i cacciatori di guai
"Scusami un secondo," disse Beatrice alzandosi. Wolf le rispose con un sorriso.
"Pronto Sarah," rispose Beatrice, mentre cercava di mettere più tavoli possibile fra sé e il professore; arrivò al limite occidentale del giardino, la vista da lì era letteralmente mozzafiato.
"Bea! Dove sei?"
"Io... er..." panico, cosa doveva rispondere? Non voleva una ramanzina. "Sto andando a casa. Tu piuttosto che fine avevi fatto?" La controffensiva era sempre un'ottima via di fuga.
"Siamo sulla cresta dell'onda," disse Sarah, "cos'è che mi dovevi dire?"
"Lo sai che la Delta Security pattuglia le Green Hills?"
"Cosa?"
"Si, vedo sempre i loro vigilantes quando vado a ripetizioni da Vinters... non so se c'entra, ma..."
"Beh, intanto è una notizia. Potrebbe essere una falsa pista, ma hai fatto bene a dirmelo."
"Ottimo! Ok... allora... beh, ci sentiamo dopo magari?"
La risposta di Sarah arrivò dopo una pausa densa di significati. "Bea cosa stai combinando?"
"Ma niente! Sono rimasta bloccata in un ingorgo e ne ho approfittato per fare un altro po' di shopping."
"Ok, ok, scusa. Il fatto è che sono agitata, improvvisamente questa città mi sembra un posto dannatamente pericoloso. Lo sai che ti voglio bene?"
"Anch'io, davvero... grazie, Sarah."
"Ciao, stai attenta."
"Anche tu! A dopo..."
Sarah riagganciò e Beatrice si sentì improvvisamente uno schifo. Aveva mentito alla sua migliore amica, all'unica persona in quella merda di città della quale poteva fidarsi; decise che le avrebbe raccontato tutto alla prima occasione... solo, non era quello il momento. Inspirò a fondo e tornò al tavolo. Vinters stava controllando le notifiche nel cellulare ma lo appoggiò non appena lei si sedette. "Tutto ok?" le chiese, con un tono stranamente dolce.
"Si, era un'amica. Una che ha il fiuto per i guai e il talento di infilarcisi sempre esattamente in mezzo."
"Capisco." Wolf annuì. "È così che si impara a sopravvivere. Se eviti sempre i guai, non cresci mai. Bisogna cavalcare la vita, a costo di finire a mordere la polvere, se si vuole andare da qualche parte."
"Tu," chiese Beatrice bevendo un po' di birra, "sei uno che cerca guai?"
Wolf scosse il capo. "Che brutta definizione. Né io né la tua amica cerchiamo guai; semplicemente, siamo gente che non si tira indietro quando il gioco si fa pesante."
"Non sai niente della mia amica."
"Vedo la tua espressione quando ne parli. Sei preoccupata, ma anche orgogliosa di lei. Dev'essere una ragazza in gamba."
"Oh, puoi dirlo forte."
"Raccontami di te, invece."
"Io cosa?"
"Tu sei una che evita le sfide?"
"Mmm... forse. Il fatto è che a me non piace rischiare... ma no, non è vero. Non lo so! Oh, hai il potere di mandarmi in confusione."
Wolf rise, ma non di lei; piuttosto, rise con lei perché anche Beatrice non riusciva a trattenere il sorriso. Si guardarono e i loro occhi rimasero incatenati per un istante soltanto di troppo. "A te non piace stare in panchina mentre gli altri vincono la partita, ma qualcuno ti ha convinto che quello è il tuo posto, e cerchi di fartelo bastare."
"Forse..."
"Bea, tu sei una fuoriclasse. Non farti condizionare dagli altri."
"Oh, è che... beh a me piacerebbe ma... non so, non sono sicura di avere il carattere per prendermi dei rischi."
"A me sembra che tu lo stia facendo invece."
Beatrice sgranò gli occhi. "Ma come... quando?"
"Hai volato con me sopra il traffico, e ora sei seduta lì. È già un bel cambiamento di programma, non credi?"
Beatrice rise. "Si, suppongo che lo sia. Ma non mi sento in pericolo."
"Molte cose sembrano pericolose finché non ci sei dentro. Poi scopri che è soltanto la vita, e che è così che funziona. Ogni volta che fai un passo ti sbilanci, altrimenti rimarresti ferma. Per passare da un equilibrio all'altro bisogna attraversare un momento in cui non siamo in equilibrio, lo sai?"
"Mi piace. Cavoli, riesci a dare un senso a tutto. Ma come...?"
Wolf scrollò le spalle. "Sono uno che pensa molto, non mi limito a vivere la vita; invece la studio e cerco capire com'è fatta."
"Questo è da hacker."
Wolf annuì.
"Tu sei un hacker, vero?"
"Non era difficile, giusto?"
"No... in effetti l'ho sempre saputo. Ma che tipo di..."
"...non sono un black hat. Lavoro per le corporazioni. Ma nemmeno la tua amica è una black hat scommetto. Tu non sei la persona che frequenta quei giri."
"Oh, no! In effetti, Sarah è... credo che nessuno abbia il cappello più bianco di lei. Anche se si veste sempre di nero e si atteggia a cattiva, è una specie di paladino della rete."
"La città ne ha un gran bisogno," disse Wolf bevendo un sorso di whisky. "Di paladini, intendo."
"Uh... suppongo di si."
Wolf diede un'occhiata all'orario sul cellulare. "Hai fame?"
In quel momento Beatrice si rese conto che sì, aveva una gran fame. Annuì con decisione. "Ma forse dovrei andare a casa."
"Ci sono diversi posti qui attorno che dovresti provare. Ma se vuoi ti riaccompagno; i ristoranti non scappano."
"Dovrei almeno cambiarmi e farmi una doccia."
"Un vestito e una doccia sono tutto ciò che si frappone fra te e l'avventura?"
Beatrice rise. "Si... suppongo di si."
"Molto bene," disse Wolf tendendole la mano. "Rimediamo."
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