Capitolo 4
Le cose andavano male, con la mamma ero fredda, distaccata e sentivo nel profondo che lei era cambiata. Non era più la mamma premurosa di sempre, aveva mille pensieri in testa e mi mancava. Mi mancava da pazzi. Mi sentivo sola, non avevo amici e non avevo affetto, mi stavo lentamente deteriorando, stavo andando in pezzi. Mi mancavano tanti di quei pezzetti che dovrebbero esserci nella vita di una bambina che ormai ero inevitabilmente segnata, perché è così, queste sono cose che ti segnano dentro, che ti marchiano come se ti stampassero addosso un cartello con su scritto: "fragile maneggiare con cura" ed io mi sentivo proprio così, fragile, impaurita, vulnerabile. La rabbia iniziava a canalarsi sempre di più, e la sentivo montare dentro di me come un fulmine prima della tempesta, mi sentivo esplodere come un tornado, e avevo voglia di farlo, si avevo voglia di buttare fuori tutto sotto forma di rabbia perché se avessi tenuto dentro mi sarei deteriorata più di quanto non lo fossi già stata.
A scuola tutto era schifoso, venivo sempre giudicata e insultata, così lo dissi a mamma, che andò a parlare con le maestre e i genitori degli alunni, ma ovviamente non riuscimmo a risolvere la situazione, anzi forse peggiorò proprio, perchè le madri e le insegnati genitori erano proprio come i miei "compagni" giudicatori e meschini, ed effettivamente dovevamo immaginarlo, per essere già delle persone spregevoli e amareggiate a quell'età doveva pur esserci un fondamento, una problema di fondo, una base di educazione errata. Riuscii a rendermene conto anche essendo una bambina che di questo mondo corrotto siamo tutte vittime. Che male avrei potuto mai fare se già ero vittima io stessa di dolore? In realtà, quella gente odiava il fatto che non fossi toscana, che avessi invaso il loro territorio, che io poi mi chiedevo e continuò tutt'ora a chiedermi, perché questa distinzione tra popoli e culture? Perche tutta questa malvagità contro chi cerca una vita migliore al di fuori della città? Perchè se siamo tutti cittadini del mondo e abbiamo tutti lo stesso diritto di vivere sulla terra deve esserci discriminazione? Ogni essere vivente nasce in questo pianeta e ad ognuno spetta una piccola, minuscola, quasi invisibile fetta di mondo, perché non possiamo sceglierci la nostra?
Finalmente arrivò anche qualche bella notizia, la casa dove andammo mi piaceva molto. La cucina era spaziosa, ricordo che comprammo una tv 52 pollici per il salotto, e fu un sogno poter vedere i cartoni animati su quel televisore gigantesco. La mia cameretta era coloratissima e piena di tutte le cose che amavo, come winx ino dei miei cartoni preferiti, ad esso mi rendo conto del perchè fossi così innamorata del personaggio principale, anche lei come me non aveva una famiglia stabile, ma riusciva a darsi forza e a liberarsi dalle paure.
Desiderai un letto a castello e fu mio, era il mio piccolo rifugio, iniziai ad andare in biblioteca, prendevo dei libri e la sera mi rintanavo sul mio lettino a leggere i piccoli brividi e mo sembrava per un po che la mia vita non fosse così brutta.
Qualche giorno dopo il trasferimento io e mia sorella scoprimmo di avere una vicina di casa, guardacaso aveva proprio la mia età con qualche mese di differenza, non era italiana ma non importava.
Ricordo quasi precisamente quel giorno, lei era in cortile, seduta su uno sgabellino con addosso un pianoforte giocattolo, e strimpellava qualcosa di incomprensibile. Io e mia sorella la osservavano dalla grande porta avetri della cucina, mentre mia madre cercava di convincerci ad andare da lei. Ovviamente nessuna delle due voleva fare il primo passo, così ci interrogammo a lungo sul da farsi. Alla fine decidemmo di andare insieme e cercare di fare amicizia.
Si chiamava Angel. Eh si, era proprio un angelo in quel periodo della mia vita. Diventò subito la mia migliore amica infatti con lei riuscivo a parlare, a lasciarmi andare ed essere sincera, così raccontai tutti i miei problemi. Le dissi anche delle mie difficoltà a scuola, pertanto mi propose di cambiare istituto e mettermi nella sua classe, perciò lo dissi alla mamma e lei acconsentì, anzì ne fu sollevata perchè cercava sempre di consolarmi e odiava vedermi piangere. Cercava di farmi cambiare istituto fin dall'inizio, ma credevo che non sarebbe cambiato nulla, anzi avrei dovuto ricominciare a conoscere altre persone e adesso, dopo il trauma di quel bullismo psicologico avevo ancora più paura. Grazie ad Angel era diverso, non sarei stata da sola, non avrei dovuto fare per forza delle nuove conoscenze perché avevo lei. Alla fine quindi cambiai scuola e finalmente mi trovai bene. Non è che avessi fatto grandi amicizie lì, ma quantomeno nessuno mi prendeva in giro. Ero una schiappa con i compiti, tranne però quando dovevo scrivere poesie. Quando uscivo con Angel, litigavo con tutte le persone che incontravo, però lei riusciva sempre a tirarmi fuori dai guai in un modo o nell altro. Era bravissima, mi comprendeva, mi aiutava, facevamo un sacco di progetti per la vita che avremmo voluto vivere da grandi e sopratutto, lei era normale, con una famiglia semplice e genuina e questo bastava a farmi vivere una piccola realtà fatta di semplicità e amore.
Finirono le elementari e dovevo iscrivermi alle medie. Decisi di andare nella scuola dove sapevo che avrei trovato i miei vecchi compagni, si, quelli che mi prendevano in giro. Mia mamma mi chiese espressamente di non andare, che mi avrebbe fatta stare male ma fui insistente, non so se volessi riscattarmi e non so nemmeno perché non seguii Angel nella scuola in cui si iscrisse lei. Ovviamente quando rividi quei perfidi ragazzini iniziarono nuovamente a prendermi di mira, ma stavolta fu diverso, io iniziai a rispettare. Non riuscivo più a stare zitta, anzi rispondevo con gli stessi toni ed ero diventata piu forte di loro. Addirittura la situazione si ribaltò, i professori cominciarono a definirmi una bulla, mi scrivevano delle note disciplinari mandavano spesso a chiamare mia mamma, insomma il tutto cambiò.
Arrivò un'altra spelendida notizia. La mamma aspettava un'altra bambina. Per la sua nascita venne a trovarci la nonna. Oddio fui felice come non lo ero da anni. Rivedere la mia seconda mamma era come andare in paradiso, come tornare a respirare aria pulita, il mio ossigeno era finalmente con me. Passai un natale di gran lunga migliore di quelli precedenti, sia per il suo arrivo che per la mia nuova sorellina, un misto di amore e colore che prendeva forma dentro di me, questo era per me la mia piccola sorellina.
La nonna mi promise che quell'estate mi avrebbe portata in sicilia e così fu. Si perchè lei era una che le promesse le mantiene a qualunque costo. Andai lì e potete immaginare che meraviglia rivedere i miei cugini che erano cresciuti, i miei amichetti , gli zii e quel meraviglioso paese, che di meraviglioso non aveva niente. Anzi si, aveva la mia infanzia, quella innocente che avevo perso da un giorno all'altro...
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