capitolo 30 - Annabeth, Grover e Percy.
Gli dei sentirono i pensieri di Percy.
"Siamo a metà strada verso Los Angeles. Verso la meta. Ma... cosa devo aspettarmi? Gli dei continuano a divertirsi a mie spese. Almeno Efesto ha avuto la decenza di farlo a carte scoperte... telecamere e... spettacolino per voi! Anche a telecamere spente però... credo che la mia impresa sia osservata. Forse sono una fonte di divertimento per gli dei."
Annabeth disse. "Ehi, Percy. Scusa se ho dato di matto giù al parco." "Non c'è problema." "È solo che... i ragni." "Per via della storia di Aracne. È stata trasformata in un ragno per aver sfidato tua madre in una gara di tessitura, giusto?"
"Qualcosa lo sa, allora! Bravo Percy!" Esclamò Ade. Zeus gli diede una gomitata.
Annabeth annuì. "I figli di Aracne si vendicano sui figli di Atena da allora. Se c'è un ragno nel giro di un chilometro di distanza da dove sono io, stai sicuro che riuscirà a trovarmi. Odio quelle bestiacce formicolanti. Comunque, ti sono debitrice." "Siamo una squadra, ricordi? E poi, è stato Grover a fare il volo acrobatico." Il satiro disse. "Sono stato grande, eh?"
I due semidei risero. Annabeth spezzò un biscotto, dandone metà a Percy.
"Dividono il cibo, che dolci." Disse Zeus. Poseidone sbuffò. "Anche tu?" Zeus rise.
"Nel messaggio di Iride, Luke non ha detto davvero nulla?" Percy disse. "Luke ha detto che siete amici di lunga data. Ha detto anche che Grover stavolta non avrebbe fallito. E che nessuno sarebbe stato trasformato in pino."
Grover emise un belato afflitto.
"Avrei dovuto dirti la verità fin dall'inizio. Ma pensavo che se tu avessi saputo che frana sono, non mi avresti voluto con te." Percy chiese. "Sei tu il satiro che ha cercato di salvare Talia, la figlia di Zeus?" Grover annuì. Percy si rivolse alla ragazza. "E gli altri due mezzosangue con cui Talia aveva fatto amicizia, quelli che sono arrivati sani e salvi al Campo. Eravate tu e Luke, non è vero?"
"Silenzio, chiaro?" Disse Poseidone ai fratelli. "Questo lo voglio sentire."
Lei disse. "Come hai detto tu, Percy, una mezzosangue di sette anni non sarebbe mai arrivata lontano da sola. Talia aveva dodici anni. Luke quattordici. Sono stato contenti di prendermi con loro. Erano straordinari contro i mostri, perfino senza allenamento. Siamo partiti dalla Virginia senza un vero piano, dirigendoci a nord e respingendo gli attacchi dei Mostri per un paio di settimane prima che Grover ci trovasse." Grover spiegò. "Il mio compito era quello di scortare Talia al Campo. Solo Talia. Avevo ricevuto degli ordini precisi da Chirone: non dovevo fare niente che potesse rallentare il salvataggio. Sapevamo che Ade dava la caccia a lei; solo che non potevo lasciare Annabeth e Luke a se stessi. Pensai... Pensai che avrei potuto salvarli tutti e tre. È stata colpa mia se le Benevole ci hanno raggiunto. Mi sono spaventato sulla strada di ritorni e ogni tanto ho sbagliato direzione. Se solo fossi stato un po' più veloce..." Annabeth disse. "Smettila. Nessuno pensa che sia colpa tua. Nemmeno Talia lo pensava."
Grover continuò. "Si è sacrificata per salvare noi. La sua morte é stata colpa mia. Il Consiglio dei Satiri Anziani ha detto così." Percy disse. Perché non hai voluto abbandonare altri due mezzosangue? Non è giusto." "Percy ha ragione. Oggi non sarei qui se non fosse stato per te, Grover. E nemmeno Luke. Non ci importa di quello che dice il Consiglio."
Grover disse. "La mia solita fortuna. Sono il satiro più incapace che si sia mai visto, e trovo i due semidei più potenti del secolo: Talia e Percy."
Annabeth disse. "Tu non sei incapace. Hai più coraggio di qualsiasi satiro abbia mai conosciuto. Fammi il nome di un altro satiro che avrebbe il fegato di scendere negli Inferi. Scommetto che Percy è felicissimo di averti qui." Gli diede un calcio nello stinco.
Percy disse. "Sicuro. Non è una questione di fortuna se hai trovato me o Talia, Grover. Hai il cuore più grande di qualsiasi satiro si sia mai visto. Sei un cercatore nato. Ecco perché sarai tu a trovare Pan."
Poseidone aveva le lacrime agli occhi. "Sono fiero di avere un figlio così. Puro, leale, buono... sono orgoglioso di poter dire: lui è un figlio del mare." Zeus e Ade gli strinsero la spalla. "Calmati, adesso. Va bene?"
Grover si addormentò.
Percy chiese "Ma come fa?" "Non lo so. Ma tu gli hai detto una cosa davvero bella." "Lo penso veramente."
Percy la guardò. Poi chiese. "La perla con il pino. È quella del tuo primo anno?" "Sì. Ogni agosto, i capogruppo scelgono l'evento più importante dell'estate e lo dipingono sulla perla dell'anno. Io ho il pino di Talia, una trireme greca in fiamme, un centauro in abito da sera... be', quella é stata un'estate davvero strana..."
"E invece l'anello è di tuo padre?" "Non sono affari... sì. Sì, è di mio padre." "Non sei obbligata a dirmelo."
"Annabeth gli racconta tutta la sua vita, in pratica. Che bello. È importante condividere in coppia." Disse Poseidone. Poi zittì con lo sguardo i fratelli.
"No, non c'è problema. Mio padre me l'ha mandato in una lettera, due estati fa. L'anello, era... Ecco... il pegno più importante che aveva ricevuto da Atena. Non sarebbe riuscito a superare il dottorato ad Harvard senza di lei. Ma questa è una lunga storia. Comunque, lui voleva che lo tenessi io. Sì è scusato per essersi comportato come un idiota, ha detto che mi voleva bene e che gli mancavo. Voleva che tornassi a casa a vivere con lui." "Non mi sembra tanto male." "Già, be'... il problema è che gli ho creduto. Ho fatto un tentativo: sono andata a casa per l'anno scolastico, ma la mia matrigna non era cambiata. Non voleva mettere in pericolo i suoi figli facendoli vivere con una svitata. I mostri hanno attaccato. Abbiamo litigato. Non sono arrivata nemmeno alle vacanze di Natale. Ho chiamato Chirone e sono tornata subito al Campo Mezzosangue."
"Pensi mai di riprovarci?" "Ti prego. Non sono masochista." "Non dovresti arrenderti. Dovresti scrivergli una lettera." "Grazie per il consiglio. Ma mio padre ha già scelto con chi vuole vivere."
"Tuo figlio non crede nei problemi familiari. La sua famiglia... sua madre... lo ha sempre messo in primo piano. Per quello non può capire Annabeth." "Però è un bel consiglio il suo. Vuole farle mettere da parte l'orgoglio. È bello."
Dopo qualche chilometro, Percy chiese. "Così se gli dei entreranno in guerra si schiereranno come per Troia? Atena contro Poseidone?" Annabeth disse. "Non so cosa farà mia madre. Ma so che io combatterò al tuo fianco." "Perché?" "Perché sei mio amico, Testa d'Alghe. Hai altre domande stupide?" La ragazza si addormentò subito dopo.
La scena cambiò.
Erano a Las Vegas. E avevano appena fatto scappare gli animali.
Percy chiese a Grover. "Gli animali staranno bene? Insomma, c'è il deserto e..." "Non ti preoccupare. Gli ho impartito la benedizione dei satiri." "Sarebbe a dire?" "Sarebbe a dire che raggiungeranno la natura sani e salvi. Troveranno acqua, cibo, riparo e qualsiasi altra cosa necessaria finché non arriveranno in un luogo sicuro dove vivere."
Percy chiese. "Perché non puoi impartire una benedizione del genere anche a noi?"
Gli dei risero.
Grover disse. "Funziona solo con gli animali selvatici." "Perciò avrebbe effetto solo su Percy."
Gli dei, al commento di Annabeth, risero ancora più forte.
"Ehi!" "Scherzavo. Coraggio. Andiamocene da questo schifo di Tir."
La scena cambiò.
Percy stava uscendo dal Casinò Lotus.
Ade sbarrò gli occhi. "Ahia. Quel posto non è bello, per un semidio." "In che senso?" "Beh... ci entri e non vuoi più uscire. Che giorno sarà?"
Percy guardò un giornale.
Era il venti giugno.
"Ha solo un giorno per compiere l'impresa." "E ce la fa." Disse Zeus. "Come?" "Beh... lo scopriremo No?"
Angolo autrice
Alla prossima
By Rowhiteblack
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