Capitolo 6
Crystal sentì un dolore lancinante al petto. L'uomo l'aveva centrata in pieno.
Avrebbe dovuto immaginarlo. Quella giacca e il fucile erano la prova certa che lui fosse un cacciatore. Un cacciatore esperto dalla mira impeccabile, avrebbe voluto aggiungere, nonostante l'avesse presa solo di due centimetri più sopra del cuore.
La ragazza mise una mano sul punto colpito e, quando la ritrasse, notò con orrore il sangue scorrere copioso e gocciolare nell'acqua, tingendo di rosso la riva del laghetto.
Pensava che avrebbe avuto un lieto fine come nelle favole o che qualcuno sarebbe venuto a salvarla all'ultimo come nei film.
Stava cercando di convincersi che sarebbe morta e successivamente posta in una teca di vetro in cui sarebbe stata baciata dal suo principe azzurro e si sarebbe risvegliata come se si fosse semplicemente addormentata. Oppure avrebbe tanto voluto che il suo amato Trafalgar Law del manga di One Piece fosse stato lì a salvarla da morte certa con le sue abilità di chirurgo.
Il dolore si fece sempre più forte, così tanto da offuscarle la vista come i suoi molteplici incubi. Sperava tanto che quello fosse solo un sogno da cui poi si sarebbe svegliata indenne o con qualche brutto ricordo, ma sapeva che era la dura e cruda realtá.
Cadde sulle ginocchia e si bagnò a causa dell'acqua gelata. Guardò l'uomo con le lacrime agli occhi e pronunciò un'unica e semplice frase, prima di cedere all'oscurità.
<<Mi dispiace per tuo figlio.>>
Il cacciatore a quelle parole abbassò il fucile e la guardò stupito. Adesso si sentiva tremendamente in colpa. Aveva ucciso una ragazza innocente e che gli aveva appena rivelato essere dispiaciuta per ciò che era successo a Thomas. Il suo cuore si riempì di tristezza e guardò la sua arma.
Che cos'ho fatto?
Lo sparo era rieccheggiato in tutto il bosco. Chiunque si trovasse al suo interno avrebbe potuto sentirlo. Un suono frastornante e per niente piacevole.
Il rumore, infatti, giunse fino allo Slenderman, che si voltò in direzione di Crystal e si teletrasportò vicino al laghetto.
La scena che aveva davanti lo sorprese non poco: un uomo teneva in mano un fucile abbassato e sulle rive del lago giaceva inerme la ragazza.
<<Che cos'hai fatto, verme insignificante?>>
Ovviamente l'altro non poteva sentirlo, poiché non si era tatuato il suo simbolo come Crystal, e non lo aveva neanche notato, troppo preso a incolparsi mentalmente per quello che era appena successo.
Lo Slender fece uscire i pesanti e viscidi tentacoli dalla schiena ed essi strisciarono fino all'uomo, afferrandolo per la caviglia sinistra e tirandolo su. L'altro lasciò andare il fucile e incominciò a urlare e a divincolarsi, in preda all'esasperazione. Poi si volse contro lo Slender e il suo sguardo cambiò all'istante, così come i sensi di colpa per l'azione che aveva appena compiuto.
<<Tu, mostro!! Meriti solo la morte, proprio come lei.>>
Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso. Uno dei tentacoli trapassò il suo addome da parte a parte, sporcandosi con il liquido cremisi cotenuto nelle vene.
L'altro tossì sangue.
<<Tsk... Pensi che basti così poco?>>
Un secondo tentacolo gli distrusse il cranio.
L'uomo smilzo lasciò cadere per terra il corpo senza vita del cacciatore e si mosse velocemente in direzione di Crystal. La prese tra le braccia.
Quel bastardo...
Le scostò una ciocca di capelli dal viso e la osservò sconsolato. Fissò il volto di una ragazza giovane e aggraziata, che avrebbe avuto ancora davanti tutta una vita da trascorrere insieme a lui. Giá, perché solo adesso si era reso conto di voler davvero stare con lei. Avrebbe voluto ancora una volta ammirare il suo sorriso ed essere chiamato "Slendy".
La conosceva da nemmeno due giorni, però gli sarebbe tanto piaciuto che lei fosse rimasta con lui perché aveva finalmente trovato un'amica. Un'amica vera. Però putroppo il suo cuore non batteva più. Era morta.
Un bianco cadaverico si era impossessato delle sue guance pulite prima così rosee. Il velo della morte si era steso su di lei e non si sarebbe mai più rialzato.
Era colpa sua.
Lui lo sapeva.
Sarebbe dovuto essere lì. Avrebbe dovuto fare qualcosa, intervenire.
Invece non l'aveva protetta. Le aveva anche detto di rimanere lì perché non voleva che si facesse del male e il Paradiso se l'era portata via senza che lui l'avesse potuta salutare un'ultima volta.
Voleva uccidersi e colpirsi ripetutamente, ma lui era già morto. Perlomeno... Lui si considerava così, poiché non sentiva il suo cuore battere. Proprio come uno zombie.
Lasciò il corpo della ragazza tra la sabbia e i sassi del laghetto e si alzò distrutto. Avrebbe continuato la sua vita come se non fosse successo niente e sarebbe stato un'altra volta solo, anche se, questa volta, ciò risultava un problema per lui.
Non voleva sotterrarla. Aveva giá sofferto troppo.
Fece per andarsene, ma una voce lo bloccò.
<<Ehi, Slendy. Dove stai andando? Mi lasci qui da sola?>>
No. Se l'era immaginato.
Si girò.
Crystal?
Lei era sveglia.
Era viva e lo guardava con un sorriso.
<<Crystal.>>
<<Eri preoccupato?>>
<<Com'é possibile...?>>
Lei si alzó in piedi a fatica e lui si precipitò da lei a sorreggerla prima che cadesse di nuovo.
Poi la ragazza si toccò il punto in cui era stata colpita. Provò a sentire il polso. Mise addirittura due dita sulla carotide.
Niente.
<<Il mio cuore... Non batte...>>
A quel punto lo Slender comprese. Crystal era davvero morta, però, grazie al suo simbolo inciso sulla spalla, che l'aveva resa maledetta, lei non era andata all'altro mondo. Ora era come lui: un'anima rinchiusa in un corpo soggetto a una maledizione. Costretta a vagare nel bosco per sempre e a stare con lui per evitare di essere sommersa dagli incubi.
Lo Slender le indicò il tatuaggio con un dito e lei capì.
<<Oh... Be', almeno adesso potrò stare con te senza problemi.>>
L'uomo smilzò le accarezzò la testa con fare affettuoso, come un padre. Forse non avrebbe più dovuto cercare suo figlio. Doveva essere sincero con se stesso: Andrew era morto e sepolto. Non l'avrebbe mai più rivisto. Ne aveva un'altra ora a cui badare.
Crystal.
Osservò la ragazza, che aveva gli occhi chiusi e si stava rilassando appoggiata a lui, con un sorriso sincero sulle labbra.
<<Ti voglio bene, Slendy.>>
~
Erano giorni che Crystal era scomparsa. I genitori avevano contattato la polizia e loro avevano fatto tutto il possibile, ma della ragazza non c'era traccia.
I due erano profondamente disperati e la madre non faceva altro che piangere.
<<Dov'é nostra figlia Carl? Perché é sparita?>>
La frase spezzata dalle calde e salate lacrime che le scendevano lungo le guance.
<<Non lo so Teresa... Non lo so>> lui le accarezzò i capelli e l'abbracciò cercando di consolarla. <<Vedrai che la troveranno>> la fissò negli occhi.
<<Lo spero tanto...>>
Poi lei salì in camera da letto ed entrò, chiudendo la porta.
Notò con sorpresa che la finestra della stanza fosse aperta.
Che strano. Credevo fosse chiusa.
Si avvicinò al davanzale e notò una rosa bianca.
In inverno?
La prese e se la rigirò tra le mani. Poi alzò lo sguardo in direzione del bosco.
In lontananza si potevano ancora scorgere due sagome.
Una troppo alta e vestita di nero.
L'altra più bassa e con una giacca di pelle.
Nota autrice:
Spero vivamente che vi sia piaciuto.
Un bacio,
Lara💞
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