell'inoltrarsi fra gli alberi in compagnia di un uomo con il quale non avrebbe dovuto essere. Le loro mani si persero, si cercarono, si ritrovarono e si persero ancora. "Vieni qui," disse lui, c'è una radura e da qui si vede il mare."
Quando Beatrice si affacciò sul piccolo spiazzo erboso rimase senza fiato. Il mare era uno specchio nero sul quale si affacciava il tappeto di luci della città; quella cascata di riflessi era come una colata di neon fuso che scivolando giù da un invisibile vulcano cibernetico si frantumava a contatto con l'acqua. La natura era rappresentata in quel gioco di luci dalla luna che, quasi piena, si specchiava sulla baia scura.
Wolf si sedette contro un grosso albero, e Beatrice si rannicchiò accanto a lui. "Hai freddo?" le chiese il prof, sottovoce.
"No... si... si!"
"Vieni qui," disse Wolf, cingendole le spalle con un braccio. Lei si lasciò andare contro di lui, ne assorbì il calore, ne inspirò il profumo.
"Questo posto è fuori dallo spazio e dal tempo," disse Beatrice. "Non pensavo che potesse esistere qualcosa del genere."
"L'ho trovato per caso," disse Wolf, "e me ne sono innamorato. Ma non dimenticare che è stato creato apposta, da Virginia, come tutto ciò che c'è in questa città. Questa bellezza è il frutto di studi e calcoli matematici. È naturalezza creata a tavolino."
Beatrice scosse il capo. "No, io non credo. Io penso invece che Virginia abbia concepito tutto questo in una sorta di ricerca della bellezza, e questo è la prova fondamentale del fatto che sia viva e cosciente."
"Dunque," disse Wolf pensoso, "è questo, per te, la vita? Ricerca della bellezza?"
"Si. La bellezza è un balsamo per l'anima."
Wolf sorrise. Nel buio Beatrice non riusciva a vederlo bene, ma ormai conosceva il suo modo di sorridere, e senza accorgersene sorrise a sua volta.
"In te c'è molta più bellezza di quella che colpisce la vista, Beatrice," disse Wolf. "Forse per questo sei tu il balsamo che la mia anima cercava."
Beatrice trattenne il fiato. Tradusse mentalmente quelle parole in vari modi, ma alla fine tutti tornavano allo stesso significato. Si tirò un po' su, in modo da avvicinare il suo viso a quello di lui. "Ripetilo," disse.
"Con le stesse esatte parole?" Wolf rise, ma la guardava negli occhi di nuovo, con dolcezza.
"Usa le parole che vuoi." Era una sua impressione, o senza accorgersene si era avvicinata un po' di più? Era al tempo stesso concentrata e fuori controllo.
Lui la strinse a sé, e le sfiorò leggermente le labbra con le sue. Lei percepì quel contatto come una scossa elettrica che l'attraversò in un lampo facendola sussultare; non lo lasciò scappare e si sporse in avanti, inseguendo la sua bocca; lui l'attese e quando si incontrarono si baciarono lentamente, e a lungo.
Beatrice strinse le braccia di Wolf con le mani, senza abbandonare le sue labbra; aprì piano la bocca per incoraggiarlo a prenderla più a fondo. Wolf allentò l'abbraccio e le accarezzò la schiena e i fianchi; ovunque la toccasse le dava i brividi, e Beatrice lo adorava. Non era mai stata toccata così, delicatamente, con dolcezza e con fermezza assieme, come se toccare una ragazza fosse un'arte complessa e segreta. Percepiva la passione di lui, ma sentiva che sapeva dominarla e concentrarla dove voleva, come se fosse stata un'energia primordiale della quale era assoluto padrone. Lei invece stava perdendo completamente il controllo, e prendendogli il viso fra le mani interruppe finalmente il bacio.
"Wolf!" disse, senza sapere nemmeno lei se quello che le incrinava la voce era stupore o piacere.
"Bea, io..."
"Tu sei un maledetto hacker," lo interruppe lei, "e hai aggirato tutte le mie difese," aggiunse, prima di baciarlo ancora.
Stavolta il bacio non aveva freni; si cercarono con foga, a fondo, togliendosi il fiato a vicenda. Beatrice strinse Wolf a sé, mentre le mani di lui sfioravano le sue spalle nude, stringevano le sue braccia, stuzzicavano i suoi fianchi; sentiva il petto di Wolf contro il seno, lo sentiva muoversi secondo il ritmo del respiro che accelerava. Stavolta fu lui a fermarsi, e con un gesto delicato le sistemò una ciocca che era sfuggita all'elastico con il quale aveva raccolto i capelli. Si fissarono per un tempo che sembrava infinito.
"Beatrice, io... questo è profondamente sbagliato."
"Lo è," disse lei, "ma non ti ho fermato finora e non penso di poterlo fare mai più."
"Domani vedrai le cose diversamente."
Beatrice scosse il capo. Non riusciva a pensare ad altro che alle mani, alle labbra di Wolf, a cosa avrebbero potuto fare sulla sua pelle nuda. "L'unica cosa diversa, domani, sarà che ti vorrò più di oggi. Wolf... io non so niente di cosa sia giusto o sbagliato. So solo che tu..."
Wolf si avvicinò di nuovo. "Io non credevo che..."
"Figurati io," rise Beatrice.
"Dovremmo dormirci su."
"Dormire?" Beatrice scosse il capo; si sentiva come se avesse bevuto una cisterna di caffè. Se Wolf non l'avesse baciata di nuovo, se non avesse trovato il modo di spegnere il fuoco che aveva acceso, avrebbe finito per masturbarsi tutta la notte pensando a lui, altro che dormire.
"Sono serio, Bea. Se vogliamo rivederci, dobbiamo deciderlo a mente fredda, e ora nessuno di noi due è..."
Lei lo interruppe con un bacio, veloce, delicato. "Domani sarà peggio di oggi."
Wolf sorrise. "Forse hai ragione. Senti," disse, alzandosi e porgendole la mano, "facciamo così. Se questo è stato solo un momento, domani sarà passato. Ma se non fosse passato vieni da me, e ce ne andremo in giro a bere, chiacchierare e..."
"...e qualsiasi cosa ci verrà in mente di fare," concluse lei. "Per me va bene... ma poniamo che a me non sia passata, come faccio a sapere che non è passata nemmeno a te?"
Wolf sorrise mentre aiutava Beatrice ad alzarsi; quella pausa fu una tortura per lei. Infine, dopo essersi sistemato la camicia, disse semplicemente "tu non mi passerai, Beatrice."
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