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capitolo 26- La chimera

Annabeth sospirò. "Ecco cosa voglio fare." "Cosa?" "Costruire qualcosa come quello." Indicò il Gateway Arch "Hai mai visto il Partenone, Percy?" "Solo in fotografia." "Un giorno, lo vedrò di persona. Progetterò il più grande monumento di tutti i tempi in onore degli dei. Qualcosa che durerà per migliaia di anni."
Ade sbuffò. "Però. Modesta." "Sogna in piccolo." Rincarò Zeus.
Percy rise. "Tu? Un architetto?"
La ragazza inarcò un sopracciglio. "Si, un architetto. Atena si aspetta che i suoi figli creino le cose, non che le diatruggano come un certo dio dei terremoti di mia conoscenza."
Percy guardò le acque del Mississippi.
"Scusa. Questa era cattiva."
"Non possiamo collaborare in nessun modo? Voglio dire, Atena e Poseidone non hanno mai cooperato?" Annabeth ci pensò. "Immagino... il carro. Mia madre l'ha inventato, ma Poseidone ha creato i cavalli dalla cresta delle onde. Perciò hanno dovuto cooperare per completarlo."
Poseidone disse. "Sapete che non lo avevo mai visto in questo modo? Non avevo pensato a collaborare con Atena... solo... a fare qualcosa di... Non so nemmeno io, a dire il vero." Zeus disse. "Vedila così: hai permesso ad Annabeth e Percy di collaborare. Quindi la salvezza dell'Olimpo milioni di volte. Complimenti, Poseidone."
"Allora anche noi possiamo cooperare. Giusto?"
Annabeth disse. "Suppongo di sì."
Annabeth svegliò Grover. "Voglio salire sul Gateway Arch. È un'occasione unica, potrebbe non capitarmi mai più. Avete intenzione di venire oppure no?"
Grover fece spallucce. "Purché ci sia uno snack-bar privo di mostri."

La scena cambiò.
Percy stava chiedendo a Grover.
"Non fiuti nulla?" Lui rispose. "Siamo sottoterra. E quaggiù l'aria puzza sempre di mostri. Probabilmente non significa nulla."
Percy, dopo un po', disse. "Ragazzi. Avete presente i simboli del potere degli dei?" Annabeth alzò lo sguardo. "Si?"
"Be', Ade..." Grover lo interruppe. "Siamo in un luogo pubblico. Vuoi dire, il nostro amico del piano di sotto?" Percy disse. "Ehm, esatto. Il nostro amico del piano parecchio di sotto. Non ha un cappello simile a quello di Annabeth?"
Ade disse. "Wow. Sono l'amico del piano parecchio di sotto. Voglio una etichetta con quel nome. E metterò a Caronte la placchetta con portinaio dell'amico parecchio di sotto." Annabeth specificò. "Vuoi dire l'elmo dell'oscurità. Si, è il suo simbolo di potere. L'ho visto accanto al suo seggio durante la riunione del Consiglio nel solstizio d'inverno." "C'era anche lui?" Annabeth annuì. "È l'unica volta in cui gli é concesso visitare L'Olimpo: il giorno più buio dell'anno. Ma il suo elmo é molto più potente del mio berretto dell'invisibilità, se quello che ho sentito è vero." Grover disse. "Gli consente di trasformarsi nelle tenebre stesse. Può diventare un'ombra o passare attraverso i muri. Nessuno può toccarlo, vederlo o sentirlo. E può irradiare una paura così intensa da indurre gli uomini alla pazzia o da fermargli il cuore. Perché credi che tutte le creature razionali abbiano paura del buio?" Percy chiese. "Ma Allora, come facciamo a sapere che non è qui in questo momento, a tenerci d'occhio?"
Ade disse. "Perché non avevo l'elmo, in quel momento."
Grover disse. "Non lo sappiamo."
Percy disse. "Grazie, questo mi fa sentire molto meglio. C'è rimasta qualche gelatina azzurra?"
"E torna la fissazione per l'azzurro. Sul serio, ricordatemelo di chiedere, eh." Commentò Zeus, facendo ridere Poseidone.

Percy stava guardando la navetta. Odiava gli spazi chiusi e stretti.
Una signora grassa chiese ai tre. "Niente genitori?" Annabeth disse. "Sono rimasti giù. Soffrono di vertigini."
"I morti possono soffrire di vertigini?" Chiese Poseidone ad Ade. Zeus disse. "Se glielo chiede qualcun altro cosa dicono? Soffrono di crisi?" Ade disse. "Non so se sia possibile, ma non credo. Zeus, mica possono dire sono dei dell'Olimpo. Lasciare un messaggio ad Ermes per contattarli."
"Oh, poverini."
Il chihuahua ringhiò. La donna disse. "Su, Su, bambina. Fai la brava." "Bambina? Si chiama così?" Chiese Percy. "No."
"Non sarà... no, niente. Nemmeno Percy può essere così sfortunato." Disse Poseidone
Annabeth cominciò a descrivere tutta la struttura. Per loro fortuna, la guardia annunciò che mancava poco alla chiusura, e Percy spinse Grover e Annabeth verso l'ascensore. Quando stava per salire, la guardia disse. "Aspetti la prossima navetta." Annabeth propose. "Usciamo anche noi. Aspettiamo insieme a te." Percy rifiutò. "No, non c'è problema. Ci vediamo giù."
Percy era rimasto solo con una famiglia, la donna grassa e la guardia.
Sorrise alla donna, che ricambiò, mostrando una lingua biforcuta.
"Ha una lingua biforcuta?"
Chiese Poseidone.
Il chihuahua cominciò ad abbaiare contro Percy. La signora disse. "Su, su, bambina. Ti sembra il momento giusto? Con tutte queste simpatiche persone intorno..." il chihuahua mostrò i denti a Percy. La donna, sospirò. "Be', figlia mia. Se proprio insisti..." Percy guardò la donna. "Ehm, ha appena chiamato figlia quel chihuahua?"
"Chimera, tesoro. Non è un chihuahua. Si sbagliano in tanti."
La Chimera crebbe.
"Era proprio la chimera. Non c'è limite alla sfiga di mio figlio. Che bello."
Percy la fissò spaventato.
La donna rise. "Considerati onorato, Percy Jackson. Il Divino Zeus mi concede raramente di mettere alla prova un eroe con la mia progenie. Perché io sono la Madre dei Mostri, la terribile Echidna!"
L'espressione di Percy mostrava tutta la sua gratitudine.
Zeus disse. "Oh. Mi sembra entusiasta della cosa. Mi domando perché non mi abbia ancora preso a schiaffi per questo." "Magari non se lo ricorda." Poseidone la guardò. "Non credo sia facile da dimenticare un mostro del genere."
Percy chiese, a riprova della sua idiozia. "Ma non è una specie di formichiere?" La donna si arrabbiò. "Odio quando me lo dicono! Odio l'Australia! Dare a quell'animale ridicolo il mio nome. Per questo, Percy Jackson, mia figlia ti distruggerà."
Zeus scosse la testa. "Tuo figlio è un idiota." "Vero." Disse Ade. Poseidone disse. "Non riesce a batterla, comunque. È troppo potente per uno che non si è nemmeno allenato."

Dopo un breve combattimento, il serpente riuscì a mordere la gamba di Percy.
Lui, guardando in giù, vide il fiume scintillare.
Poseidone disse. "Salta, figliolo. Ti aiuto io."
Echidna gli disse. "Se sei figlio di Poseidone non dovresti temere l'acqua. Salta, Percy Jackson. Mostrami che l'acqua non ti farà del male. Salta e recupera la tua spada. Dimostra il tuo lignaggio."
Percy pensò "Si, come no. Tuffarsi in acqua dalla cima di un grattacielo è come tuffarsi sull'asfalto. Mi spiaccicherò all'impatto."
Echidna disse. "Non hai fede. Non ti fidi degli dei. Non posso darti torto, piccolo codardo. Meglio morire subito. Gli dei sono sleali. Il veleno ti é arrivato al cuore."
Percy si spostò verso il bordo.
Echidna gracchiò. "Muori, infedele."
Poseidone socchiuse gli occhi
Percy pregò. "Padre, aiutami." Poi saltò, precipitando nel fiume.

Angolo autrice
Che bel capitolo!
Al prossimo
By Rowhiteblack

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