capitolo 2
Andammo a vivere a casa della mamma di Lui. Una casa abbastanza grande, tre piani, stile antico, marmo e legno senza troppe pretese.
Noi ci sistemammo al secondo piano che era vuoto da un pò.
Abitava con sua madre e sua sorella che aveva due figlie. Dio quanto le odiavo , odiavo tutti, odiavo quella situazione, odiavo quella casa, odiavo mia madre, odiavo anche me. Vivere lì si rivelò un inferno. C'erano sempre litigi con chiunque, sopratutto con le figlie di sua sorella, avevo un carattere brutto e ce l'ho tutt ora. Sono quel tipo di persona a cui non va mai bene niente, che si alza sempre con la luna storta, sempre arrabbia col mondo intero, eppure sorrido, sorrido anche quando non mi va. Amo ridere e vi direte, a chi è che non piace ridere? Già è così ma quanto amo ridere io è spropositato, incondizionato, forse perché con tutte le sofferenze alla fine ogni sorriso vale ore. Amo e amavo ridere fino a farmi male le mascelle, fino a piegarmi in due e a farmi venire le lacrime.
In quel periodo ridevo si, ma non col cuore e questo mi faceva male, tutto di ciò che passavo mi provocava dolore. La madre di lui era perfida, grassocia, con un brufolo sulla guancia enorme. Ricordo che insieme alla figlia sparlavano di chiunque, le solite pettegole di paese, come d' altronde fa la gente in una piccola cittadina, tutti parlano delle disgrazie altrui ma nessuno riesce mai a guardare la propria situazione.
Eppure mia madre non era così, no, lei odiava tutte queste cose e mi chiedevo come faceva a stare li, a vedermi sempre litigare con loro e sopratutto con la nipote più grande del nuovo compagno di mamma.
Si chiamava Valeria ed era una di quelle bambine che amano stare al centro dell'attenzione e farsi vedere.
In quartiere ovviamente aveva delle amiche, dato che era nata e cresciuta lì tutte le bimbe della strada la conoscevano, purtroppo era crudele come la madre, d'altronde i figli emulano sempre i genitori. Cercava di isolarmi ma non ci riusciva mai, anzi ero io che gli rubavo le amiche e questo la faceva arrabbiare molto, cosi iniziarono a crearsi le prime faide, sia tra noi bambine che tra gli adulti, i nostri genitori iniziarono a dividersi e si crearono diverse discrepanze.
Ricordo l'ultima litigata, che fu l'ultima perché la situazione ormai era ingestibile.
Eravamo a giocare per strada come si usa fare nei nostri paesini siciliani, valeria voleva togliermi degli occhialini giocattolo che avevo comprato da poco, ovviamente io non volevo cederli così iniziammo a tirarci i capelli e spintonarci, nel frattempo uscirono fuori tutti, anche sua nonna, che mi prese gli occhialini e li buttò con ferocia per strada, una macchina passo e li schiacciò. Mi sentii anche io schiacciata come quelle povere lenti, pressata da un forte senso di ingiustizia e dolore. La madre di valeria uscendo fuori mi disse che ero stupida, non volevo niente, facevo schifo e oltre tutto che mia madre era una puttana.
Ce l'ho impressa nella mente quella scena, tutto era sfocato e mi sentivo frastornata, mia mamma diventò rossa di rabbia e chiamò immediatamente il suo nuovo uomo: "Lyam dobbiamo andare via non riesco più a vivere qui." Preparò le valige, mise le nostre cose in dei borsoni e andammo a stare da una zia di lui. Ogni partenza lasciavamo sempre qualcosa per strada, farei i bagagli era diventato facile ormai. Ma cambiare casa un altra volta? Ero troppo piccola per sopportare cose piu grandi di me.
Restammo a vivere da questa signora per un breve periodo di tempo, ma io volevo la mia casa, il mio lettino, rivolevo la mia vita, il mio papà e le mie Barbie ma nulla ormai era più così!
Per fortuna poco dopo ci affittammo una casetta, riuscendo ad avere una parvenza di normalità, l'appartamento non era male ma non c'era nemmeno una cameretta.
Lyam si rivelò una persona gentile,si comportava bene con noi, si offrì di costruirci una stanzetta, ci accompagnava a scuola con la mamma, ma a me non importava lo stesso, io lo odiavo e basta.
Mio padre veniva a prenderci tutte le domeniche. Sempre ubriaco e sempre ad implorare la mamma di ritornare con lui. Una volta si presentò davvero ridotto male, mia madre che già era insicura a lasciarci andare adesso lo era ancora di più, Lyam lo prese a calci e mi sentii anche io ferita nell'anima.
Decisero di cambiare nuovamente indirizzo.
Non era bello il fatto che mio padre non accettasse la situazione, un giorno provò anche ad alzare le mani a mia mamma quando la trovò a casa da sola.
Quindi dovevamo andarcene, questa volta avevano deciso di cambiare addirittura paese. A due mesi dal mio compleanno.
Ormai ero una bambina morta dentro, quando sentivo di non potercela più fare arrivarono altre cattive notizie, i miei nonni e mio padre misero in mezzo gli assistenti sociali, dicevano che mia mamma era cattiva, non sapeva badare a noi. Io sapevo benissimo che non era così. Ricordo che un giorno mia zia mi portò inconsapevolmente da uno psicologo, ovviamente io, essendo una bambina perspicace capii tutto fin dall'inizio, così andai lì ma non aprii bocca. Sapevo che qualsiasi cosa avessi detto l'avrebbero usata contro la mamma e così non parlai.
Partimmo all'inizio di settembre senza dire niente a nessuno. Dovevamo ricominciare dicevano. Partimmo con una macchina piccolissima e tutto il viaggio lo passai attacata alla mia piccolina, l'unica cosa pura e sincera che mi restava, l' unica che ogni tanto mi faceva ridere davvero.
La mia piccola sorellina Gaia!
Era la mia stella, il mio punto di forza, la mia luce intorno a tutta quell'oscura realtà che si stava formando, io le facevo da scudo ma non sapeva che lei, con il suo amore proteggeva me. Amavo quella piccola bambina paffuta come non so cosa, stravedevo per lei e sapere che passava insieme a me, tutto quello che vivevo io, mi faceva stare male e soffrire da morire.
Arrivammo in quel paese, tutto era nuovo, la casa, la scuola, il paese, la mamma, Io. Io ero nuova, ero cattiva e avevo voglia di spaccare tutto. Tutta la mia vita l'avrei volentieri buttata nella spazzatura.
Mi autoconvinsi che tutto sarebbe andato bene e che il peggio fosse passato.
Non fu così, il peggio doveva ancora arrivare!
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