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Cronache - Balistan

"Mai leverai la tua lama contro un compatriota."

< Mai leverò la mia lama contro un compatriota. >

"Mai abbandonerai il campo prima della fine dello scontro."

< Mai abbandonerò il campo prima della fine dello scontro. >

"Mai mancherai alla tua parola o aiuterai qualcuno a mancare alla sua."

< Mai mancherò alla mia parola o aiuterò qualcuno a mancare alla sua. >

"Mai starai in ozio quando c'è da compiere un'opera."

< Mai starò in ozio quando c'è da compiere un'opera. >

"Mai lascerai che la passione ti domini."

< Mai lascerò che la passione mi domini. >

"Mai ti approprierai di ciò che appartiene a un altro per tuo guadagno."

< Mai mi approprierò di ciò che appartiene a un altro per mio guadagno. >

"Sempre servirai il Graal."

< Sempre.. servirò il Graal. >

A quell'ultima frase, il fioretto della regina Elaine si elevò in cielo, per poi calarsi con delicatezza sulla spalla destra dell'ora diventato "Sir" Balistan.

Quest'ultimo, non si mosse di un millimetro dalla sua posa di reverenza, in ginocchio, con lo sguardo incollato al prato del giardino del palazzo reale di Avalon.

Nella sua mano sinistra teneva stretta la sua alabarda, e con l'altra stringeva il simbolo della regina.

Chiuse gli occhi, senza emettere un suono.

Subito dopo averli lasciati riposare un secondo, tornò agli eventi di venti anni fa.

Dei soldati di Inismore lo stavano strattonando nelle prigioni di Darwah, la città della regione meno interessata a mantenere dei "buoni" rapporti con Avalon.

< Il bastardo di Avalon? Lasciatelo marcire nella gabbia più buia. > uno dei soldati sputò a terra di fianco a Balistan, sconfitto e con gravi ferite lungo tutto il corpo.

I soldati eseguirono gli ordini.

E Balistan rimase lì seduto, senza proferir parola per ore.

Per giorni.

Veniva torturato, colpito, tagliato; quegli uomini gli facevano domande. Le sue orecchie però, sentivano solo rimbombi e il suono del suo cuore, che non crollava.

Per mesi.

Gli veniva dato il minimo indispensabile per sopravvivere. Costretto a mangiare un tozzo di pane quasi in putrefazione nel suo stesso piscio, nella stretta gabbia in cui era rinchiuso.

Per anni.

Dopo anni, finalmente dalla bocca di Balistan uscirono delle parole.

< Il giorno... è giunto. >

Stanco e malnutrito, si sollevò da terra e poggiò le mani sulle fredde sbarre di metallo, stringendole con la poca forza che gli rimaneva.

La guardia di turno balzò in piedi, dopo aver sentito per la prima volta la voce dell'uomo e averlo visto muovere di sua iniziativa.

Il ragazzo incontrò gli occhi del prigioniero, e quest'ultimo capì che la persona che aveva di fronte non era altro che il figlio del soldato che anni fa lo condusse in questa gattabuia.

Lo sguardo di Balistan si fece ad un tratto dispiaciuto, e prima che il ragazzo potesse dire qualcosa, una lancia gli attraversò il petto.

I soldati di Avalon riconquistarono Darwah, liberando ogni prigioniero, indipendentemente dalle loro origini. Riportarono i combattenti delle proprie terre a casa loro.

Balistan tornò a casa sua. Una casa spoglia, senza famiglia, senza amore.

Assomigliava terribilmente a quella gabbia.

Nei suoi sogni in quella grigia stanza, appariva sempre la figura di una donna. Una prigioniera, come lui.

Gli disse che il giorno in cui lo avrebbero liberato sarebbe arrivato.

Gli disse che lei sarebbe rimasta al suo fianco.

Gli avrebbe dato un'altra opportunità di vivere, se le cose fossero andate male.

Si presentò a lui col nome di "Wilfrith".

La sua fede e la sua lealtà non sarebbero mai cadute.

Così abbandonò quella casa, decidendo di servire con la sua stessa vita il Santo Graal e la regina Elaine, convincendosi che in realtà, quella donna che gli compariva nelle notti più buie, era sempre la stessa regina. La sua Elaine.


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