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XXX capitolo

Si erano entrambi rifugiati in un bar babbano, uno dei pochi aperti sempre.
Stavano bevendo una cioccolata calda mentre fuori da lì le strade erano deserte.
Rose non riusciva a staccargli gli occhi di dosso: solo in quel momento si rese veramente conto di quanto fosse bello quel ragazzo.
Ad un tratto la sua attenzione fu catturata dalla televisione che trasmetteva un video di un cantante.
Anche Scorpius lo notò e gli occhi gli si illuminarono mentre la canzone iniziava.
"Hey scusa! Eri tu che ce l'avevi con me? Ora la tua coerenza dov'è?
Fanno tutti come te, mi insultano poi mi chiedono “scusa”
posso fare un pezzo con te?
Così di copie ne vendo tre, invece che zero, prima non c’ero" cantò il ragazzo guardando il video, perfettamente a tempo con Gemitaiz.
Anche la giovane barista li guardó divertita prima di tornare a pulire il bancone.
"Oh andiamo è una canzone bellissima" Protestó guardando la faccia della rossa, tra lo scioccata e il divertita.
Risero insieme per un po' mentre fuori la neve ricominciava a scendere ricoprendo il terreno.
Uscirono verso le sei, pronti per tornare a casa insieme.
"Ti va di venire a cena da me?"
"Non posso, adesso che mio padre ha la giornata libera sto con lui e poi i miei nonni si lamenterebbero di essere da soli" si scusò lui ma Rose sorrise prendendolo a braccetto e uscendo dal bar dopo aver pagato.
"Dove stiamo andando?"
Lei indicò una costruzione a pochi metri da loro.
"Ti va?"
"Certo, andiamo"
Entrarono nella chiesa, proprio mentre la celebrazione iniziava.
Si misero ai loro posti e la ragazza come al solito si mise a guardare il grande crocifisso posto in alto.
Scorpius non aveva mai partecipato ad una messa cattolica ma capì che quello era il tipo di speranza che le serviva.
Posò l'attenzione sull'uomo davanti all'altare che continuava a parlare.
Rose non si perdeva una parola.
Si mise a pregare in silenzio prendendo la mano di Scorpius.
Proteggilo.
Erano quelle le sue preghiere in quel giorno: far sì che lui fosse al sicuro.
Verso le sette di sera decisero che era il momento di tornare a casa.
Si abbracciarono sull'uscio della porta di casa della rossa.
"Grazie Scorpius" si riferì soprattutto all'ultima ora.
"Quando vuoi" sorrise lui per poi staccarsi.
"Scrivimi" detto ciò si smaterializzó davanti ai suoi occhi.
Arrivato a casa riflettè: non voleva perderla, certo, ma se questo è il destino, non avrebbe potuto far niente.
Ripensò al suo sorriso dirigendosi verso l'ufficio di suo padre.
Lo trovò lì, seduto sulla sedia con la foto di Hermione Granger in mano.
Capì che era la sua attraverso la luce e il riflesso oltre al fatto che suo padre si sbrigò a metterla via.
"Tranquillo papá non sono il nonno"
"Sapevo che non eri lui infatti"
"Lo so già da un pezzo, non serve che nascondi la sua foto"
"Questa tua intelligenza da corvonero a volte cade su di me nonostante la mia astuzia"
Sorrisero insieme prima di dirigersi a cena.

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