Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Beatrice Britt

Beatrice osservava pigramente la città scorrere fuori dai finestrini dell'autobus che si inerpicava sbuffando verso il quartiere delle Green Hills. L'aria calda e la polvere alteravano forme e colori, la luce era accecante. Le strade semideserte, poche auto e nessun passante; tutti se ne stavano rintanati nei loro buchi climatizzati, mentre il condizionatore del bus faticava a mantenere l'aria all'interno a una temperatura accettabile, niente a che fare col freddo che Bea avrebbe desiderato. Sudava e sentiva i vestiti che le si appiccicavano addosso.

Tirò fuori svogliatamente il cellulare dallo zaino e scrisse un messaggio. "che palle, sto andando a lezione."

La risposta tardò solo pochi istanti. "Bea fallo o ti cacciano."

"Lo faccio, ma che palle..."

L'autobus finì di arrancare su per le Green Hills e si fermò al capolinea. Il robot autista sferragliò qualche parola, che Bea non sentì perché aveva gli Stratohead in cuffia a tutto volume. Però lo vide gesticolare, e capì lo stesso che la corsa era finita. Doveva scendere e fare l'ultimo tratto a piedi.

Quando scese l'afa la colpì in faccia come un pugno. Improvvisamente rimpianse l'aria tiepida del pullman, quella rovente dell'esterno era mille volte peggio. Non aveva scelta, comunque, così si gettò lo zaino in spalla e seguendo le indicazioni del navigatore del telefono si incamminò fra i tranquilli vialetti che separavano le ville e le villette di Green Hills.

Non sapeva bene cosa aspettarsi; non era mai stata a lezione privata in vita sua. Si immaginava di dover trascorrere un paio d'ore con un professore sfigato e rompipalle di mezza età che magari ci avrebbe provato con lei alla prima occasione. Magari era uno che portava la giacca anche d'estate e che non sapeva parlare d'altro che della sua fottutissima materia.

Quando imboccò l'ultimo vialetto del percorso iniziò a prestare attenzione ai numeri civici. Era così concentrata che non si accorse nemmeno di stare andando a sbattere contro due guardie corporative in armatura potenziata, e quando finalmente urtò uno dei due agenti finì con il sedere a terra prima ancora di rendersi conto di cosa fosse successo.

"Oh..." disse, senza nemmeno fare un tentativo di rialzarsi. "Mi scusi agente, io... ecco io stavo cercando il duecentoventisei, non mi sono accorta... non stavo guardando avanti. Mi spiace."

L'uomo sorrise, e la sua armatura sbuffò quando i servomeccanismi scaricarono la pressione in eccesso. Le tese una mano per aiutarla ad alzarsi, e Beatrice la accettò con un sorriso, lasciandosi quasi tirare in piedi di peso.

"Grazie, agente!" disse, quasi sottovoce. Sapeva che quegli esoscheletri erano fatti apposta per intimorire, ma questo non le impediva di sentirsi parecchio intimidita. "Potrebbe..."

"Quella casa laggiù," disse l'uomo, indicando una villetta bassa, circondata da un groviglio di siepi, cespugli e bassi alberelli frondosi. "Buona giornata, signorina."

Beatrice annuì e sorrise; poi si avviò verso la casa, senza sapere bene cosa aspettarsi. Quando arrivò al cancelletto e suonò il campanello scoprì con sorpresa di provare una certa impazienza, e per darsi un contegno si aggiustò lo zaino in spalla. Le sembrò che la risposta ci mettesse una vita ad arrivare; si guardò intorno. Le Green Hills erano uno dei quartieri più ricchi della città; anche lei veniva da un quartiere ricco, ma molto diverso. Giù in centro tutti facevano a gara per avere l'attico più in alto e le piante più finte, qui invece sembrava che tutti volessero soltanto dimenticarsi di vivere in città.

Finalmente la serratura scattò e il cancelletto si aprì. "Benvenuta, signorina Britt," disse una voce al citofono, "segua il vialetto, la stavo aspettando."

Il vialetto era una striscia di ciottoli bianchi che si snodava sinuosa attraverso il prato più verde che Beatrice avesse mai visto. Il profumo delle piante e dell'erba era quasi inebriante.

L'insegnante l'aspettava sotto la veranda, seduto a un piccolo tavolino sul quale stavano disposti con ordine un portatile acceso, una caraffa di succo di frutta, e due bicchieri. Era un tipo strano, slanciato, vestito di nero e con occhiali da nerd dietro ai quali scintillava uno sguardo penetrante. Impossibile dire quanti anni avesse; forse passati i trenta, perché qualche filo grigio gli impreziosiva la barba e i lunghi capelli scuri raccolti in una coda.

Beatrice si sentì subito in soggezione, anche se non avrebbe saputo dire il perché; in effetti, lo sconosciuto non aveva praticamente nemmeno aperto bocca. Tuttavia c'era in lui qualcosa di oscuro e insondabile, e improvvisamente si chiese come avrebbe fatto a resistere due ore in sua compagnia...

L'uomo si alzò per venirle incontro e le porse la mano, che Beatrice strinse con poca convinzione. "Piacere," disse, con tono calmo, "Wolf Vinters."

"Piacere mio," rispose lei, "Beatrice Britt."

"Accomodati, Beatrice. Possiamo darci del tu, suppongo?"

"Io... er... certo, credo di si."

"Allora accomodati e raccontami un po' qual è il tuo problema."

Beatrice si sedette sulla sedia di fronte a Wolf. Era accaldata e si sentiva a disagio. Lui, quasi le avesse letto nel pensiero, riempì i due bicchieri di succo e gliene porse uno. Il tintinnare del ghiaccio era melodia di refrigerio, e Beatrice bevve avidamente.

"Tua madre mi ha accennato a qualche problema con le materie tecniche," disse lui, quasi per darle il tempo di bere con calma, "tu frequenti il TAEI, giusto? È una scuola difficile, una delle migliori in città. Puoi diventare una grandiosa programmatrice... se ne esci viva."

Beatrice rise, supponendo che si trattasse di una battuta. Appoggiò il bicchiere e annuì. "Sarebbe quello che vorrei fare."

"Ma non ti stai impegnando molto, ultimamente."

"Io ho... ehm... diciamo altro per la testa."

Wolf annuì. "È normale. Alla tua età si hanno un sacco di cose per la testa, ma ti rivelerò un segreto. La maggior parte sono balle."

Stavolta fu lui a ridere, ma Beatrice non colse la battuta. Quello che aveva per la testa le sembrava dannatamente serio.

"Oggi faremo un ripasso delle basi," disse Wolf, bevendo un sorso di succo. "Voglio capire esattamente a che livello sei in tutte le materie per cui ti devo aiutare. Alla fine tu sarai esausta, ma io avrò qualche notizia precisa da riferire a tua madre quando mi chiamerà stasera. D'accordo?"

Poteva non essere d'accordo? Sospirò. "D'accordo."

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro