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Capitolo 10

Sembrava andare tutto bene.
Hanji aveva ritrovato Levi e gli aveva promesso che gli avrebbe insegnato a leggere e scrivere.
Non c'era mai stato un giorno di Natale così tranquillo, ma forse Hanji aveva fatto male a pensarlo alle nove della mattina, quando la vita è ancora addormentata e non ha voglia, per il momento, di perseguitarti.

<<Ma quindi... cosa volevi scrivere nella lettera?>> chiese Hanji a Levi, quando la ragazza lo fece entrare a casa sua, stando ben attenta che nessuno dei vicini la vedesse. Erano seduti sulle poltrone in salotto, Hanji su quella che era sempre stata sua, e Levi, senza saperlo, era seduto su quella della madre di Hanji.
L'uomo non era a suo agio, si vedeva lontano un miglio, ma d'altronde era già tanto che si fosse fidato di Hanji.
E Hanji di Levi.  
<<Ah no è vero scusa, non hai letto neanche la lettera che ha mandato lei a te. Se vuoi posso leggertela io e...>> <<No>> rispose duro, non pensando che questo avrebbe solo aumentato la curiosità della donna. <<Va bene ma allora come hai intenzione di fare? Hai già un'idea?>> Levi abbassò lo sguardo sui fogli che teneva in mano e guardò le parole scritte in nero, su una carta ormai ingiallita. <<Non è importante cosa voglio scrivere, tanto non la leggerà mai>> <<Non so da dove tu venga, ma qui a Vienna la posta viene recapitata regolarmente>> Levi alzò la testa e guardò Hanji, come se stesse pensando a una risposta alternativa da darle, ma evidentemente non la trovò, e fu costretto a dire la verità. <<Magari qui a Vienna sì, ma non so se nell'Aldilá abbiano un servizio così preciso... io non ci sono mai stato>>. E Hanji capì di essere finita in uno di quei discorsi da evitare, ma ormai era troppo tardi per tornare indietro, quindi decise di andare avanti.
<<Mi dispiace...>> cercò di dire, ma Levi la interruppe subito <<Non è vero, come può dispiacerti se non l'hai mai nemmeno conosciuta?>> Hanji lo sapeva, ma aveva pensato che rispondere come avrebbe risposto Aiko in quella situazione, avrebbe aiutato.  <<Sai, anche a me è morta la mamma>> disse, per cambiare discorso, ma per rimanere sempre su quell'argomento. Voleva sapere tutto su Levi, così poi le sarebbe stato più facile capire come mai avesse ucciso suo padre. <<Se stai cercando qualcuno a cui raccontare le tue emozioni e cazzate del genere, allora mi sa che hai sbagliato persona>> <<Ma se hai cominciato tu!>> Rispose la donna, saltando in piedi <<No, io ho solo detto che mia madre è morta, poi tu hai... >> <<Rotto>> lo interruppe <<Cosa?>> <<Rotto, poi tu hai rotto le palle, è chiaro adesso?>> e mentre lo diceva sul volto di Hanji si era disegnato un sorriso furbo, che diede sui nervi a Levi. <<Te la spacco quella faccia se mi rispondi così un'altra volta>> ma Hanji ovviamente non si lasciò intimidire, anzi. <<Ed è per questo che tu mi insegnerai a combattere!così anche io potrò spaccarti la faccia>> Levi si alzò e prese la giacca, quindi fece per uscire <<Non ti ho mai detto che ti avrei insegnato... grazie per le lezioni e ci vediamo>> e mentre disse lezioni mimò le virgolette con le mani, quindi aprì il portone e sparì poco dopo. Ma non fece molta strada.

Appena cinque secondi dopo aveva un esemplare di Hanji selvatica attaccato al braccio, che non aveva nessuna intenzione di mollare la presa. <<Non puoi fare così! Ti ho salvato, vedi di essere almeno un po' riconoscente e...>>
<<TACI>> e con uno strattone più forte degli altri la fece finire nella neve. Hanji sapeva di non poter assolutamente parlare con lui in pubblico, tanto meno urlare, ma lo fece apposta per farlo arrabbiare. Questo perché, a differenza di Levi, si era accorta di due occhi indiscreti che li fissavano.

<<Ehi Erwin! Buon Natale>> disse Hanji, ancora a terra e senza verificare che l'osservatore fosse veramente Erwin. <<Emh... Buon Natale anche a te, cioè, a voi>> le rispose il ragazzo, avvicinandosi alla donna. Levi intanto aveva nascosto la testa sotto un cappello di lana tirato fuori da chissà dove, e guardava in basso, per no farsi riconoscere. Non poteva mettersi a correre e scappare, ma non poteva neanche rimanere lì. Era così assorto nei suoi pensieri che non si accorse che Erwin e Hanji stavano tornado dentro casa, lasciandolo solo. "Sa già tutto" mimò la donna con le labbra, prima di salutarlo con la mano e seguire Erwin dentro casa. Non aveva neanche minimamente pensato che avessero potuto far finta di niente, ma quando si fu ripreso alzò gli occhi da terra, e finì col guardare la finestra sulla quale era affacciata Hanji.
<<Buon Natale!>> gli urlò, e lui le rispose semplicemente con un <<Tsk>>, anche se quando tornò sulla strada principale, mentre aspettava che passasse qualche riccone da derubare, non poté fare a meno di sussurrare <<Buon Natale anche a te... troietta>> e si potrebbe giurare di averlo visto sorridere, mentre lo diceva.

Intanto Hanji era a casa sua, distesa sul letto a pancia in su, mentre Erwin rovistava nel suo armadio alla ricerca di qualcosa di decente da farle indossare quella sera. <<Cazzo Erwin sono le 10 di mattina, che tipo di problemi hai?>> <<Hanji, per caso ti ricordi quando è stata l'ultima volta che ti sei vestita elegante?>> la donna scosse il capo <<L'altro giorno, quando papà è morto, ma il vestito è sporco di sangue. Cioè, a me va bene comunque, ma voi siete tutti così perfettini...>>  fece roteare gli occhi, aspettando la risposta di Erwin. <<Sai, vorrei evitare che tu assomigliassi alla figlia di un macellaio assassino anche la notte di Natale>> e sottolineò la parola anche, ovviamente in mondo scherzoso.
<<Io non sono la figlia di un macellaio! E le ricordo, signor Smith, che sta parlando con la Contessa Zoe, quindi per favore, eviti i vocaboli troppo scurrili>> disse Hanji, ridendo. Si alzò in piedi e andò verso Erwin, ma inciampò sulle pieghe della mouquette e cadde, battendo di nuovo le ginocchia. <<Ma vaffanculo brutto figlio di...>> <<Il linguaggio Contessa, il linguaggio>> la interruppe Erwin, ridendo a sua volta, molto più di Hanji, che non gli era già saltato addosso solo per il male al ginocchio. <<Questa me la paghi>> <<Ma è stato il tappeto!>> <<E chi è che non ha sistemato il tappeto?>> <<È casa tua, non posso fare tutto io!>> Hanji si alzò e si buttò ancora sul letto <<Ok ok, assumerò una cameriera>>.

Intanto fuori nevicava ancora, e non sembrava affatto che stesse per smettere. Anche se erano solo le 10 di mattina l'aria era gelida, e non tutti avevano i soldi per un cappotto. L'inverno era la stagione che i senzatetto odiavano di più, anche perché, finito quello, ne rimanevano vivi solo la metà. Il problema dei cadaveri per strada era piuttosto frequente a Vienna, e ci fu addirittura un anno in cui il re chiese ai senzatetto di raggrupparsi tutti nello stesso luogo, in modo che gli addetti al recupero dei cadaveri non dovessero perlustrare tutta la città. Vienna sarà anche stata una città sviluppata, patria di artisti, esempio di democrazia e tutto il resto, ma in quanto a umanità aveva ancora tutto da imparare.

Ciaooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo
Oggi ho fatto la cresima, e niente, i miei capelli erano... erano... boh, non saprei come definirli. Comunque. C'è un problema: la prof di musica ci vuole far fare un tema, ma io non voglio farlo, o meglio, non voglio che me lo corregga lei. Io non accetto che un lavoro di italiano venga corretto da una persona che non ha le competenze per farlo, lei può correggere SOLO MUSICA, non si può mettere a correggere la grammatica, visto che non prende MAI un congiuntivo giusto. Sarebbe come chiedere alla prof di storia di correggere le verifiche di matematica.
Io non ho alcuna intenzione di consegnare il tema, fine. Tanto le sono già antipatica per chissà quale motivo.
Ok, scusate lo sfogo.
Ciao. 

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