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infiltrata speciale

Beatrice guidava verso la sede della Net Seven gongolando per la genialità del piano che aveva architettato, e soprattutto per il fatto che l'aveva architettato tutto da sola. Stavolta faceva parte del gruppo operativo! Non le sembrava vero, era un sogno che si realizzava.

Quando parcheggiò davanti al grattacielo del network controllò per prima cosa di avere ancora in tasca la chiavetta che le aveva dato Sarah. Perdere una chiavetta era quel genere di cose che facevano fallire i piani perfetti e, soprattutto, era quel genere di cose che a lei capitava sempre. Ma la chiavetta era ancora al suo posto, e stavolta non avrebbe fatto pasticci.

Si voltò verso il palazzo, e guardando l'ingresso con i tappeti gialli e il bancone della reception di lucida plastica bianca si rese conto dell'enormità di ciò che stava per fare. Quella corporazione era un colosso e lei, in confronto, era un moscerino. Anzi, meno di un moscerino... era un virus.

"Coraggio, Bea," si disse, "ce la puoi fare. Tira fuori il coraggio, le tette, e tutta la faccia tosta che hai."

Le porte scorrevoli di scintillante cristallo antiproiettile si aprirono con un sibilo al suo passaggio. Le ragazze al bancone della reception la guardarono incuriosite, poi una di loro la riconobbe e la salutò con un gran sorriso. "Ciao Bea! Come te la passi?"

"Ciao Katy! Abbastanza bene, dai... e tu?"

"Alla grande! Che ci fai da queste parti?"

"Eh," fece lei con un lungo sospiro, "porto in giro il curriculum, devo fare delle ore in azienda per la scuola... Jenny Balkan è ancora responsabile dell'ufficio documentazione?"

"Si, naturale," rispose la ragazza.

"Meraviglioso! Posso salire da lei? Vorrei parlarle."

La ragazza interrogò rapidamente l'agenda. "Credo di si, non ha appuntamenti stamattina. Le farà piacere vederti, mentre sali la chiamo per avvisarla che stai arrivando."

"Grazie, Katy, sei la migliore!" disse Beatrice, "intanto vado, tanto la strada la so."

Katy la salutò con un sorriso, poi prese il telefono e iniziò a cercare il numero della Balkan al computer.

Beatrice arrivò davanti agli ascensori e attese. Non voleva dare l'idea di avere troppa fretta, per cui aspettò finché non ne arrivò uno vuoto. Poi, inspirando profondamente, iniziò la salita verso l'ufficio documentazione.

Era ancora in tempo per tirarsi indietro. Stava per compiere un crimine, dopotutto. Ma poi si disse che in fondo stava solo per rubare un po' di tempo a un'IA, e improvvisamente la cosa le sembrò un'attenuante. Non era come rubare un CD in un negozio. Qui c'era arte, e l'arte giustifica ogni cosa. O almeno così le sembrava.

Jenny l'aspettava alle macchinette del caffè di fronte all'ascensore. Aveva un tailleur che sembrava costosissimo e la solita aria abbronzata e impeccabile. Beatrice era convinta che andasse dalla parrucchiera tutte le mattine. "Ciao Jenny!" la salutò andandole incontro.

"Beatrice! Carissima," ricambiò lei, abbracciandola, "come stai? È un po' che non ti fai vedere da queste parti."

"Ah, ah," Beatrice rise, ma non si sentiva molto convincente. "Ma dai, com'è che tutti vi ricordate di me... sono stata qui solo due mesi in fin dei conti."

"Scherzi? Una stagista che lavora è impossibile da dimenticare. Io uso ancora alcuni dei modelli di documento che mi hai fatto tu!"

"Uh, mi fa piacere!" rispose Beatrice, sinceramente meravigliata. Non aveva mai pensato di essere utile per qualcuno. Improvvisamente si vide sotto una luce un po' diversa, e la cosa non le dispiacque. "Senti, proprio di questo ti volevo parlare... presto dovrò fare un altro stage, e mi chiedevo... insomma, non è che potresti passare il mio curriculum aggiornato al vostro ufficio del personale?"

"Scherzi? Ci aggiungerò una mia nota di merito personale. Sarei felice di riaverti da queste parti."

"Ah... uh... fantastico. Io, er..." Beatrice tirò fuori la chiavetta, "eccolo. Ti va se ci diamo un'occhiata insieme?"

"Come no?" Jenny si avviò lungo il corridoio. "Andiamo nel mio ufficio."

Poco dopo erano sedute una di fronte all'altra, fra loro c'era la scrivania di cristallo di Jenny Balkan... perfettamente trasparente, ordinata e trendy. Sulla scrivania c'era un computer ultimo modello, quelli tutto monitor touch con la tastiera capacitiva integrata nella superficie della scrivania. Anzi in effetti l'intero tavolo aveva funzioni touch e di visualizzazione dati; doveva essere parecchio comodo per lavorare.

Beatrice non riuscì a reprimere un brivido quando la chiavetta di Sarah finì infilata in quell'arnese ultra tecnologico. Il crimine era compiuto. In pochi secondi il worm che c'era installato sopra sarebbe penetrato nel computer, aprendo una bella backdoor. I worm di Sarah non sbagliavano mai... beh, quasi mai. Si augurò che andasse tutto per il meglio, perché era certa che se avesse dovuto rifare un'incursione come quella le sarebbe venuto di sicuro un infarto.

"Ecco qua," disse Jenny, "ho mandato il tuo curriculum all'ufficio personale con una nota di preferenza."

"Sei... grazie, sei stata gentilissima. Non so davvero come ringraziarti..."

"Vieni a fare lo stage nel mio ufficio," rispose Jenny facendole l'occhiolino, "mi saresti davvero utile."

"Ok, beh... allora magari ci vedremo a settembre..." Beatrice si alzò, incerta.

"Certo! Ti dispiace se non ti accompagno?"

"No, figurati... conosco la strada!" Si voltò, e cercando di non fare troppo in fretta iniziò a fuggire.

"Aspetta!" la fermò Jenny quando ormai era sulla porta; Beatrice ebbe la sensazione di sudare in un decimo di secondo tutti i liquidi che c'erano nel suo corpo.

"Si?" disse, voltandosi lentamente.

"Hai dimenticato la chiavetta," disse Jenny con un sorriso.

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