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Capitolo 39 - Grover, Luke, Annabeth.

Percy aveva passato i giorni non sentendosi più solo.
Aveva ricevuto una lettera dalla madre, che rivelava la scomparsa improvvisa di Gabe.
Inoltre, aveva venduto una statua alla galleria di Soho, il "giocatore di poker"
Chiedevano a gran voce altre statue, ma si era sbarazzata della scatola degli attrezzi che Percy le aveva lasciato.
La lettera aveva inoltre un post scriptum.
"Percy, ho trovato una buona scuola privata qui in città. Ho lasciato un anticipo per tenerti un posto, nel caso tu voglia iscriverti alla seconda media. Potresti vivere a casa. Ma se preferisci restare tutto l'anno alla Collina Mezzosangue, capirò"

Poseidone, Ade e Zeus osservavano Percy leggere ogni sera quella lettera, senza mai decidere cosa fare

Il 4 Luglio arrivò, e con esso anche i fuochi d'artificio.
Percy ed Annabeth stessero una coperta da picnic, e in quel momento, arrivò  Grover.
"Sto partendo. Sono venuto solo a... be, lo sapete."
Annabeth lo abbracciò. Percy chiese dove avrebbe cominciato a cercare.
"Ehm, sarebbe un segreto. Vorrei che poteste venire con me, ragazzi, ma gli umani e Pan..."
Annabeth lo interruppe. "Lo capiamo. Hai abbastanza lattine per il viaggio?"

Ade ridacchiò. "Ma la smette di interromperlo ogni volta? Povero satiro."

Grover rispose. "Si." "E ti sei ricordato di prendere il flauto?" "Cavolo, Annabeth. Sembri una vecchia mamma capra."
Grover impugnò il bastone da passeggio e si infilò lo zaino in spalla.
"Be, auguratemi buona fortuna."
Abbracciò Annabeth e diede una pacca sulla spalla a Percy.
Si allontanò.
"Ehi, Grover." Il satiro si voltò verso Percy. "Ovunque tu vada... spero che facciano delle ottime enchiladas."
Grover sorrise all'amico, poi sparì.

Zeus disse. "Non l'ho capito..." Ade spiegò. "Aveva un'ossessione per quelle cose. Lo sai, No?" Zeus annuì. "Giusto."

Annabeth disse "Lo rivedremo." Percy annuì, pensando che l'amico sarebbe stato il primo che, dopo duemila anni, sarebbe tornato vivo.

La scena successiva, gli dei la riconobbero come l'ultima sera della sessione estiva. La consegna della perla di fine estate.
Appena Percy vide che perla fosse, arrossì: tutta nera, con un tridente verde e scintillante al centro.

Poseidone sorrise. "Arrossisce." Ade, sorridente, disse. "È così teneeeroooo." Zeus e Poseidone lo guardarono male. "Scusate."

Luke annunciò. "La scelta è stata unanime. Questa perla commemora il primo figlio del dio del mare giunto al campo e l'impresa che ha compiuto addentrandosi nella parte più oscura degli Inferi per impedire la guerra!"
Tutti si alzarono in piedi per applaudire Percy. I figli di Atena spinsero Annabeth vicino al ragazzo, per farla partecipare al trionfo.

Percy arrivò all'Arena, per allenarsi un po'. Voleva schiarirsi le idee e decidere cosa fare durante l'anno.
Preferiva allenarsi, ovviamente, e non voleva imitare Talia e diventare un pino.
Però, poteva restare con la madre tutto l'anno. Senza Gabe tra i piedi.
Quando, però arrivò all'Arena, vide Luke allenarsi.

"Lo ammira." Borbottò Ade. Zeus annuì. "Si capisce che lo ammira. Combatte benissimo. Ed è stato gentile con lui non appena era arrivato." Poseidone sbottò. "Si, ma per poco non lo ha ucciso!"

"Percy." "Ehm, scusa. Volevo solo..."
Luke abbassò la spada. "Non c'è problema. Stavo solo facendo due tiri dell'ultimo minuto." "Quei manichini non daranno più fastidio a nessuno."
Luke strinse le spalle. "Ne costruiremo altri l'estate prossima."
Percy notò che la spada aveva due lati: uno in bronzo, l'altro in acciaio.
Luke disse. "Oh, questa? Un giocattolo nuovo. Si chiama Vipera." Luke la rigirò alla luce. "Un lato è di bronzo celeste. L'altro è di acciaio temprato. Funziona sia con i mortali sia con gli immortali."
Percy sembrava stupito. "Non sapevo che potessero fabbricare armi così." "Loro probabilmente non possono. È un pezzo unico."

Poseidone ringhiò. "No. Naturalmente noi non progettiamo armi che colpiscono i mortali. Li rispettiamo abbastanza da non farlo." Ade sussurrò. "Secondo te, Zeus, quando Luke proverà ad uccidere Percy, cosa farà?" "Non voglio vederlo." Rispose Zeus.

Luke disse. "Senti, stavo per venire a cercarti. Che ne dici di andare un'ultima volta nel bosco, a cercare qualcosa con cui batterci?" "Pensi che sia una buona idea? Cioè..."
"Oh dai. Ti offro da bere."
Percy fissò sbigottito le Coca. Zucchero e caffeina
"Sicuro. Perchè No?"

Poseidone spalancò la bocca. "Lo ha convinto con delle coca?" Zeus sorrise. "Tuo figlio ha 12 anni, Poseidone." "Giusto."

I due si sedettero all'ombra.
Luke chiese. "Ti manca la sensazione dell'impresa?" "Con i mostri che attaccano ogni tre passi? Vuoi scherzare?"
Luke alzò un sopracciglio. "Sì. E a te?"

Poseidone rise. Ade disse. "Questo spiega perché ne ha fatte così tante. Si diverte."

Luke rispose. "Vivo sulla Collina Mezzosangue da quando avevo quattordici anni. Da quando Talia... be, lo sai. Non ho fatto altro che allenarmi, in continuazione. Non sono mai riuscito ad essere un ragazzo come tutti gli altri, nel mondo reale. Poi si sono degnati di assegnarmi un'unica impresa, e quando sono tornato è stato come se mi dicessero okay, fine della corsa. Vai per la tua strada e chi si è visto si è visto"

Poseidone disse. "Detto cosi sembra colpa nostra se lui è un traditore!" Ade scosse lentamente il capo. "Poseidone... un po' colpa nostra lo è stata." "Ma non per Luke. Percy ha sofferto almeno quanto lui. Non ci ha traditi!" "Percy è leale. Molto. Luke è orgoglioso. Tanto quanto Percy è leale."

Luke sbottò. "Al diavolo le corone d'alloro. Non ho intenzione di fare la fine di quei trofei polverosi che riempiono la soffitta della Casa Grande."
Percy disse. "Da come parli, sembra che tu stia partendo."
Lui sorrise. "Oh, ma io sto partendo, Percy. È vero. Ti ho portato qui per salutarti."
Schioccò le dita.
Ai piedi di Percy apparve uno scorpione. Percy fece per prendere la penna.
"Io non lo farei. Gli scorpioni dallabisso possono saltare fino a quattro metri e mezzo. Il pungiglione penetra anche nei vestiti. Sessanta secondi e sei morto."
"Luke, ma cosa..."
Sarai tradito da colui che ti chiama amico
"Tu"

Poseidone guardava lo scorpione. "Come ha fatto a..." Zeus disse. "Chirone, probabilmente lo ha salvato."

Luke disse a Percy. "Ho visto un sacco di cose là fuori, Percy. Non te ne sei accorto anche tu? Le tenebre che si infittiscono, i mostri che diventano più forti. Non hai capito quanto tutto questo sia inutile? Tutti gli eroi... Non sono altro che pedine degli dei. Avrebbero dovuto perdere il trono da migliaia di anni, ma hanno continuato a prosperare, grazie a noi mezzosangue."
Percy lo guardava sconvolto

Ade chiese "Ma perché è così sconvolto?"
La risposta gliela diede Percy.

"Luke, stai parlando dei nostri genitori."
Lui rise. "E questo dovrebbe bastarmi per amarli? La loro preziosa civiltà occidentale è un cancro, Percy. Sta uccidendo il mondo. L'unico modo per fermarla è raderla al tappeto, ricominciare con qualcosa di più onesto."
"Sei pazzo come Ares."
"Ares è uno sciocco. Non ha mai capito chi fosse il suo vero padrone. Se avessi tempo, Percy, te lo potrei spiegare. Ma temo che non vivrai abbastanza."
"Crono! Ecco chi è il tuo padrone."
Un gelo si diffuse nell'aria.
Luke disse. "Dovresti andarci piano con i nomi."
Percy lo ignorò. "È stato Crono a farti rubare la Folgore e l'elmo. Ti ha parlato in sogno."

Ade disse. "Non è tanto stupido. Certo, a questo punto era ovvio, ma ci è arrivato lo stesso." Poseidone ringhiò.
"Lo odio. Mio figlio è in pericolo per colpa sua!"

Luke disse. "Ha parlato anche con te, Percy. Avresti dovuto ascoltarlo." "Ti sta facendo il lavaggio del cervello, Luke."
"Ti sbagli. Mi ha mostrato quanto i miei talenti siano sprecati. Sai qual era la mia impresa due anni fa, Percy? Mio padre, Ermes, voleva che rubassi una mela d'oro dal Giardino delle Esperidi e la portassi sull'Olimpo. Dopo tutto l'allenamento che avevo fatto, ecco il meglio che era riuscito a escogitare."
Percy obiettò. "Non è un'impresa facile. L'ha compiuta Ercole."
Luke rispose. "Esatto. Che gloria c'è nel ripetere le gesta altrui? Gli dei non fanno altro che replicare il passato. Non ci ho messo il cuore. Il drago del giardino mi ha lasciato questa." Luke si indicò la cicatrice. "E quando sono tornato, non ho ottenuto altro che pietà. In quel momento avrei distrutto L'Olimpo pietra dopo pietra, ma ho aspettato il momento opportuno. Ho cominciato a sognare Crono. Lui mi ha convinto a rubare qualcosa che ne valesse il rischio. Qualcosa che nessun eroe avesse mai avuto il coraggio di prendere. Durante la gita del solstizio d'inverno, mentre gli altri dormivano, mi sono introdotto nella Sala del trono e ho preso la Folgore di Zeus direttamente dallo scranno. E anche l'elmo dell'oscurità di Ade. Non crederesti mai quanto sia stato facile. Gli dei sono così arroganti, non si sono mai sognati che qualcuno osasse derubarli. Il servizio di vigilanza fa pena. Ero nel New Jersey già da un pezzo quando ho sentito rombare i tuoni e ho capito che avevano scoperto il furto."

Zeus spalancò la bocca. "Che faccia tosta." Ade disse. "Non è che siamo arroganti. Ci fidiamo dei nostri... eroi. È sbagliato?" "Di lui non dovevamo fidarci di certo." Borbottò Poseidone.

Percy chiese. "Allora perché non hai portato la refurtiva a Crono?"
Luke esitò. "Io... ho peccato di presunzione. Zeus ha mandato i suoi figli e le sue figlie a cercare la Folgore rubata. Artemide, Apollo, mio padre Ermes. Ma è stato Ares a trovarmi. Avrei potuto batterlo, ma non sono stato abbastanza cauto. Mi ha disarmato, ha preso la Folgore e l'elmo e ha minacciato di riportarli sull'Olimpo e di incenerirmi. Ma la voce di Crono è venuta in mio soccorso, suggerendomi che cosa dire. Sono stato io a mettere in testa ad Ares l'idea di una grande guerra fra gli dei. Gli ho detto che non doveva fare altro che nascondere gli oggetti per un po' e starsene a guardare gli altri che litigavano. Gli ho visto un barlume maligno negli occhi e ho capito che aveva abboccato. Mi ha lasciato andare, così sono tornato sull'Olimpo prima che qualcuno notasse la mia assenza."

Zeus disse. "Forse Ares non ha avuto tutta la colpa." Poseidone disse. "Si è lasciato convincere che la guerra fosse un bene. Avrebbe dovuto denunciarlo. Non l'ha fatto."

"Poi, il Signore dei Titani mi ha punito con degli incubi. Ho giurato di non fallire più. Quando sono tornato al Campo Mezzosangue, i sogni mi hanno detto che sarebbe arrivato un secondo eroe, un eroe che si poteva indurre con l'inganno a portare la Folgore e l'elmo nell'ultimo tratto del viaggio.... da Ares al Tartaro."

"Ha appena dato dello stupido a mio figlio?" Chiese Poseidone, scontento.
Ade ridacchiò. "Ne dubitavi?" Zeus sorrise ma non rispose.

"Sei stato tu a evocare il segugio infernale nella foresta."
"Dovevamo indurre Chirone a pensare che il campo non fosse sicuro per te. Solo così ti avrebbe assegnato l'impresa. Dovevamo confermare i suoi timori che Ade ti stesse dando la caccia. E ha funzionato."

Ade borbottò. "Tecnicamente io gliela stavo dando." Poseidone rise. Zeus disse. "Shh. Continuano."

Percy disse. "E le scarpe volanti erano maledette. Dovevano trascinare me è lo zaino dritti nel Tartaro."
"E lo avrebbero fatto, se tu le avessi indossate. Ma tu le hai date a quel satiro, che non faceva parte del piano. Grover rovina tutto quello che tocca. É riuscito a confondere perfino la maledizione."
Luke guardò lo scorpione. "Dovevi morire nel Tartaro, Percy. Ma non preoccuparti: per rimediare, ti lascerò insieme al mio amichetto."

Poseidone ringhiò. "Lo... odio! Stupido mortale! Senza noi dei tu  non esisteresti neanche!"

Percy replicò. "Talia ha dato la sua vita per salvarti! E tu la ripaghi in questo modo?"
"Non nominare Talia! Gli dei l'hanno lasciata morire! Questa è una delle molte cose per cui pagheranno."

Zeus scosse il capo. "Percy aveva ragione. Non ha ripagato bene mia figlia."

Percy disse. "Crono ti sta usando, Luke. Proprio come sta usando Ares. Non ascoltarlo."

Poseidone spalancò la bocca. "Cerca ancora di... convincerlo?" Ade disse. "È comunque Percy. È troppo buono."

Luke disse. "E tu allora? Guardati. Che cos'ha mai fatto tuo padre per te? Crono risorgerà. Hai solo rimandato i suoi piani. Getterà gli dei nel Tartaro e ricondurà gli umani nelle grotte a cui appartengono. Tutti, tranne i più forti... i suoi servitori."

Poseidone disse. "Non ha tutti i torti." Ade lo guardò. "Crono risorto?" "No. Cosa ho mai fatto per mio figlio? Niente. Eppure... ha combattuto per me."

Percy disse. "Richiama la bestiola. Se sei così forte, battiti tu con me." Luke sorrise. "Bel tentativo, Percy. Ma io non sono Ares. Non ci casco. Il mio signore mi aspetta, e ha moltissime imprese in serbo per me."
"Luke..."
"Addio, Percy. Una nuova Età dell'Oro sta per sorgere. E tu non ne farai parte."
Luke scomparve, grazie al potere della propria spada.

Poseidone disse. "Non ne farà parte, perché lo fermerà. Stupido semidio!"

Lo scorpione si lanciò in avanti, ma Percy lo spazzò via velocemente, per poi distruggerlo con la spada.
Percy guardò la propria mano e la vide ferita.
Percy raggiunse il ruscello, e provò a immergere la mano, Ma, a causa del potere del veleno, non successe nulla.

Poseidone sorrise. "Ha provato a guarirsi." "Perché sorridi?" "Perchè voleva usare il proprio potere."

Percy venne trascinato da due ninfe al campo, dove svenne.

Angolo autrice
Ci avviciniamo alla fine del primo libro, signori e signore.
Al prossimo
By Rowhiteblack

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