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Capitolo 3

Arrivammo in quel paesino, non ero mai uscita dalla sicilia.
Era carino, le casette tutte uguali, alberi da per tutto, molto curato e pulito.
Ovviamente non ero abituata a nulla di tutto ciò perché in sicilia, specialmente nel luogo in cui sono cresciuta se ne vedevano poco di cose così, da noi si usa ancora sedersi fuori durante l'estate, chiacchierare sotto il sole con i vicini, che sembrano di famiglia perché le case appiccicate permettono di ascoltare le parole altrui, da noi è tutta un altra storia quando la mattina presto arriva il furgoncino suonando il clacson a tutto volume facendoci sapere che artiva con le brioches. Lì iniziava ad essere tutto molto diverso, il clima non era gelido ma molto più freddo rispetto a quello cui ero abituata, le persone erano più distaccate, era tutto un po più industriale, tutto sommato però quel paesi mi piacque. L'unica pecca che inondava quel posto era la gente, erano tutti molto freddi, non mi sembrò come giù, dove sono tutti calorosi e sorridenti, qui la gente era strana!

Inizialmente trovammo una casetta piccola, poco efficiente e un po malandata, purtroppo era l'unica cosa che potessimo permetterci, un viaggio e un trasloco di tale portata sono piuttosto sostanziosi economicamente, ed essendoci appena trasferiti il lavoro era ancora da trovare. In quella casa ovviamente non c'era nemmeno una cameretta, un posto tutto mio dove chiudermi e lasciarmi andare, cosi sentivo ancora di più la mancanza della mia cameretta. Ovviamente eravamo senza soldi e fu un incubo, ricordo che all'inizio non avevamo nemmeno una padella per poter cucinare, andavamo a prendere i mobili e il cibo alla misericordia, fu davvero umiliante.

Arrivò il primo giorno di scuola, ed io avevo una paura marcia, paura di non piacere, di essere insultata, di non saper fare i compiti. Paura.

Entrai dal cancello la scuola mi parse carina, nel cortile c'erano scivoli e altalene, una giostra a forma di nave, alberelli tutt'intorno al cancello. Ovviamente mi piacque perché paragonata alla sicilia la differenza si vedeva, noi non avevamo nemmeno il cortile. 

Mi informai con una bidella su dove si trovasse la classe che mamma mi aveva dettoe la signora mi accompagnò. Era simpatica aveva dei capelli lunghissimi da cui restai colpita, era molto bassa e piuttosto scarna.

Entrai in classe e mi sedetti nell'ultimo banco rimasto, accanto a una ragazzina che sembrava molto strana. La stanza iniziò a riempirsi di un brusio acuto, quando la maestra entrò tutti mi guardavano, avevo gli occhi dell'aula puntati addosso, ero imbarazzatissima e l'insegnate mi presentò come la nuova arrivata.

Suonò la campanella e una bambina si avvicino a me "Ah finalmente qualcuno che vuole fare amicizia con me " pensai.

La ragazzina mi disse che si chiamava Irene. Aveva degli occhi che lasciavano intravedere la sua malignità infatti dopo essersi presentata andò dalle sue amiche ad insultarmi. Le sentivo bisbigliare su di me, dicevano che mi avevano messo uno scolapasta al posto dei capelli, che ero brutta e puzzavo. Oviamente ci rimasi male, davvero male. Non un bel primo giorno di scuola!

Entrò la maestra di italiano e si presento, ci chiese di scrivere un tema sulle vacanze e sulla nostra famiglia. Che cosa dovevo scrivere io? Che mia madre lasciò mio padre e partimmo perche ci torturava? Che passammo l'estate a cambiare casa e a litigare con chiunque?
Ripensare a tutto mi face male e le lacrime minacciarono di scendere, ma no io ero forte e non avrei pianto. Consegnai il tema in bianco. La maestra mi sgridò. Ma che ne sapeva lei di quello che avevo dentro?

Durante l'intervallo ci portarono in cortile e iniziai a parlare con la mia compagna di banco, quella un po' strana, scoprii che era siciliana anche lei e mi chiesi se le altre non mi vedessero come io vedevo lei, magari pensai essere siciliane ci rende un po più svitate e bruttine. Comunque facemmo amicizia, era strana e sembrava mezza ritardata. Ma almeno avevo un amica.

Passò un mese e arrivo il mio compleanno, chiesi alla mamma se potessi festeggiarmelo al Mcdonald's visto che l'anno prima l'aveva rovinato e mi disse di si. Economicamente ci stavamo ancora riprendendo ma mancava molto per poter dire di star bene.

In quella casetta minuscola ospitammo il fratello di Lyam con sua moglie e i suoi figli.
Io e mia sorella dormivamo a terra per far dormire loro. Ogni sera prendevamo tutti i piumoni che avevamo e li distribuivamo sul pavimento a mo di materasso. Che strazio pensavamo, mancavano soltanto questi e per di più i loro figli erano stronzi. Mi rubavano le cose, quel poco cibo che avevamo lo usavano per giocare. E io ci litigavo sempre, perche non sapevo trattenermi, non sopportavo di essere scavalcata, infatti arrivavamo sempre alle mani così poco dopo quella convivenza si fece impossibile e andarono via. Facemmo tutti un sospiro di sollievo. Io avevo già troppi problemi, mi mancava papà, la nonna, sì, la nonna mi mancava da morire lei c'era sempre stata sin dalla mia nascita, era una seconda mamma per me e non averla accanto mi provocava tanto dolore. Mi mancavano i miei cugini e i miei amichetti.  Avevo i problemi scolastici, sia con lo studio che con i miei coetanei. Arrivavo a scuola, mi sedevo, tutti mi insultavano e io non parlavo, non rispondevo nemmeno alle maestre. Era tutto orrendo. La mia corazza di protezione si estendeva sempre di più a mano a mano che le cose iniziavano a farsi più dure.

Passò un altro anno. Un anno scolastico mostruoso, un anno famigliare orrendo un anno della mia vita che rimarrà per sempre impresso. C'erano però anche buone notizie. Economicamente ci stavamo riscattando, avevamo cambiato casa e finalmente avevo una cameretta, ma poi la notizia piu bella di tutte, a un mese dal mio compleanno sarebbe arrivata un altra sorellina. Si la mamma aspettava un altra bimba.

Non avevamo lo stesso padre ma non faceva affatto differenza lei era mia sorella a tutti gli effetti, e la amavo davvero. Quando nacque era la bambina più bella che avessi mai visto, la pelle chiara e limpida, era paffuta e morbida, con quei capelli ricciolini m'innamorai all'istante. Finalmente iniziava ad esserci un pò di vita in mezzo a tutto quel dolore.

Con Lyam non cambiò nulla però forse adesso lo odiavo un po' meno, capii che amava davvero la mamma. Iniziai ad avere un po' di rispetto verso lui. Non che facessi la maleducata o cose così ma ero sempre sulle mie un po diffidente, ora ero solo più sciolta ma lo odiavo lo stesso.

Ero li a vedere la vita scivolarmi dalle mani.

Quell'inverno nevicò, non avevo mai visto la neve e quando per la prima volta la vidi, pensai che pure quella cosa gelida mi ricordava la vita, che è così fredda e forte, bianca e senza colore, impotente difronte al sole ma libera e prepotente, pronta a ghiacciare ogni cosa. Pure la neve lo diceva che la vita è così dura.

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