CAPITOLO 35 - Ade.
I tre erano davanti alle porte del palazzo di Ade.
Due scheletri di marine americani erano di guardia.
Grover disse. "Scommetto che Ade non ha problemi con i venditori porta a porta."
Zeus fece uno sbuffo divertito.
Percy disse. "Be', ragazzi. Suppongo che dovremmo... bussare?"
Un venti caldo spalancò le porte.
Annabeth commentò. "Immagino che significhi... avanti."
Gli dei videro Ade secondo la visuale di Percy.
Ade rise. "Wow. Appaio...." "terrorizzante?" Suggerì Zeus. "Pazzo?" Chiese Poseidone. "Imponente." Rispose Ade.
In effetti, l'altezza di tre metri, le vesti di seta nera, e la corona d'oro. Irradiava potere.
Ade disse. "Mi domando che effetto gli faccio. I suoi pensieri...?"
In risposta, i pensieri di Percy risuonarono. "Lui ha il comando. Lui ne sa più di me. Deve essere il mio padrone.... Percy, piantala!"
Ade scoppiò a ridere talmente forte che cadde per terra. "Adesso sembri stupido."
L'Ade del ricordo cominciò a parlare. "Hai del coraggio a presentarti qui, figlio di Poseidone. Dopo quello che mi hai fatto, hai davvero del coraggio. O forse sei solo molto sciocco."
Percy fece un passo avanti. "Divino zio, sono venuto a porgerle due richieste."
Ade inarcò un sopracciglio. "Solo due richieste? Marmocchio arrogante. Come se non avessi già preso abbastanza. Parla, dunque. Per il momento mi diverto ancora a non fulminarti subito."
Percy deglutì. Sembrava leggermente spaventato.
Annabeth, dietro di Lui, si schiarì la voce. Diede dei colpetti sulla schiena all'amico per incoraggiarlo.
"Divino Ade. Ascolti, signore, non può esserci una guerra fra gli dei. Sarebbe... brutto."
Grover aggiunse. "Molto brutto."
"Mi consegni la Folgore di Zeus. La prego, signore. Mi permetta di riportarla sull'Olimpo."
Gli occhi di Ade si infiammarono. "Osi avanzare questa richiesta, dopo quello che hai fatto?"
Percy si voltò confuso verso gli amici.
"Ehm... zio. Lei continua ad accusarmi. Che cos'avrei fatto, di preciso?"
L'Ade non del ricordo disse ai fratelli. "Questo sarà brutto." "In che senso?" Chiese Zeus.
Ade non rispose.
L'Ade del ricordo disse. "Pensi che io voglia la guerra, piccolo dio?"
Gli dei sentirono i pensieri di Percy "Be' questi tipi non sembrano esattamente dei pacifisti".
Fortunatamente, non lo disse. Invece rispose. "Lei è il Signore dei Morti. Una guerra espanderebbe il suo regno."
"Tipico dei miei fratelli! Pensi che abbia bisogno di altri sudditi? Non hai visto il disordine che c'è nelle Praterie degli Asfodeli?"
"Be'..."
"Hai la minima idea di quanto si sia ingrandito il mio regno solo nell'ultimo secolo, di quanti nuovi padiglioni io abbia dovuto aprire?"
Percy provò a rispondere. Gli dei lo videro aprire la bocca. Peccato che l'Ade del ricordo andasse a ruota libera.
"Altri demoni di vigilanza. Ingorghi al padiglione del giudizio. Doppi straordinari per il personale. Una volta ero un dio ricco, Percy Jackson. Ho accesso a tutti i metalli preziosi del sottosuolo. Ma quante spese!"
Percy, mostrando una non particolare arguzia, disse. "Caronte vuole un aumento di stipendio."
"Non me ne parlare! Caronte è diventato impossibile da quando ha scoperto i vestiti firmati. Ci sono problemi ovunque e devo risolverli tutti io, personalmente. Solo il tempo che ci metto dal mio palazzo alla porta degli Inferi basta a farmi impazzire! E i morti continuano ad arrivare. No, piccolo dio! Non mi serve aiuto per avere altri sudditi! Non l'ho voluta io questa guerra!"
"Ma lei ha preso la Folgore di Zeus!"
"Menzogne! Tuo padre potrà ingannare Zeus, ragazzino, ma io non sono così stupido! Capisco il suo piano."
"Il suo piano?"
"Sei tu il ladro del solstizio d'inverno. Tuo padre sperava di farti restare il suo piccolo segreto. Ti ha guidato lui nella Sala del trono, sull'Olimpo. E tu hai preso la Folgore e il mio elmo. Se non avessi inviato la mia Furia a stanarti in quella scuola, forse Poseidone sarebbe riuscito a nascondere i suoi piani di guerra. Ma ore sei stato costretto a uscire allo scoperto. Sarai smascherato come il ladro di Poseidone e io riavrò il mio elmo!"
Annabeth intervenne. "Ma... Divino Ade, davvero è sparito anche il suo elmo dell'oscurità?"
"Non fare l'innocentina con me, ragazzina. Tu e il satiro avete aiutato questo eroe... siete venuti fin qui a minacciarmi in nome di Poseidone... siete venuti a consegnarmi un ultimatum. Poseidone pensa forse di convincermi a schierarmi dalla sua parte con il ricatto?"
"No! Poseidone non... io non..."
"Non ho detto nulla della scomparsa dell'elmo perché non mi illudevo di trovare qualcuno disposto a offrirmi la minima giustizia, il minimo aiuto, sull'Olimpo. Non posso permettere che si venga a sapere che la mia più potente arma di terrore è scomparsa. Perciò vi ho cercato con le mie forse, e quando é stato chiaro che stavate venendo da me per minacciarmi, non ho cercato di fermarvi."
"Lei non ha cercato di fermarci? Ma..."
"Restituitemi subito l'elmo o fermerò la morte. Ecco la mia controproposta. Squarcerò la Terra e riverserò i morti nel mondo. Trasformerò le vostre città in un incubo. E tu, Percy Jackson! Il tuo scheletro guiderà il mio esercito fuori dall'Ade."
Zeus e Poseidone guardarono Ade. "Sei drammatico." Ade sospirò. "Lo so... ero stressato, va bene." Poseidone riportò lo sguardo sul figlio. "Non sembra spaventato." Zeus disse. "Pensieri...?"
I pensieri di Percy risuonarono.
"A questo punto, probabilmente avrei dovuto essere terrorizzato. Invece no. Strano a dirsi, ma mi sentivo offeso. Niente mi fa infuriare di più di quando mi accusano di qualcosa che non ho fatto. E ho un sacco di esperienza al riguardo."
"Lei è malvagio come Zeus! Pensa che io l'abbia derubata? È per questo che mi ha scatenato contro le Furie?" "Naturalmente" "E gli altri mostri?" "Con loro non ho avuto niente a che fare. Non volevo regalarti una morte rapida, volevo che ti portassero vivi al mio cospetto, per riservarti tutte le torture dei Campi della Pena. Perché credi che ti abbia lasciato entrare nel mio regno così facilmente?" "Facilmente?"
"Restituiscimi la mia proprietà!" "Ma io non ho il suo elmo! Sono venuto qui per la folgore!"
"Quella è già nelle tue mani! Te la sei portata dietro fin qui, piccolo sciocco, pensando di potermi minacciare!" "Ma non è vero!" "Apri il tuo zaino, allora!"
Percy si sfilò lo zaino dalla spalla e lo aprì. Dentro, la Folgore di Zeus.
"Percy. Come..." chiese Annabeth. "Non lo so. Non capisco."
"Voi eroi siete tutti uguali. L'orgoglio vi rende sciocchi! Pensare di portare un'arma del genere al mio cospetto! Non ho mai chiesto la Folgore di Zeus, ma dal momento che è qui, la cederai a me. Sono sicuro che sarà un ottimo strumento di trattativa. E adesso... il mio elmo. Dov'è?"
I pensieri di Percy risuonarono. "Non ho nessun elmo. Non ho idea di come la Folgore sia finita nel mio zaino. Preferisco immaginare che Ade mi stia giocando in brutto tiro. È Ade il cattivo. Ma... mi hanno usato. È stato qualcun altro ad aizzare la lite tra Zeus, Ade e Poseidone. La Folgore è nel mio zaino e io ho ricevuto lo zaino da..."
"Divino Ade, aspetti. È tutto un errore."
"Un errore? Non c'è nessun errore. So perché dei venuto... conosco la vera ragione per cui hai portato la Folgore. Sei venuto a scambiarla con lei."
La madre di Percy apparve.
Il ragazzo non disse Niente. Cercò di toccarla, ma la luce scottava
Ade era soddisfatto. "Sì. L'ho presa io. Sapevo, Percy Jackson, che saresti venuto a contrattare con me, alla fine. Restituiscimi l'elmo e forse la lascerò andare. Non è morta, sai. Non ancora. Ma se non mi accontenterai, le cose cambieranno."
Ade aggiunse. "Ah, le perle. Si, mio fratello e i suoi trucchetti. Mostramele, Percy Jackson."
Percy tirò fuori le tre perle.
"Solo tre. Che peccato. Ti rendi conto, vero, che ciascuna di essa può proteggere una sola persona? Prova a prendere tua madre, allora, piccolo dio. E quale dei tuoi amici lascerai qui a trascorrere l'eternità con me? Coraggio. Scegli. O consegnami lo zaino e accetta le mie condizioni."
Zeus disse. "Ade. Sei crudele." "Il mio elmo era scomparso. Lo so. Mi scuserò. Promesso."
Percy si voltò verso gli amici.
"Siamo stati ingannati. Ci hanno incastrato." Annabeth disse. "Si, ma perché? E quella voce nel baratro..." "Ancora non lo so. Ma ho intenzione di chiederlo."
Ade lo incalzò. "Deciditi, ragazzino!"
Grover mise una mano sulla spalla di Percy. "Percy... Non puoi consegnargli la Folgore." "Questo lo so." "Lasciami qui. Usa la terza perla per tua madre." "No!" "Sono un satiro. Non abbiamo un'anima come gli umani. Può torturarmi a morte, ma non mi avrà per sempre. Mi reincarnerò in un fiore o roba del genere. È la cosa migliore." "No. Voi due andate avanti. Grover, tu devi proteggere Percy. Devi ottenere la licenza e andare alla ricerca di Pan. Porta sua madre fuori di qui. Vi copro io. Conto di cadere in battaglia." "Neanche per idea. Resto io." "Riflettici, ragazzo-capra." "Piantatela!"
I tre dei osservarono Percy. Sembrava sconvolto.
Gli dei sentirono i suoi pensieri. "Per tutta la strada mi sono preoccupato del tradimento di un amico, ma questi amici non mi tradirebbero mai. Non hanno fatto altro che salvarmi, in continuazione, e adesso sono pronti sacrificare la propria vita per mia madre"
"So che cosa fare. Prendete queste."
Diede una perla ciascuno.
Percy guardò disperato la madre.
"Vorrei sacrificare me stesso per liberarti. Ma so cosa mi diresti. Non me lo permetteresti mai. Devo riportare la Folgore sull'Olimpo e dire a Zeus la verità. Devo fermare la guerra.
E alla fine non riuscirò a salvare ciò che più conta."
"Mi dispiace. Tornerò. Troverò un modo."
Poseidone si asgiugò una lacrima.
"Piccolo dio, cosa..?"
"Troverò il suo elmo, zio. E glielo restituirò. Si ricordi di aumentare lo stipendio a Caronte."
"Non sfidarmi..."
"E dovrebbe giocare un po' con Cerbero, di tanto in tanto. Gli piacciono le palle di gomma rosse."
"Percy Jackson, tu non."
"Ora, ragazzi!"
Una sfera avvolse ciascuno dei ragazzi e li trascinò su.
"Guardate su! Stiamo per schiantarci!" Annabeth chiese. "Come si fa a controllare questi affari?" "Non credo sia possibile!" Rispose Percy
Nella sua testa risuonarono le parole della Nereide: ciò che appartiene al mare, al mare farà sempre ritorno.
I tre apparvero nella baia di Santa Monica.
Sentirono i pensieri di Percy.
"Va bene. C'è stato un terremoto a Los Angeles ed è stata colpa di Ade. Probabilmente stava inviando un esercito di morti proprio in questo istante.
Ma non sono gli Inferi il mio problema più grosso.
Devo riportare la Folgore sull'Olimpo. Ma soprattutto, devo fare una chiacchierata con il dio che mi ha ingannato."
La scena cambiò.
Angolo autrice
Alla prossima
By Rowhiteblack
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