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Capitolo 4

Ben presto Alastar si ritrovò sul lungo viale alberato che conduceva al palazzo reale e all'Arena, meta del giovane ragazzo. Tutto il popolo della capitale si stava dirigendo al monumentale edificio ed affollava la via, ansioso di guardare lo spettacolo che si sarebbe svolto tra poche ore. I nobili sfoggiavano i loro abiti migliori e gioielli di inestimabile valore, per cui non c'era da stupirsi che tra la folla vi fossero dei piccoli ladruncoli, i quali con le loro esili dita riuscivano il più delle volte a prendere un grosso bottino dalle tasche di quei ricchi signori, mentre delle altre venivano catturati e condotti direttamente in cella.

Arrivato davanti all'Arena, il ragazzo non potè non notare una lunga fila di soldati armati di tutto punto posti a presidio dell'edificio: il Re era lì, avrebbe lui stesso valutato la Prova. Per Alastar questo rappresentava una maggiore occasione, ma anche una sempre più crescente preoccupazione.

L'Arena si innalzava rigogliosa e fiera davanti a lui, con i suoi cinque anelli di archi posti uno sopra l'altro e sorretti da pilastri scolpiti dai migliori scalpellini del Regno; posti ad intervalli regolari, alcuni di questi pilastri riprendevano le figure dei Fondatori di Alynor, come se fossero veri e propri déi. L'edifico era quasi grande come il palazzo a fianco e poteva contenete comodamente ogni singolo cittadino di Radein. Il Re si sarebbe seduto nella Tribuna reale, insieme alla sua famiglia e ai Generali del grande e potente Esercito di Alynor, ed era situata sulla curva Nord del terzo cerchio, leggermente più sporgente degli spalti sui quali avrebbe preso posto il popolo.

All'ingresso principale si era già iniziata a formare una lunga coda, ma Alastar la evitò dirigendosi verso l'ingresso secondario, al quale si accedeva scendendo una scalinata di pietra che conduceva ai sotterranei dell'Arena. Presso quell'entrata non si erano mai create lunghe file, essendo quella destinata a chi voleva partecipare alla Prova mettendo a rischio la propria vita.

Alla fine della scalinata vi era un cancello di ferro, davanti al quale stavano due soldati e un uomo seduto dietro ad un tavolino di legno traballante dove vi erano appoggiati un calamaio e una pergamena.

Alastar si schiarì la voce ed attirò l'attenzione dell'uomo, senza dubbio un borghese visti gli abiti che portava e i lunghi baffi pettinati all'insù.

-Ragazzo questo è l'ingresso per i partecipanti della Prova, dovresti ritornare a quello principale e fare la fila come tutti gli altri.

-Ma io voglio partecipare alla Prova!- ribattè Alastar.

-Sicuro di essere abbastanza grande? La Prova è destinata solo per chi ha compiuto i diciannove anni, non uno di meno.

-Li ho compiuti da tempo i diciannove anni. Allora posso iscrivermi oppure no?

- Perché mai avete tanta fretta di superare quel cancello? Comunque sia, dovete dirmi il vostro nome.

-Alastar, figlio di Loran.

L'uomo scrisse il nome sulla pergamena e fece cenno ai soldati di aprire i battenti del cancello.

-Bene, potete andare Alastar figlio di Loran. Buona fortuna ...

Il ragazzo superò in fretta il cancello, oltre al quale vi era un lungo corridoio illuminato da lunghe torce appese ai lati di esso che conduceva alla Sala dei Campioni, dove vi erano riuniti gli altri concorrenti. Erano una decina di ragazzi, figli di nobili o di soldati, eccetto una ragazza che se ne stava in disparte. Era snella e slanciata, ma di una bellezza particolare.

Lunghi capelli rossi come il fuoco, tenuti legati in un'alta coda di cavallo, pelle bianca come la luna, guance leggermente rosate con una miriade di lentiggini e occhi verdi smeraldo.

Era raro trovare qualcuno con i capelli rossi e la pelle così chiara in un Regno in cui era estate per nove mesi all'anno, ma lei era un'eccezione che catturò subito l'attenzione di Alastar.

Si avvicinò a lei lentamente, facendo finta di osservare i vari drappeggi appesi e la strabiliante quantità di armi presenti nella Sala.

-Dovresti sceglierti un'arma se vuoi sopravvivere per almeno dieci minuti.

A parlare era stata propria la ragazza, mostrando al ragazzo l'arco che teneva in mano.

-Grazie per il consiglio, ma ne stavo appunto scegliendo una. Vediamo, questa potrebbe andare bene ... - le rispose Alastar prendendo in mano una spada dalla lama ricurva e leggermente più larga in prossimità della punta, mentre l'impugnatura ad una mano era fatta d'ebano con dettagli argentati: una scimitarra.

-Niente male come scelta, i miei complimenti. Io sono Morgause, figlia di Ronald.- si presentò porgendo la mano al ragazzo.

-Piacere di conoscerti Morgause.- disse lui stringendole la mano.

-Non vuoi dirmi il tuo nome?

-Ma certo, perdonami. Io sono Alastar, figlio di Loran.

I due ragazzi non fecero in tempo a conoscersi meglio dato che entrò nella Sala l'organizzatore della Prova, Sir Jorhann.

-Buongiorno ragazzi e ... ragazza. Gradirei la vostra attenzione per qualche minuto se non vi dispiace. Adesso vi chiamerò uno alla volta e voi dovrete estrarre da questo sacchetto un biglietto. Sul biglietto ci sarà scritto il nome della bestia che dovrete affrontare, ma una volta che lo avrete estratto non potrete più tornare indietro. Perciò se avete qualche ripensamento, questo è il momento.

Nessuno si mosse, nessuno fiatò.

-Bene, allora possiamo procedere. Aprirete i biglietti solo al mio comando, tutti nello stesso momento.

Sir Jorhann cominciò a chiamare tutti i ragazzi, partendo da Rick, un giovane nobile pieno di sé e che più ad un ragazzo somigliava ad un armadio di muscoli. Dopo di lui vennero tutti gli altri, tra cui Nicolas, che anche se era figlio di un generale era piuttosto gracile, ma dall'intelletto estremamente acuto, e Gideon, il classico sciupa-donne dal temperamento focoso.

Arrivò il turno di Morgause, alla quale il Sir fece un ampio sorriso che fece stringer i pugni ad Alastar. Quel tipo di sorriso lo aveva già visto in molti uomini nelle taverne, quelli che pensavano di poter avere tutto e tutti sotto al loro comando. Solitamente le ragazze con loro facevano una brutta fine.

Finalmente venne chiamato anche il nome di Alastar, il quale prese l'ultimo biglietto rimasto nel sacchetto.

-Potete aprirli.- annunciò l'organizzatore.

Con le mani tremanti, Alastar aprì il proprio e appena lesse ciò che vi era scritto il sangue gli si gelò nelle vene.

-Cosa hai preso?-gli domandò Morgause, ma non ricevette risposta. -A me non è andata poi così male sai? La mia bestia sarà un Tornado Blu.

-Una Furia Nera.- ma le parole di Alastar vennero soffocate dal sempre crescente clamore della folla nell'Arena sopra le loro teste.

-Cosa hai detto? Non riesco a sentire con questo trambusto.

-Una Furia Nera!- esclamò il ragazzo, quasi gridandole in faccia.

L'allegria nel volto della ragazza scomparve all'istante e nella Sala dei Campioni calò un silenzio quasi glaciale.

Furia Nera, era quella la bestia che il destino aveva scelto per lui. Nessuno l'aveva mai sconfitta, neanche mai ferita. Chiunque l'avesse affrontata, sicuramente quella sera non sarebbe tornato dalla propria famiglia. E quel giorno il malcapitato era Alastar.

-Mi dispiace ...

Morgause lo abbracciò per dargli coraggio, subito prima che un corno suonò e il primo concorrente dovette abbandonare la Sala per entrare sul campo di battaglia sabbioso dell'Arena. Lentamente la stanza si svuotò ed Alastar rimaneva immobile come una statua. Sentiva le acclamazioni della folla, le urla dei suoi compagni, i versi mostruosi delle bestie. Alcuni di loro avevano dovuti essere trascinati dai soldati a combattere, poiché arrivato il loro momento avevano ceduto alla paura.

Quando Morgause dovette abbandonarlo, il ragazzo si sentì vuoto mentre la sua anima continuava a tremare.

-Buona fortuna Alastar ...- gli disse con la voce tremante, per poi seguire i soldati venuti a prelevarla.

Ben presto si ritrovò da solo e pregò che il duello del suo predecessore durasse il più possibile, ma così non fu. Al ragazzo sembrò che il tempo fosse volato via appena sentì il corno annunciare il suo turno.

Una porta opposta da quella da cui era arrivato si aprì ed Alastar venne chiamato dai soldati. Impugnò saldamente la sua scimitarra e oltrepassò la porta.

Si ritrovò in un altro corridoio in salita, al fine del quale una grata venne sollevata per farlo entrare nell'Arena.

All'iniziò la luce del Sole lo accecò, mentre la folla gridava e strepitava. Si guardò intorno disorientato, cercando la madre tra le persone sedute negli spalti, ma erano troppe per poterla trovare.

Al centro del campo di battaglia, parzialmente nascosta dalla sabbia, vi era una grata, dalla quale la bestia avrebbe dovuto uscire, sollevata da un complesso meccanismo.

Proprio vicino alla grata, Alastar vide un corpo carbonizzato che faticò a riconoscere: Rick.

Alla fine quell'arrogante nobile non ce l'aveva fatta, ma non era stato l'unico. Altri sei corpi giacevano inermi a terra ed Alastar sperò che Morgause non fosse tra questi.

I suoi pensieri vennero interrotti da un forte ruggito proveniente dalla grata centrale:la Furia Nera stava per fare il suo ingresso.

Il Drago più temuto del Regno di Alynor.



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