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allieva e maestra

Beatrice aveva pranzato in fretta, ordinando un po' di roba cinese a caso alla rosticceria sotto casa. Poi aveva fatto il pieno allo scooter, perché la corsa della mattina aveva quasi svuotato il serbatoio. Infine con una strana sensazione che le cresceva alla bocca dello stomaco, come un miscuglio di aspettativa e inquietudine, si era diretta verso le Green Hills.

Che giornata, pensò mentre si lasciava alle spalle il traffico della CIty, alla mattina avevano cercato di ammazzarla e ora stava andando a casa del suo professore per... beh, non lo sapeva nemmeno lei in fondo, per cosa. Forse avrebbero solo parlato; forse l'avrebbe scopata selvaggiamente. Forse... mille ipotesi si affollavano nella sua mente, ma nessuna si incastrava bene con l'idea che si era fatta di Wolf Vinters.

Probabilmente l'avrebbe sorpresa. Lui lo faceva sempre, forse era quello che la affascinava. Le dava l'impressione di essere uno col quale era impossibile annoiarsi.

Un suono cupo, come un brontolio lontano, la indusse ad alzare lo sguardo; grandi nuvole scure si addensavano a nord est; qualunque cosa avesse in mente Wolf, pensò, sarebbe stato meglio che non richiedesse il bel tempo.

Fu strano arrivare in scooter alle Green Hills; vedendo l'autobus fermo al capolinea Beatrice sorrise. Le sembrava passata una vita dalla prima volta che era arrivata lì, e invece era praticamente l'altro ieri. Imboccò la stradina dove abitava Wolf, superò la solita pattuglia della Delta, e non si meravigliò di vederne un'altra in fondo alla strada. Le Green Hills erano una fortezza impenetrabile, ma senza mura o cancelli; erano le corazze delle armature potenziate, le mura, i mitragliatori pesanti facevano da cancelli. Erano gli uomini dentro quelle armature i guardiani oscuri di quel paradiso luminoso.

Parcheggiò davanti alla villetta di Vinters, si tolse il casco e si sistemò attentamente i capelli usando lo specchietto retrovisore. Quando si sentì in ordine fece un bel respiro e suonò il campanello. Il cancelletto si aprì con uno scatto.

Wolf le venne incontro sul vialetto; sorrideva e sembrava rilassato. "Ciao!" le disse, fermandosi a un passo da lei. "Ciao," rispose Beatrice, ricambiando il sorriso. L'attimo di silenzio che seguì fu una domanda non detta. La risposta tuttavia arrivò comunque.

"Sono contento che tu sia venuta," disse Wolf.

Beatrice scosse il capo. "Sono contenta di essere venuta."

"Vuoi qualcosa da bere?"

Beatrice si rese conto solo in quel momento di essere assetata. "Qualcosa di fresco, ti prego."

Wolf annuì. "Vieni," disse, entrando in casa.

Sul tavolino del soggiorno c'era del succo con il ghiaccio. Beh, almeno non voleva farla ubriacare... non subito, quantomeno. Riempì un bicchiere e glielo porse.

"Grazie," disse Beatrice. Bevve un lungo sorso, poi azzardò. "Che si fa, oggi?"

Wolf bevve, prima di rispondere; ma Beatrice era abituata alle pause drammatiche, Sarah era imbattibile in quello.

"Sei mai stata al Brass Bell?"

Beatrice rise. "Non sapevo neanche che esistesse!"

Wolf annuì. "Ti piacerà. Ma apre più tardi, è un posto per nottambuli. Prima abbiamo tempo per..."

Beatrice completò mentalmente la frase in un sacco di modi indecenti.

"...fare due passi in centro. Che ne dici?"

Beatrice rise di nuovo. "Va bene." Prese Wolf sottobraccio, "verrò ovunque vorrai portarmi."

"Ti porterò ovunque vorrai," rispose lui, poi forse stava per aggiungere qualcosa, ma Beatrice non gliene diede il tempo; gli gettò le braccia al collo e lo baciò. Il contatto fu come una scintilla, le labbra di lui contro le sue una promessa, le sue spalle l'unica certezza a cui aggrapparsi mentre il mondo intorno andava in frantumi.

Wolf ricambiò il bacio con energia; le afferrò i fianchi con forza, facendola sussultare, poi lasciò scivolare le mani lungo la sua schiena, strappandole un fremito con il suo tocco dolce e spietato. Bea si strinse a lui ancora di più, sentiva la sua esitazione... sarebbe riuscita a fargli perdere il controllo?

Quando il bacio finì, entrambi dovettero prendere fiato. Wolf era rosso in viso, e Beatrice immaginò di essere più rossa di lui. "Senti, Wolf..." provò a dire, ma lui la fermò con un bacio a fior di labbra. Poi sistemandole una ciocca di capelli, le disse piano "sei una forza primordiale che non posso controllare, Bea."

Lei chinò la testa sul suo petto. "Sono pazza," disse. Inspirò a fondo il suo profumo, strinse le braccia attorno ai suoi fianchi. "Wolf... sono pazza."

"Siamo pazzi in due, allora," rispose lui, accarezzandole la nuca e le spalle.

"Vuoi davvero uscire?"

Wolf sorrise. "Vuoi davvero restare a casa?"

"È meglio uscire, vero?"

Wolf annuì. "Fare le cose di corsa non è nel il mio stile."

Beatrice si girò fra le sue braccia, godendosi il contatto del suo petto contro la schiena. Lui la tenne contro di sé come se fosse la cosa più delicata del mondo. "Di solito nemmeno il mio, Wolf. Ma tu... tu mi fai qualcosa che... l'effetto che mi fai non lo so controllare, davvero."

Wolf le baciò la nuca. "Non credere che per me sia semplice controllare quello che mi fai tu."

"Cosa fanno al Brass Bell?"

"Musica."

Wow, musica. "Che genere di... oh, no, aspetta. Voglio la sorpresa."

"Brava ragazza."

Beatrice chiuse gli occhi, e si lasciò cullare dal respiro di lui. Che strano uomo che era, questo Wolf che faceva le cose con calma, che solo baciandola la faceva avvampare e che resisteva così tanto ai suoi assalti. All'improvviso si rese conto di averlo messo alla prova. E si rese conto che lui l'aveva superata. Se poteva resisterle, allora poteva amarla davvero... poteva tenerle testa e poteva amarla.

"Dai," disse voltandosi di nuovo verso di lui e rubandogli il lampo di un bacio, "usciamo... voglio vedere dove mi porterai, professore!"

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