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Cap. 16- Quell'elfo è il male

Lja

"Continua, ragazza. Più forza."
Sentii la calda voce di Krjppel incoraggiarmi.
Il mio respiro era affannato ed estremamente pesante.
La stanchezza era tale che avevo ormai smesso di sentirla.

"Se sei una tendryan non hai pietà.."
Continuò.
Il mio corpo combatteva ormai in automatico.

"Se sei una guerriera non hai neppure un cuore."
Concluse, mentre finivo la mia vittima.

L'allenamento di un guerriero tendryan era il più cruento che si potesse immaginare.
Somigliava più ad un'interminabile lotta tra compagni che potevano liberamente massacrarsi tra loro senza ritegno, senza regole.
Più riuscivi a dare batoste, più meriti ricevevi.
Anche prenderle faceva tuttavia parte della preparazione, in quanto rafforzava corpo e spirito aumentandone la resistenza.
Ovviamente non era concesso l'omicidio in allenamento, ma con un paio di colpi ben assestati il dolore diventava tale da farti preferire la morte.

Lasciai il mio povero compagno agonizzante sul freddo terriccio dell'ampio campo scoperto, sul retro del palazzo d'ossidiana.
Mi avvicinai a Krjppel stordita anch'io per il dolore.
Fino a quel momento era rimasto comodamente seduto su di una panca ad osservarmi mettere K.O. ad uno ad uno tutti i suoi allievi.
In questi 5 anni mi aveva allenato duramente e finalmente i miei sforzi sarebbero stati ripagati.
Quel giorno ottenevo il tanto ambito grado di Qamalj'ehr, cioè Maestra Guerriera.

"È stato un immenso onore ricevere insegnamento dal maestro di mio padre."
Pronunciai, chinando il capo in segno di rispetto.

"È stato un onore anche per me, ragazza.
Mentre ti riprendi, mi prenderò la briga di forgiarti io stesso un'arma e un'armatura degne del tuo titolo."
Mi sorrise, chinando il capo a sua volta.

"Perchè da questo momento sei una Qamalj'ehr!"
Urlò a squarciagola come se dovessero sentirlo da lontano.

Mi guardai intorno per vedere a chi mai si stesse rivolgendo.
Notai con piacere che in molti avevano assistito allo scontro fino a quel momento, affacciati alle finestre del piano superiore.
Non potei far altro che sorridere quando fecero partire un sonoro applauso.
Vi era persino Guinhir, che di solito appariva incurante di tutto.

E nel mezzo delle batoste dei nostri amici, catapistai lassù per puro caso.》
(Tratto liberamente da una pagina del diario di Guinhir)

Scrutai tra tutti loro, mancava qualcuno.
Continuavo a sorridere ma per qualche motivo mi sentii intristita nel vedere che Radtjah non era lì per me.

Mi trascinai zoppicante all'interno della sala principale, per poi accomodarmi sul trono con l'intento di riprendere fiato.

Questi anni avevano cambiato molte cose.
Il tempo muta, trasforma, plasma le persone, la concezione di se stesse, lo stesso animo.
Duro addestramento e ingenti studi avevano fatto di me una macchina da guerra e avevano contribuito ad aggiungere motivazione alla mia causa.
Gli altri tendryan, dal canto loro, usavano rivolgersi a me in modo del tutto diverso.
Gestendo oramai le strategie militari e avendo dato prova del mio ingegno, chiunque aveva iniziato a prendermi come un punto di riferimento, un appoggio, una guida.

Venivo lodata come chi avrebbe risollevato la nostra stirpe, la Vatessa, colei che vedeva la gloria al di là della sofferenza.
Chi era mai l'Intercessore adesso? Non possedeva importanza alcuna.
Della figura che avevo a lungo invidiato non rimaneva che un brutto ricordo.

Da sola ero brevemente passata dall'essere una rinnegata al venir considerata una sorta di regina.
Da sola avrei creato l'esercito perfetto, per la prima volta nella storia del nostro popolo, stipulando patti con le creature più disparate.
Il mio governo poneva al vertice altri due maestri: il rappresentante dei guerrieri Krjppel ed il rispettivo delegato assassino Radtjah.
Noi tre insieme formavamo il Consiglio tendryan, da me fondato, che avrebbe gestito ogni cosa.
Mancavano solo gli ultimi tasselli e tutto sarebbe andato a compimento.

"Mia signora!"
Udii, nel pieno dei miei pensieri.
Era una delle mie spie, una giovane assassina addestrata da Radtjah.

"Parla e cerca di essere concisa.."
Borbottai.
Ultimamente non mi venivano più fornite notizie decenti, solo semplici dicerie di quartiere.

"Farò del mio meglio, sarò tanto rapida che non se ne accorgerà neppure, o meglio se ne accorgerà perchè si tratta di una bella notizia, una notizia buona, una splendida notizia! Di quelle che..."

"Vai avanti!"
La interruppi bruscamente, scocciata. Ma possibile che non ne avessimo uno normale in questo palazzo?
Ci mancava solo l'assassina logorroica.

"Le confesso che è stato estremamente difficile, non troppo in realtà, ma nemmeno mediamente difficile, direi che in una scala di difficoltà l'impresa abbia raggiunto un livello più che medio alto ma non altissimo.."
Continuò.
Io avevo perso le speranze e mi limitai ad ascoltarla cercando di ricavare delle informazioni utili dal suo discorso.

"È che la galleria era bloccata. Ma siamo riusciti lo stesso ad arrivare a Mefilyus! Non indovinerà mai quanto tempo ci abbiamo messo! O potrebbe, visto che siamo stati via per mesi, ma non sa esattamente quanto tempo abbiamo impiegato a mangiare o a dormire..."

"Frena, frena... la galleria era bloccata? Quale galleria?"
Domandai.

"La galleria di Foltausto, sembra che sia stata utilizzata da qualcun altro. Strano vero? Comunque dicevo..."
Rispose, apprestandosi a continuare il suo lungo discorso, prima di venir nuovamente interrotta da me.

"Utilizzata da qualcun altro? Ma è impossibile! Le gallerie garantiscono massima sicurezza, se qualcuno oltre noi è riuscito ad indovinare il giusto codice, potrebbero scoprirci!"
Esclamai, sconvolta.

"Amh.. ma non c'era nessuno, ci sarà caduto un animale!"
Cercò di giustificare lei, alquanto scioccamente.

"Ma che vai blaterando? Non avete fatto ulteriori ricerche per controllare?"

"Beh.. non ci abbiamo pensato..."
Balbettò, nervosamente.

Ero sconcertata: come poteva aver trascurato informazioni tanto importanti?
"Incompetente! Spero che Radtjah ti abbassi il rango."
Sbottai.

"Oh, io spero di no, perchè la missione l'abbiamo conclusa con successo!"
Saltellò felicemente.

"Che missione? Ne ho affidate molteplici.."

"Abbiamo rapito quel... quell'essere!"
Annunciò, fieramente.

"...Quale essere?"
Domandai confusa.

"Credo sia una donna..."
Concluse, chiedendo conferma ai compagni dietro di lei.

"Ma si può sapere di cosa stai parlando?!"
Sembrava di conversare ad enigmi, come se dovessi indovinare il reale significato delle sue parole.
Il peggior rapporto mai ricevuto nella storia.

"Della Pilionem, signora! L'inventora o inventrice... o come si dice. È nelle nostre mani!"

Finalmente tutto acquisiva un senso.
Ero felice del fatto che il mio piano stesse andando a buon fine, ma la questione della galleria continuava a turbarmi.

"Ottimo lavoro."
Proferii alzandomi e dirigendomi verso la mia stanza, mentre sentivo i gridolini di gioia delle spie da dietro le mie spalle.

Come calò la notte, silenziosamente, un pensiero turbò il mio sonno.
Rialzai la testa dal cuscino, mettendomi stancamente seduta.
Non avevo mai domandato informazioni aggiuntive riguardo al sistema difensivo dei tendryan, ma era possibile che solo uno di noi potesse attivare le gallerie sotterranee e non altri.
Se fosse stato così, un forte dubbio mi avrebbe perseguitata.
Che mio fratello si trovasse a Mefilyus?
Che fosse stato lui?
Non poteva e non doveva essere vivo.
Sospirai, osservando la delicata luce lunare fluire dalla finestra della mia buia camera.

"Non riesci a dormire, Qamalj'ehr?"
Una voce familiare sussurrò così al mio orecchio, più vicino del dovuto.
Per poco non caddi giù dal letto per lo spavento.

"Radtjah! Chi ti ha detto che puoi entrare nella mia stanza?!"
Sbraitai, mentre accendevo tramite incanto una candela sul mio comodino.

"Non rientra in quel genere di cose che non faresti, avendone la possibilità."
Sorrise per via della mia reazione, sdraiandomisi accanto.
Stavo per rispondere inconsciamente al sorriso, ma poi rimasi fredda e lo fissai spazientita.

"Sei qui da molto?"
Domandai.

"Più di quanto immagini."
Rispose abbassando ulteriormente volume della voce, mentre giocava con i miei capelli.
Mi scostai leggermente dal suo tocco.

"Strano, non ho avvertito la tua presenza." Commentai, allontanandomi da lui il più possibile, fino al limite estremo del letto.

"Ho notato, talmente eri immersa nelle tue riflessioni. Tu pensi decisamente troppo, Qamalj'ehr."
Parlò così, mentre mi bloccava sul letto piazzandosi sopra di me, costringendomi a distendermi.

"E tu invece troppo poco..."
Borbottai mentre portavo una mano al suo petto, cercando di spingerlo.

Chi mai lo capiva, Radtjah.
Aveva da un po' di tempo iniziato a comportarsi in modo strano.
Sguardi complici, un contatto fisico a dir poco invadente, ancor più del suo solito.
Avevo sempre finto indifferenza ogni qualvolta accadesse, ma era palese e innegabile che il suo agire creasse in me una serie di sentimenti contrastanti che non sarei neppur'io in grado di descrivere.

"Penso di meno, ma meglio."
Alzò il mio viso verso il suo, cosicchè il blu di quei suoi occhi tanto intensi potesse rendermi al fine prigioniera.
Smisi di spingerlo.

"Perché prima non c'eri, quando ho ottenuto il rango?"
Riuscii a malapena a sussurrare.
Era quello che chiesi, ma non quello che mi interessava sapere.
Non era questa la domanda che tormentava la mia mente.
Volevo solo che mi spiegasse perchè mi sentivo tanto piccola e indifesa di fronte a lui: perchè proprio lui tra tutti riuscisse a rendermi inerme.
Sembrò voler leggere la confusione nei miei occhi, poi sorrise lievemente addolcendo lo sguardo.

"Ti sta a cuore la mia presenza, vedo.."
Così dicendo mi accarezzò il viso e mi si avvicinò ancora, prossimo a darmi un bacio.
Non mi sfiorò neppure, non gli importava farlo.
Si limitò a respirare il mio respiro, a sentirmi fremere alle sue carezze.
Gli bastava che lo desiderassi perchè potesse trarne godimento.
Sapevo perfettamente che voleva solo giocare, illudermi.
Lui si divertiva così.
Avrei voluto allontanarmi e sbatterlo fuori, ma non potevo.
Non ci riuscivo.
Volevo sentire le sue labbra sulle mie.

Proprio mentre chiudevo lentamente le palpebre, l'assassino si allontanò da me, lasciandomi vacillante e perplessa.

"Buonanotte, Lja."
Mi augurò in tutta calma, mentre si apprestava ad uscire dalla camera.
Il mio sguardo lo seguì, fin quando non scomparve fuori dalla porta.

Una volta da sola, mi rimisi seduta, cercando di quietare l'accelerazione del mio battito cardiaco.
Recuperata lucidità, interpretai questo gesto come un avvertimento.
Forse intendeva solo dimostrarmi di essere in grado di ottenere quel che voleva quando lo voleva: compreso il mio cuore.
In particolare, se fosse riuscito a raggirare me, guida primaria dei tendryan, avrebbe potuto comandarli tutti.
Dovevo stare attenta e iniziare a diffidare di quell'infido verme.

Radtjah era un tipo pacato e tranquillo, fin troppo tranquillo.. è lì che si celfastava la sua natura sanguinosa e meschina. Crederciate a me, quell'elfo è il male!
(Tratto liberamente da una pagina del diario di Guinhir)

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