Prologo
Era una calda mattina d'estate, precisamente il venticinque di agosto, le strade erano affollate di bambini e giovani intenti a trascorrere al meglio gli ultimi giorni delle vacanze.
Il sole riscaldava i loro corpi, coperti solo da t-shirt e pantaloncini, cosa alquanto strana per la zona dell'Inghilterra.
Diagon Alley era come al solito gremita di persone pronte per gli annuali acquisti scolastici.
La scuola di Magia e stregoneria di Hogwarts era pronta ad accogliere i nuovi e vecchi studenti, per istruirli e dare loro un'adeguata preparazione.
Intanto però, a casa Weasley-Granger, l'aria era tutt'altro che tranquilla.
Hugo, secondo genito di Ronald ed Hermione Weasley, stava sbraitando contro la madre poiché non aveva ricevuto per il compleanno ciò che desiderava.
Una cosa importante da sapere sui componenti dei Weasley/Potter è il loro egocentrismo e il loro essere dannatamente viziati.
Adoravano essere i figli dei salvatori del mondo magico e ne abusavano.
Non tutti ovviamente, solo: i due più piccoli fratelli Potter, Hugo, Molly, Dominique, Fred II e anche Lucy.
Roxanne, insieme a James Sirius e ai pochi rimasti, erano quelli a cui non importava più di tanto dei parenti poiché avevano altro a cui pensare.
Poi c'era Rose Weasley.
Lei era diversa.
Non aveva rapporti con i cugini e gli zii, con il fratello non ci teneva a parlare poiché non le piaceva molto il suo comportamento da bambino viziato nonostante avesse quindici anni ormai.
Lei era molto silenziosa, riservata e nonostante i cugini cercassero di essere gentili (se così si può dire), lei li respingeva.
Amava passare ore e ore nella biblioteca della scuola, a studiare.
Adorava studiare, non per i voti alti bensì perché voleva scoprire cose nuove.
Per lei leggere un libro, una ricerca, un paragrafo era vivere.
Non poteva stare in mezzo a troppa gente, anche per questo non partecipava attivamente alle feste di famiglia, o non andava a vedere le partite di quidditch che si tenevano ad Hogwarts.
Ormai, dopo sei anni, aveva imparato a vivere la solitudine che lei stessa si era creata per un motivo ben preciso.
Suo padre le passò una mano tra i capelli salutandola con un bacio sulla fronte.
Non rispondeva mai al saluto a parole, si limitava ad alzare leggermente l'angolo destro delle labbra in segno di saluto.
La rossa aveva una sua routine che in sei anni non aveva mai cambiato, ma a lei andava bene così.
Appoggiò il bicchiere di succo di zucca sul tavolo mentre anche il suo "adorato" fratellino entrava in cucina urlando a sua madre nell'altra stanza.
"Ciao Cespuglio" si ostinava a chiamarla in quel modo per cercare di farla arrabbiare, inutilmente.
I suoi capelli, un tempo crespi, adesso erano ben ordinati in boccoli favolosi.
Non gli diede retta alzandosi con un libro tra le braccia.
"Torni nel tuo regno, sfigata?"
"Piantala Hugo" si intromise suo padre ma Rose era già sparita fuori.
Si sedette a terra, all'ombra del suo albero preferito, ricominciando a leggere il libro di divinazione del suo settimo anno.
Sentí di nuovo le urla provenienti dalla casa di quel viziato di suo fratello e scosse la testa, tornando a vivere in quella storia.
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