come inizia un acquazzone estivo
Beatrice, con la musica in cuffia e lo sguardo perso fuori dal finestrino, continuava a rimuginare mentre l'autobus la riportava a casa. Oltre a lei c'erano solo un altro paio di persone, che si erano sedute davanti; in pratica c'era mezzo autobus fra lei e loro.
Più cercava di non pensarci e più quella cosa delle sculacciate le tornava in mente. Che idea assurda, farsi sculacciare da un insegnante! Eppure tutte le volte che ci pensava arrossiva, e una parte di lei cercava di immaginare come sarebbe stato... o semplicemente che effetto avrebbero avuto le mani di lui sulla sua pelle. Se avevano lo stesso effetto delle sue parole...
Il fatto è che tutto, di Wolf, era strano. Quello che diceva, il posto in cui viveva, il modo in cui si comportava con lei... e poi tutti questi misteri, lavoro a tarda notte, vivere da solo in una villetta isolata... chi era davvero Wolf Vinters? Ma soprattutto... avrebbe potuto mai lei, da sola, sciogliere questo enorme enigma?
Il cellulare vibrò. Era Sarah. "Prima giornata di missione ok! Grandi risultati, stasera ti racconto. Siamo tutti vivi e stiamo bene, a parte l'orgoglio di Tom che è un po' malconcio ma si riprenderà."
Beatrice tirò un sospiro di sollievo. Odiava essere tagliata fuori a causa di quelle lezioni private, ed era contenta che Sarah avesse, come sempre, salde in mano le redini della situazione. "Bravissimi!" rispose, "Aspetto tue... un bacio!"
Sarah rispose con un gattino che ammiccava. Doveva proprio essere di buon umore, pensò Beatrice rimettendo il telefono nella tasca dei jeans. Quel contatto improvviso le fece tornare in mente quello che stava cercando di dimenticare da tutto il viaggio... arrossì di nuovo.
Quando scese alla fermata di Chilton Avenue, il cielo si stava coprendo; e all'afa soffocante di poco prima si era sostituito un vento frizzante, elettrico, proveniente dalle colline. Beatrice si avviò a passo svelto; era solo a tre isolati da casa ma sapeva bene che il microclima metropolitano era fulmineo nei cambiamenti. Le prime gocce di pioggia iniziarono a cadere quando era arrivata ormai all'altezza del Free Sin General Store; e l'acquazzone arrivò proprio mentre apriva il portone di casa. Bagnata, ma tutto sommato meno di quello che avrebbe potuto essere se avesse indugiato un po' di più, Beatrice si lasciò scivolare contro la parete dell'ascensore e si ritrovò a sedere sul pavimento a ridere di sé stessa e delle proprie fantasie.
Entrò in casa guardandosi intorno per capire se sua madre c'era o no. Alla fine, non sentendo alcun rumore, dedusse che era fuori o che, se era in casa, dormiva. Si spogliò nel corridoio, lasciò le scarpe bagnate fuori dalla porta e dopo aver gettato i vestiti nello scivolo per la lavanderia si infilò sotto la doccia accogliendo con un brivido di piacere la sensazione dell'acqua calda sulla pelle, in faccia, tra i capelli.
Fuori, il temporale non accennava a smettere. Quando uscì dalla doccia Beatrice trovò una chiamata di Sarah, e prima ancora di vestirsi la richiamò.
"Pronto Bea!" La voce dall'altra parte era stranamente allegra.
"Sarah! Ho visto la chiamata... come va?"
"Benone, abbiamo qualcosa su cui lavorare... ma non ne posso parlare al telefono. Noi ci siamo fermati al Blue Box in attesa che spiova, tu dove sei?"
"A casa. Nuda. In bagno!"
"Ci raggiungi da qualche parte?"
"Non posso, il mio insegnante mi ha minacciata di sculacciarmi se non recupero anche gli arretrati, e ho paura che lo faccia davvero!"
"Fai la brava, Bea," la ammonì Sarah, "ma la brava intesa come la faresti tu, non come la farei io, capito?"
"Va bene, vice mamma... agli ordini!" Beatrice sorrise, scuotendo la testa. Sarah di buon umore era la creatura più adorabile dell'universo.
"C'è Pat qua che ti vuole... te lo passo."
"Cos...? Eh? Aspetta! No!"
"Ciao Bea!" disse la voce di Pat dall'altra parte del telefono. Per qualche strana connessione mentale, Beatrice si sentiva in imbarazzo a stare nuda al telefono con un ragazzo.
"Ciao Pat! Siete sulla cresta dell'onda, eh?"
"Siamo i migliori!"
"Senza dubbio."
"Ti ricordi di sabato?"
"Certo che mi ricordo! Non dimenticartene tu, piuttosto!" L'avrebbe preso a cazzotti, e poi ricoperto di baci.
"Non studiare trop... ouch!"
"Cos'è stato?"
"Niente," rispose la voce di Sarah, "è stato il mio pugno. Non ascoltarlo e studia! Ti voglio bene, ci sentiamo domani!"
"A domani, ragazzi."
Finì di asciugarsi rapidamente e si infilò il pigiama, poi si lasciò letteralmente cadere sul divano, con il portatile sulle ginocchia, e dopo aver chiamato a raccolta tutta la propria buona volontà aprì il file dei compiti del professor Vinters.
Diversamente da quello che si aspettava, gli esercizi erano quasi divertenti. Anzi, alcuni lo erano davvero. Posti in forma di gioco, o di sfida, i quesiti la obbligavano a far lavorare il cervello a mille e questo la eccitava; il problema era che finiva per immaginarsi ogni parola dei test pronunciata dalla voce di Wolf... e questo peggiorava decisamente le cose. Ma risolvere un esercizio era una sua piccola vittoria personale contro di lui, un po' come se tutto il questionario fosse una specie di perverso gioco di intelligenza.
Senza accorgersene, Bea aveva risolto problemi molto più complessi di quelli che le venivano proposti solitamente a scuola; e tutto grazie allo straordinario modo che aveva il suo insegnante di far sembrare tutto un gioco... tutto maledettamente semplice. Così, a forza di starlo a sentire, le cose diventavano davvero semplici. Per Beatrice era una specie di magia.
Erano quasi le due quando finì l'ultimo esercizio e chiuse il file. Aprendo la chat, non si meravigliò di trovare il bel professore connesso.
"Caro professore, sono lieta di informarti che ho avuto la meglio sui tuoi esercizi. Per la prossima volta dovrai inventarne di più difficili."
Solita attesa interminabile. Ma che diavolo combinava, quello, al computer?
"Ne sono lieto, Bea. È anche relativamente presto."
Beatrice sgranò gli occhi. "Presto?" chiese, "allora non voglio sapere cos'è il tuo tardi."
"La passione, oltre al calendario, non guarda neanche l'orologio, mia cara."
Ormai Beatrice aveva preso coraggio. "Ma si può sapere cos'è che fai tutto il tempo al computer?"
"Lavoro."
Che era un po' come dire "fatti i fatti tuoi". Molto bene...
"A quanto pare hai perso l'occasione di sculacciarmi."
"Il corso è ancora lungo, e tu sei un'allieva indisciplinata."
Stava scherzando... o no? Meglio non rischiare.
"Farò la brava."
"Vedrò di fare il bravo anch'io, allora!"
...e questa poi? Beatrice espirò rumorosamente e si stiracchiò. Cosa combina Wolf Vinters quando non fa il bravo? Ma soprattutto... lei voleva davvero saperlo?
"Vai a letto, Beatrice. Domani abbiamo altre due ore di lavoro che ci aspettano."
Si, voleva saperlo. "Se io non facessi la brava...?"
"Ti punirei."
"Interessante. Bene, professore, seguirò i tuoi consigli e mi metterò a dormire. Seguili anche tu, perché è faticoso domare le alunne indisciplinate."
"Buonanotte, indisciplinata."
"Buonanotte, professore."
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