Capitolo 2
Quella figura inquietante si stagliava di fronte a Crystal in tutta la sua altezza. Un mostro di due metri e passa che la osservava intento a chiedersi se dovesse risparmiarla o meno.
La ragazza indietreggiò spaventata e finì addosso a un albero. Non poteva fare altro che sperare e pregare che la sua ex-creepypasta preferita non la uccidesse. "Ex", perché se ne fosse uscita viva sicuramente non l'avrebbe mai più letta.
I tentacoli dello Slender avanzavano minacciosi verso di lei, pronti a infilzarla e a ucciderla lentamente. Uno spettacolo raccapricciante che stava facendo sudare freddo Crystal, la quale sperava di morire di una morte veloce e indolore.
<<É un peccato uccidere una ragazza così giovane, ma nessuno varca il mio territorio senza permesso.>>
<<I-io non lo sapevo, scusami... Se mi lasci andare giuro che non tornerò mai più! Ma ti prego, ti prego non uccidermi, ho così tanto tempo ancora davanti a me... Ho solo diciotto anni...>>
Lo Slender di colpo si bloccò. La fissava sorpreso, per quanto potesse esserlo.
Quella ragazza lo aveva sentito. Nessuno ci era mai riuscito prima. Nessuno gli aveva mai risposto.
Nessuno... A parte Crystal.
<<Tu hai sentito... Quello che ho detto?>>
Ritirò di poco i tentacoli.
L'altra non smise di tremare, ma lo guardò all'altezza degli occhi e fece un debole sorriso.
<<Certo.>>
L'uomo smilzo fece scomparire completamente i tentacoli nella sua schiena e si chinò a guardarla negli occhi.
<<Lo sai che nessuno mi aveva mai parlato prima?>>
<<Davvero?>>
<<Sei... Sei la prima.>>
Si fissarono per quelli che sembrarono minuti interminabili. Nessuno dei due osava spiccicare parola.
Lei era ancora troppo spaventata e sopresa da quella bizzarra situazione.
Lui non sapeva come reagire davanti a quell'esile ragazza, che pareva essere l'unico essere vivente in grado di capirlo.
Ucciderla? No.
E perché mai? Perché finalmente credeva di aver trovato qualcuno con cui parlare.
Si alzò dalla posizione scomoda in cui si trovava, sempre senza smettere di mantenere lo "sguardo" con lei.
<<Come fai?>>
Crystal abbassò tremolante il colletto della maglietta che teneva sotto la giacca di pelle e gli mostrò il tatuaggio.
L'altro a quella vista inorridì. O così le parve.
<<Perché mai ti sei marchiata in quel modo? E con l'inchiostro Infernale per di più. Devi essere impazzita.>>
La ragazza abbassò il capo.
<<Non lo sapevo...>>
<<Grazie a quel segno fatto con il Liquido Maledetto puoi parlare con me. Ma a che prezzo? Scommetto che la notte non riesci a dormire. Incubi su incubi imperversano nella tua mente e non ti fanno prendere sonno. Hai paura della tua stessa ombra e sei entrata in una depressione tale da non voler più vedere nessuno. Dico bene?>>
Lei annuì tristemente.
<<Pazza... Devi essere pazza...>>
Crystal si alzò in piedi di colpo sorprendendo ancora lo Slender, che sobbalzò e fece un passo indietro.
<<Io non sono pazza, ok?? E se credi che l'abbia fatto di proposito, che mi sia marchiata con qualcosa proveniente dall'Inferno per mia scelta, be', ti sbagli di grosso!! Non lo sapevo e vorrei tanto tornare indietro, ma non posso!! Non... Non posso...>>
Crollò sulle ginocchia in preda al pianto.
<<Tu non puoi capire cosa io provi in questo momento...>>
L'altro scosse la testa.
<<Oh, ti comprendo eccome, ragazzina. Io sogno le stesse identiche cose. Non ti compiango e tu non puoi compiangere me. Al contrario di quello che puoi fare tu, io sono costretto a vagare per questo bosco per l'eternitá, cercando qualcuno che forse non troverò mai, e sono continuamente colto da un senso d'invidia quando penso che il resto delle persone possa fare quello che vuole ed essere libero, come te.
L'unica cosa che ti blocca... Sei proprio tu.>>
<<No. Sono questi orribili incubi.>>
<<Quelli sono solo qualcosa che non ti fa dormire. Tu non sei maledetta nel modo in cui lo sono io. Ma la tua coscienza ti dice che se non puoi dormire, non puoi fare nient'altro. Non é così che funziona, ragazzina.>>
Che lo Slenderman avesse ragione?
Era davvero colpa sua, se non usciva più?
Si era spinta fino a quel punto?
La ragazza alzò lo sguardo su quell'uomo smilzo che tanto aveva amato quando si era ritrovata tra le mani la sua storia per la prima volta. Quell'uomo le aveva letto dentro. Le aveva letto l'anima ed era riuscito a farle capire quello a cui lei non era riuscita a comprendere da sola. Gli incubi erano un ostacolo, certo, ma era stata lei a isolarsi dal mondo e a non volerlo più vedere.
Era servita una leggenda metropolitana a farglielo capire.
Pian piano si alzò e quando si mise in piedi, si sentì improvvisamente più sicura di se stessa, come se niente in quel momento avesse potuto fermarla.
<<Hai ragione. Grazie per avermelo fatto capire.>>
<<Io non ho fatto niente. Sei stata tu a prendere il coraggio necessario per rialzarti, ragazzina.>>
<<Basta chiamarmi "ragazzina". Mi chiamo Crystal. Crystal White per la precisione. Capito, Slendy?>>
L'altro incrociò le braccia.
<<Odio quando mi chiamano così... Mi fa sembrare tenero. Io uccido la gente, non sono buono.>>
La ragazza rise. Dopo due settimane, rise di nuovo. Tanto cristallina e pura quella risata sembrava risuonare nel bosco. A quel suono melodioso tutto intorno a lei si zittì improvvisamente. Il soffio del vento. I rumori dei piccoli animali notturni. I movimenti dello Slender. Tutto sembrò fermarsi ad ascoltare la sua voce armoniosa e piena di gioia. Tutto sembrava voler prendere parte a quella felicitá che apparteneva di diritto alla ragazza.
Lo stesso Slender si era messo in ascolto e guardava perplesso Crystal, intenta ormai a piangere dalle risate.
<<Cosa ci trovi di tanto divertente?>>
<<Non posso averlo sentito veramente. Lo Slenderman che mette il broncio perché non vuole essere chiamato Slendy. Ahahahaha avresti dovuto vederti.>>
L'altro a quelle parole fece fuoriuscire i tentacoli, minaccioso. La ragazza s'ammutolì.
<<Senti, mettiamo in chiaro le cose. Non ti ho uccisa, perché so che per un certo senso mi capisci. Ormai anche tu sei stata maledetta, di una maledizione impossibile da togliere. Tu, più di qualunque altro comprendi la mia situazione e la condividi anche grazie al fatto che riesci a sentirmi. Non ti uccido adesso, perché voglio che tu capisca quello che ho provato io fino a questo momento. Meriti di restare così.>>
Seguì un lungo momento in cui i due si guardarono. Lei sconvolta. Lui impassibile. Poi l'altro si voltò.
<<Ho come l'impressione che da adesso in poi ci vedremo spesso. A presto, ragazzina.>>
Crystal continuò a fissarlo fino a che quest'ultimo non sparì, mimetizzandosi con il resto della vegetazione.
Un senso di felicitá mista a confusione si impossessò del cuore della ragazza. Da una parte era contenta di aver scoperto che la sua creepypasta preferita da sempre fosse tornata tale e che l'avesse vista con i propri occhi senza essere rimasta ferita. Dall'altra non sapeva come prendere il fatto che ormai una maledizione facesse parte di lei. Però, per la prima volta, sentì che quegli orrendi incubi fossero diventati un qualcosa di importante. Qualcosa che per un certo verso la univa allo Slenderman.
Non voleva urlare o piangere disperata perché aveva scoperto che quella maledizione non poteva essere spezzata. Aveva solo voglia di inseguire quell'uomo alto e pallido dal volto inesistente e dalle dita lunghe e affusolate come i rami degli alberi che la circondavano. Voleva alzarsi e correre nella sua direzione, parlarci ancora e conoscere la sua triste e lunga storia. Sapeva di aver trovato un amico e sapeva che non lo avrebbe lasciato andare.
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