l'arte di aspettare notizie
La BMW di Wolf divorava la sopraelevata nonostante il traffico. Beatrice, sul sedile del passeggero, tormentava il cellulare come se questo potesse indurlo a squillare.
"Se Sarah sta cercando di nascondersi, è ovvio che abbia il cellulare spento," disse Wolf.
La radio passava i pezzi in testa alla top ten come se quello fosse un normale sabato sera. Ma da un momento all'altro la voce di Jessica Lynn avrebbe preso il posto della musica per dare notizie. Beatrice temeva e attendeva quel momento, in preda a una tempesta di sentimenti contrastanti.
"Esco qua?" chiese Wolf indicando un cartello. Beatrice annuì e la BMW sfrecciò sulla destra imboccando lo svincolo per la High City. In pochi minuti furono sotto casa di Sarah.
"Aspetta qui," disse Beatrice scendendo. Wolf annuì, serio, e rimase in macchina con il motore acceso.
Beatrice girò attorno al palazzo e lanciò una rapida occhiata al parcheggio. Lo scooter di Sarah non c'era. Per un attimo considerò l'ipotesi di chiamarla a casa o di suonare il campanello, ma avrebbe fatto preoccupare la signora Voss inutilmente. Le venne voglia di urlare, ma anche quello non sarebbe servito a molto. Tornò alla macchina.
Trovò Wolf ancora lì; si era acceso una sigaretta. Dal suo sguardo Beatrice capì che non aveva bisogno di spiegazioni. Si sedette e appoggiò la testa al cruscotto. "Che casino."
"Respira, Bea. Aspettiamo le notizie."
Lei si rialzò e tirò su col naso. "Hai ragione. Non possiamo fare altro." Guardò il palazzo dove abitava Sarah come se lo vedesse per la prima volta. "Che strano, vengo qui quasi tutti i giorni e non ho mai guardato in alto."
"Possiamo aspettare Sarah qui, se vuoi."
Beatrice scosse il capo. "Che senso ha? Se sta bene, mi contatterà appena può. Dovremmo andarcene da qualche parte."
"Vuoi che ti porti a casa?"
"Non me la sento di stare da sola. Posso..."
Wolf annuì. "La notte è ancora lunga." Inserì la marcia e accelerò in direzione delle Green Hills.
Quando entrarono in casa, Wolf gettò la giacca sul divano e ordinò alla domestica robot di preparare del tè. Poi accese lo stereo, mettendolo al minimo, tirò fuori le sigarette e ne diede una a Beatrice.
"Grazie," disse lei, e l'accese. Poi si lasciò cadere sul divano e chiuse gli occhi. Sentì Wolf aggirarsi per la stanza, sentì che si accendeva una sigaretta. Per un attimo si illuse di addormentarsi, ma ovviamente era impossibile. Alla fine arrivò il tè. Si fece forza, riaprì gli occhi e si tirò su.
Wolf era in piedi davanti alla porta finestra che guardava il giardino addormentato. I fiori chiusi, le foglie che scintillavano di goccioline alla luce dei faretti, i ciottoli lucidi del vialetto.
Beatrice si riempì una tazza di tè, e quel semplice gesto servì a calmarla un po'. Si chiese se Wolf l'avesse fatto di proposito, se non le avesse portato la tazza apposta per obbligarla a tenere le mani impegnate. Forse era pazza ma in quel momento era certa che fosse andata così. Wolf era il tipo d'uomo che ti riempie sempre la tazza e se non lo fa c'è un motivo preciso.
La musica alla radio si interruppe di colpo. "Qui è Jessica Lynn dal Percy General Hospital, abbiamo notizie riguardo alle condizioni degli agenti feriti; nessuno è in pericolo di vita anche se i medici non hanno ufficialmente ancora sciolto la prognosi. Rimane un alone di mistero circa i motivi dell'incursione al deposito, visto che nulla sembra essere stato sottratto, e altrettanto misteriosa è l'identità degli intrusi. Pare che il sistema informatico del deposito sia stato vittima di uno spettacolare attacco hacker che ha reso inutilizzabili le telecamere e gli altri apparati di sicurezza. Molti sono gli elementi ormai che ci fanno supporre si sia trattato di un lavoro svolto da professionisti con un obiettivo ben preciso. Rimanete sintonizzati per gli aggiornamenti!"
Wolf si voltò e spense la sigaretta nel portacenere sul tavolino. "Non ha parlato di vittime o feriti fra gli incursori."
"Secondo te vuol dire..."
"Almeno ci autorizza ad essere ottimisti."
"Già." Beatrice andò vicino a lui, davanti alla porta finestra. Guardò fuori per qualche istante, poi prese il braccio di Wolf e se lo passò attorno alla vita. Lui la strinse con dolcezza, e lei appoggiò la testa contro il suo petto. "Senti, Wolf," disse infine, "non mi hai chiesto perché la mia migliore amica ha violato una proprietà federale."
"Non sono affari miei. Io non lavoro per la polizia."
"Non sei curioso?"
"Lo sono." Wolf sorrise e le accarezzò i capelli. "Ma non voglio obbligarti a decidere se deludere me o tradire la fiducia della tua amica. Quindi terrò per me la mia curiosità, e il discorso è chiuso."
Beatrice scosse il capo sorridendo. "Come ho fatto a trovarti, uomo perfetto?"
Wolf sospirò "sono tutto fuorché perfetto", ma la strinse appena un poco di più. Il tè si raffreddò nelle tazze, e loro erano ancora lì, in silenzio. A un certo punto il cellulare di Beatrice suonò.
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